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ma alla Cgil non

jaccos ha scritto:
G5 ha scritto:
jaccos ha scritto:
G5 ha scritto:
E se invece questo "nuovo" assetto favorisse futuri accordi dove le parti si ritrovano un po' più vicine al tavolo delle decisioni e dei dividendi?
Fare il processo alle intenzioni non ha senso. Si deve lottare su cose concrete non su ideologie unte e bisunte.
Dobbiamo farci carico delle nuove realtà e comprendere che un posto di lavoro è più importante di un concetto retrivo.
Sono anni che diciamo che tutti dobbiamo fare un passo indietro (per farne due avanti) perché così è insostenibile. Questo è uno dei primi passi concreti che la società ha deciso di provare a fare.
C'è una piccola (in senso ironico) differenza: ora l'opinione pubblica è li con gli occhi puntati e marchionne non può abusare del suo potere, ma quando sarà uso comune verranno anniente le garanzie, sarà tutto in mano al datore di lavoro. Alla faccia dei diritti.
L'unico che può fare qualcosa è lo stato. Ma se questo è l'andazzo, buonanotte ai suonatori... :rolleyes:

Leggendo i punti dell'accordo non trovo alcuna violazione ai diritti (per quanto se ne dica) e non vedo un solo motivo per cui ciò debba avvenire in seguito.
Una revisione degli stipendi, è una lesione del diritto? Oppure un fatto che può non piacere?
Vorrei che si iniziasse a pesare le cose per quel che sono e non per quel che vorremmo che fossero.
Capire quali sono i diritti prima di dire che sono stati lesi, ma soprattutto vorrei al primo punto in agenda i doveri. Nessuno mette in agenda i doveri neanche quando gli operai boicottano o vanno in malattia senza essere malati o fanno pause ben oltre il tempo contrattuale.
Se così fosse che motivo avevano di fare a meno del ccnl?

Ho capito che il nuovo accordo da una parte prevede una riorganizzazione del lavoro e dall'atra richiama i lavoratori ai loro doveri. Ne più ne meno di quello che dovrebbe essere.
Se ho capito male vorrei mi spiegassi tu i punti salienti in cui vedi lesioni dei diritti.
 
Pik39 ha scritto:
EdoMC ha scritto:
Io tifavo per il no. Non è tanto QUESTO accordo il problema è quello che verrà. La vittoria del si era scontatissima, perchè chi vota, soprattutto in età avanzata, non pensa a sè stesso e alle proprie idee, ma pensa alla famiglia cui deve dare da mangiare, ai figli che devono andare a scuola, ai soldi che mancano la terza settimana. Se una persona armata vi chiede il portafoglio, cosa fate? pensate che non è giusto fare i soldi come fa lui, oppure glielo date dando la priorità alla vostra vita? trovare un lavoro ad una certa età, oggi come oggi, è molto difficile, quindi meglio tenersi stretto quello che si ha, per il quieto vivere. Poi, diciamola tutta, l'accordi proposto da Marchionne non è troppo svantaggioso per i lavoratori, anzi, è più che onesto, ma io ho molta paura per i futuri accordi che esuleranno dal cnl. Mettiamo che una ditta minacci di delocalizzare a meno che gli operai non si riducano il salario da 1200 a 1000? al mese: anche questo, come le pause, esula dal cnl. E magari per voi 200? nn sono niente, ma per uno che ha famiglia e magri è anche l'unico stipendio in casa, quei soldi fanno la differenza eccome: io vedo gente che guarda le differenze di prezzo di pochi centesimi al supermercato. Marchionne ha creato un precedente pericolosissimo per i diritti dei lavoratori. Ora, (non) mi aspetteri da governo di annullare i cnl, ma di mettere dei minimi salariali imprescindibili per ogni categoria, dei giorni di ferie minimi, e delle norme che regolino il licenziamento, sennò finiamo nel terzo mondo.

Giuste le tue considerazioni da tenere di conto perchè fotografano la realtà in cui si sono venuti a trovare i dipendenti Fiat interessati, la scelta "sofferta" di alcuni per conservare il posto di lavoro e le eventuali future ripercussioni sul mercato del lavoro. Ma a fronte di una scelta ragionata c'è un considerevole numero di addetti che è stato per un convinto NO incondizionato. Mi chiedo se avesse vinto questa ultima quale sarebbe stata la situazione dei lavoratori con una Mirafiori chiusa o trasferita all'estero. Oppure sono sempre convinti che Marchionne sarebbe venuto a più miti pretese? Credo che questo risultato abbia impedito una conclusione negativa che avrebbe interessato i circa 5000 dipendenti Fiat ed un indotto dalla quantificazione numerica indefinita ma comunque considerevole. A questo punto è auspicabile che il Governo - con un accordo con le parti sociali - intervenga per stabilire delle soglie sotto le quali non scendere in materia di contratti.

Esattamente quello che intendo. Secondo me il contratto nazionale è una cosa obsoleta, che però oggi per molte categorie è l'unica tutela. Se lo si sostituisse con dei "paletti" sarebbe meglio. Solo sulle cose essenziali: retribuzione oraria, ferie, festività principali retribuite come straordinario, al limite la durata massima del turno i lavoro (non necessariamente le 8 ore, io in cantiere archeologico lavoro tranquillamente 9-10 ore, e assicuro che è un lavoro pareccho duro che impegna tantissimo sia il fisico che la mente). Ma una sorta di tutela deve esserci, perchè se è vero che Marchionne si è preso il classico "dito", non è detto che qualcuno in futuro possa prendersi "il braccio".
 
G5 ha scritto:
E se invece questo "nuovo" assetto favorisse futuri accordi dove le parti si ritrovano un po' più vicine al tavolo delle decisioni e dei dividendi?
Fare il processo alle intenzioni non ha senso. Si deve lottare su cose concrete non su ideologie unte e bisunte.
Dobbiamo farci carico delle nuove realtà e comprendere che un posto di lavoro è più importante di un concetto retrivo.
Sono anni che diciamo che tutti dobbiamo fare un passo indietro (per farne due avanti) perché così è insostenibile. Questo è uno dei primi passi concreti che la società ha deciso di provare a fare.

Io spero sia come dici te, veramente. Ma un conto è fare un passo indietro se sai che hai un appoggio, un conto è farlo se sai che il tuo piede potrebbe toccare solida terra come portarti a cadere dentro ad un burrone. Ora, con la globalizzazione, è il datore di lavoro che ha il coltello dalla parte del manico, lui e solo lui. Se un tempo c'era un equilibrio dato dal fatto che il sindacato, per tutelare i lavoratori, poteva minacciare lo sciopero, ora non può più, dal momento che il proprietario della ditta può ribattere con la delocalizzazione. Se io fossi un lavoratore, delle pause non me ne potrebbe fregare di meno se rinunciare ad esse mi garantirebbe il posto di lavoro, ma un taglio del salario mi potrebbe mettere in seria dificoltà economica. E non potrei rinunciare perchè dietro di me ho il marocchino o il romeno che hanno la famiglia nel paese d'origine, e a loro i soldi che darebbe il datore di lavoro basterebbero, visto che in Marocco come in Romania (esempi casuali) la vita costa molto meno, e anche quei 500? mandati dal parente emigrante sono bei soldoni.
 
L'equilibrio di cui parli è durato giusto tra la fine del boom economico e l'inizio della crisi. Sino agli anni 70 le cose non stavano così eppure il mondo progrediva ed avanzava. Oggi siamo al paradosso che i sindacati sono conservatori rispetto agli imprenditori.
Una volta possiamo dire fosse l'opposto.
 
EdoMC ha scritto:
Esattamente quello che intendo. Secondo me il contratto nazionale è una cosa obsoleta, che però oggi per molte categorie è l'unica tutela. Se lo si sostituisse con dei "paletti" sarebbe meglio.
permettimi una osservazione di sistema: oggi il CCNL è una tutela per chi ha la fortuna (e l'età) per esserci dentro.
tutelato appunto dal sistema sindacale che permette a delle organizzazioni di rappresentare i lavoratori con la forza contrattuale di tutta la loro categoria.

da quel punto di vista, o uno ritiene che solo e soltanto la FIOM (perché la CGIL l'accordo l'avrebbe firmato) sia in grado di tutelare economicamente i lavoratori, oppure da questo accordo a quello precedente nulla è cambiato sotto l'aspetto tutela.

però volevo sviluppare la considerazione primaria sulla "forza" sindacale della categoria, tra il sistema di rappresentanza della legge (delegati indicati dai sindacati) e quello dell'accordo interconfederale utilizzato per i CCNL (RSU in parte elettiva e in parte di designazione)

la elettività dei delegati serve a collegare in modo diretto i dipendenti aziendali con la Rappresentanza; la presenza dei delegati designati serve ad aggiungere la forza (e la non "ricattabilità" da parte dell'azienda) del sindacato di tutta la categoria.
ora, se uno pensa come fanno molti commentatori che i lavoratori del sì siano stati ricattati, è logico ed evidente che anche i loro rappresentanti eletti sarebbero portatori di decisione condizionate dal ricatto. quindi una RSA designata dalle direzioni provinciali sindacali, essendo espressione di tutti i lavoratori e non solo di quelli dipendenti da FIAT, toglie "ricattabilità".
 

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