Volevate il confronto con un vegetariano, eccomi... sono il figlio in questione, l'abominevole aborto dell'abitudine alimentare, l'eretico, il folle, quello contronatura, quello che ad andrea il coltivatore fa ribrezzo, paura, perché lo sta sfidando, perché gli sta per la prima volta ponendo questa domanda in principio ridicola, ma in realtà molto, molto, molto acuta: DOBBIAMO PER FORZA FARE DEL MALE PER VIVERE? POSSIAMO INIZIARE DA POCO, PIANO PIANO, SENZA PERDERCI IN CHIACCHIERE E SENZA VOLER FARE TUTTO DI COLPO, SENZA POI REALIZZARE NULLA? Mi guarda male, andrea, ma potrebbe essere giulio, vito, tore, alessandro, giovanni e qualunque nome che spunti dalle pagine bianche o gialle: probabilmente gli fa paura non tanto che io possa farmi del male o arrecargli un danno economico, ma più che altro non accetta il folle, il pazzo, quello che, a differenza di tutti, di tutti i lavoratori della Megaditta, forse perché ancora giovane, forse perché sognatore, non accetta i sistemi e cerca, HA BISOGNO di cambiare; il cambiamento viene solo, badate bene, come già sapete, uomini con la camicia e l'orologio, dai rami più giovani e freschi: da loro dipendono le nuove foglie e frutti, non da quelli già secchi e irrobustiti, rigidi nella loro mentalità, persi dopo l'inutile battaglia sbarbata del cambiamento, che solo i folli più geniali hanno vinto dando un frutto, un segno, un cambiamento. Spesso accettiamo indicibili ingiustizie e torture, giustificandoci con "è giusto", "ne ho bisogno", "colpa di Dio o del demonio", poiché ci sentiamo impotenti e non sappiamo capire la fonte dei nostri disagi: NOI STESSI. Se è necessario uccidere un maiale, tra urla, sangue e orrore per nutrirsi, non dovrebbe forse essere necessario, dovendosi guadagnare il pane per accompagnare il prosciutto, ottenere a tutti i costi il denaro per comprarlo, magari rubandolo ad una vecchietta o ad uno sprovveduto, e magari volendo soddisfarci dei bisogni fisici più naturali, come il sesso, stuprare la prima donna che ci capita a tiro e reputando necessario un posto dove abitare uccidere qualcuno e prenderne la dimora? Così si ragiona? Come ottusi predatori? Come banditi? CHE METTONO VIOLENZA LADDOVE SONO INCAPACI DI DARSI ALTERNATIVE? O possiamo sforzarci di cambiare, una volta, insieme, ora evitando di uccidere per nutrirsi, partendo dal fatto che pare chiaro che gli animali siano dotati di sentimenti, ma non di ragione, di intelligenza, ma non di coscienza, di memoria, ma non di ricordo, dunque sensibili, superiori alle piante, ma non intelletivi, come noi umani dovremmo di norma e dunque inferiori in questo senso? Possiamo mostrare la nostra superiorità e non ostentare bestialità, come i predatori più primitivi e subdoli, che non costituiscono certo un esempio di razionalità, e piegare una volta la natura non in modo cinico, ma razionale e amorevole per quante più vite sia possibile, mettendo da parte egoismo e sadismo, essendo noi creature evidentemente fatte non a caso ma ad uno scopo, cioè quello di coordinare e tutelare le altre forme di vita? Potremmo dunque eliminare così la violenza e i più bassi istinti dell'uomo, che se solo gusta una sola volta il potere della violenza si rifugierà nella sua fragile maestosità per sempre; e dico fragile perché chi distrugge, non crea, chi divora, non partorisce, chi ha mangiato, non si sazierà dagli stessi che ha ingurgitato un volta. Volete voi vivere come bestie, secondo i ritmi del ballo di gruppo del tiranno, dove uno governa e decide e sfrutta e mangia e il resto via via allontanandosi dal governante è solo carne da macello? Credete che chi vi ordina di mangiare carne non sia in grado o non voglia succhiarvi il sangue dalle vostre stesse vene? Pensate che la violenza si asciughi alla luce del sole come l'acqua o che piuttosto si alimenti come un fuoco? Quando voi non mangerete più carne, amici, non saprete più derubare una vecchietta, neanche stuprare nessuno né rubare e né uccidere qualcunaltro, perché solo dando veramente peso alla vita anche del più piccolo essere si può riconoscere il valore della vita di tutti i vostri simili. Maltrattata e uccisa anche la più piccola creatura il passo è breve a maltrattare e uccidere i propri simili, a gettare nel dolore persone odiate, amate, vicine, lontane e infine se stessi e si finisce per accettare in tutto e per tutto il dolore come giusto, inevitabile, necessario, naturale. La verità è che la violenza è un predatore insaziabile, che uccide dove si uccide e stermina dove si stermina e consuma dove si consuma, ma basta rifiutare la prima portata mortifera per fermarlo. Un conto è poi mangiare in risposta a circostanze quali fame e salute, ma quando si uccide per gusto o per mestiere ciò diventa a mio avviso qualcosa di ripugnante e inaccettabile: non sono le persone ripugnanti, né tutti gli allevatori né gli operatori degli allevamenti intensivi ma IL MORBO ORRENDO DELL'INDIFFERENZA ad essere ripugnante. Considerate il nazismo, quel cancro del cervello che ha ammorbato millioni di persone che hanno perso la loro ragione e la loro libertà per indifferenza, diventando ciechi e fedeli servitori del potere, giustificandosi appunto con "è inevitabile" "è naturale", "è necessario", "è giusto". Considerate la schiavitù, considerata prima indispensabile ed ora riconosciuta a ragione come una delle pagine più tristi della nostra storia. Non importa quanto sia radicato o primordiale il consumo di carne, di vita, se è vero che eticamente almeno lo riteniamo ingiusto l'uccidere e bisogna reagire, se è vero che siamo superiori agli animali. Altrimenti i nostri massacri non fanno che dimostrare la nostra bestialità e ripugnanza. E ben ricordo come voi dovreste che la strega di Hansel e Gretel nutrì i suoi prigionieri, gli accudì, gli diede un tetto, ma per l'ignobile intento di mangiarli e dunque appre evidente che non c'è bene che un allevatore possa fare ai suoi capi di bestiame che non sia poi distrutta dall'atto della macellazione, per quanto possa essere eseguita in maniera umana, dato che tutti vogliamo vivere e non desideriamo che per perversione, nessuno di noi lo desidera, che la vita ci sia sotratta. Ora queste sono le mie folli eresie, i miei melancolici versi. A voi invece, gentiluomini e gentili lettori che siete giunti fin qui nella lettura, sta la scelta del perseverare bestiale o l'ardito cambiare. Qualunque cosa mi diciate, contro o favore, con toni educati o vandali, con tesi fasulle e ridicole o incrollabili e solidissime, io la accetterò come chi di voi tra i più assennati ha pazientemente letto questo verde sfogo.