Mastertanto ha scritto:
La cosa che mi impressiona di più, in tutta questa discussione (che spesso ha preso una deriva verso complessi ragionamenti economici, fiscali ecc. mentre è cosa, se la si fa con un po' di testa, non così complicata da gestire) è il conservatorismo indotto : derivato, cioè, dalla scarsissima fiducia che qualcosa possa anche, qualche volta, migliorare un po' in seguito ad interventi legislativi.
In un Paese nel quale il deficit vale il 2,6% del PIL, qualunque iniziativa che riduca gli introiti è un suicidio, tanto più se vi è una riduzione progressiva del deficit da rispettare.
Pertanto, nessuno porrebbe in atto alcuna variazione fiscale, semplice o complessa che sia, che alla fine si tradurrebbe in una riduzione del gettito fiscale. E, considerato che vi è appunto una progressività da rispettare, che il PIL non cresce in maniera significativa, e che in questi casi l'unica maniera di ridurre il deficit è quella di aumentare le tasse, se si presenta l'occasione di una variazione nelle modalità con le quali riscuotere gli introiti, l'occasione verrà sfruttata.
E' un ragionamento banale, e che trova conferma in tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni. Né, vista la situazione, potrebbe essere diversamente. Nessun governo si darebbe la proverbiale zappa sui piedi solo per abolire una tassa di proprietà la cui esistenza è ormai radicata da decenni, per cercare di reperire le relative risorse altrove.
Poichè il budget relativo a quella tassa di proprietà ha margini di incertezza di gran lunga inferiori a quelli che potrebbe avere quello basato sull'aumento delle accise (che dipende da una serie enormi di variabili), se questo fosse adottato,
quantomeno in via precauzionale, lo Stato cercherebbe di incassare di più. E di conseguenza vi sarebbe
necessariamente la fregatura per qualcuno, se non per tutti.
Come fai a parlare di "conservatorismo indotto" in simili condizioni?