99octane ha scritto:
BelliCapelli3 ha scritto:
Io non sono buonista, sono diverso da loro. E ci voglio anche rimanere. Non mi lascio trasformare in assassino da un assassino, nè mi lascio trasformare in animale da un animale. Nè dovrebbe farlo una società civile.
Buonismo e' il perseguire il bene a priori e senza giudizio (inteso come raziocinio) arrivando cosi' a favorire il male in nome del bene stesso.
La tua e' dunque una perfetta considerazione buonista, perche' considera "assassinio" a prescindere qualsiasi uccisione, mentre la realta' e' che, per quanto un uccisione possa essere spiacevole, alcune sono giustificate o addirittura necessarie, altre sono il frutto di prevaricazione e abuso.
Le seconde sono assassinio. Le prime no.
Chi ha una visione pragmatica lo comprende e lo ammette. Chi ha una visione buonista no.
Qualche esempio:
- Un poliziotto che uccide un criminale durante uno scontro a fuoco non e' un assassino.
- Un soldato che uccide un nemico in guerra per difendere la propria patria non e' un assassino.
- Un boia che giustizia un assassino efferato che ha ucciso piu' volte e lo fara' certamente ancora appena datagliene possibilita' non e' un assassino.
- Un malvivente che uccide una persona a scopo di rapina e' un assassino.
- Un uomo che in preda alla collera ne uccide un altro e' un assassino.
- Un uomo che, per deliberata omissione, non impedisce che qualcun altro venga ucciso (per cause volontarie o incidentali, e' indifferente) e' un assassino.
Da qui traiamo due considerazioni:
1) Non tutti gli assassini sono uguali, alcuni meritano una seconda possibilita' (il secondo caso ad esempio, o il terzo, secondo circostanze: non tutti sono eroi).
2) Se non giustizi un criminale efferato che ha gia' ucciso piu' volte, e questo torna in liberta' e uccide di nuovo,
sei un assassino (sotto il terzo caso).
Caro octane, nel mio caso sei fuori bersaglio, perchè mi attribuisci un candore verso il concetto dell' uccisione che personalmente non ho. Non ogni uccisione per me è un assassinio a prescindere. La storia ci insegna che certe guerre sono indispensabili, qualcuna forse ha salvato l'umanità ( penso al D Day ), e quindi un soldato che uccide in guerra non è necessariamente un assassino, come non lo è un poliziotto che uccide in un'operazione di polizia.
Ma è sicuramente assassino lo Stato che deliberatamente uccide un reo.
Qual è il discrimine? Il discrimine fra un' uccisione "in azione" ed una sentenza a morte è lo stato di emergenza, di pericolo, il "mors tua vita mea" che, nel caso di una sentenza a morte, è del tutto assente. Uccidere, ancorchè sbagliato, può in certi casi essere necessario ed inevitabile per impedire ad una persona di nuocere,
qui ed ora.
Ma questa esigenza certamente non c'è nel caso in cui si parli di un reo che è già stato catturato, processato, condannato al massimo della pena ed incarcerato. Una persona così di fatto è già in condizioni di non nuocere più a nessuno.
Quindi, il passo da qui a decidere anche di uccidere quella personam risponde ad un' altra esigenza. E' un passo piuttosto lungo e e laborioso, e presuppone un atto intellettuale, lucido e deliberato, portato a termine
a sangue freddo ( a differenza del caso del soldato e del poliziotto ), un fine laboriosamente perseguito non a caso, o perchè necessario nell'immediato, ma proprio e solo in quanto giudicato "moralmente giusto".
Non è un caso che nella maggior parte delle esecuzioni capitali eseguite negli Stati Uniti e non solo, non certo all'indomani della condanna, ma talvolta addirittura a dieci anni di distanza, i parenti delle eventuali vittime dell'assassino siano invitate ad assistere all'esecuzione. L'assassinio del reo non è considerato necessario per metterlo fuori combattimento ( chè lo è già da un pezzo ) , ma
moralmente giusto nei confronti delle sue vittime, quasi un risarcimento dovuto. Tecnicamente si chiama legge del taglione, o vendetta.
E' questo che io trovo moralmente deviato e ributtante: e non certo nei confronti del condannato, la cui moralità è già questionabile di suo, ma nei confronti della stessa società che si concede questa condotta.
E questo lo voglio sottolineare due volte: il punto non è il condannato, ed una sua eventuale sofferenza ingiusta. Anche perchè ci sono determinati tipi di detenzione, come in talune carceri di massima sicurezza, o in famose colonie penali ( qualcuno si ricorda la Cayenna? ) che probabilmente farebbero rimpiangere la morte a qualsiasi condannato alla sola detenzione.
Il punto della questione siamo
noi, la nostra coscienza, la nostra umanità.
"Dente per dente" non è accettabile, perchè ci trasforma in un branco di animali. Ed allora la funzione dello Stato decade, perchè lo Stato dovrebbe servire proprio ad elevarci dallo stato di animali che si mordono l'un con l'altro.
Ma se la vendetta è cosa buona e giusta, allora tanto vale che io, familiare della vittima di un assassino, mi rechi a casa del reo accompagnato da un pubblico ufficiale, ed in sua presenza gli spari in mezzo agli occhi. Io mi levo la mia soddisfazione ed il processo casomai lo facciamo ex post, e se l'assassino viene effettivamente riconosciuto tale, il tribunale ratifica quanto accaduto e tutti a casa.
In una società che usa la condanna a morte, l'assassinio non è sbagliato. Necessita solo di una giusta causa.