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La "Transizione": vantaggi, svantaggi, perplessità, criticità

verranno installati nuovi motori termici su auto che oggi offrono poca scelta?

  • si

    Votes: 10 28,6%
  • si torneranno le sportive o comunque quelle più pepate

    Votes: 3 8,6%
  • no dipende dalle case

    Votes: 7 20,0%
  • no il futuro è elettrico

    Votes: 14 40,0%
  • no i motori costano troppo e saranno sempre gli stessi

    Votes: 10 28,6%

  • Total voters
    35
Ecco qui un piccolo riassunto delle nuove strategie per il 2035 della varie case fatto a Marzo 2025, non mi sembra che seguano la tua previsione, anzi... I motori termici ne avranno ancora da dire.

Nonostante le previsioni di qualche anno fa, nel 2025 l’era della mobilità elettrica non è ancora arrivata e la richiesta dei motori a combustione (per quanto più o meno elettrificati) non accenna a diminuire.
Quando il trend di elettrificazione era in forte crescita, molti costruttori si erano sbilanciati, fissando scadenze per un passaggio completo all’elettrico. Oggi, molti di quei costruttori stanno facendo marcia indietro, rivedendo le loro strategie per il futuro, almeno da qui al 2035, quando tuttora è fissata la fine dei motori a combustione per le nuove auto (ma la ridiscussione della questione in sede europea è attesa a breve).
Vediamo una panoramica delle strategie dei vari gruppi automobilistici per i prossimi anni.

BMW. La casa bavarese punta sull’elettrico, come dimostra la nuova piattaforma Neue Klasse che equipaggerà molte nuove vetture, ma parallelamente vuole continuare a sviluppare motori termici almeno fino al 2035

MERCEDES. Dal 2025 la Mercedes intendeva progettare per l’elettrico tutte le nuove architettura, ma considerati i rallentamenti la casa di Stoccarda punta ora a continuare a sviluppare la tecnologia parallelamente ai motori tradizionali. Stando a quanto dichiarato dal ceo Ola Källenius, buona parte di un investimento di 14 miliardi di euro andrà proprio nello sviluppo dei motori a combustione, per fare in modo che la tecnologia rimanga attuale anche negli anni ‘30. Allo stesso tempo, la Mercedes intende lanciare nuove auto elettriche che possano essere attraenti per i clienti, a partire dalla prossima Cla che sarà svelata presto.

FORD. La Ford aveva programmato di diventare completamente elettrica dal 2030, ma l’ovale blu continuerà a produrre auto a combustione anche dopo quel termine. Nel 2023 la divisione dell’azienda che si occupa dei veicoli elettrici ha perso 1,3 miliardi di dollari. Nel 2024 ha aumentato gli investimenti riguardanti le EV più piccole, mentre ha cancellato i piani per una suv elettrica di grandi dimensioni con 3 file di sedili.

HONDA. Rimasta finora piuttosto in disparte sul fronte dell’elettrico, con la citycar “e” e la suv e: Ny1, entrambe poco diffuse, la Honda vuole lanciare 30 nuove auto elettriche entro il 2030. L’uscita dalla produzione di motori a combustione interna per la casa giapponese è fissata entro il 2040.

HYUNDAI. La Hyundai abolirà tutti i veicoli a combustione in tutti i principali mercati mondiali entro il 2040, mentre in Europa il termina fissato è quello del 2035, a prescindere dagli sviluppi normativi a riguardo. Nel 2030, la casa prevede di avere un totale di 31 modelli elettrici, tra Hyundai, Ioniq e Genesis. Sono in corso ricerche anche in ambito di celle a combustibile alimentate a idrogeno, campo in cui la Hyundai è già presente in Europa con la Nexo e il camion Xcient Fuel Cell.

KIA. Anche la Kia punta molto sull’elettrico, promettendo 15 modelli a batteria sul mercato entro il 2030. Da qui ad allora, l’azienda spera di arrivare a superare il milione di consegne annuali di veicoli elettrici, vale a dire circa un quarto delle vendite totali. Entro il 2030, le auto elettrificate (elettriche ma anche ibride e plug-in) dovrebbero rappresentare il 58% dei veicoli venduti, pari a circa 2,58 milioni di unità.

NISSAN. La Nissan Leaf è stata la prima auto elettrica a proporsi come alternativa credibile per molti automobilisti. Insieme ai partner Mitsubishi e Renault, la casa giapponese ha elaborato un piano per i veicoli puramente elettrici e la mobilità connessa entro il 2030, tuttavia i buoni numeri della Qashqai e-Power hanno spinto i giapponesi a dotare anche altri veicoli di un range extender. La Nissan investirà 23 miliardi nella sua offensiva elettrica entro il 2026 e entro il 2030 verranno lanciati 35 nuovi modelli elettrici, quasi tutti basati su 5 piattaforme EV comuni per la maggior parte dei mercati.

RENAULT. Entro il biennio 2027/28, la Renault vuole ridurre ulteriormente i prezzi delle auto elettriche, per portalo al livello di quelle a combustione interna. Dopo la Renault 5 e 4, entro il 2031 l’offerta di veicoli elettrici sarà ampliata a 7, tra cui la Mégane E-Tech, la Scenic E-Tech e la Kangoo. In arrivo anche la nuova Twingo, con un prezzo di listino intorno ai 20 mila euro. Se la quota di vetture Renault elettrificate dovrebbe arrivare al 65% nel 2025, entro il 2030 la percentuale dovrebbe arrivare al 90%. L’azienda punta inoltre a raggiungere la neutralità climatica entro il 2040 in Europa ed entro il 2050 nel mondo.
Dacia, la casa romena di Renault, equipaggerà le sue vetture con motori a combustione il più a lungo possibile, bilanciando la strategia elettrica della casa madre. La Dacia prevede di abbandonare l’uso dei combustibili fossili come carburante solo nel 2035.

STELLANTIS. Per l’Alfa Romeo il piano è di lanciare solo elettriche a partire dal 2027 è stato rimandato, tanto che la prossima Stelvio – prevista inizialmente solo a corrente – dovrebbe avere anche una versione elettrica con range extender (e quindi anche la Giulia che dovrebbe arrivare nel 2026), che si aggiungerà all’elettrica già annunciata.
La Citroën punta forte sulla mobilità elettrica e potrebbe abbandonare i motori a combustione entro il 2028. Intanto punta sulle famiglie, offrendo diverse versioni a batteria dei suoi modelli. Fondamentale per la strategia di elettrificazione è la ë-C3, citycar elettrica low cost che in Italia viene venduta a partire da 23.900 euro.
Sono quattro i modelli elettrici della Fiat attualmente in produzione: la 500e, la 600e, la Grande Panda e la Topolino. L’obiettivo di diventare completamente elettrici è stato prorogato, come dimostrano gli investimenti per modificare la piattaforma per la nuova Fiat 500 Ibrida, basata su un’architettura rivista proveniente dal modello elettrico.

TOYOTA. La Toyota ha fin dall’inizio puntato più sull’ibrido che sull’elettrico. Sulla scia del rallentamento della richiesta di auto elettriche, la casa giapponese ha rallentato la produzione di questo genere di vetture tagliandola del 30% rispetto a quanto previsto inizialmente. Alla fine di maggio 2024, Toyota ha presentato due nuovi prototipi di motori a combustione a quattro cilindri da 1,5 e 2,5 litri, in grado di bruciare biocarburanti, e-fuel, idrogeno e benzina. Sono compatti e progettati per la trazione ibrida. La Toyota è anche convinta che l’idrogeno sostituirà il diesel nei veicoli commerciali.

VOLKSWAGEN. La Volkswagen puntava a diventare un marchio solo elettrico entro il 2033, ma le cose sono cambiate. Pur essendo convinta che i veicoli elettrici rappresentino il futuro dell’automobile, la casa tedesca continuerà a produrre auto con motore a combustione finché ci sarà richiesta. Nel frattempo il costruttore lavora per offrire nuovi modelli elettrici a prezzi competitivi, con la citycar elettrica erede della Up! che dovrebbe avere un listino di circa 20 mila euro.
L’Audi, ha deciso di rallentare la sua ambiziosa strategia destinata ai veicoli a corrente, che prevedeva il lancio di 10 nuovi modelli entro il 2026. I vertici dell’Audi non escludono che i veicoli elettrici facciano parte della strategia a lungo termine del marchio, ma assicurano che ci sarà flessibilità nelle tempistiche.
Si , i responsi di google sono corretti. Ricordo a suo tempo di aver letto i comunicati.
Io ho fatto il riassunto della prima parte , quella del ban al 2035. C'e' il dopo anche della vicenda ,mica
e' finita , e' in divenire. E' come una telenovela io ti ho riportato nei precedenti post
l'inizio della telenovela diciamo 2019 - 2024.
Quando si e' capito che le case non sarebbero riuscite a sostenersi finanziariamente con le sole EV si e' cercato di fare pressioni a livello UE. Quello che hai riportato sopra tu e' il risultato ad oggi di quelle pressioni politiche.
Tutto cio ' si e' tradotto , al fine di avere margini sufficienti a permettere ai costruttori di sopravvivere ,nella strada della doppia alimentazione su ogni pianale.
La strada maestra sara' quella , alcuni costruttori la seguiranno piu' altri meno.
 
@Zero_cilindri credo ne abbiamo parlato più volte e toccando filoni di discussione diversi, non ho letto con attenzione le ultime pagine ma vedo che come sempre si cerca di "lottare" quando secondo me di lotta non solo non ce n'è, ma non ce ne dovrebbe nemmeno essere.

Che siamo in una fase di transizione è chiaro, che ogni paese la affronti in modo diverso anche.

Ho trovato "illuminanti" alcuni passaggi dell'amico @Temugin73 che a mio avviso ha fotografato molto bene alcuni passaggi, diciamo che la politica, in ultima analisi, siamo un po' noi stessi, in generale e in questo momento la spinta verso la transizione c'è ma è come se non fosse messa a fuoco, concentrata.

Chiaramente semplificare e ridurre i paletti per poter aumentare (ma soprattutto diversificare) la quota di rinnovabili è cosa buona e giusta, le crisi energetiche subite pochi anni fa e in cui siamo ora invischiati dovrebbero darci una strada da seguire, però bisogna anche pensare che non è possibile farlo con uno schiocco di dita.

Ci sono tante cose da considerare, investimenti ma anche mercati che cambiano quindi si, se da una certa prospettiva è un po' "bruttino" essere lenti su questi paesaggi, dall'altro non posso che pensare che in un paese complesso, articolato e molto disomogeneo come il nostro per cambiare qualcosa in modo significativo è necessario più tempo che altrove, è così e pian piano ci arriveremo, coi nostri tempi però non è che perché oggi non è tutto elettrico dobbiamo essere tristi (da un lato) o felici (dall'altro).

Dobbiamo secondo me tenere aperti gli occhi ed alto lo sguardo, pian piano il prodotto elettrico (che è ottimo!) prenderà il suo spazio fisiologico, si diffonderà in funzione di costi e necessità ma soprattutto inizierà ad uscire dallo stato di "novità aliena" in cui è attualmente confinato, con una % sul totale circolante che è ancora sotto l'1%.

Non dobbiamo farci prendere, tutti, da facili isterie, semplicemente nel momento in cui ci troviamo a valutare un cambio auto, l'opzione elettrica inizierà ad essere messa sempre più nelle scelte sul tavolo, fa tutto parte della normalità e del percorso fisiologico di adozione.

Aggiungo il mio pensiero secondo cui la mobilità elettrica non potrà rimpiazzare totalmente la mobilità termica anche a medio termine, per cui tempo al tempo e serenità nell'osservare una situazione in divenire.

5 anni fa si vendevano poche elettriche, ora se ne vendono di più, probabilmente con quest'anno si supererà l'1% del circolante e nel giro di altri 3/4 anni si raggiungerà il milione di auto vendute in Italia (quindi quasi il 3% sul circolante).

Gli scenari, diametralmente opposti tra noo, mio e di @Zero_cilindri, dimostrano però come il prodotto elettrico possa essere un'ottima soluzione per entrambi, per le necessità che abbiamo, siamo soddisfatti non DEL prodotto elettrico in sé ma DAL prodotto elettrico come universo e piattaforma, chiunque potrà valutare e man mano abbracciare (se fa per lui) la mobilità elettrica, senza che sia oggetto di marchio o di arretratezza chi non vuole o non può farlo, finché le auto termiche, ibride o meno che sia, si possono costruire e vendere, non capisco perché ci siano problemi nei confronti di chi le compra.
 
Mah... sembra che vi stiano strappando un rene senza anestesia...
Non direi proprio.... si commenta la situazione e si esprimono le proprie opinioni, almeno per il momento non serve "lamentarsi" non essendo ancora (e auspicabilmente, mai) in vigore l'imposizione dello switch. Se queste ti sembrano lamentele, vedrai come saranno se e quando succederà....
 
Ma sinceramente 9 anni vi sembrano tanti?
Per ora il ritmo col quale si sono diffuse le colonnine è stato lentissimo,e ci sta in assenza di richiesta da parte della popolazione ma è il solito cane che si morde la coda.
Una colonnina se va bene richiede un anno,ma in certi casi anche di più, tra l'installazione e l'effettiva messa in funzione.
Io tutto questo tempo non lo vedo.
Qui si parla di realizzarne centinaia di migliaia.
Imho anche se il ban non è ancora arrivato ci sta essere un filino preoccupati per il futuro non così remoto.
 
Ma sinceramente 9 anni vi sembrano tanti?
Per ora il ritmo col quale si sono diffuse le colonnine è stato lentissimo,e ci sta in assenza di richiesta da parte della popolazione ma è il solito cane che si morde la coda.
Una colonnina se va bene richiede un anno,ma in certi casi anche di più, tra l'installazione e l'effettiva messa in funzione.
Io tutto questo tempo non lo vedo.
Qui si parla di realizzarne centinaia di migliaia.
Imho anche se il ban non è ancora arrivato ci sta essere un filino preoccupati per il futuro non così remoto.
Sono d'accordo 9 anni in ambito industriale sono un tempo considerato a breve/medio termine, non c'è dubbio, nel caso dell'elettrico dobbiamo aggiungere 5/6 anni almeno per considerare l'intero processo di ideazione, progettazione e inizio produzione di diversi modelli elettrici che fino a quel momento erano pochi e marginali.

Anche 15 anni sono un medio termine, però obiettivamente le case hanno prodotto buoni risultati in questa prima fase, piattaforme e auto reali, usabili, fruibili (chiaramente migliorabili generazione dopo generazione).

Sulle colonnine invece mi trovi meno d'accordo, non sono "poche" ma soprattutto non sono quelli i tempi di collegamento. Mi spiego meglio, probabilmente ce ne saranno alcune per cui un anno nemmeno basta per poter erogare la prima ricarica, ma nella gran parte dei casi in 2/3 giorni vengono posate (lavori di scavo/posa/chiusura/asfaltatura) e in poche settimane vengono posate e attivate.

Poi non sono così addentro (in realtà non lo sono affatto) per capire cosa blocchi certe attivazioni che sicuramente ci sono (colonnine che restano imballate per mesi) però sul totale sono una frazione minimale.

Semmai già da qualche mese c'è un altro fenomeno (gravissimo) che crea disservizi ma non è l'installazione, bensì l'asportazione e il furto dei cavi dalle colonnine DC/HPC quello si che provoca indisponibilità anche lunghe (denunce, pratiche assicurative, re-investimenti, ecc.). :(
 
Magari nella mia zona i tempi sono più lunghi perché ci sono meno auto elettriche e quindi non c'è fretta di mettere in funzione le colonnine.
Le uniche che ho visto realizzate e attivate rapidamente sono quelle dei supermercati (quelle in strada di solito dopo la realizzazione restano mesi incelofanate).
Per ovvie ragioni quelle del Lidl sono più utilizzate mentre ho notato che quelle dell'euro spin non sono mai occupate.
Non saranno convenienti.
 
Magari nella mia zona i tempi sono più lunghi perché ci sono meno auto elettriche e quindi non c'è fretta di mettere in funzione le colonnine.
Le uniche che ho visto realizzate e attivate rapidamente sono quelle dei supermercati (quelle in strada di solito dopo la realizzazione restano mesi incelofanate).
Per ovvie ragioni quelle del Lidl sono più utilizzate mentre ho notato che quelle dell'euro spin non sono mai occupate.
Non saranno convenienti.
Sicuramente la zona può essere una discriminante in questo caso, anche a Milano qualcuna "incellophanata" per più di qualche settimana c'è (e viene "sbattuta in prima pagina" su social e altro, ma la maggior parte viene posata e attivata dopo poco.

Quelle dei c/c non le considero un granché, essendo private e una sorta di "richiamo" (es. Lidl le rende gratuite, basta che il EuroSpin la metta anche solo a 0,30 €/kWh non potrà avere lo stesso richiamo di un Lidl "gratis"), in pratica sono operazioni di marketing assimilabili alle promo da volantino, un bel richiamo.
 
Passatemi il paragone.
Stamattina sono dovuto andare in una lavanderia a gettoni.
Una signora anziana ex cliente dei miei genitori gli ha chiesto se potevano lavarle il piumone,non ce la siamo sentita di dirle di no o di rivolgersi a un'altra lavanderia (ma a lei serviva il ritiro e la consegna a domicilio perché non guida) quindi stamattina ho provato.
Il servizio non è malaccio devo dire.
Quella secondo cui le lavatrici verrebbero igienizzate dopo ogni utilizzo è una leggenda,sta al cliente farlo e ha un costo extra.
Io ho usato una delle lavatrici più grandi mentre un ragazzo lavava abiti da cantiere in una di quelle piccole,chi la userà dopo potrebbe avere qualche brutta sorpresa.
Comunque mi sono chiesto se ricaricare non sia più o meno la stessa cosa.
Se lo fai a casa ti costa meno ed è immensamente più comodo.
Se a casa non sei attrezzato ti adatti.
I 25 minuti del lavaggio,paragonabili al tempo di una ricarica 20-80% presso una colonnina non velocissima,passano ma non è come stare a casa propria.
Gli ultimi 10 minuti ero stufo di guardare il telefono.
Ho anche dovuto aspettare perché la lavatrice era occupata.
Magari diventerà la normalità come ci hanno mostrato per anni i film americani.
A casa comunque imho tutto è più comodo...
 
Il vero problema è che stiamo affidando solo - o esclusivamente - al privato la realizzazione di queste infrastrutture pubbliche. Ed è questo il problema. Se le strade le avessero fatte fare ai privati, che giustamente ragionano in termini di profitto, intere aree del Paese sarebbero rimaste totalmente isolate. Per queste cose serve l'intervento pubblico
 
Una cosiderazione.
Buon senso vorrebbe che le EV diventassero un progetto di lungo termine chesso' il 2050.
Nel frattempo mentre migliorano la tecnologia e il prodotto si affianca a full hybrid di vario tipo sempre meglio
ottimizzate per consumare e inquinare meno;
che prevedano l'adozione di batterie piu' capienti tipo 2-3kwh in modo da permettere
anche un uso ad emissioni zero nei tratti cittadini.
Vista la ritrosia del mercato verso le EV , dove si tolgono i sussidi a fondo perduto e le agevolazioni fiscali le vendite crollano, la paura e' che cadano nel dimenticatoio.
Gia' oggi fanno quote di mercato insufficienti a reggere il "baraccone" , portarle avanti negli anni galleggiando in una quota di mercato tra il 5% e il 15% (togliamo le lodevoli eccezioni dei piccoli mercati del nord Europa)
si potrebbe tradurre nel concreto rischio della loro prematura scomparsa a favore di full hybrid "super dotati".
 
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