<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Ego sum Via, Veritas et Vita | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Ego sum Via, Veritas et Vita

miche72 ha scritto:
Ciao a tutti,
in punta di piedi entro in una riflessione tanto amara. Il dolore, la sofferenza del corpo che invade l'animo fino allo strazio... non è accettabile, non è tollerabile. Il dolore sembra un' assurda contraddizione rispetto alla promessa di felicità eterna che ci attende nell'aldilà, rispetto alla promessa d'amore di un Padre che si definisce tenero e attento.
Allora perchè? Perchè dobbiamo assistere e vivere impotenti la sofferenza dei nostri amici, genitori, figli...perchè dobbiamo assistere al declino del nostro corpo... Dio che è onnipotente permette questo. Si, Dio lascia che tutto questo avvenga e questo è certo, lo possiamo verificare quotidianamente a due passi da noi o su noi stessi. La sofferenza è brutta, qualunque sia la forma nella quale essa si presenti...e anche l'unica cosa che volente o nolente mette l'essere umano difronte a se stesso. E' nel dolore che prima o poi ci si ritrova a fare i conti, perchè da alcune situazioni non si può scappare, il dolore o la malattia, vissuta in prima persona o condivisa in forma di tragica simbiosi che spesso amplifica la sofferenza di chi assiste, è la cartina tornasole delle nostre esistenze. Sono una madre e solo pensare di assistere al dolore del proprio figlio è opprimente, una fitta al petto...Maria assisteva al dolore di Gesù è il fatto che fosse vero uomo e vero Dio in quel momento non la consolava affatto, chi può sapere cosa avrebbe voluto fare in quel momento, quale immenso dolore abbia provato...Suo figlio stava morendo tra atroci sofferenze. E Gesù? Non aveva nessuna voglia di provare su di se questo brutto aspetto dell'esistenza umana...non voleva! E c'ha pianto parecchio sù nell'orto degli ulivi! Ma chi gliel'ha fatto fare!!! Invece della croce per dimostrarci che ci amava e sconfiggere la morte non poteva usare una pioggia planetaria di fiori? No. Ma poi quale morte ha sconfitto!!!
"... Qui Signore, si muore tutti i giorni!"...
Perdonate questo personale dialogo con Dio..Non sono la prima, Troisi l'ha fatto prima di me.
Insomma ci sarà un motivo per tutto questo. Io credo in Dio, conosco la sofferenza perchè sono di questo mondo e penso che abbia un senso. In un modo o nell'altro arriva il momento per confrontarci con la nostra fragilità, la nostra singola fragile umanità e l'idea della fine, il momento ideale per liberarci dei salvagenti che ci tengono a galla durante un esistenza carica di necessità vere e fasulle per affrontare un pensiero che trascende da tutto il mondo conosciuto, non una domanda ma una risposta:" Eccomi".
Facile per un credente vero? E già, perchè chi crede ha uno sconto sulla pena! Vedi Gesù!!! lui si che di sconti ne ha avuti!
Non è un eccomi sorridente, nessuno abbraccia la croce sorridendo, ma sapere che siamo più di quello che riusciamo a concepire nalla nostra limitata umanità fa la differenza...si, fa differenza, perchè la sofferenza e la morte diventano "solo" un passaggio. Non è un caso che anche Gesù ci sia passato, Lui Dio, è padre e sofre con noi, ci tiene per mano lungo il cammino ci da la possibilità di accogliere una realtà di incommensurabile bellezza...accogliere la sofferenza apre il nostro essere, spalanca i nostri occhi distratti a ciò che solitamente non riusciamo neanche ad intuire, oppressi da troppi carichi superflui, vuoti esistenziali colmati da altrettanti vuoti! E se non ci fosse la sofferenza? Quante probabilità avremmo di accorgerci di Dio? Infondo ci basterebbe quello che siamo su questa terra!Perchè aspirare a qualche cosa di meglio? Dio aspetta di essere accolto ma noi dobbiamo accorgerci di lui, perchè senza di Lui il dolore, la sofferenza, la morte vincono e nulla rimarrà di noi dopo questa morte se non lasciamo che Lui si faccia spazio in noi, proprio come fa la luce quando irrompe in una stanza buia.
Certo! Dio non si trova necessariamente nella sofferenza, è tanto meglio incontrarlo prima! Magari nella gioia, in modo simpatico o sublime! A San Paolo l'ha folgorato sulla via di Damasco...ma so anche di approcci più tranquilli! Il roveto ardente purtroppo non va più di moda da un po'!
Ma la cosa importante è incontrarlo, in modo da poter affrontare tutto il resto con uno sguardo differente, con la speranza di chi sa di non essere mai solo e per sempre vivo e... magari un giorno con Lui, faccia a faccia per chiedergli :" E ora mio caro Dio mi spieghi tutto dall'inizio".
Si, io scherzo, perchè Dio sarà serio ma non serioso altrimenti non avrebbe voluto noi! Mi scuso per l'irruzione, di solito qui c'è mio marito.
Io sono Sara e spero di aver contribuito in qualche maniera alla discussione fornendovi un punto di vista del tutto personale e quindi opinabile in ogni suo punto.
Un saluto paticolare a coloro che ho avuto il piacere di conoscere di persona al raduno che si è tenuto a Roma, in particolar modo sono vicina nella preghiera a chi in questo momento sta vivendo nella difficoltà e nel dolore.
Possa il Signore confortare e portare la sua speranza nei vostri animi.

Grazie Sara

Ciao Sara, hai fatto benissimo a scrivere ed e' stato un piacere leggerti.
Leggo o intuisco che nella sofferenza ci si avvicina a Dio e ci si fa una ragione per cio' che di doloroso accade.
Allora mi chiedo perche' tentare una cura se si e' convinti di tutto cio'.
Accettare le negativita' della vita dovrebbe innalzarci ad un livello superiore ma ne siamo certi ?
Si per chi ha Fede ed allora si ritorna da capo.
Vorrei conoscervi di persona, vorrei guardare i vostri occhi, vorrei carpire gli sguardi ed imparare la strada da seguire.
In pratica, come dicevo ad Ivan, mi sono fermato, ho abbasato il finestrino e sto chiedendo indicazioni.
Forse la mia infanzia schifosa e reclusa mi ha tracciato un percorso privo di insegnamenti religiosi, forse la mia mente ha " fame " di sicurezza, forse sto cercando cio' che non si puo' trovare, forse trovi solo se non cerchi e quanti altri forse in 47 anni.
Vivo male e' evidente ma non trovo una spiegazione o qualcosa che mi spieghi perche' credere e come avere Fede.
Prego, forse per paura.
Occorre un percorso spirituale al quale non sono mai stato avvezzo ma ho provato diverse strade tutte inconcludenti, so che basterebbe non farsi domande ed accettare tutto ma quella non e' Fede, e' fatalismo e so che sto perdendo una occasione che mi renderebbe felice.
Felice dentro.
Continua a scrivere quando vuoi, sei sempre la benvenuta.
 
rosberg ha scritto:
Caro miranda hai aperto una discussione "forte" che spero rimanga sempre nei limiti perchè "sconfinare" è un attimo...per fare un paragone è come guidare una F40 in pista a Monza ma non superare mai i 100 Kmh...

Detto questo sono molte le riflessioni che si possono fare, legandole a determinati eventi che ci vedono coinvolti o che ci hanno visti coinvolti.
Spesso ci si pone la domanda "ma Dio esiste?" oppure " Dio se esisti perchè permetti tutto ciò?". Sono domande legittime e spontanee e se le fanno anche i "più grandi" di noi, a partire dai musicisti o cantanti che hanno composto canzoni bellissime che ruotano proprio intorno a tali domande.

Quello che vorrei far notare è che ci si pone queste domande SOLO nel momento in cui qualcosa ci tocca particolarmente in modo negativo: morte di un amico, di un parente, gravi malattie, gravi situazioni personali, immagini televisive particolari. Qui ci si pone la domanda, non si dà risposta e si va in crisi.

Spesso però dimentichiamo di porci la medesima domanda (e di darci una risposta) quando magari un parente si schianta a 130 Kmh e ne esce vivo, quando un problema di salute potrebbe esser qualcosa di gravissimo e poi invece si rivela risolto, quando ci mostrano un'immagine di un bambino che magari precedentemente abbandonato viene adottato, oppure semplicemente quando alla sera rincasando, ciascuno vede la propria famiglia e i proprio figli. Qui non ci si pone mai nessuna domanda con la medesima intensità del caso precedente.

Trovo sia questo che non sia corretto.
Mi piace vivere con l'idea (anzi...con la certezza....) che nel mondo ci siano più cose positive che negative, perchè se così non fosse gli ospedali soppianterebbero i grattacieli, le ambulanze, le vetture delle forze dell'ordine, sarebbero superiori a quelli degli utenti "normali" e i morti sarebbero superiori ai nascituri. Così non è, grazie a DIO...

Leggendo la Bibbia, soprattutto i Vangeli, si leggono molti miracoli e spesso ci si appella oggi nella vita quotidiana a questo termine. Magari lo otteniamo senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Così, avere un figlio è già di per sè un miracolo (se si pensa alle famiglie che lottano e si disperano perchè non ne possono avere), avere una moglie o un marito, una casa, un lavoro e quanto ne segue...
Una persona che si converte, di per sè, trovo sia il vero miracolo, ma anche riflettere su queste cose !

Una parte di me e' convinta del miracolo della vita.
Il miracolo di conoscere mia moglie che mi accompagna nel tempo, i miei due figli e chissa' cos'altro.
Io penso a Dio anche nelle cose belle e non solo nelle occasioni negative, piu' volte mi sono trovato a pensare che se fosse stato il mio ultimo giorno di vita lo avrei accettato perche' in quel momento ero appagato.
Capita raramente ma e' capitato.
Lo so che non bisogna dare niente per scontato ma le domande restano e so che se accetto il bello dovrei accettare il brutto ma se immagino di inginocchiarmi a guardare negli occhi Noemi, non lo accetto.
E non lo accettero' mai.
Visto che dobbiamo accettare il " libero arbitrio " allora come posso riconoscere un miracolo dalla semplice casualita' ?
Se lanci una moneta, quando cade presenta una faccia a volte l'altra.
C'e' del bello nella vita ma per Stefano, ad esempio, ora c'e' una battuta d'arresto.
Conosco solo un amico che e' sopravvissuto ad un dolore tremendo e con Fede ha ricostruito una vita.
Ho un rispetto enorme per Sergio perche' nons aro' mai come lui.
 
ivanpg ha scritto:
Inizio con un saluto a Sara, spero che si ricordi di me.
Non volevo scrivere in questo topic in quanto non sono così afferrato in materia come qualcun altro che ha scritto e non sono il tipo di tante parole,
Chi mi conosce sà che sono un tipo ottimista e fatalista, il mondo gira, le cose succedono e sempre è stato così.
Cercare spiegazioni è inutile, la Religione non è matematica che 2+2 è uguale a 4.
Non c'è certezza di niente, noi pensiamo di essere speciali, ma non siamo ne più ne meno persone umane con i nostri difetti e le nostre virtù.
Certo le cose che stanno capitando ci toccano da vicino, sono persone che io conosco personalmente e per questo mi fà più dispiacere, ma non per questo la mia Fede vacilla.
Da piccolo (2 anni) mi sono impasticcato e sono andato in coma a mia mamma avevano detto che sarei passato dal sonno alla morte. Lei non aveva più manco la forza di pregare, ma mia nonna pregò la Santa Maddalena di Canossa e offri 5.000 per quei tempi, 1961, una cifra. Sarà stato quello, sarà stato fortuna, sarà stato che non era la mia ora, ma ora sono qui. Ma quando mia mamma racconta questa cosa gli viene ancora da piangere e dice "Pensa che non dovevi più esserci"
Comunque per me pregare solo quando ne abbiamo bisogno è sintomo di ruffianeria verso Dio. La preghiera deve sempre essere fatta, indipendentemente dai motivi.
Un'altra cosa che vorrei dire a Giorgio, che in un altro post aveva scritto che era meglio non avere amici e affetti per non soffrire, ma dicendo questo ci si chiude in se stessi e sembra un sintomo di egoismo. Conoscendo Giorgio sò che non è egoista,e c'è il forum a dimostrarlo. Gli chedo solo, per non soffrire avresti rinunciato al "Vulcan Tour"? Avresti rinunciato all'amicizia che ti sei creato sul forum? Le sofferenze passano, i bei ricordi restano.Spero di non aver deragliato dal post, se così fosse perdonatemi.
Ciao
Ivan

Il Vulcan Tour e' una cosa positiva ma esistono le negative e non solo quelle banali ma quelle che stanno vivendo le persone che sai.
Chiudersi dentro se crea aridita' nell'anima ma ci si mette al riparo dalla sofferenza e cinicamente si sopravvive.
Anche io preferisco la vita che vivo ma ho paura che accada quello a cui non saprei far fronte.
 
DreamingOctavia ha scritto:
Ciao carissimi, la discussione è interessante ma purtroppo stasera non riuscirò a trovare il tempo per leggerla e capirla tutta, figuriamoci per dare anch'io il mio contributo.
Conto di riuscirci domani o dopo ;) Per ora ringrazio Giorgio che ha preso l'iniziativa :) e tutti voi che con una civiltà che ormai non è sempre frequente trovare vi partecipate :)

Aspetto di leggerti ;)
 
Il mio conciso e modesto contributo:

Forse ci accaniamo contro un paradosso: la morte non va considerata come antitesi alla vita, come siamo soliti fare, ma alla nascita. La morte, anche se è un pensiero destabilizzante, è un connotato della vita.

Se guardo indietro, vedo gli amici dei 20 anni che se ne sono andati. Anche i migliori amici.
Anche in quelli dei 30 anni ne manca qualcuno all'appello e siamo ancora in attesa. Forse anche con terrore.

In attesa, ma anche con un idea. Che i miei amici per me sono già immortali. Me li porto sempre con me. I loro insegnamenti e le loro risate. Le loro idee camminano con me. I loro ricordi camminano con me. Mi accompagnano nei momenti anche meno importanti.

Poi penso alla mia morte: con pace e terrore allo stesso momento. Pace perchè in fondo mi sforzo di vivere ogni giornata al massimo. Cercando di strizzare più voglia di fare, pensare, guardare, giocare, lavorare possibile. Di dare un senso insomma, anche se non sempre ci riesco.

Terrore, perchè saprei di lasciare persone care, figlia e moglie in primis e poi amici, a cui in fondo posso ancora dare molto, avendo tempo.

Ma il vero terrore, ... è quello di sopravvivere ai miei figli (una per il momento).

Allora mi rifaccio ad una idea che mi è stata trasmessa da poco:
Forse è inutile sforzarsi di dare più giorni alla vita, ma è fondamentale dare più vita ai giorni, almeno quando siamo in grado di farlo.

Viviamo con passione, passione sia per il nostro lavoro, passione per la nostra famiglia, per i nostri amici e anche per la nostra nazione. Credo sia questo uno dei punti che ci possono pacificare con la nostra anima.
Che anestetizzano quella conscia-incoscia paura dell'ignoto, che qualcuno sa placare con la fede, qualcuno con la razionalità, qualcuno con l'indifferenza.

Viviamo, leggiamo, ridiamo, piangiamo, guidiamo, scriviamo, pensiamo, giochiamo, sogniamo, mangiamo, osserviamo, corriamo, accarezziamo,

e facciamolo il più possibile.

Diamo il massimo senso al nostro passaggio qui fra noi. Lungo o corto che sia.
Non bisogna essere ottimisti per Vivere il proprio presente, perchè non bisogna fare alcuna ipotesi su cosa ci attende nel nostro futuro o quale sarà l'esito delle nostre attività.
 
Già che siamo in tema. Un saluto a Monicelli. Ci ha dato tanto. Fra cui anche i film fra i più straordinari che io abbia mai visto. Il giusto mix italiano di amicizia, fantasia e dissacrazione: Amici miei atto I e II. Ciao.
 
miranda453 ha scritto:
rosberg ha scritto:
Caro miranda hai aperto una discussione "forte" che spero rimanga sempre nei limiti perchè "sconfinare" è un attimo...per fare un paragone è come guidare una F40 in pista a Monza ma non superare mai i 100 Kmh...

Detto questo sono molte le riflessioni che si possono fare, legandole a determinati eventi che ci vedono coinvolti o che ci hanno visti coinvolti.
Spesso ci si pone la domanda "ma Dio esiste?" oppure " Dio se esisti perchè permetti tutto ciò?". Sono domande legittime e spontanee e se le fanno anche i "più grandi" di noi, a partire dai musicisti o cantanti che hanno composto canzoni bellissime che ruotano proprio intorno a tali domande.

Quello che vorrei far notare è che ci si pone queste domande SOLO nel momento in cui qualcosa ci tocca particolarmente in modo negativo: morte di un amico, di un parente, gravi malattie, gravi situazioni personali, immagini televisive particolari. Qui ci si pone la domanda, non si dà risposta e si va in crisi.

Spesso però dimentichiamo di porci la medesima domanda (e di darci una risposta) quando magari un parente si schianta a 130 Kmh e ne esce vivo, quando un problema di salute potrebbe esser qualcosa di gravissimo e poi invece si rivela risolto, quando ci mostrano un'immagine di un bambino che magari precedentemente abbandonato viene adottato, oppure semplicemente quando alla sera rincasando, ciascuno vede la propria famiglia e i proprio figli. Qui non ci si pone mai nessuna domanda con la medesima intensità del caso precedente.

Trovo sia questo che non sia corretto.
Mi piace vivere con l'idea (anzi...con la certezza....) che nel mondo ci siano più cose positive che negative, perchè se così non fosse gli ospedali soppianterebbero i grattacieli, le ambulanze, le vetture delle forze dell'ordine, sarebbero superiori a quelli degli utenti "normali" e i morti sarebbero superiori ai nascituri. Così non è, grazie a DIO...

Leggendo la Bibbia, soprattutto i Vangeli, si leggono molti miracoli e spesso ci si appella oggi nella vita quotidiana a questo termine. Magari lo otteniamo senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Così, avere un figlio è già di per sè un miracolo (se si pensa alle famiglie che lottano e si disperano perchè non ne possono avere), avere una moglie o un marito, una casa, un lavoro e quanto ne segue...
Una persona che si converte, di per sè, trovo sia il vero miracolo, ma anche riflettere su queste cose !

Una parte di me e' convinta del miracolo della vita.
Il miracolo di conoscere mia moglie che mi accompagna nel tempo, i miei due figli e chissa' cos'altro.
Io penso a Dio anche nelle cose belle e non solo nelle occasioni negative, piu' volte mi sono trovato a pensare che se fosse stato il mio ultimo giorno di vita lo avrei accettato perche' in quel momento ero appagato.
Capita raramente ma e' capitato.
Lo so che non bisogna dare niente per scontato ma le domande restano e so che se accetto il bello dovrei accettare il brutto ma se immagino di inginocchiarmi a guardare negli occhi Noemi, non lo accetto.
E non lo accettero' mai.
Visto che dobbiamo accettare il " libero arbitrio " allora come posso riconoscere un miracolo dalla semplice casualita' ?
Se lanci una moneta, quando cade presenta una faccia a volte l'altra.
C'e' del bello nella vita ma per Stefano, ad esempio, ora c'e' una battuta d'arresto.
Conosco solo un amico che e' sopravvissuto ad un dolore tremendo e con Fede ha ricostruito una vita.
Ho un rispetto enorme per Sergio perche' nons aro' mai come lui.

Giorgio.... Sono sinceramente commosso per le tue parole..... E ti ringrazio moltissimo.

Di mail io e te, in merito, ce ne siamo scambiate parecchie....

A volte magari insistevo un pò, ma sai quanto ci tenga a questo.....

Fra le tante parole che hai scritto e che ho letto di altri, c'è in particolare un tuo riferimento a chi non c'è più e che non è mai tornato per raccontare cosa c'è di là....

Io, e lo dico con tutta la sincerità possibile, ho fatto un sogno non molto tempo dopo aver perso mia moglie e Maria Nives...

Te lo racconto.... è breve...

" Un giorno mi trovavo nello studio del nostro vecchio parroco.... Io ero seduto alla sua scrivania... Davanti a me sedevano mia madre e la madre di Annamaria (mia moglie)..... Ad un certo punto entra il parroco di corsa e tutto trafelato mi guarda ed esclama: "SONO ENTRATE NELLA LUCE DI CRISTO" ........"

Beh..... Dal mattino successivo il mio cuore ha iniziato a trovare pace e serenità......

Ed aggiungo anche che sulla lapide ho fatto apporre una targa in bronzo con inciso la seguente frase presa da sant'Agostino...

" NON SI PERDONO MAI COLORO CHE SI AMANO PERCHE' POSSIAMO AMARLI IN COLUI CHE NON SI PUO' PERDERE......."

Ora, per concludere, credo sia più giusto considerare tutte le prossime discussioni esulandole dal pensiero che tutti abbiamo nei confronti di chi sappiamo in difficoltà in questo momento, perchè la "fede" non riguarda solo i momenti brutti, bui e tristi, ma riguarda l'intera nostra esistenza...

Tutto questo mantenendo il più alto rispetto per chi sta soffrendo, ma per loro abbiamo già un apposito thread....

Un abbraccio particolare a te Giorgio e a tutti gli altri.....

sergio
 
agusmag ha scritto:
....Forse è inutile sforzarsi di dare più giorni alla vita, ma è fondamentale dare più vita ai giorni, almeno quando siamo in grado di farlo.
...

Caro Augusto mi trovo molto in sintonia con quello che hai detto e la frase che hai citato, a mio parere, è tra le più significative quanto disattese da ognuno di noi.
Rincorriamo sempre "qualcosa" e non ci accorgiamo che perdiamo forse la cosa più importante: il "tempo" per poter fare tutte quelle cose che hai elencato e poter esprimere quello che proviamo per gli altri.
Quaesto perchè ritengo di essere una di quelle "strane persone" che provano di più a fare qualcosa per gli altri che a farla per se stesso.

Non sarà "Fede", ma è di sicuro un bel sentimento.

Peccato però che il perseguire quel dettame, forse è la cosa più difficile al mondo ed invidio chi riesce costantemente a perseguirlo.

Ciao 8)
 
MIranda in riferimento al racconto citato da gasato70 di Abramo e Isacco ti dico che Dio già sapeva che Abramo avrebbe condotto al monte il figlio Isacco e già sapeva che Lui stesso lo avrebbe fermato prima, proprio perchè non voleva la morte di Isacco e non voleva caricare Abramo di un peso. In questo senso è buono, anche se non lo si capisce con questo racconto ma ad esempio con altri.

Questo racconto è un racconto "estremo" come estrema è stata la Passione di Cristo. Bisogna anche saper leggere tra le righe e dare un'interpretazione alle parole e ai racconti. Dio aveva dato ad Abramo una grande prova di fiducia quando gli aveva promesso un figlio nonostante l'età avanzata: è come se gli avesse detto "Abramo fidati di me, ti ho detto che avrai una discendenza e questa l'avrai, anche se apparentemente sembra impossibile, ma l'avrai, fidati". E Abramo ha ottenuto.

Ora in quel racconto, le parti si invertono e non è più Abramo che chiede a Dio qualcosa (una discendenza che ha ottenuto), ma è Dio che chiede qualcosa ad Abramo (il sacrificio del figlio che Dio stesso gli aveva donato precedentemente) e il gioco della fiducia tra le parti si rinnova.
 
Come richiesto metto il topic in sticky.
Quando non ci saranno post per una settimana lo riporterò normale.
 
ivanpg ha scritto:
Inizio con un saluto a Sara, spero che si ricordi di me.
Non volevo scrivere in questo topic in quanto non sono così afferrato in materia come qualcun altro che ha scritto e non sono il tipo di tante parole,
Chi mi conosce sà che sono un tipo ottimista e fatalista, il mondo gira, le cose succedono e sempre è stato così.
Cercare spiegazioni è inutile, la Religione non è matematica che 2+2 è uguale a 4.
Non c'è certezza di niente, noi pensiamo di essere speciali, ma non siamo ne più ne meno persone umane con i nostri difetti e le nostre virtù.
Certo le cose che stanno capitando ci toccano da vicino, sono persone che io conosco personalmente e per questo mi fà più dispiacere, ma non per questo la mia Fede vacilla.
Da piccolo (2 anni) mi sono impasticcato e sono andato in coma a mia mamma avevano detto che sarei passato dal sonno alla morte. Lei non aveva più manco la forza di pregare, ma mia nonna pregò la Santa Maddalena di Canossa e offri 5.000 per quei tempi, 1961, una cifra. Sarà stato quello, sarà stato fortuna, sarà stato che non era la mia ora, ma ora sono qui. Ma quando mia mamma racconta questa cosa gli viene ancora da piangere e dice "Pensa che non dovevi più esserci"
Comunque per me pregare solo quando ne abbiamo bisogno è sintomo di ruffianeria verso Dio. La preghiera deve sempre essere fatta, indipendentemente dai motivi.
Un'altra cosa che vorrei dire a Giorgio, che in un altro post aveva scritto che era meglio non avere amici e affetti per non soffrire, ma dicendo questo ci si chiude in se stessi e sembra un sintomo di egoismo. Conoscendo Giorgio sò che non è egoista,e c'è il forum a dimostrarlo. Gli chedo solo, per non soffrire avresti rinunciato al "Vulcan Tour"? Avresti rinunciato all'amicizia che ti sei creato sul forum? Le sofferenze passano, i bei ricordi restano.
Spero di non aver deragliato dal post, se così fosse perdonatemi.
Ciao
Ivan

Ciao Ivan,
certo che mi ricordo di te e con te condivido l'idea che siamo tutti solo esseri umani con pregi e difetti e che nella vita nulla è prevedibile o scritto. Diversamente da te però penso che ognuno di noi sia speciale e unico.
Come te penso che la religione e la fede non siano una scienza matematica...e in effetti meglio così, perchè col talento che mi ritrovo non supererei gli esami! :D
Nella mia modesta esperienza, la religione è qualche cosa di molto pratico. E' quello che ogni giorno, uscita di casa per andare allo studio mi trascina in cattedrale (10m dallo studio, che vantaggio!), per poter incontrare ( come un'amante), Colui che è il punto fermo della mia vita... Un momento di intimità prima di cominciare le attività. C'è da dire che il parroco tende alla sintesi, quindi 20mimuti max e la messa è finita, così presto, presto, sono al lavoro. Dio secondo la mia esperienza non è un' entità astratta che vive chiusa in un tabernacolo come il genio della lampada, pronto ad esaudire desideri e aspirazioni degli uomini! E' quel vero Dio e vero uomo che ho conosciuto nei vangeli, Colui che ogni giorno cerco di incontrare personalmente nell'Eucarestia' semplicemente perchè... è bello stare con lui...E potrei continuare e raccontare tante altre cose ma questa è la mia esperienza... e per la cronaca... non sono un'ivasata fondamentalista! :D
Ah! Ivan, condividiamo un'esperienza! A due anni mi sono impasticcata anche io...e poi dicono che è l'adolescenza l'età critica!!! :D

Grazie Sara
 
rosberg ha scritto:
MIranda in riferimento al racconto citato da gasato70 di Abramo e Isacco ti dico che Dio già sapeva che Abramo avrebbe condotto al monte il figlio Isacco e già sapeva che Lui stesso lo avrebbe fermato prima, proprio perchè non voleva la morte di Isacco e non voleva caricare Abramo di un peso. In questo senso è buono, anche se non lo si capisce con questo racconto ma ad esempio con altri.

Questo racconto è un racconto "estremo" come estrema è stata la Passione di Cristo. Bisogna anche saper leggere tra le righe e dare un'interpretazione alle parole e ai racconti. Dio aveva dato ad Abramo una grande prova di fiducia quando gli aveva promesso un figlio nonostante l'età avanzata: è come se gli avesse detto "Abramo fidati di me, ti ho detto che avrai una discendenza e questa l'avrai, anche se apparentemente sembra impossibile, ma l'avrai, fidati". E Abramo ha ottenuto.

Ora in quel racconto, le parti si invertono e non è più Abramo che chiede a Dio qualcosa (una discendenza che ha ottenuto), ma è Dio che chiede qualcosa ad Abramo (il sacrificio del figlio che Dio stesso gli aveva donato precedentemente) e il gioco della fiducia tra le parti si rinnova.

Alla faccia che non voleva caricare Abramo di un peso :shock:
Non mi pare una bella cosa far stare male una persona in un modo cosi' atroce pensando anche solo per un momento che avrebbe perso il figlio.
Poi se vogliamo definire " fiducia " una cosa del genere resto perplesso.
Trattandolo nel nostro contesto e' un po' come dire " guarda che ti licenzio da domani ".
Che fai ?
Cominci a stare male, a non sapere come pagare i debiti, come sfamare la famiglia e la tua vita sembra finire.
E poi ti dicono che era solo una prova di fiducia.
Che faresti ?
 
Gasato70 : anche a me e' capitato di sognare mio padre o mia nonna ( che ha fatto da mamma ) e la sensazione di benessere per un po' e' rimasta, poi ha lasciato spazio alla malinconia e pensieri negativi per cosa avrei potuto fare e non ho fatto e per come la mia vita e' stata rovinata nel momento piu' bello.

Agusmag : bellissima quella frase sul dare piu' vita ai giorni.
 
Con le mie domande, le mie perplessita' non voglio che mi immaginate cone arido e miscredente.
Quante volte sono chiesa in solitudine e resto li a gardare una statua che rappresenta Gesu'.
Vedo il suo volto che rappresenta amore e pieta' e lo supplico di aiutarmi a capire.
Siedo su una panca e guardo il Crocefisso lontano ed immagino di ricevere un gesto qualunque solo per me, qualcosa che mi faccia capire che Lui ha deciso di concedermi un cenno.
Ho provato e riprovato ad attendere pregando, concentrandomi, supplicando.
Nulla.
So che non merito considerazione rispetto a persone che danno un senso alla vita o che patiscono ed allora comprendo che quel cenno non arrivera' mai.
E mi sento solo.
Esco e torno a casa e so gia' che alcuni penseranno di scrivere che il cenno lo dovrei vedere con gli occhi di chi ha Fede ma e' proprio quella che cerco.
Alla fine dei discorsi che stiamo facendo qui in questo messaggio capisco che nessuno sara' mai in grado di illustrarmi un percorso o spiegarmi come e cosa fare per avere Fede, forse occorre averla gia' dentro.
Forse fa parte di noi e se non ce l'hai devi farne senza e basta.
 
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