<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> ecco perché istituirei la pena di morte in Italia | Page 8 | Il Forum di Quattroruote

ecco perché istituirei la pena di morte in Italia

Caro Marimasse ,lungi da me pensarti nella veste lugubre e incappucciata del boia con la scure :D
Volevo solo mostrare il lato "relativo" di concetti come "sbaglia tanto" "sbaglia poco" che non sono unità di misura -ma esistono?- granitiche e immutabili ,ma appunto relative alla cultura ,al sistema politico , al regime se dittatoriale o meno.
E di conseguenza mettere in guardia sulla liceità di nostre considerazioni sulla giustizia dove deve sempre prevalere l l'equità e la salvaguardia dei principi liberali . Ciò che distingue una civiltà avanzata ,da una primitiva ,fondamentalista e tirannica è in primis l'abbandono definitivo di pratiche punitive sulla corporeità dell'individuo : come appunto il taglio delle mani ,la lapidazione, le frustate e naturalmente la pena di morte.
Lo stato moderno di deve limitare a comminare pene che riguardino o la proprietà -multe sanzioni ecc- o la libertà -carcere,arresto ,fermo ecc- del cittadino. Saluti
 
key-one ha scritto:
Caro Marimasse ,lungi da me pensarti nella veste lugubre e incappucciata del boia con la scure :D
Volevo solo mostrare il lato "relativo" di concetti come "sbaglia tanto" "sbaglia poco" che non sono unità di misura -ma esistono?- granitiche e immutabili ,ma appunto relative alla cultura ,al sistema politico , al regime se dittatoriale o meno.
E di conseguenza mettere in guardia sulla liceità di nostre considerazioni sulla giustizia dove deve sempre prevalere l l'equità e la salvaguardia dei principi liberali . Ciò che distingue una civiltà avanzata ,da una primitiva ,fondamentalista e tirannica è in primis l'abbandono definitivo di pratiche punitive sulla corporeità dell'individuo : come appunto il taglio delle mani ,la lapidazione, le frustate e naturalmente la pena di morte.
Lo stato moderno di deve limitare a comminare pene che riguardino o la proprietà -multe sanzioni ecc- o la libertà -carcere,arresto ,fermo ecc- del cittadino. Saluti

Complimenti. Le persone che hanno una concezione dello Stato democratica e liberale -quindi moderna- sono veramente poche. Tu sei uno di questi ed io condivido pienamente. Purtroppo in questo paese siamo in minoranza.

Saluti.
 
marimasse ha scritto:
key-one ha scritto:
...E allora perché non il taglio delle mani ai ladri? E le frustate agli adulteri?...
Come tu abbia potuto dedurre, da quanto ho scritto, che io auspichi il taglio delle mani ai ladri e le frustate agli adulteri costituisce per me un mistero.

Io volevo semplicemente dire che bisognerebbe che i castighi fossero commisurati alle effettive colpe e non "caricati" da istinti, emozioni e risentimenti vari, magari derivanti dalla comprensibile indignazione dovuta a qualche caso eclatante.

Soprattutto, bisognerebbe imparare a preoccuparsi non che le pene teoriche vengano inasprite a dismisura, ma che quelle pratiche siano eque ed effettivamente comminate. Dovremmo imparare a non ritenerci soddisfatti dai... grandi discorsi dal balcone (annienteremo, sgomineremo, azzereremo), ma piuttosto a pretendere che le cose vengano affrontate con onestà e senso della misura.

Se qualcuno mi rubasse la macchina, non ne sarei ovviamente felice e probabilmente, avendo tra le mani il colpevole (purché mingherlino), mi comporterei in maniera tutt'altro che saggia ed elegante. Però se venisse introdotta, ad esempio, la pena di 20anni di galera per chi ruba un'auto io non sarei affatto contento; non mi interessa assolutamente sapere che, nella estremamente remota ipotesi che il ladro venga colto in flagrante, dovrà stare in galera per un periodo assurdamente esagerato. Io vorrei che chi ruba avesse una elevata probabilità di essere beccato e che, in tal caso, venisse messo in galera (con decorrenza immediata, senza scappatoie, sconti, condoni o altro) per un periodo di tempo adeguato ma certo. Ad esempio: rubi un'auto, stai in cella un anno. Ne rubi un'altra, un altro anno.

Ecco perché in ambito stradale non riesco assolutamente a condividere la diffusa ipocrisia con cui si applaude, ogni volta, ai vari grandi annunci: inasprimenti delle sanzioni, giri di vite, azzeramenti delle tolleranze ecc. Non mi gratifica e tanto meno rassicura l'idea che chi va a 65 sul rettilineo deserto o si mette alla guida con un tasso alcolico lontano anni luce dall'ubriachezza potrà essere "legalmente" castigato in maniera ancora più grottesca di prima; nulla ci vedo di positivo, anzi.

Io vorrei che chi si comporta sulle strade in maniera veramente pericolosa o maleducata (e corre sempre meno rischi di essere multato) avesse maggiori probabilità di essere intercettato e castigato in maniera severa, inflessibile ma equa, senza pretendere di far pagare a lui anche le colpe di tutti quelli che non vengono intercettati e, soprattutto, senza pretendere di farle pagare a chi, pur infrangendo formalmente le sempre più isteriche regole (cosa praticamente inevitabile anche per chi guida in maniera responsabile e prudente), nulla di oggettivamente pericoloso o maleducato fa.
Insomma, se per difendere le nostre donne dagli stupri facessimo una legge che prevede lo strappo di un'unghia a chi sorride loro in maniera potenzialmente equivoca e poi ci mettessimo ad applicare la regola scegliendo i bersagli più comodi (persone tra le quali quasi certamente gli stupratori veri non ci sono), secondo me non saremmo affatto degni di ammirazione, ma soltanto ingiusti e ridicoli. Inoltre, le donne avrebbero ben poco di cui rallegrarsi: oltre a rischiare esattamente come prima di essere vittime di violenza, dovrebbero rassegnarsi al fatto di avere dei compagni decisamente insulsi.
Eppure, questo è proprio l'andazzo che sempre più va di moda; il modo in cui "ci occupiamo" della sicurezza stradale ne costituisce un esempio eclatante.
Posso dire che hai letto (e capito) Cesare Beccaria?
 
Della pena di morte

Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l'aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l'arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto, come si accorda un tal principio coll'altro, che l'uomo non è padrone di uccidersi, e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera?

Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità.

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell'anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.
 
Quando la sperienza di tutt'i secoli, nei quali l'ultimo supplicio non ha mai distolti gli uomini determinati dall'offendere la società, quando l'esempio dei cittadini romani, e vent'anni di regno dell'imperatrice Elisabetta di Moscovia, nei quali diede ai padri dei popoli quest'illustre esempio, che equivale almeno a molte conquiste comprate col sangue dei figli della patria, non persuadessero gli uomini, a cui il linguaggio della ragione è sempre sospetto ed efficace quello dell'autorità, basta consultare la natura dell'uomo per sentire la verità della mia assersione.

Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è piú facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. Non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno piú forte contro i delitti. Quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti, è assai piú possente che non l'idea della morte, che gli uomini veggon sempre in una oscura lontananza.

La pena di morte fa un'impressione che colla sua forza non supplisce alla pronta dimenticanza, naturale all'uomo anche nelle cose piú essenziali, ed accelerata dalle passioni. Regola generale: le passioni violenti sorprendono gli uomini, ma non per lungo tempo, e però sono atte a fare quelle rivoluzioni che di uomini comuni ne fanno o dei Persiani o dei Lacedemoni; ma in un libero e tranquillo governo le impressioni debbono essere piú frequenti che forti.

La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambidue questi sentimenti occupano piú l'animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare. Ma nelle pene moderate e continue il sentimento dominante è l'ultimo perché è il solo. Il limite che fissar dovrebbe il legislatore al rigore delle pene sembra consistere nel sentimento di compassione, quando comincia a prevalere su di ogni altro nell'animo degli spettatori d'un supplicio piú fatto per essi che per il reo.

Perché una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d'intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi è alcuno che, riflettendovi, scieglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l'intensione della pena di schiavitù perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato; aggiungo che ha di piú: moltissimi risguardano la morte con viso tranquillo e fermo, chi per fanatismo, chi per vanità, che quasi sempre accompagna l'uomo al di là dalla tomba, chi per un ultimo e disperato tentativo o di non vivere o di sortir di miseria; ma né il fanatismo né la vanità stanno fra i ceppi o le catene, sotto il bastone, sotto il giogo, in una gabbia di ferro, e il disperato non finisce i suoi mali, ma gli comincia. L'animo nostro resiste piú alla violenza ed agli estremi ma passeggieri dolori che al tempo ed all'incessante noia; perché egli può per dir cosí condensar tutto se stesso per un momento per respinger i primi, ma la vigorosa di lui elasticità non basta a resistere alla lunga e ripetuta azione dei secondi. Colla pena di morte ogni esempio che si dà alla nazione suppone un delitto; nella pena di schiavitù perpetua un sol delitto dà moltissimi e durevoli esempi, e se egli è importante che gli uomini veggano spesso il poter delle leggi, le pene di morte non debbono essere molto distanti fra di loro: dunque suppongono la frequenza dei delitti, dunque perché questo supplicio sia utile bisogna che non faccia su gli uomini tutta l'impressione che far dovrebbe, cioè che sia utile e non utile nel medesimo tempo. Chi dicesse che la schiavitù perpetua è dolorosa quanto la morte, e perciò egualmente crudele, io risponderò che sommando tutti i momenti infelici della schiavitù lo sarà forse anche di piú, ma questi sono stesi sopra tutta la vita, e quella esercita tutta la sua forza in un momento; ed è questo il vantaggio della pena di schiavitù, che spaventa piú chi la vede che chi la soffre; perché il primo considera tutta la somma dei momenti infelici, ed il secondo è dall'infelicità del momento presente distratto dalla futura. Tutti i mali s'ingrandiscono nell'immaginazione, e chi soffre trova delle risorse e delle consolazioni non conosciute e non credute dagli spettatori, che sostituiscono la propria sensibilità all'animo incallito dell'infelice.

Ecco presso a poco il ragionamento che fa un ladro o un assassino, i quali non hanno altro contrappeso per non violare le leggi che la forca o la ruota. So che lo sviluppare i sentimenti del proprio animo è un'arte che s'apprende colla educazione; ma perché un ladro non renderebbe bene i suoi principii, non per ciò essi agiscon meno. Quali sono queste leggi ch'io debbo rispettare, che lasciano un cosí grande intervallo tra me e il ricco? Egli mi nega un soldo che li cerco, e si scusa col comandarmi un travaglio che non conosce. Chi ha fatte queste leggi? Uomini ricchi e potenti, che non si sono mai degnati visitare le squallide capanne del povero, che non hanno mai diviso un ammuffito pane fralle innocenti grida degli affamati figliuoli e le lagrime della moglie. Rompiamo questi legami fatali alla maggior parte ed utili ad alcuni pochi ed indolenti tiranni, attacchiamo l'ingiustizia nella sua sorgente. Ritornerò nel mio stato d'indipendenza naturale, vivrò libero e felice per qualche tempo coi frutti del mio coraggio e della mia industria, verrà forse il giorno del dolore e del pentimento, ma sarà breve questo tempo, ed avrò un giorno di stento per molti anni di libertà e di piaceri. Re di un piccol numero, correggerò gli errori della fortuna, e vedrò questi tiranni impallidire e palpitare alla presenza di colui che con un insultante fasto posponevano ai loro cavalli, ai loro cani. Allora la religione si affaccia alla mente dello scellerato, che abusa di tutto, e presentandogli un facile pentimento ed una quasi certezza di eterna felicità, diminuisce di molto l'orrore di quell'ultima tragedia.

Ma colui che si vede avanti agli occhi un gran numero d'anni, o anche tutto il corso della vita che passerebbe nella schiavitù e nel dolore in faccia a' suoi concittadini, co' quali vive libero e sociabile, schiavo di quelle leggi dalle quali era protetto, fa un utile paragone di tutto ciò coll'incertezza dell'esito de' suoi delitti, colla brevità del tempo di cui ne goderebbe i frutti. L'esempio continuo di quelli che attualmente vede vittime della propria inavvedutezza, gli fa una impressione assai piú forte che non lo spettacolo di un supplicio che lo indurisce piú che non lo corregge.

Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto piú funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. Quali sono le vere e le piú utili leggi? Quei patti e quelle condizioni che tutti vorrebbero osservare e proporre, mentre tace la voce sempre ascoltata dell'interesse privato o si combina con quello del pubblico. Quali sono i sentimenti di ciascuno sulla pena di morte? Leggiamoli negli atti d'indegnazione e di disprezzo con cui ciascuno guarda il carnefice, che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino che contribuisce al ben pubblico, lo stromento necessario alla pubblica sicurezza al di dentro, come i valorosi soldati al di fuori. Qual è dunque l'origine di questa contradizione? E perché è indelebile negli uomini questo sentimento ad onta della ragione? Perché gli uomini nel piú secreto dei loro animi, parte che piú d'ogn'altra conserva ancor la forma originale della vecchia natura, hanno sempre creduto non essere la vita propria in potestà di alcuno fuori che della necessità, che col suo scettro di ferro regge l'universo.

Che debbon pensare gli uomini nel vedere i savi magistrati e i gravi sacerdoti della giustizia, che con indifferente tranquillità fanno strascinare con lento apparato un reo alla morte, e mentre un misero spasima nelle ultime angosce, aspettando il colpo fatale, passa il giudice con insensibile freddezza, e fors'anche con segreta compiacenza della propria autorità, a gustare i comodi e i piaceri della vita? Ah!, diranno essi, queste leggi non sono che i pretesti della forza e le meditate e crudeli formalità della giustizia; non sono che un linguaggio di convenzione per immolarci con maggiore sicurezza, come vittime destinate in sacrificio, all'idolo insaziabile del dispotismo. L'assassinio, che ci vien predicato come un terribile misfatto, lo veggiamo pure senza ripugnanza e senza furore adoperato. Prevalghiamoci dell'esempio. Ci pareva la morte violenta una scena terribile nelle descrizioni che ci venivan fatte, ma lo veggiamo un affare di momento. Quanto lo sarà meno in chi, non aspettandola, ne risparmia quasi tutto ciò che ha di doloroso! Tali sono i funesti paralogismi che, se non con chiarezza, confusamente almeno, fanno gli uomini disposti a' delitti, ne' quali, come abbiam veduto, l'abuso della religione può piú che la religione medesima.

Se mi si opponesse l'esempio di quasi tutt'i secoli e di quasi tutte le nazioni, che hanno data pena di morte ad alcuni delitti, io risponderò che egli si annienta in faccia alla verità, contro della quale non vi ha prescrizione; che la storia degli uomini ci dà l'idea di un immenso pelago di errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti, verità soprannuotano. Gli umani sacrifici furon comuni a quasi tutte le nazioni, e chi oserà scusargli? Che alcune poche società, e per poco tempo solamente, si sieno astenute dal dare la morte, ciò mi è piuttosto favorevole che contrario, perché ciò è conforme alla fortuna delle grandi verità, la durata delle quali non è che un lampo, in paragone della lunga e tenebrosa notte che involge gli uomini. Non è ancor giunta l'epoca fortunata, in cui la verità, come finora l'errore, appartenga al piú gran numero, e da questa legge universale non ne sono andate esenti fin ora che le sole verità che la Sapienza infinita ha voluto divider dalle altre col rivelarle.

La voce di un filosofo è troppo debole contro i tumulti e le grida di tanti che son guidati dalla cieca consuetudine, ma i pochi saggi che sono sparsi sulla faccia della terra mi faranno eco nell'intimo de' loro cuori; e se la verità potesse, fra gl'infiniti ostacoli che l'allontanano da un monarca, mal grado suo, giungere fino al suo trono, sappia che ella vi arriva co' voti segreti di tutti gli uomini, sappia che tacerà in faccia a lui la sanguinosa fama dei conquistatori e che la giusta posterità gli assegna il primo luogo fra i pacifici trofei dei Titi, degli Antonini e dei Traiani.

Felice l'umanità, se per la prima volta le si dettassero leggi, ora che veggiamo riposti su i troni di Europa monarchi benefici, animatori delle pacifiche virtú, delle scienze, delle arti, padri de' loro popoli, cittadini coronati, l'aumento dell'autorità de' quali forma la felicità de' sudditi perché toglie quell'intermediario dispotismo piú crudele, perché men sicuro, da cui venivano soffogati i voti sempre sinceri del popolo e sempre fausti quando posson giungere al trono! Se essi, dico, lascian sussistere le antiche leggi, ciò nasce dalla difficoltà infinita di togliere dagli errori la venerata ruggine di molti secoli, ciò è un motivo per i cittadini illuminati di desiderare con maggiore ardore il continuo accrescimento della loro autorità.
 
tante belle parole.
ne userò poche: ci sono esseri umani che, senza voler indagare se per malattia, vizio o semplice cattiveria, compiono azioni più che spregevoli, e a danno spesso di soggetti più deboli (donne e bambini in primis).
questi soggetti facilmente trovano seguaci o adebti pronti a sostituirli. la sola privazione della libertà non è sufficiente ad impedire che altri prendano il loro posto, a meno che per privazione della libertà tu non intenda una cella chiusa su tutti i lati, con una sola piccola apertura che permetta il passaggio dell'aria e l'ingresso automatizzato di cibo agli orari stabiliti. altrimenti trovano mille modi per inviare messaggi all'esterno e continuare INDIRETTAMENTE i propri vergognosi ed ignobili misfatti. se debbo scegliere tra il rischio di vedere un innocente brutalmente aggredito, stuprato ed assassinato ed una pena di morte scelgo facilmente la seconda. senza se e senza ma.
ti farò una semplice domanda.
viene catturato un terrorista che è l'unico a conoscenza del modo per sventare un attentato che intende causare la morte di migliaia di persone innocenti, tra cui i tuoi più cari familiari, con armi chimiche (morte atroce e lenta) . l'unico modo per ottenere risposte da questa persona è torturarlo brutalmente. nessuno tocchi caino?
 
iCastm ha scritto:
ZioLord ha scritto:
iCastm ha scritto:
ZioLord ha scritto:
'azzz.
ma te l'ho scritto!!!!!

In uno che stupra volutamente bimbi/e di 4-5 anni io come del resto NESSUN'ALTRA PERSONA SANA DI MENTE, deve trovare qualcosa da recuperare.

porcadiquellatroialurida, ma e' così difficile da capire???

:shock: :shock: :shock:

cosa ci recuperi in un serial killer stile Milwaukee?

maddai cazzarola!!!

MADDAIIII!!!!

:rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:

Tanti spazi, tante faccine, ma ancora non rispondi alla mia domanda.

Dimmi una cosa, ma se questo tuo principio fosse valido sempre allora lo studente che al primo compito in classe del primo anno di scuola scuola superiore prende un voto basso deve mollare tutto e andare a lavorare?

dopo questa tua affermazione inizio seriamente a chiedermi se tu ci sei o ci fai....
:shock:

ma hai letto ciò che ho scritto?
quale altra risposta ti serve da me?

IO IN SIMILI MERDE NON TROVO ASSOLUTAMENTE NULLA DA RECUPERARE.
e dal mio punto di vista per un mondo migliore NESSUN altro dovrebbe trovarci qualcosa da recuperare.

Ma purtroppo, nonostante io stia studiando seriamente per diventarlo, ancora non sono Dio, e non posso eseguire di persona le sentenze...

riguardo il tuo esempio scolastico, che dire?
hai fatto proprio un paragone che non c'entra nulla.

P.S. io classificare le persone per vivere meglio? Mi aiuterebbe a vivere meglio eliminari quei personaggi a te invece tanto cari...

Dunque se tu fossi il giudice io sarei da condannare a morte?

appurato che ormai me lo fai apposta e fingi di non capire, decido comunque di risponderti per puro diletto:

se io fossi il giudice, non abbisognerei di condannarti a morte(hai peccati tanto gravi nascosti?) semplicemente perchè avendo già eliminato i colpevoli tu no avresti nessuno da "recuperare".
P.S. è sottinteso che trovo assurdo il tuo paragonare i delitti degli assassini col tuo voler recuperarli.
Ma se ti diverte così tanto mischiare le cose, continua pure...
:rolleyes:
 
skamorza ha scritto:
tante belle parole.
ne userò poche: ci sono esseri umani che, senza voler indagare se per malattia, vizio o semplice cattiveria, compiono azioni più che spregevoli, e a danno spesso di soggetti più deboli (donne e bambini in primis).
questi soggetti facilmente trovano seguaci o adebti pronti a sostituirli. la sola privazione della libertà non è sufficiente ad impedire che altri prendano il loro posto, a meno che per privazione della libertà tu non intenda una cella chiusa su tutti i lati, con una sola piccola apertura che permetta il passaggio dell'aria e l'ingresso automatizzato di cibo agli orari stabiliti. altrimenti trovano mille modi per inviare messaggi all'esterno e continuare INDIRETTAMENTE i propri vergognosi ed ignobili misfatti. se debbo scegliere tra il rischio di vedere un innocente brutalmente aggredito, stuprato ed assassinato ed una pena di morte scelgo facilmente la seconda. senza se e senza ma.
ti farò una semplice domanda.
viene catturato un terrorista che è l'unico a conoscenza del modo per sventare un attentato che intende causare la morte di migliaia di persone innocenti, tra cui i tuoi più cari familiari, con armi chimiche (morte atroce e lenta) . l'unico modo per ottenere risposte da questa persona è torturarlo brutalmente. nessuno tocchi caino?
Mi spieghi cosa c'entra la tortura con la pena di morte? Comunque il concetto non è nuovo, anche i nazisti facevano così all'albergo Regina a Milano, torturavano i partigiani e i loro familiari per sventare gli attentati.
Capisco però che il nostro è un dialogo fra sordi, e chiudo qui, senza rancori. Buona vita.
 
ZioLord ha scritto:
iCastm ha scritto:
ZioLord ha scritto:
iCastm ha scritto:
ZioLord ha scritto:
'azzz.
ma te l'ho scritto!!!!!

In uno che stupra volutamente bimbi/e di 4-5 anni io come del resto NESSUN'ALTRA PERSONA SANA DI MENTE, deve trovare qualcosa da recuperare.

porcadiquellatroialurida, ma e' così difficile da capire???

:shock: :shock: :shock:

cosa ci recuperi in un serial killer stile Milwaukee?

maddai cazzarola!!!

MADDAIIII!!!!

:rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:

Tanti spazi, tante faccine, ma ancora non rispondi alla mia domanda.

Dimmi una cosa, ma se questo tuo principio fosse valido sempre allora lo studente che al primo compito in classe del primo anno di scuola scuola superiore prende un voto basso deve mollare tutto e andare a lavorare?

dopo questa tua affermazione inizio seriamente a chiedermi se tu ci sei o ci fai....
:shock:

ma hai letto ciò che ho scritto?
quale altra risposta ti serve da me?

IO IN SIMILI MERDE NON TROVO ASSOLUTAMENTE NULLA DA RECUPERARE.
e dal mio punto di vista per un mondo migliore NESSUN altro dovrebbe trovarci qualcosa da recuperare.

Ma purtroppo, nonostante io stia studiando seriamente per diventarlo, ancora non sono Dio, e non posso eseguire di persona le sentenze...

riguardo il tuo esempio scolastico, che dire?
hai fatto proprio un paragone che non c'entra nulla.

P.S. io classificare le persone per vivere meglio? Mi aiuterebbe a vivere meglio eliminari quei personaggi a te invece tanto cari...

Dunque se tu fossi il giudice io sarei da condannare a morte?

appurato che ormai me lo fai apposta e fingi di non capire, decido comunque di risponderti per puro diletto:

se io fossi il giudice, non abbisognerei di condannarti a morte(hai peccati tanto gravi nascosti?) semplicemente perchè avendo già eliminato i colpevoli tu no avresti nessuno da "recuperare".
P.S. è sottinteso che trovo assurdo il tuo paragonare i delitti degli assassini col tuo voler recuperarli.
Ma se ti diverte così tanto mischiare le cose, continua pure...
:rolleyes:

Sono io che mischio le cose o sei tu che non rileggi quello che scrivi?

Comunque ribadisco parlando coi fatti: gente "recuperata" c'è e dire che nei delinquenti non c'è niente da recuperare a priori è sbagliato. Non è una mia idea o un mio desiderio, è esperienza, realtà.
 
iCastm ha scritto:
Comunque ribadisco parlando coi fatti: gente "recuperata" c'è e dire che nei delinquenti non c'è niente da recuperare a priori è sbagliato. Non è una mia idea o un mio desiderio, è esperienza, realtà.

I fatti che dici tu confermano che ci sono delinquenti recuperabili esattamente come altri fatti confermano il contrario, ossia che ci sono delinquenti non recuperabili. Un elemento come Izzo, per restare nell'esempio, andava soppresso immediatamente, checchè se ne dica, come secondo me andrebbero giustiziati Erika De Nardo (per Omar basterebbe l'ergastolo, ma è già fuori...), Pietro Maso e altri soggetti del genere.
Personalmente mi sono più volte espresso: compatibilmente con la gravità del crimine è in linea di massima giusto concedere una possibilità, bruciata anche questa basta.
E resto anche dell'idea che, se il crimine è particolarmente efferato, sia lecito per la società eliminare definitivamente il colpevole.
 
Flameman ha scritto:
skamorza ha scritto:
tante belle parole.
ne userò poche: ci sono esseri umani che, senza voler indagare se per malattia, vizio o semplice cattiveria, compiono azioni più che spregevoli, e a danno spesso di soggetti più deboli (donne e bambini in primis).
questi soggetti facilmente trovano seguaci o adebti pronti a sostituirli. la sola privazione della libertà non è sufficiente ad impedire che altri prendano il loro posto, a meno che per privazione della libertà tu non intenda una cella chiusa su tutti i lati, con una sola piccola apertura che permetta il passaggio dell'aria e l'ingresso automatizzato di cibo agli orari stabiliti. altrimenti trovano mille modi per inviare messaggi all'esterno e continuare INDIRETTAMENTE i propri vergognosi ed ignobili misfatti. se debbo scegliere tra il rischio di vedere un innocente brutalmente aggredito, stuprato ed assassinato ed una pena di morte scelgo facilmente la seconda. senza se e senza ma.
ti farò una semplice domanda.
viene catturato un terrorista che è l'unico a conoscenza del modo per sventare un attentato che intende causare la morte di migliaia di persone innocenti, tra cui i tuoi più cari familiari, con armi chimiche (morte atroce e lenta) . l'unico modo per ottenere risposte da questa persona è torturarlo brutalmente. nessuno tocchi caino?
Mi spieghi cosa c'entra la tortura con la pena di morte? Comunque il concetto non è nuovo, anche i nazisti facevano così all'albergo Regina a Milano, torturavano i partigiani e i loro familiari per sventare gli attentati.
Capisco però che il nostro è un dialogo fra sordi, e chiudo qui, senza rancori. Buona vita.
paragoni assurdi. non siamo in guerra, o per lo meno non dovremmo esserlo. ed il mio esempio è ben chiaro.
comunque cercherò di spiegarmi meglio:
sento da sempre discorsi come il tuo, apparentemente aprezzabili. solo che rimangono solo discorsi. quando una sola persona di quelle che la pensa come te, od una persona ad essa cara, disgraziatamente subisce un atto come quelli dei quali stiamo parlando ti assicuro che le belle parole lasciano spazio se non a tremende vendette almeno a gravi minacce.
come dire, a parole siamo tutti generosi, basta che i fattacci si fermino nel giardino del vicino.
p.s.: "buona vita" non è ingiurioso letteralmente, ma detto da uno che lotta a favore di Caino suona decisamente male.
 
a_gricolo ha scritto:
iCastm ha scritto:
Comunque ribadisco parlando coi fatti: gente "recuperata" c'è e dire che nei delinquenti non c'è niente da recuperare a priori è sbagliato. Non è una mia idea o un mio desiderio, è esperienza, realtà.

I fatti che dici tu confermano che ci sono delinquenti recuperabili esattamente come altri fatti confermano il contrario, ossia che ci sono delinquenti non recuperabili. Un elemento come Izzo, per restare nell'esempio, andava soppresso immediatamente, checchè se ne dica, come secondo me andrebbero giustiziati Erika De Nardo (per Omar basterebbe l'ergastolo, ma è già fuori...), Pietro Maso e altri soggetti del genere.
Personalmente mi sono più volte espresso: compatibilmente con la gravità del crimine è in linea di massima giusto concedere una possibilità, bruciata anche questa basta.
E resto anche dell'idea che, se il crimine è particolarmente efferato, sia lecito per la società eliminare definitivamente il colpevole.

Nemmeno negli USA giustiziano chi commise il delitto da minorenne o comunque in giovane età. Per caso sai come sta andando il "recupero" di Erika visto che sei così sicuro che non meriti di vivere?

Per quanto riguarda tutti quelli che si sono rimacchiati quando si può avere più informazioni spesso (non sempre) si nota che i "programmi rieducativi" erano stati applicati male o in maniera insufficiente. Ricordo di un pedofilo siciliano che era stato scarcerato dal direttore del penitenziario contro il parere degli psicologi, ma anche del carcerato stesso che in poco tempo tornò ad abusare di un minore (ma se così non fosse stato nemmeno starei a scriverlo visto che non si sarebbe saputo).
 
iCastm ha scritto:
ilSagittario ha scritto:
iCastm ha scritto:
Il "recupero" è possibile, è una realtà, solo che non fa notizia.

Si parla spesso di chi esce e torna a delinquere, ma mai di chi si è veramente rifatto una vita.

Il "recupero" però è possibile solo a determinate condizioni. Non basta che il detenuto si comporti bene in carcere, ma va seguito ed aiutato.

I delinquenti che hanno ripreso la vecchia vita sono quelli che sono stati lasciati soli e sono dunque tornati alle "amicizie" che avevano prima del carcere.

I criminali non sono tali perchè c'è scritto nel loro dna. Una persona non è solo il risultato di fattori biologici, ma anche e soprattutto degli incontri che ha avuto nella vita.

Partiamo dal presupposto che le azioni attengono al singolo non alla società .... finiamola con questa assurda giustificazione.

Vorrei solo che tu mi/ci spiegassi "perchè" .

Non parliamo di ladri di polli ..... il jolly con la vita se lo sono già giocato ...... punto, fine, stop.

Vorrei inoltre sapere perchè tu senti il bisogno di fare ciò mentre non sento da nessuna parte parlare di aiuti o sostegno per le vittime (se in vita) e le loro famiglie.

Che nessuno tocchi Cainio mi può stare anche bene .....ma Caino non lo devo avere più tra i coglioni.

Fortunatamente non viviamo in uno stato in cui siamo costretti a scegliere se aiutare i condannati o le vittime.

Si devono fare entrambe le cose.

No .... si può fare una cosa e non fare l'altra.

E nella mia scala di valori uno come Vallanzasca o Erika e Omar, tanto per fare degli esempi, valgono meno di una cacca di cane.

Perdona la schiettezza.
 
iCastm ha scritto:
ilSagittario ha scritto:
vanguart ha scritto:
iCastm ha scritto:
Il "recupero" è possibile, è una realtà, solo che non fa notizia.

Si parla spesso di chi esce e torna a delinquere, ma mai di chi si è veramente rifatto una vita.

Il "recupero" però è possibile solo a determinate condizioni. Non basta che il detenuto si comporti bene in carcere, ma va seguito ed aiutato.

I delinquenti che hanno ripreso la vecchia vita sono quelli che sono stati lasciati soli e sono dunque tornati alle "amicizie" che avevano prima del carcere.

I criminali non sono tali perchè c'è scritto nel loro dna. Una persona non è solo il risultato di fattori biologici, ma anche e soprattutto degli incontri che ha avuto nella vita.

Invece di spendere soldi e risorse umane pe questi giochetti ( recupero tss) li spenderei per i poveri miserabili che vivono nella nostra societa, x gli anziani x orfani x disabili x vittime di qualche atto criminale ecc..

Ma scherzi?????????????

Questi sono così per libera scelta ....... mentre è colpa della società se diventi mafioso, stupratore, pedofilo, serial killer e di conseguenza è OBBLIGATORIO che la società se ne faccia carico.

E che diamine ...... dobbiamo ripeterlo all'infinito?

L'essere un criminale è scritto nel dna?

Essere criminale è una scelta fatta dal singolo ...... come andare a fare il muratore invece di spaccire droga.

Basta dare una giustificazione a tutto ..... nessuno ve la chiede.
 
ilSagittario ha scritto:
iCastm ha scritto:
ilSagittario ha scritto:
iCastm ha scritto:
Il "recupero" è possibile, è una realtà, solo che non fa notizia.

Si parla spesso di chi esce e torna a delinquere, ma mai di chi si è veramente rifatto una vita.

Il "recupero" però è possibile solo a determinate condizioni. Non basta che il detenuto si comporti bene in carcere, ma va seguito ed aiutato.

I delinquenti che hanno ripreso la vecchia vita sono quelli che sono stati lasciati soli e sono dunque tornati alle "amicizie" che avevano prima del carcere.

I criminali non sono tali perchè c'è scritto nel loro dna. Una persona non è solo il risultato di fattori biologici, ma anche e soprattutto degli incontri che ha avuto nella vita.

Partiamo dal presupposto che le azioni attengono al singolo non alla società .... finiamola con questa assurda giustificazione.

Vorrei solo che tu mi/ci spiegassi "perchè" .

Non parliamo di ladri di polli ..... il jolly con la vita se lo sono già giocato ...... punto, fine, stop.

Vorrei inoltre sapere perchè tu senti il bisogno di fare ciò mentre non sento da nessuna parte parlare di aiuti o sostegno per le vittime (se in vita) e le loro famiglie.

Che nessuno tocchi Cainio mi può stare anche bene .....ma Caino non lo devo avere più tra i coglioni.

Fortunatamente non viviamo in uno stato in cui siamo costretti a scegliere se aiutare i condannati o le vittime.

Si devono fare entrambe le cose.

No .... si può fare una cosa e non fare l'altra.

E nella mia scala di valori uno come Vallanzasca o Erika e Omar, tanto per fare degli esempi, valgono meno di una cacca di cane.

Perdona la schiettezza.

Suppongo che nessuno che navighi qui abbia mai commesso atroci delitti, ma molti la ritengono una condizione sufficiente per mettersi sopra ad altri e poter decidere di loro. Un po' come gli imperatori al Colosseo. Più spietati dei rivoluzionari francesi.

Se questo principio valesse per ogni cosa avrei seri dubbi che il genere umano possa ancora esistere.
 

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