Il problema viene da lontano, direi da quando si sono aperte le "praterie" dell'Europa orientale, con disponibilità di manodopera istruita con salari inferiori a quelli dell'occidente. Abbiamo infatti assistito al sorgere di impianti in Cechia, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Romania (ed anche Spagna) destinati non tanto al mercato locale, quanto, soprattutto, all'esportazione. Finchè le vendite tiravano, magari drogate da incentivi, sconti, transizione verso Euro 4-5-6 le cose apparentemente reggevano, ma alla fine i nodi sono venuti al pettine e manager superpagati, nonchè azionisti avidi di dividendi, si sono trovati di fronte ad una capacità produttiva superiore alla domanda. Ovvio che a chiudere siano gli stabilimenti con costi più elevati, o per manodopera, o per energia, o per logistica: il caso di Poissy è paradigmatico, perchè, a quanto mi risulta, in Francia, grazie al nucleare, l'energia è relativamente a buon mercato. Purtroppo questa situazione temo sia destinata a peggiorare ulteriormente, perchè il benessere dell'occidente si regge anche sull'automotive: se chiude o si ridimensiona, ne risente la capacità di spesa, quindi minori vendite di auto ed ulteriori ridimensionamenti, in una spirale che potrebbe portare ad una "rust belt" come negli USA, soprattutto se le auto cinesi acquisteranno sempre più spazio