<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> neanche un mese di scuola cominciata | Page 6 | Il Forum di Quattroruote

neanche un mese di scuola cominciata

|Mauro65| ha scritto:
arhat ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
.....Inoltre, quale "ciliegina sulla torta", il nuovo sistema concorsuale già in vigore (voto + sorteggio), asseritamente studiato per far emergere il merito e stroncare favoritismi baronati etc etc etc, in realtà sembra fatto a pennello proprio per dare il potere asssoluto di vita e di morte ai "baroni" .....
Chissà come mai.
La battuta sorge facile, ma stavolta ti sbagli, è peggio di come pensi.
La norma non è stata elaborata appositamente per quella finalità su cui si appuntano i tuoi sospetti, ma, in parte (su ispirazione di 3M) con lo scopo di bloccare (come sta bloccando) ed "incagliare" i nuovi concorsi, in parte perché l'altra "mente" pensante (quella che per abilitarsi come avvocato è andata a RC) non ha la benché minima idea di come funzioni l'Accademia

Stavolta. ;)
 
alfaspeed ha scritto:
jaccos ha scritto:
Per quanto mi riguarda, parlo di quando feci io le superiori (diplomato nel 2002). Bhè, da me c'erano troppi bidelli. A qualsiasi ora uno usciva dall'aula, ce n'erano almeno 2 seduti al tavolino a leggere tv sorrisi e canzoni o a bere caffè. Ora magari (spero) le cose sono cambiate...

Cmq si, confermo anch'io il commento di dony, l'università è sull'orlo del collasso. Quando la spina dorsale dell'istruzione e quindi del futuro della nostra società è basato sugli schiavi del 2000 (perchè tali sono i precari), significa che abbiamo perso la bussola.... un semplice sciopero per ottenere dei diritti SACROSANTI (e sfido chiunque a dire il contrario, su questo non transigo) blocca l'intera università italiana per un intero semestre... una VERGOGNA, ma non dei precari quanto dello stato...

chi ti ha dato le 5 stelle? indovina :D

mmmmmmmmh... belpietro???? :D :D :D :D
 
|Mauro65| ha scritto:
Lo sciopero (bianco) dei ricercatori universitari è dovuto ad altri motivi. Non si tratta di precariato, sono strutturati. Il fatto è che con il "Ddl Gelmini" questi ricercatori per così dire "storici" (che hanno sostenuto un concorso piutosto duro, composto da due scritti ed una prova orale) si vedrebbero scavalcati, quanto alle (scarse) possibilità di progressione di carriera, da "nuovi" ricercatori a tempo determinato, immessi in detto ruolo temporaneo con prove estremamente più facili.
Inoltre, quale "ciliegina sulla torta", il nuovo sistema concorsuale già in vigore (voto + sorteggio), asseritamente studiato per far emergere il merito e stroncare favoritismi baronati etc etc etc, in realtà sembra fatto a pennello proprio per dare il potere asssoluto di vita e di morte ai "baroni"
Pertanto i ricercatori "vecchio ordinamento", per quanto concerne la didattica, si attengono strettamente alla normativa che prevede per loro, in linea di massima, 40 ore di didattica frontale annua (frontale significa in aula, cui vanno aggiunte le commissioni d'esame, consgli di facoltà e di diprtimento e, in breve, tutta l'attività connessa alla vita accademica)

Lampeggi

Il problema è il concetto di fondo, che è lo stesso che vale per le aziende private, ad essere sbagliato.
Sia chiaro, per me la flessibilità è una risorsa che se ben strutturata fa felice sia il lavoratore che il datore di lavoro.
Mi spiego: non è la flessibilità ad essere sbagliata, è il precariato. La differenza è che il lavoro flessibile va a coprire ruoli che EFFETTIVAMENTE vedono il loro compimento in un arco di tempo definito (raccolta stagionale degli agrumi, picco di lavoro improvviso, un progetto ben definito ecc.). La precarietà è assegnare una risorsa a tempo determinato ad un lavoro di durata indeterminata, con il solo scopo di esercitare pressioni psicologiche od ottenerne vantaggi economici.
La soluzione, l'ho già detto più volte, è molto semplice solo che c'è l'interesse a non attuarla: una risorsa a tempo determinato deve costare MOLTO di più di una a tempo indeterminato. Alla fin fine il lavoratore flessibile deve far fronte a periodi di inattività, a minori garanzie, a minori diritti, quindi è giusto venga pagato sensibilmente di più. Si piglierebbero due piccioni con una fava: da un lato, una maggiore possibilità di guadagno ed un freno allo sfruttamento, dall'altro un'offerta di lavoro flessibile maggiore perchè più appetibile e più qualificato (ora come ora si abbassano a fare i precari solo chi non ha alternative). Ci guadagnerebbe pure lo stato con un maggior gettito fiscale ed un aumento della domanda interna.

Tornando all'insegnamento, se lo si vuole di qualità il professore dev'essere fisso, altrimenti è sempre un tenro al lotto su chi ti capita...
 
jaccos ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
Lo sciopero (bianco) dei ricercatori universitari è dovuto ad altri motivi. Non si tratta di precariato, sono strutturati. Il fatto è che con il "Ddl Gelmini" questi ricercatori per così dire "storici" (che hanno sostenuto un concorso piutosto duro, composto da due scritti ed una prova orale) si vedrebbero scavalcati, quanto alle (scarse) possibilità di progressione di carriera, da "nuovi" ricercatori a tempo determinato, immessi in detto ruolo temporaneo con prove estremamente più facili.
Inoltre, quale "ciliegina sulla torta", il nuovo sistema concorsuale già in vigore (voto + sorteggio), asseritamente studiato per far emergere il merito e stroncare favoritismi baronati etc etc etc, in realtà sembra fatto a pennello proprio per dare il potere asssoluto di vita e di morte ai "baroni"
Pertanto i ricercatori "vecchio ordinamento", per quanto concerne la didattica, si attengono strettamente alla normativa che prevede per loro, in linea di massima, 40 ore di didattica frontale annua (frontale significa in aula, cui vanno aggiunte le commissioni d'esame, consgli di facoltà e di diprtimento e, in breve, tutta l'attività connessa alla vita accademica)

Lampeggi

Il problema è il concetto di fondo, che è lo stesso che vale per le aziende private, ad essere sbagliato.
Sia chiaro, per me la flessibilità è una risorsa che se ben strutturata fa felice sia il lavoratore che il datore di lavoro.
Mi spiego: non è la flessibilità ad essere sbagliata, è il precariato. La differenza è che il lavoro flessibile va a coprire ruoli che EFFETTIVAMENTE vedono il loro compimento in un arco di tempo definito (raccolta stagionale degli agrumi, picco di lavoro improvviso, un progetto ben definito ecc.). La precarietà è assegnare una risorsa a tempo determinato ad un lavoro di durata indeterminata, con il solo scopo di esercitare pressioni psicologiche od ottenerne vantaggi economici.
La soluzione, l'ho già detto più volte, è molto semplice solo che c'è l'interesse a non attuarla: una risorsa a tempo determinato deve costare MOLTO di più di una a tempo indeterminato.
Concordo.
 
Forse non mi sono spiegato bene
Le tensioni che ci sono attualmente all'università non hanno nulla a che fare con il "precariato"

Quanto al mondo della scuola, se è vero che non si può pretendere "qualità" offrendo "precariato" in contropartita, è anche vero che un "posto stabile" non implica necessariamente "qualità"
 
|Mauro65| ha scritto:
Forse non mi sono spiegato bene
Le tensioni che ci sono attualmente all'università non hanno nulla a che fare con il "precariato"

Quanto al mondo della scuola, se è vero che non si può pretendere "qualità" offrendo "precariato" in contropartita, è anche vero che un "posto stabile" non implica necessariamente "qualità"
E chi l'ha detto... è inutile fare giri di parole, un precario non può avere la motivazione a fare bene in un ambiente come l'università italiana, dove se non hai l'aggancio non entri. L'alternativa è essere un genio, ma allora l'estero è più appetibile.
La flessibilità può avere senso per un ricercatore per testare le sue capacità, ma deve durare solo il tempo necessario (poco). Dopodiche la risorsa o ti serve o non ti serve, altrimenti diventa sfruttamento. E poi, cristo santo, fa così schifo pagare uno stipendio dignitoso?!?!?!?!?!?
 
jaccos ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
Forse non mi sono spiegato bene
Le tensioni che ci sono attualmente all'università non hanno nulla a che fare con il "precariato"

Quanto al mondo della scuola, se è vero che non si può pretendere "qualità" offrendo "precariato" in contropartita, è anche vero che un "posto stabile" non implica necessariamente "qualità"
E chi l'ha detto... è inutile fare giri di parole, un precario non può avere la motivazione a fare bene in un ambiente come l'università italiana, dove se non hai l'aggancio non entri. L'alternativa è essere un genio, ma allora l'estero è più appetibile.
La flessibilità può avere senso per un ricercatore per testare le sue capacità, ma deve durare solo il tempo necessario (poco). Dopodiche la risorsa o ti serve o non ti serve, altrimenti diventa sfruttamento. E poi, cristo santo, fa così schifo pagare uno stipendio dignitoso?!?!?!?!?!?

Allora non sono io ad essermi spiegato male. E' qualcun altro a non (voler) leggere bene

Edit: l'aggancio te lo costruisci da studente, essere docente universitario non è come, rispettosamente parlando, fare il portalettere. Nessun maestro formerebbe un allievo se non se lo potesse scegliere di persona. Come io in studio non prenderei mai un praticante sulla base delle liste del servizio lavoro della Provincia, decido io chi viene e se h ala stoffa per andare avanti. Che poi ci siano stati fior di abusi, è un'altra questione (che va senz'altro risolta).
 
|Mauro65| ha scritto:
jaccos ha scritto:
|Mauro65| ha scritto:
Forse non mi sono spiegato bene
Le tensioni che ci sono attualmente all'università non hanno nulla a che fare con il "precariato"

Quanto al mondo della scuola, se è vero che non si può pretendere "qualità" offrendo "precariato" in contropartita, è anche vero che un "posto stabile" non implica necessariamente "qualità"
E chi l'ha detto... è inutile fare giri di parole, un precario non può avere la motivazione a fare bene in un ambiente come l'università italiana, dove se non hai l'aggancio non entri. L'alternativa è essere un genio, ma allora l'estero è più appetibile.
La flessibilità può avere senso per un ricercatore per testare le sue capacità, ma deve durare solo il tempo necessario (poco). Dopodiche la risorsa o ti serve o non ti serve, altrimenti diventa sfruttamento. E poi, cristo santo, fa così schifo pagare uno stipendio dignitoso?!?!?!?!?!?

Allora non sono io ad essermi spiegato male. E' qualcun altro a non (voler) leggere bene

Edit: l'aggancio te lo cosrtuisci da studente, essere docente universitario non è come, rispettosamente parlando, fare il portalettere. Nessun maestro formerebbe un allievo se non se lo potesse scegliere di persona. Che poi ci siano stati fior di abusi, è un'altra questione (che va risolta)
Si, capisco quel che dici ma le due cose sono correlate. Il precariato ed il conseguente potere contrattuale pari a zero non fanno altro che fare il gioco dei baroni. Il nuovo metodo della marystar è ancora peggio del vecchio. Ciò non significa che il vecchio fosse buono. E' il sistema intero che va riformato.

Il paragone che fai non è del tutto corretto. Un professore è un lavoratore dipendente, non un imprenditore. Se a te dipendente il datore di lavoro dice di insegnare il mestiere a qualcuno, tu lo fai, a prescindere che ti stia simpatico o meno, non hai facoltà di scelta. Altrimenti cambi lavoro.
 
jaccos ha scritto:
Si, capisco quel che dici ma le due cose sono correlate. Il precariato ed il conseguente potere contrattuale pari a zero non fanno altro che fare il gioco dei baroni. Il nuovo metodo della marystar è ancora peggio del vecchio. Ciò non significa che il vecchio fosse buono. E' il sistema intero che va riformato.
Ripeto un'ultima volta: i ricercatori in "sciopero" non sono precari, sono dipendenti a tempo indeterminato.

Il paragone che fai non è del tutto corretto. Un professore è un lavoratore dipendente, non un imprenditore. Se a te dipendente il datore di lavoro dice di insegnare il mestiere a qualcuno, tu lo fai, a prescindere che ti stia simpatico o meno, non hai facoltà di scelta. Altrimenti cambi lavoro.
Determinati lavori ad alta qualificazione non sono facilmente fungibili nella persona del prestatore, ed una specie di "filtro" o "preselezione" si impone. Non esiste quindi (in nessuna università in nessuna parte del mondo) che ad un cattedrattico venga da terzi imposto un allievo (non stiamo parlando di studenti, ma di allievi - docenti), anche perché solo lui ed i suoi "pari" sono in grado di valutare le potenziali qualità del giovane. Ciascuno si sceglie il/i proprio/i allievo/i e se lo forma. Ciò che in Italia va riformato è poi il susseguente meccanismo di aruolamento e di eventuale immissione nei ruoli superiori. Il lavoro di professore universitario, al di là dell'inquadramento giuridico, di fatto e per molti aspetti è molto più simile a quello di un libero professionista che non a quello di lavoratore subordinato. Se preferisci rimanere nell'area del lavoro subordinato, è in un certo senso assimilabile a quello di un alto dirigente (difatti, in caso di mobilità in altra amministrazione dello Stato, come tali vengono inquadrati)

P.S. scusa il post prima lasciato a metà, avevo una telefonata e mi era partito l'invio

Edit: il discorso della preselezione di fatto e degli aspetti soggettivi come filtro di reclutamento non si applica solo alla docenza universitaria. Ad esempio, senza citare la Magistratura
http://it.wikipedia.org/wiki/Uditore_giudiziario
pensa che per entrare all'Agenzia delle Entrate è previsto tassativamente un periodo di tirocino (6 - 12 mesi circa) cio si accede tramite concorso, ma il cui esito è rimesso alla fine della fiera alla valutazione meramente discrezionale del direttore dell'ufficio locale (che pure partecipa alla prima commissione concorsuale ...). Da quando, alcuni anni fa, hanno iniziato ad adottare tale sistema, "stranamente", la qualità media dei giovani funzionari è enormemente aumentata
 
|Mauro65| ha scritto:
jaccos ha scritto:
Si, capisco quel che dici ma le due cose sono correlate. Il precariato ed il conseguente potere contrattuale pari a zero non fanno altro che fare il gioco dei baroni. Il nuovo metodo della marystar è ancora peggio del vecchio. Ciò non significa che il vecchio fosse buono. E' il sistema intero che va riformato.
Ripeto un'ultima volta: i ricercatori in "sciopero" non sono precari, sono dipendenti a tempo indeterminato.

Il paragone che fai non è del tutto corretto. Un professore è un lavoratore dipendente, non un imprenditore. Se a te dipendente il datore di lavoro dice di insegnare il mestiere a qualcuno, tu lo fai, a prescindere che ti stia simpatico o meno, non hai facoltà di scelta. Altrimenti cambi lavoro.
Determinati lavori ad alta qualificazione non sono facilmente fungibili nella persona del prestatore, ed una specie di "filtro" o "preselezione" si impone. Non esiste quindi (in nessuna università in nessuna parte del mondo) che ad un cattedrattico venga da terzi imposto un allievo (non stiamo parlando di studenti, ma di allievi - docenti), anche perché solo lui ed i suoi "pari" sono in grado di valutare le potenziali qualità del giovane. Ciascuno si sceglie il/i proprio/i allievo/i e se lo forma. Ciò che in Italia va riformato è poi il susseguente meccanismo di aruolamento e di eventuale immissione nei ruoli superiori. Il lavoro di professore universitario, al di là dell'inquadramento giuridico, di fatto e per molti aspetti è molto più simile a quello di un libero professionista che non a quello di lavoratore subordinato. Se preferisci rimanere nell'area del lavoro subordinato, è in un certo senso assimilabile a quello di un alto dirigente (difatti, in caso di mobilità in altra amministrazione dello Stato, come tali vengono inquadrati)

P.S. scusa il post prima lasciato a metà, avevo una telefonata e mi era partito l'invio

Edit: il discorso della preselezione di fatto e degli aspetti soggettivi come filtro di reclutamento non si applica solo alla docenza universitaria. Ad esempio, senza citare la Magistratura
http://it.wikipedia.org/wiki/Uditore_giudiziario
pensa che per entrare all'Agenzia delle Entrate è previsto tassativamente un periodo di tirocino (6 - 12 mesi circa) cio si accede tramite concorso, ma il cui esito è rimesso alla fine della fiera alla valutazione meramente discrezionale del direttore dell'ufficio locale (che pure partecipa alla prima commissione concorsuale ...). Da quando, alcuni anni fa, hanno iniziato ad adottare tale sistema, "stranamente", la qualità media dei giovani funzionari è enormemente aumentata
Sullo sciopero devo sentire degli amici e mi faccio spiegare bene...

Quanto alla scelta dei "praticanti professori", in italia sarebbe semplicemente impraticabile. Senza fare nomi, buona parte dei vertici di facoltà della triennale che ho fatto avevano, strano caso, lo stesso cognome... figurati se la scelta fosse diretta... :rolleyes:
Altrimenti, se ,come dici, il lavoro lo richiede, i professori siano per davvero dei liberi professionisti. Altrimenti è troppo facile avere i privilegi del dipendente e dell'autonomo senza avere obblighi...
 
jaccos ha scritto:
Quanto alla scelta dei "praticanti professori", in italia sarebbe semplicemente impraticabile. Senza fare nomi, buona parte dei vertici di facoltà della triennale che ho fatto avevano, strano caso, lo stesso cognome... figurati se la scelta fosse diretta... :rolleyes:

non è una questione di sistema, ma una questione di "responsabilità"

da noi, si fanno dei simil-concorsi all'esito dei quali l'università di Paperopoli (lo dico per non fare differenza, ma il caso è accaduto) ha rettore, presidi, docenti e ricercatori tutti parenti.
e non è responsabile nessuno.

in Paesi più civili, la carriera universitaria è fatta per designazione; sembrerebbe arcaico, ma il maestro RISPONDE dell'allievo che si sceglie quando lo indica per una cattedra.
siccome risponde, sta attento quando sceglie, e sceglie per merito e non per amiciziadegliamici.

finisce che la classe accademica americana, formata per cooptazione, gode di ottima considerazione mentre la nostra viene criticata
magari a torto, ma io temo che ci siano delle ragioni
 
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