Afghanistan
PARTI IN CONFLITTO
1979-1989: truppe sovietiche (e governative) contro guerriglia mujahedin (sostenuta dagli Stati Uniti)
1989-1996: conflitti armati tra mujaheddin tagiki, uzbeki, hazari, pashtun
1996-2002: taliban al governo (sostenuti da Pakistan e Arabia Saudita) contro la resistenza dei mujahedin tagiki, uzbeki e hazari uniti nell'Alleanza del Nord (sostenuta da Russia, India, Iran, Tajikistan e Uzbekistan)
2002-OGGI: truppe americane e governative (del governo di Hamid Karzai) contro la resistenza dei taliban e dei miliziani dell?Hezb-i Islami (di Gulbuddin Hekmatyar) nelle province sud-orientali al confine col Pakistan; milizie uzbeke del Jumbesh-i Milli (di Abdul Rashid Dostum) contro milizie tagike del Jamiat-i Islami (di Mohammad Ustad Atta) nelle province settentrionali del Paese.
VITTIME
La guerra tra forze sovietiche e resistenza afgana (1979-1989), quella successiva tra le varie fazioni di mujaheddin (1989-1996) e quella tra talebani e Alleanza del Nord (1996-2001) hanno causato la morte di un milione e mezzo di afgani, due terzi dei quali (un milione) civili.
L?intervento armato Usa alla fine del 2001 ha provocato la morte di 14 mila afgani, di cui almeno 10 mila combattenti talebani e quasi 4 mila civili. A queste vanno aggiunti migliaia di civili afgani morti nei mesi successivi alla fine del conflitto per le malattie e la fame provocate dalla guerra.
Dal 2002 a oggi la guerra ha causato altri 11mila morti, di cui 6mila solo nel 2006.
Dall?inizio del 2007 i morti sono almeno 2.970 (562 civili, 1.887 talebani o presunti tali, 422 militari afgani, 94 soldati della Nato).
MINE
L?Afghanistan è uno dei paesi più minati del pianeta. Non c?è provincia afgana che non sia afflitta dal problema dei campi minati.
Secondo i dati della Ong britannica Halo Trust, dal 1979 ad oggi sono state disseminate, ufficialmente, almeno 640 mila mine, tra antiuomo e anticarro. A queste vanno aggiunti milioni di ordigni inesplosi (uxo)*.
Dal 1979 ad oggi 400 mila afgani (per l?80 percento civili) sono rimasti uccisi o mutilati dalle mine.
Da quando è iniziata l?attività di sminamento, nel 1988, sono state rinvenute e distrutte 250 mila mine e 3,3 milioni di ordigni inesplosi.
E? stato calcolato che per bonificare completamente il territorio afgano, ai ritmi attuali ci vorrebbero più di quattromila anni.
*Solo tra l?ottobre 2001 e il marzo 2002 le forze aeree Usa hanno sganciato sull?Afghanistan 250 mila cluster bomb (Blu-97), la maggior parte delle quale rimaste inesplose. Solo nel 2003 ne sono state rinvenute e distrutte quasi 13 mila.
RISORSE CONTESE
L?Afghanistan è il maggior produttore di oppio al mondo (l?eroina afgana rifornisce i tre quarti del mercato occidentale) ed è ricco di smeraldi e risorse minerarie. Ma il valore strategico del Paese è legato ai gasdotti e ai corridoi commerciali (stradali e ferroviari) che lo attraversano, collegando gli Stati ex-sovietici dell?Asia centrale con il Pakistan e l?India. Inoltre la recente scoperta di immensi giacimenti di uranio potrebbe diventare una fonte potenziale di nuovi conflitti.
FORNITURA ARMAMENTI
L?esercito afgano è armato dall?Occidente (Usa e Gran Bretagna in testa), i mujaheddin Russia, India, Iran, Tajikistan e Uzbekistan. I taliban si finanziano col commercio illegale di oppio e grazie all?appoggio indiretto del Pakistan e dell?Arabia Saudita.
SITUAZIONE ATTUALE
Le forze Nato sono all?offensiva contro i talebani nelle province orientali di Paktia, Khost e Nangarhar, in quelle centrali di Ghazni, Zabul e Uruzgan, in quelle meridionali di Helmand e Kandahar e ora anche in quelle occidentali di Farah ed Herat, dove si trova il contingente militare italiano, che contribuisce alle operazioni Nato con una compagnia di fanteria (missioni di pattugliamento a lungo raggio) e con quattro distaccamenti operativi di forze speciali (missioni di combattimento a fianco delle forze Usa).
Lo stupore di scoprirsi in guerra
Sui media nazionali campeggiano in apertura le notizie su tre militari italiani feriti. Con incredibile ritardo si scopre una realtà che esiste da anni: le truppe italiane stanno combattendo
Due nuovi attacchi, tre militari italiani feriti: un bersagliere rimasto ferito in una battaglia di oltre cinque ore nella provincia di Farah e due militari feriti a bordo di un blindato a Herat, per l'esplosione di un ordigno nascosto su una motocicletta.
Stupisce lo stupore dei media italiani, che domenica 26 luglio titolano sulle 'truppe italiane sotto attacco' descrivendo con analisi e inviati quello che PeaceReporter va raccontando fion dall'inizio della campagna afghana del contingente italiano. Quando i caveat imposti dal Parlamento erano ben più rigidi di oggi, PeaceReporter ha denunciato l'eristenza di operazioni segrete, vere e proprie azioni di guerra. Era il dossier dell'Operazione Sarissa, con squadre di incursori impiegati senza cronache o comunicazioni ufficiali che potessero turbare il dibattito politico del Paese.
I caveat sono stati rivisti, il contingente è aumentato, le critiche interne ai militari dicono cose precise: sono messi in difficoltà dalle limitazioni rispetto allemoperazioni che stanno conducendo e sono equipaggiati in maniera spesso errata. Una dimostrazione efficace del nodo 'armamenti' sta in un semplòice accostamento che si trova mettendo a confronto due interviste: la prima, sulle pagine del Corsera, vede il ministro degli Esteri Frattini affermare che 'dobbiamo utilizzare i Tornado', i caccia bombardieri inviati alcuni mesi fa nel teatro di guerra afghano. La seconda è sulla Stampa di Torino: il generale Angioni risponde a una domanda affermando che proprio i Tornado non servono un granchè nel tipo di guerra che si sta sviluippando sul territorio. Dice testualmente: "I Tornado appartengono a un armamento utile per gli equilibri fra Nato e Patto di Varsavia", per l'Afghanistan sono vecchi di almeno 25 anni.
Dalle pagine di Repubblica spiccano le parola di un altro generale, di cui PeaceReporter riporta spesso l'opinione: Fabio Mini. Scrive nel suo taccuino strategico, fra l'altro: " La sorpresa per gli attacchi, per i feriti e perfino per i morti dovrebbe essere ormai bandita perché quello che è successo ieri è esattamente quello che succede ogni giorno" e conclude ricordando che è una "situazione di guerra alla quale ci dobbiamo abituare".
L'ultimo accento del dibattito nazionale è il pragmatismo leghista di Umberto Bossi, che scopre il costo - più che umano economico - della missione. Una frase per distinguersi che dice solo ora , come se non facesse parte di quella coalizione di governo che sull'Afghanistan sta giocando i buoni rapporti con le amministrazioni statunitensi. "Se fosse per me li riporterei a casa, visti i costi e i risultati", ha detto.
Ripubblichiamo le cronache di guerra che ben ci ha raccontato il nostro inviato, Enrico Piovesana, Sono e resteranno corrispondenze di tremenda attualità.
da peace reporter
Ieri hanno postato questo - che reputo un - blog da leggere attentamente!
Il sacrificio inutile di Damiano Ville e dei suoi commilitoni
Non basta additare le responsabilità della politica, per ripagare tante vite spezzate dal fuoco incrociato della Nato e dei Talebani.
La presenza delle truppe italiane in Afghanistan non trova alcuna giustificazione di ordine militare, non ha nessuna motivazione dietro l?aspetto umanitario. La missione militare italiana è fallimentare e l?anno 2010 per l?Italia è il peggiore degli anni trascorsi nell?impegno in oriente.
Il 9 mattina, con la pioggia che cade sulle spalle della mia città, Francofonte, giunge la notizia della morte del caporalmaggiore dell?esercito italiano, in forza agli Alpini, Sebastiano Ville da tutti conosciuto col nome di Damiano.
E? un mio compaesano Damiano, così ancora giovane la cui vita è fin troppo ingiustamente impegnata e consegnata ad una necessità che non gli appartiene, che non appartiene agli Italiani ed ai Siciliani, in una guerra che non è mai servita alla nazione, che non serve al suo popolo, che non assicura i confini nazionali degli Stati impegnati nel conflitto afghano, che tuttavia serve alla tutela degli affari dei privati, dei gruppi di poteri, dell?economia liberista, così tanto invasiva dei bisogni collettivi e delle necessità dei troppi disoccupati e dei lavoratori,ai quali le guerre negano o strappano ogni possibilità di sviluppo e di una dignitosa soddisfazione occupazionale. Non basta additare le responsabilità della politica, per ripagare tante vite spezzate dal fuoco incrociato della Nato e dei Talebani.
La presenza delle truppe italiane in Afghanistan non trova alcuna giustificazione di ordine militare, non ha nessuna motivazione dietro l?aspetto umanitario.
La missione militare italiana è fallimentare e l?anno 2010 per l?Italia è il peggiore degli anni trascorsi nell?impegno in oriente. I costi dell?intervento italiano in Iraq, nel Libano e in Afghanistan, oltre a quelli elevati ed impagabili in termini di vite umane, strappa risorse utilissime allo sviluppo della nostra terra e comprime quelle che devono essere destinate all?occupazione dei nostri giovani, soprattutto al sud.
Quel sud che è capace di immolare le vite dei suoi figli, per una causa così lontana dai bisogni reali di tanta gente che reclama lavoro e stabilità, sicurezza dell?ambiente e tutela della salute, che vuol uscire con forza dalla gabbia di una politica beffarda ed impietosa, che sa soltanto estendere il suo controllo in ogni settore della vita pubblica e privata, per sottoporla alle sue sfrenate ed indecenti condizioni di asservimento. Francofonte è una cittadina presa ormai da decenni nella morsa di una grave crisi economica ed occupazionale, a causa della quale l?attività tradizionale della coltivazione della pregiatissima arancia-tarocco è stata defraudata delle sue potenzialità commerciali. Qui è vissuto Damiano, da qui è partito per trovare un lavoro dignitoso, non pensando certo di trovare la morte a causa di esso.
Provo una forte indignazione nel sentire le dichiarazioni di circostanza dei politici nazionali e locali, meglio farebbero se stessero zitti, alleggerendoci la vista della loro presenza nelle tv pubbliche e private e nelle piazze.
Resterà nella nostra memoria, purtroppo, l?eco dell?amaro grido di dolore di una famiglia che piange un suo congiunto, un ragazzo arruolatosi convinto di fare la cosa giusta per avere un ruolo nella società contemporanea, ma inconsapevole della miseria intellettuale dei nostri governanti.
Il nostro pensiero va anche ai compagni di Damiano Ville morti insieme a lui nello scenario di questa sciagurata disavventura afghana ed a tutti i nostri militari caduti nelle guerre infami, nelle quali i politici italiani infondono il loro aberrante orgoglio.