<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Precipitato A320 in Francia della Germanwings | Page 9 | Il Forum di Quattroruote

Precipitato A320 in Francia della Germanwings

a_gricolo ha scritto:
Quello che intendevo dire è che questa tragedia sconvolge tutte le possibili "certezze" che si possono avere sulla sicurezza. Perchè tutto si basa sulla frase che hai messo in corsivo, ossia la condivisione di destini tra pilota e passeggeri. Se manca questa, il resto è inutile.

Esatto, ed è ciò che mi sconvolge e infastidisce del suicidio. Il suicida non si guarda minimamente della gente che ha intorno a se, di quelli che lo vedono sfracellarsi al suolo dal decimo piano, di quelli che creperanno insieme a lui se s'ammazza col gas, di quelli che prendono il pilone autostradale finendo poi per carambolare su altri veicoli... al suicida degli altri frega poco in certi momenti.

CARA GRAZIA che non li ha fatti soffrire, così, a naso, non mi quadra che non abbia puntato il muso verso il basso per sfracellarsi. Li ha portati con se su una parete rocciosa a forte velocità con una discesa controllata. Da una parte si presume che abbia mantenuto la calma, dall'altra probabilmente lui stesso aveva strizza di schiantarsi verticale (non avrebbe avuto più scampo). Mentre così gli sarebbe bastato richiamare. Magari un raptus, un momento di follia, poi il pensiero che lasciando fuori il comandante avrebbe perso il lavoro e sarebbe finito in galera o in manicomio, e quindi giù, "tranquillamente" e ordinatamente sulle rocce.
 
il_chicco_show ha scritto:
CARA GRAZIA che non li ha fatti soffrire, così, a naso, non mi quadra che non abbia puntato il muso verso il basso per sfracellarsi. Li ha portati con se su una parete rocciosa a forte velocità con una discesa controllata. Da una parte si presume che abbia mantenuto la calma, dall'altra probabilmente lui stesso aveva strizza di schiantarsi verticale (non avrebbe avuto più scampo). Mentre così gli sarebbe bastato richiamare. Magari un raptus, un momento di follia, poi il pensiero che lasciando fuori il comandante avrebbe perso il lavoro e sarebbe finito in galera o in manicomio, e quindi giù, "tranquillamente" e ordinatamente sulle rocce.
Da quanto si legge (prendere sempre con le pinze i contenuti dei media), pare che se avesse messo giù il muso di brutto, i computer di bordo avrebbero posto in essere "misure difensive", ostacolando il suo (ipotizzato) intento. La discesa era veloce ma non tanto da allarmare i passeggeri, se è vero che si sono sentite le prime urla pochi attimi prima dell'impatto (forse è una pietosa bugia della procura - il "non se ne sono accorti fino a pochi attimi prima"- per non aggiungere altro dolore allo strazio).
In ogni caso se guardi il costine su cui si è sbriciolato l'aereo, la velocità cui andava, le inerzie ed i limiti strutturali di quei bestioni, non è che avrebbe potuto cabrare all'ultimo secondo come fosse su un caccia militare.
 
U2511 ha scritto:
In ogni caso se guardi il costine su cui si è sbriciolato l'aereo, la velocità cui andava, le inerzie ed i limiti strutturali di quei bestioni, non è che avrebbe potuto cabrare all'ultimo secondo come fosse su un caccia militare.

No no all'ultimo secondo no, diciamo gli ultimi 20-30 secondi... certo se lui abbia puntato il suolo così, di brutta maniera ma il computer di bordo ha "negato" l'intento è tutta un'altra questione.

È talmente brutta la questione che anche ragionare in questi termini è comunque un peccato.
 
il_chicco_show ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Quello che intendevo dire è che questa tragedia sconvolge tutte le possibili "certezze" che si possono avere sulla sicurezza. Perchè tutto si basa sulla frase che hai messo in corsivo, ossia la condivisione di destini tra pilota e passeggeri. Se manca questa, il resto è inutile.

Esatto, ed è ciò che mi sconvolge e infastidisce del suicidio. Il suicida non si guarda minimamente della gente che ha intorno a se, di quelli che lo vedono sfracellarsi al suolo dal decimo piano, di quelli che creperanno insieme a lui se s'ammazza col gas, di quelli che prendono il pilone autostradale finendo poi per carambolare su altri veicoli... al suicida degli altri frega poco in certi momenti.

CARA GRAZIA che non li ha fatti soffrire, così, a naso, non mi quadra che non abbia puntato il muso verso il basso per sfracellarsi. Li ha portati con se su una parete rocciosa a forte velocità con una discesa controllata. Da una parte si presume che abbia mantenuto la calma, dall'altra probabilmente lui stesso aveva strizza di schiantarsi verticale (non avrebbe avuto più scampo). Mentre così gli sarebbe bastato richiamare. Magari un raptus, un momento di follia, poi il pensiero che lasciando fuori il comandante avrebbe perso il lavoro e sarebbe finito in galera o in manicomio, e quindi giù, "tranquillamente" e ordinatamente sulle rocce.

pare che invece si siano ben accorti di quel che stava accadendo...8 mi nuti in picchiata a velocitá di crociera....chissá quanto sono durati quei minuti.. :( :(
 
bumper morgan ha scritto:
pare che invece si siano ben accorti di quel che stava accadendo...8 mi nuti in picchiata a velocitá di crociera....chissá quanto sono durati quei minuti.. :( :(

Mi sembra un tantino eccessivo definirla "picchiata".
Otto minuti mi sembrano poco meno di quello che normalmente occorre per l'avvicinamento finale...
Sbaglierò come al solito, ma se era sui diecimila metri di quota di crociera ed ha impattato a circa duemila, in otto minuti, significherebbe mille metri al minuto.
Non so quale sia il "normale" rateo di discesa... credo circa 1800 ft/m per i grandi aerei, 700 ft/m per i più piccoli... sarebbero circa 540 metri al minuto... una discesa un pò più ripida, 1000 metri al minuto, ma definirla picchiata ?
 
da quanto leggo stamattina su repubblica, pare che abbiano ascoltato il mio appello. :)
vogliono introdurre una regola per cui il pilota non puó piu restare in cabina da solo.
 
Alosqualo ha scritto:
da quanto leggo stamattina su repubblica, pare che abbiano ascoltato il mio appello. :)
vogliono introdurre una regola per cui il pilota non puó piu restare in cabina da solo.

Può darsi che la regola già vigesse, e che come tutte le regole anche questa abbia finito per essere allegramente violata. :(
Senza per questo voler togliere nulla alla tua prudenza, sia chiaro :)
 
Alosqualo ha scritto:
da quanto leggo stamattina su repubblica, pare che abbiano ascoltato il mio appello. :)
vogliono introdurre una regola per cui il pilota non puó piu restare in cabina da solo.
Re-introdotta, come dicevo prima ;)

Ma la cosa non è così semplice, come si legge qui: Articolo
Riporto l'ultima parte dell'articolo, che mi pare interessante

Noi profani possiamo porci un?altra domanda che sembra peregrina ma non lo è: e se il codice di accesso viene dimenticato, o non funziona? Per strano che possa sembrare, è già capitato. In diverse occasioni (una recente a fine 2014) una porta blindata è rimasta bloccata nonostante cercassero di aprirla sia il pilota che stava fuori sia quello dentro. Un fatto meccanico. Succede.
Da notare anche che un Paese le cui esigenze di sicurezza sono estreme, come Israele, ha deciso di risolvere i problemi in modo drastico sistemando una toilette all?interno della cabina dei piloti, in modo che per tutto il volo non ci sia necessità di uscire.
Però i piloti si logorano il sistema nervoso, se non possono uscire per ore da uno spazio angusto. E proprio questo potrebbe mettere a rischio la sicurezza dei passeggeri. Il co-pilota dell?A-320 lamentava uno stress da lavoro. E star sempre tappati nel «cockpit» non migliora la situazione.
 
Vorrei inoltre condividere questo articolo di Francesac Sforza su La Stampa, che mi pare meritevole di riflessione

La Germania che si scopre imperfetta

Il dettaglio dell?assenza di picchiata, che ha evitato il diffondersi del panico da morte certa fra i passeggeri, è forse quello che più di ogni altro fa sorgere il pensiero secondo cui «solo un tedesco» poteva arrivare a tanto. È un pensiero carico di pregiudizi, che gronda i peggiori stereotipi del Novecento, ma è della stessa stoffa di quello che tutti nel mondo hanno avuto di fronte al capitano Schettino: «Solo un italiano». Ed è altrettanto vero.

Nel nostro Paese sopravvive una formazione involontaria al pressappochismo e alle soluzioni facili - il caso Concordia lo ha esposto globalmente in forma epica.

Allo stesso modo la Germania è chiamata oggi a interrogarsi sul punto di rottura di un sistema sociale strutturato sull?esclusione dell?imprevisto dal novero dei possibili. Non è previsto che un treno deragli, e infatti i treni non deragliano, non è previsto che i sistemi di riscaldamento delle stazioni si rompano, e infatti non si rompono, non è previsto che uno studente di bassa resa scolastica possa a un certo punto rivelarsi un genio, e infatti non andrà al ginnasio perché resterà confinato nelle scuole tecniche, non è previsto che un ministro copi una tesi di dottorato, e infatti non lo fa, e se lo fa non solo si dimette, ma si disintegra nel nulla (che fine ha fatto Karl Theodor von Guttenberg, promessa della politica tedesca, possibile che per lui il futuro si sia chiuso per sempre e che non vi sia neanche una remota possibilità di riscatto?).

La società ha le maglie strette, il controllo degli individui gli uni sugli altri è serratissimo (provate a parcheggiare in divieto, prima del vigile arriverà un comune cittadino a segnalare l?infrazione), il numero delle regole non scritte è praticamente infinito, può capitare di sentirsi sussurrare con astio, passeggiando su una strada qualunque, di tenere la destra, per evitare ingorghi di passanti, e pazienza che non c?è nessuno, è una buona regola per quando le persone arriveranno. Ogni minuto di ogni giorno è assorbito dall?esigenza di evitare che accadano fatti inaspettati, fuori controllo, sbavature rispetto al perfetto disegno immaginato. Fino al punto in cui poi una cosa succede e tutto, ma proprio tutto, si spezza, come dimostrano le allucinate dichiarazioni delle autorità tedesche dopo la rivelazione: «non è nel nostro Dna», ha dichiarato il portavoce di Lufthansa, «un incubo neanche lontanamente ipotizzabile», «incredibile che una cosa del genere si sia verificata nella nostra azienda», «ogni aspetto della formazione del nostro sistema è stato verificato», fino a un annaspante: «al momento non ci sono le condizioni per fare un?autocritica».

Ora, è evidente che la Germania non è solo questo, così come l?Italia non è popolata da affossatori di navi con manie di grandezza. Ma arriva un giorno in cui bisogna avere la forza di dire a se stessi: «noi siamo anche questo», e farci i conti come se il proprio lato-ombra fosse l?unico dato a disposizione. Perché anche nell?Airbus di Germanwings c?è stato un capitano De Falco ? quello che intimò a Schettino di salire a bordo. Il comandante dell?A320 si è attaccato alla porta e ha cercato di sfondarla, verosimilmente imprecando come fece l?italiano. Ma non è servito: capita spesso infatti, nei Paesi che formano grandi caratteri, che un solo uomo sia sufficiente per trascinare tutti gli altri all?inferno.
 
U2511 ha scritto:
Vorrei inoltre condividere questo articolo di Gramellini sa La Stampa, che mi pare meritevole di riflessione

La Germania che si scopre imperfetta

Il dettaglio dell?assenza di picchiata, che ha evitato il diffondersi del panico da morte certa fra i passeggeri, è forse quello che più di ogni altro fa sorgere il pensiero secondo cui «solo un tedesco» poteva arrivare a tanto. È un pensiero carico di pregiudizi, che gronda i peggiori stereotipi del Novecento, ma è della stessa stoffa di quello che tutti nel mondo hanno avuto di fronte al capitano Schettino: «Solo un italiano». Ed è altrettanto vero.

Nel nostro Paese sopravvive una formazione involontaria al pressappochismo e alle soluzioni facili - il caso Concordia lo ha esposto globalmente in forma epica.

Allo stesso modo la Germania è chiamata oggi a interrogarsi sul punto di rottura di un sistema sociale strutturato sull?esclusione dell?imprevisto dal novero dei possibili. Non è previsto che un treno deragli, e infatti i treni non deragliano, non è previsto che i sistemi di riscaldamento delle stazioni si rompano, e infatti non si rompono, non è previsto che uno studente di bassa resa scolastica possa a un certo punto rivelarsi un genio, e infatti non andrà al ginnasio perché resterà confinato nelle scuole tecniche, non è previsto che un ministro copi una tesi di dottorato, e infatti non lo fa, e se lo fa non solo si dimette, ma si disintegra nel nulla (che fine ha fatto Karl Theodor von Guttenberg, promessa della politica tedesca, possibile che per lui il futuro si sia chiuso per sempre e che non vi sia neanche una remota possibilità di riscatto?).

La società ha le maglie strette, il controllo degli individui gli uni sugli altri è serratissimo (provate a parcheggiare in divieto, prima del vigile arriverà un comune cittadino a segnalare l?infrazione), il numero delle regole non scritte è praticamente infinito, può capitare di sentirsi sussurrare con astio, passeggiando su una strada qualunque, di tenere la destra, per evitare ingorghi di passanti, e pazienza che non c?è nessuno, è una buona regola per quando le persone arriveranno. Ogni minuto di ogni giorno è assorbito dall?esigenza di evitare che accadano fatti inaspettati, fuori controllo, sbavature rispetto al perfetto disegno immaginato. Fino al punto in cui poi una cosa succede e tutto, ma proprio tutto, si spezza, come dimostrano le allucinate dichiarazioni delle autorità tedesche dopo la rivelazione: «non è nel nostro Dna», ha dichiarato il portavoce di Lufthansa, «un incubo neanche lontanamente ipotizzabile», «incredibile che una cosa del genere si sia verificata nella nostra azienda», «ogni aspetto della formazione del nostro sistema è stato verificato», fino a un annaspante: «al momento non ci sono le condizioni per fare un?autocritica».

Ora, è evidente che la Germania non è solo questo, così come l?Italia non è popolata da affossatori di navi con manie di grandezza. Ma arriva un giorno in cui bisogna avere la forza di dire a se stessi: «noi siamo anche questo», e farci i conti come se il proprio lato-ombra fosse l?unico dato a disposizione. Perché anche nell?Airbus di Germanwings c?è stato un capitano De Falco ? quello che intimò a Schettino di salire a bordo. Il comandante dell?A320 si è attaccato alla porta e ha cercato di sfondarla, verosimilmente imprecando come fece l?italiano. Ma non è servito: capita spesso infatti, nei Paesi che formano grandi caratteri, che un solo uomo sia sufficiente per trascinare tutti gli altri all?inferno.

bell'articolo

sono molto curioso di sentire l'opinione di tutti i ragazzi che vanno a vivere in Germania perchè qui non c'è futuro, ormai è un paese SOLO per parassiti
 
Video "inquietante", :shock: se ci fosse stata una registrazione video.

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/storie-pazzesche-i-primi-sei-minuti-del-film/185842/184727
 
economyrunner ha scritto:
sono molto curioso di sentire l'opinione di tutti i ragazzi che vanno a vivere in Germania perchè qui non c'è futuro, ormai è un paese SOLO per parassiti
[OT] al di là di pregi e difetti di ciascuno dei due Paesi, noi per nostra figlia in un certo senso auspichiamo che se ne vada e la stiamo preparando a questo. L'Italia potrebbe avere un ottimo futuro come posto in cui facoltosi pensionati possano svernare, ma non vedo nulla di più. La cultura d'impresa sta altrove. D'altra parte sono in un'età in cui vedo i figli cresciuti di amici e conoscenti che hanno già fatto o stanno facendo la valigia, ed io sono in un'età in cui mi è ormai pressoché impossibile andarmene, per cui, con rassegnazione, cerco di arrivare in salute alla vecchiaia.
 
U2511 ha scritto:
economyrunner ha scritto:
sono molto curioso di sentire l'opinione di tutti i ragazzi che vanno a vivere in Germania perchè qui non c'è futuro, ormai è un paese SOLO per parassiti
[OT] al di là di pregi e difetti di ciascuno dei due Paesi, noi per nostra figlia in un certo senso auspichiamo che se ne vada e la stiamo preparando a questo. L'Italia potrebbe avere un ottimo futuro come posto in cui facoltosi pensionati possano svernare, ma non vedo nulla di più. La cultura d'impresa sta altrove. D'altra parte sono in un'età in cui vedo i figli cresciuti di amici e conoscenti che hanno già fatto o stanno facendo la valigia, ed io sono in un'età in cui mi è ormai pressoché impossibile andarmene, per cui, con rassegnazione, cerco di arrivare in salute alla vecchiaia.

[ot] proprio in questi giorni le discussioni tra me e mio figlio sono sempre le stesse. Lui è molto portato per proseguire gli studi universitari ma già dopo il classico vuole andare a vivere in Germania puoi immaginare il mio stato d'animo ...
 
L'Italia se è un paese di parassiti, allora l'italiano è un parassita.
L'italiano nel suo indole corrompe, per qualsiasi cosa ha l'amico.
Signori, invece di mandare i vostri figli a spasso per mondo, chiedetevi voi per primi fino ad oggi se avete chiesto un favorino per saltare la fila.
Ecco, l'italiano è un parassita.
Dai e ridai, ora non se ne può più.
Colpa del governo? No no, al governo c'è un italiano ed è nato e cresciuto come te. Se tu sei un ladro, un parassita e un corruttore, lui meglio di te non è sicuro.
 

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