<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> OLIO D'OLIVA. La Spagna batte l'Italia sul mercato mondiale | Page 5 | Il Forum di Quattroruote

OLIO D'OLIVA. La Spagna batte l'Italia sul mercato mondiale

dubbioso80 ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
[
Chi ha parlato di 2 soggetti unici?
Hai idea di quante insegne della GDO sono presenti solo in Italia, grandi e piccole, nazionali e internazionali, locali e no?

Hai idea che il settore agricolo non è come quello automobilistico, e quindi non ci potrà mai essere un unico megaproduttore come la Fiat?

La tua idea di economia (piccolissimi produttori e piccolissimi rivenditori) è a livelli medioevali... sarà anche più bella e romantica, ma è inevitabilmente destinata a soccombere.
E l'Italia non se lo può permettere, mentre gli altri fanno passi da gigante.
Se continuiamo così, veramente finiremo colonizzati da qualcuno più forte di noi e dalle multinazionali.
Altro che contadino che vende direttamente i suoi prodotti...
eddai...
2 era per estremizzare :rolleyes:

cmq..avete ragione voi. la direzione è quella. le botteghe han già chiuso, i piccoli stan chiudendo, iniziamo a risparmiare finalmente!!

e infatti và tutto a meraviglia, anzi, per farla andare ancora meglio sempre di meno e sempre più grandi
:rolleyes:
:thumbup:

già all'expo hanno installato delle serre per commemorare i prodotti tipici, la cosiddetta biodiversità.

Ecco vedete l'ultimo limone di sorrento, da questa parte invece una specie protetta in via di estinzione i pachini .....

Gli ultimi agricoltori che produrranno ancora VERAMENTE bio dovrebbero poi mettere all'asta i loro prodotti.

O meglio ancora si dovrebbe fare una lista di aggregazione per i favorevoli alla agricoltura VERAMENTE biologica. Agli iscritti verranno garantiti prezzi normali il resto prezzi doppi perchè tanto saranno felici di mangiare marmellata globale.
 
Riguardo la sostenibilità economica delle aziende agricole di piccole dimensioni vi porto la storia dell'ente maremma, nel dopo guerra per dare lavoro alle masse vennero espropriati i terreni ai grandi proprietari e dati in affitto, molto bene, il problema è che in quel caso furono create delle unità agrarie molto piccole con superfici insufficienti e fabbricati di piccole dimensioni, con la fame del dopoguerra sembrava andasse tutto bene, avevano un tetto e quel poco con cui vivere, ma con il boom economico, l'avvento della meccanizzazione e le maggiori richieste di benessere la poca terra data ad ogni famiglia non era più sufficiente, morale della favola alcuni lotti sono stati costruiti, altri casali abbandonati e altri ancora affittati o sub affittati ad altri agricoltori che cercano di aumentare la superficie coltivabile.
In altre situazioni dove sono stati formati poderi di superficie maggiore tutto questo abbandono non c'è stato.
Tutte le favole che raccontano sul ritorno dei giovani alla terra, sono spesso storie che durano poco, finiti i contributi europei che vengono dati ai giovani imprenditori, questi si scontrano con le difficoltà di tutti gli altri agricoltori, in più molti venendo da una realtà non agricola non hanno le capacità di portare avanti un simile lavoro.
 
g.fabbri ha scritto:
Poi hai detto sì che parlavi in generale, però non hai specificato che tu NON sei un produttore.
E poi che vuol dire parlare in generale? Credi che chiunque è un consumatore è anche un produttore?
Io non sono mai stato un produttore (anche se lavoro da 25 anni)... eppure sono un assiduo consumatore! :D
a domanda "cosa produci?" ho risposto "ma noooo"...non parlavo di me, parlavo in generale. forse era meglio dire in astratto

ah, tu non sei un produttore? e per cosa ti pagano?
i prodotti non sono solo le mele, sono prodotti pure i servizi

http://it.wikipedia.org/wiki/Produzione
Alcuni esempi pratici di produzione sono i seguenti:

alle poste gli addetti allo smistamento svolgono la loro attività produttiva raccogliendo, ordinando, distribuendo la posta;
il medico di famiglia svolge la sua attività produttiva visitando i pazienti in ambulatorio;
l'insegnante svolge la sua attività produttiva quando in aula impartisce una lezione;
il medico veterinario si occupa di salvaguardare la salubrità, l'igiene e la qualità dei prodotti di origine animale;
l'operaio metalmeccanico svolge la sua attività produttiva quando tornisce un pezzo.
 
g.fabbri ha scritto:
dubbioso80 ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
Nessuno in Italia ti impedisce di aprire la tua piccola attività.
non ho mai detto che qualcuno te lo impedisce
ho detto che è sempre più difficile farlo e/o mantenerla in vita

E su questo siamo d'accordo, ma è la cosa che ho ripetuto qui diverse volte.
Si può fare, ma è sempre più difficile. Ed è proprio per questo che per la competitività del settore agricolo nazionale è meglio che si vada in direzione opposta.
E meglio poche grandi aziende che godono di ottima salute che tantissime piccole che stentano e rischiano di chiudere.

Che poi a te la cosa non piaccia, è un altro discorso.
Ma temo che te ne dovrai fare una ragione: non è che il mondo si ferma perché non ti piace come gira! ;)

Effettivamente le aziende sono calate e cresciute di superficie.
Ma e' cambiato soprattutto il sistema della vendita da parte del produttore.
Una volta il produttore vendeva, tramite mediatore, il suo prodotto
una volta concordato, il prezzo al grossista.
Oggi gli da' la merce in conto vendita e viene pagato a fine stagione.....
Chiaro che cosi' non ha piu' nessuna protezione commerciale.
Poi e' calato l' approccio al lavoro:
sempre una volta, almeno dalle mie parti, funzionava con una
specie di mutualita' dei singoli piccoli proprietari/ affittuari/mezzadri.
Oggi io vengo ad aiutarti a cogliere le tue pesche
domani mi aiuterai tu con le mie mele.
Poi i loro figli si sono inurbati
e la terra l' han venduta, ovviamente ai proprietari gia' allora piu' grandi
 
g.fabbri ha scritto:
economyrunner ha scritto:
già all'expo hanno installato delle serre per commemorare i prodotti tipici, la cosiddetta biodiversità.

Ecco vedete l'ultimo limone di sorrento, da questa parte invece una specie protetta in via di estinzione i pachini .....

Gli ultimi agricoltori che produrranno ancora VERAMENTE bio dovrebbero poi mettere all'asta i loro prodotti.

O meglio ancora si dovrebbe fare una lista di aggregazione per i favorevoli alla agricoltura VERAMENTE biologica. Agli iscritti verranno garantiti prezzi normali il resto prezzi doppi perchè tanto saranno felici di mangiare marmellata globale.

Spero che non sei del settore, con quello che hai scritto!
Biodiversità non vuol dire prodotti tipici!
Limone di Sorrento e pomodori di Pachino non sono in via di estinzione!
(se vuoi ti dò il numero di telefono dei produttori o dei presidenti dei consorzi di tutela per tranquillizzarti).

E poi, sull'agricoltura biologica... stendo un velo pietoso.

Sull'estinzione dei due prodotti suddetti scherzavo, ovviamente.

Sulla biodiversità no.

Per me la biodiversità è essenziale per
soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione
umana in termini di sicurezza alimentare. Sono gli
agricoltori che la gestiscono spontaneamente, tanto
che svariate componenti della biodiversità non
potrebbero sopravvivere in assenza di questa
interferenza umana. Le conoscenze locali e le
tradizioni culturali costruiscono parte fondamentale
della gestione dell?agrobiodiversità.
In agricoltura, la conservazione della biodiversità delle specie, razze, varietà rappresenta una
strada per preservare la diversità di cibi, culture, tradizioni e anche i geni resistenti a stress e
ad agenti patogeni.

?L?impoverimento della biodiversità innesca una reazione a catena. La scomparsa di una specie
comporta l?estinzione di altre innumerevoli specie, con cui essa è legata attraverso le reti e le
catene alimentari. La crisi della biodiversità, tuttavia, non sta solo nella scomparsa della
specie, che diventano materie prime industriali e fanno crescere i fatturati delle grandi
imprese. È anche, e più fondamentale, una crisi che minaccia i sistemi di sostegno della vita e
la stessa sopravvivenza di milioni di persone nel Terzo Mondo?
Vandana Shiva, 1999
 
g.fabbri ha scritto:
arizona77 ha scritto:
Oggi gli da' la merce in conto vendita e viene pagato a fine stagione.....
Chiaro che cosi' non ha piu' nessuna protezione commerciale.

Non so se sai che negli ultimi anni hanno fatto una legge apposita per i tempi di pagamento dei prodotti agroalimentari (art. 62 di non mi ricordo che numero di legge), con la quale viene fissato un tempo di 60 giorni - 30 per prodotti deperibili.

come tante altre stupidaggini fatte in quel periodo da quelle stesse teste, la norma (art. 62 D.L. 1/20912) è stata prima disapplicata perché in palese contrasto con la libertà contrattuale, quindi con la Costituzione e pure con le regole UE
poi è stata modificata dal D.Lgs 192/2012, e i termini sono liberamente pattuibili
 
g.fabbri ha scritto:
economyrunner ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
economyrunner ha scritto:
già all'expo hanno installato delle serre per commemorare i prodotti tipici, la cosiddetta biodiversità.

Ecco vedete l'ultimo limone di sorrento, da questa parte invece una specie protetta in via di estinzione i pachini .....

Gli ultimi agricoltori che produrranno ancora VERAMENTE bio dovrebbero poi mettere all'asta i loro prodotti.

O meglio ancora si dovrebbe fare una lista di aggregazione per i favorevoli alla agricoltura VERAMENTE biologica. Agli iscritti verranno garantiti prezzi normali il resto prezzi doppi perchè tanto saranno felici di mangiare marmellata globale.

Spero che non sei del settore, con quello che hai scritto!
Biodiversità non vuol dire prodotti tipici!
Limone di Sorrento e pomodori di Pachino non sono in via di estinzione!
(se vuoi ti dò il numero di telefono dei produttori o dei presidenti dei consorzi di tutela per tranquillizzarti).

E poi, sull'agricoltura biologica... stendo un velo pietoso.

Sull'estinzione dei due prodotti suddetti scherzavo, ovviamente.

Sulla biodiversità no.

Per me la biodiversità è essenziale per
soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione
umana in termini di sicurezza alimentare. Sono gli
agricoltori che la gestiscono spontaneamente, tanto
che svariate componenti della biodiversità non
potrebbero sopravvivere in assenza di questa
interferenza umana. Le conoscenze locali e le
tradizioni culturali costruiscono parte fondamentale
della gestione dell?agrobiodiversità.
In agricoltura, la conservazione della biodiversità delle specie, razze, varietà rappresenta una
strada per preservare la diversità di cibi, culture, tradizioni e anche i geni resistenti a stress e
ad agenti patogeni.

?L?impoverimento della biodiversità innesca una reazione a catena. La scomparsa di una specie
comporta l?estinzione di altre innumerevoli specie, con cui essa è legata attraverso le reti e le
catene alimentari. La crisi della biodiversità, tuttavia, non sta solo nella scomparsa della
specie, che diventano materie prime industriali e fanno crescere i fatturati delle grandi
imprese. È anche, e più fondamentale, una crisi che minaccia i sistemi di sostegno della vita e
la stessa sopravvivenza di milioni di persone nel Terzo Mondo?
Vandana Shiva, 1999

Ok, ma tu nel precedente messaggio hai fatto confusione tra prodotti tipici (DOP, IGP, DOCG, ecc.) e biodiversità.
Sono due concetti diversi, anche se - come tutte le cose - possono avere dei punti di contatto.

So bene cos'è la biodiversità, non c'era bisogno che riportassi qui interi pezzi estrapolati.
Mia moglie ha organizzato e moderato un convegno proprio sulla biodiversità, nell'ambito della fiera del settore ortofrutta più importante che abbiamo in Italia.

Inoltre l'anno scorso abbiamo visitato una piccola azienda in provincia di Treviso, un piccolo gioiello di azienda, che fa della biodiversità il suo cavallo di battaglia. E abbiamo visto con i nostri occhi cosa vuol dire rispettare la biodiversità in concreto, non con concetti astratti, ottenendo la certificazione specifica "Biodiversity Friend" (che tuttora pochissimi hanno).

Si sa che attualmente la biodiversità è molto poco rispettata (ed è un male, a prescindere da motivazioni ideologiche), ma noi speriamo di far diffondere una certa cultura per il rispetto della biodiversità, di cui ci avvantaggeremmo tutti.

Ecco quale è il problema del nostro paese la fuffa, la certificazione, il convegno.

ma per favore ....

Ma cosa vuoi certificare se il certificatore viene pagato dal certificante? Fuffa tutta fuffa. Aria fritta. Come l'HCCP e tante altre amenità, pagate dagli stessi committenti.

Sarebbe invece utile avere rigidi controlli direttamente dagli enti statali preposti ed un etichettatura dettagliata.

Se una mozzarella può riportre genericamente gli ingredienti latte sale e caglio, mentre magari è fatta con panetti di cagliate dalla Germania allora cosa vuoi che me ne frega se poi su quella mozzarella ci scrivono fiordilatte.

L'italia è oramai un paese fondato sulla burocrazia e le chiacchiere.

C'è l'amianto? No non ti do un incentivo per toglierlo dopo che per anni io stato te l'ho fatto commercializzare tranquillamente.
Faccio un ente ONA, un carozzone con tanti dipendenti, faccio convegni, consulenze, mappatura con milioni di euro di costi e alla fine il problema è sempre lì che aumenta anche.
Ma si fanno ancora convegni e fuffa.Fuffa Fuffa.
La fuffa sta ammazzando il nostro paese
 
g.fabbri ha scritto:
Lo sai qual è il vero problema dell'Italia secondo me, caro Economyrunner?

Che tutti sono bravissimi a lamentarsi e a criticare... anzi, meno sanno e meno sanno fare, e più si lamentano.
E magari criticano quelli che invece si danno da fare.

Ma con le lamentele e le critiche non si va da nessuna parte.
Se veramente vuoi dare il tuo contributo per cambiare le cose in questo Paese, datti da fare seriamente (ognuno nel suo piccolo fa quel che può), in silenzio.

Allora quella certificazione di cui parli altro non è che una certificazione di processo, non di prodotto tipo appunto la certificazione hccp o iso, che certificatori privati rilasciano ad altri privati. Una specie di dichiarazione di intenti che resta tale sulla carta molto spesso.
Pertanto chi crea questi circuiti virtuali anche se in buona fede e con delle sue qualità, questo non lo giudico, in realtà contribuisce solo a dei modelli presuntivi e non accertativi.

Per me ripeto servirebbe invece un azione seria e stringente sulla tracciabilità e sui relativi controlli durante e dopo la produzione.
Se hai argomenti che mi possono dimostrare il contrario bene.

Non degne di risposta le altre tue considerazioni provocatorie.
 
g.fabbri ha scritto:
Mai sentito parlare, per esempio, dei sequestri da parte dei NAS?
Certo, non avvengono tutti i giorni, ma ti rendi conto cosa vorrebbe dire fare una cosa del genere tutti i giorni su TUTTI i prodotti agroalimentari?

Si me lo immagino, cibo migliore e tante ma tante malattie in meno.
 
g.fabbri ha scritto:
economyrunner ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
Mai sentito parlare, per esempio, dei sequestri da parte dei NAS?
Certo, non avvengono tutti i giorni, ma ti rendi conto cosa vorrebbe dire fare una cosa del genere tutti i giorni su TUTTI i prodotti agroalimentari?

Si me lo immagino, cibo migliore e tante ma tante malattie in meno.

Non intendevo come conseguenze positive! :D

Intendevo come mole di lavoro.

mi pare che ne abbiamo parecchi tra forestali, provinciali, regionali, Ausl etc.... se si volesse ... non accontentare certe lobby economiche ...

Buon appetito :D
 
g.fabbri ha scritto:
economyrunner ha scritto:
Buon appetito :D

Grazie, già pranzato! :D

P.S. in quasi 48 anni di vita mai avuto problemi di salute per alimenti poco salubri o contraffatti.
Sarò un'eccezione?

Sai le schifezze che facilmente contrabbandano insieme ai cibi, parlo di conservanti, steroidi, e tante altre sostanze chimiche usate per imbellettare e insaporire i cibi non sempre agiscono nell'immediato.

Io grazie all'esofagite ho imparato a selezionare meglio la roba quando acquisto ed il mio stomaco ringranzia, adesso.
Per me è come se avessi una sorta di allergia a certe robe, il mio stomaco si irrita.

Altri di stomaco più forti, quella roba forse la somatizzano diversamente.

L'altro giorno è morto un ragazzo di 17 anni, amico di classe di mio figlio, per una leucemia fulminante, un dolore insopportabile per una intera comunità che conosceva il ragazzo e la famiglia del ragazzo.
 
g.fabbri ha scritto:
E meglio poche grandi aziende che godono di ottima salute che tantissime piccole che stentano e rischiano di chiudere.
sì...da quando ci sono gdo e concorrenza di altri paesi con altre regole questa è l'unica chance.
non è che è il meglio in termini assoluti, tutt'altro.
anche perchè se continua così la grande azienda di oggi sarà piccola domani..

p.s. sono stato in un cc sabato...mi piacerebbe sapere quanta roba viene buttata. dobbiamo riempire scaffali e scaffali di roba che costa niente per buttarne via un bel pezzo :rolleyes:
 
g.fabbri ha scritto:
Certo, se vuoi allargare a dismisura il concetto di produzione...

Ma qui stiamo parlando di produzione agricola, e quando parlavo di dinamica dei prezzi che dipende dal rapporto domanda/offerta, non mi riferivo certo alle poste o al veterinario! ;)
ma te l'avevo detto che parlavo in generale..
ma no io non allargo nulla, parlavo in generale, te l'ho detto
 
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