renexx ha scritto:
Jambana ha scritto:
Lo stesso per quanto riguarda l'ultima Insight: per te sarà triste, a me un'auto con un CX bassissimo e soluzioni aerodinamiche estreme (come del resto la Prius) interessa e piace per la sua originalità e modernità. Mi fa più tristezza una media qualsiasi, vista e stravista. Mi fanno più tristezza le cromaturine e la cosiddetta "qualità percepita" che mi sembrano proprio luccicanti specchietti per le allodole,
E poi, per "portare" certi oggetti che escono dal coro ci vuole personalità.
Perdonami, ma questo si chiama tirare acqua al proprio mulino, suonandosela e cantandosela.
Persino al confronto con un'Astra, l'Insight non si può vedere:
Mi immaginavo un'uscita del genere: d'altra parte anche Laura Pausini piace e vende un sacco di dischi. Diciamo che l'Astra un po' me la ricorda.
Ho sempre ragionato con la mia testa in fatto di estetica, e ciò che mi piace deve prima di tutto interessare e incuriosire me, non essere omologato a canoni estetici convenzionali e/o di massa o piacere a tutti.
Gli stilemi dell'Astra, la sua ipertrofia, le sue pecche ergonomiche, la sua architettura convenzionale (sia nei volumi che nella meccanica) si possono trovare su molte auto della concorrenza: è un ottimo, eccellente lavoro di design in termini di pelle, ma non introduce niente che non sia perfettamente nell'aria del tempo, che non sia visto o sperimentato. E niente di nuovo a livello sostanziale. Che non sia simile sulla concorrenza, con la variante della direzione di uno smusso o dell'inclinazione di una palpebra.
E ciò, veramente, mi intristisce. Non potrei (ma forse sono un pazzo) mai acquistare un'auto del genere.
Preferisco le forme sgraziate da qualche angolazione della Insight, che però esprimono un'idea funzionale forte, quella della massima aerodinamica, ed un concetto progettuale compiuto, che ha influenzato tutte le caratteristiche della vettura. Il vero design deve esprimere fortemente una funzione, non deve essere una ricerca quasi grafica su uno schema funzionale standard.
Sono pochissime ormai le automobili che esprimono la loro sostanza tecnica in modo diretto nel design. La leziosità delle forme, l'artificio (talvolta evidente, come in certe auto neo-retrò che hanno il motore dalla parte sbagliata rispetto alle antenate) sono ormai la norma, per colpire un pubblico superficiale, poco critico, poco colto e ormai assuefatto, comunque poco incline alle novità, che grida allo scandalo ogni volta che una vettura esce dal coro, e mette molto tempo per assimilarne le forme.
Le vetture di oggi sono quasi tutte irrimediabilmente "piacione", sacrificano spesso la funzionalità sull'altare di forme che spesso strizzano l'occhio proprio a questo pubblico poco critico che ragiona di design più con la pancia e con un atteggiamento consumistico che con la testa.
Ma allo stesso tempo per accontentarlo poco rischiano in innovazione, non uscendo dal seminato della convenzionalità.
E non voglio certo negare l'indispensabile natura emozionale del design, che è fondamentale, importantissima, primordiale: ma spesso il pubblico confonde il design con la cosmetica, con la grafica, che col design inteso come rapporto tra forma e contenuti tecnici hanno poco a che fare.
Perché le auto del passato ci sembrano oggi così belle? E tutte diverse tra loro? Perché a causa della diversità tecnologica, in tempi in cui la globalizzazione era ancora da venire, e a causa dei processi produttivi del tempo, ogni vettura esprimeva in modo immediatamente riconoscibile le proprie caratteristiche tecniche e la propria architettura funzionale.
Alcune vetture che hanno fatto storia sono nate con un design che ha tradotto strettamente l'architettura funzionale e le esigenze produttive in forme: per esempio la Fiat 500, la cui carrozzeria era studiata per ridurre al minimo l'impiego di lamiera, o la rivoluzionaria, geniale Mini di Issigonis che era costruita intorno all'idea di massimizzare lo spazio per l'abitacolo e minimizzare lo spazio occupato dalla meccanica in una vettura ultracompatta.
Allora, vi lascio le vostre Astra, Giulietta e compagnia, tutte praticamente identiche sotto, e diverse per pochi millimetri nei volumi, che costringono i designers a sforzi quasi sovrumani per inventarsi un led e un taglio delle lamiere diversi per differenziarle e caratterizzarle tra loro, e ammiro incondizionatamente vetture radicali come la Insight o la Prius che sono rimaste tra le poche ad esprimere nelle forme le loro prerogative tecniche forti e l'idea innovativa del loro progetto.
Alla Pausini preferisco la musica atonale.