<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> OLIO D'OLIVA. La Spagna batte l'Italia sul mercato mondiale | Il Forum di Quattroruote

OLIO D'OLIVA. La Spagna batte l'Italia sul mercato mondiale

Minkia! Fottuti siamo :cry: :cry:

http://www.agricoltura24.com/olio-d-oliva-la-spagna-batte-l-italia-sul-mercato/0,1254,27_ART_2211,00.html

L?eccessivo divario di prezzi dell?olio di oliva fra Italia e Spagna, che può contare su prezzi più bassi grazie ai minori costi di produzione; la massiccia campagna promozionale portata avanti in maniera coesa fra agricoltori e industriali spagnoli; la scelta italiana di puntare pressoché esclusivamente sul segmento dell?olio extravergine di oliva, mentre la Spagna riesce a conquistare significative quote di mercato nei segmenti meno ?nobili?, come l?olio di oliva e l?olio di sansa e di oliva...

L?eccessivo divario di prezzi dell?olio di oliva fra Italia e Spagna, che può contare su prezzi più bassi grazie ai minori costi di produzione; la massiccia campagna promozionale portata avanti in maniera coesa fra agricoltori e industriali spagnoli; la scelta italiana di puntare pressoché esclusivamente sul segmento dell?olio extravergine di oliva, mentre la Spagna riesce a conquistare significative quote di mercato nei segmenti meno ?nobili?, come l?olio di oliva e l?olio di sansa e di oliva. Per Massimo Occhinegro, export manager della Nicola Pantaleo di Fasano (Br) ed esperto di marketing del comparto oleario, sono queste le ragioni che stanno determinando il progressivo arretramento dell?Italia rispetto alla Spagna sul mercato oleario mondiale.

«L?Italia da tempo ha perso la leadership nella produzione di olio di oliva a favore della Spagna. La regressione è dovuta principalmente alla mancanza di investimenti nella produzione olivicola, a differenza di quanto ha fatto la Spagna, come pure la Grecia. Peraltro anche Paesi olivicoli non europei, Tunisia, Marocco, Siria, Libano, Cile, Argentina, Australia ecc., hanno impiantato nuovi oliveti e aumentato notevolmente la produzione e l?offerta sul mercato mondiale. L?Italia invece è rimasta al palo.

In particolare nel triennio 1995-98 la Spagna ha impiantato 45 milioni di olivi, l?Italia appena 1,5 milioni. È nella seconda metà degli anni '90 che è partita la rincorsa della Spagna all?Italia, fino al sorpasso avvenuto nei primi anni 2000, segnando un divario che cresce inesorabilmente sia nella produzione sia nelle esportazioni in tutto il mondo. Nella formazione di tale divario ha fortemente inciso l?acquisizione da parte del gruppo oleario spagnolo Sos di noti marchi italiani, come Bertolli, Carapelli, Sasso e altri, che vantano una rilevante presenza sui più importanti mercati oleari».

Va sottolineato, aggiunge Occhinegro, che la Spagna ha effettuato gli investimenti seguendo il criterio della riduzione dei costi. Ha infatti adottato forme di allevamento molto intensivo o superintensivo con raccolta in continuo, riuscendo così a ridurre tantissimo i costi di raccolta e, in generale, di produzione, mentre l?Italia si è attardata insistendo su forme desuete e costose sia nella gestione della chioma, ancora con potatura manuale, sia nella raccolta.

«L?Italia annovera tuttora moltissimi oliveti tradizionali e con modeste superfici, che richiedono una conduzione costosa e soprattutto non consentono la raccolta meccanica; inoltre ha un?offerta di olio di oliva notevolmente minore rispetto alla Spagna».

«Di conseguenza fra Italia e Spagna il livello dei prezzi si è sostanzialmente modificato fino a determinare un differenziale troppo ampio per essere colmato dalla pur positiva immagine che l?olio di oliva italiano si è costruito nel tempo. Mentre prima i circa 0,20 ?/kg in più del prezzo dell?olio italiano venivano compensati dal suo nome, questo non basta più per superare l?attuale scarto di 0,60-0,70 ?/kg».

L?attacco della Spagna all?Italia nel comparto oleario continua e si rafforza grazie alla più forte coesione fra agricoltura e industria, alla maggiore forza della sua offerta e alle campagne di promozione sia nei mercati tradizionalmente consumatori di olio di oliva, come Usa o Giappone, sia nei nuovi mercati che in futuro potranno rappresentare i principali mercati di sbocco dell?olio di oliva, come India e Cina.

«La Spagna promuove la sua immagine nel mondo, togliendo sempre più spazio all?Italia, che per decenni ha consentito al proprio olio di oliva di rimanere punto di riferimento a livello mondiale grazie a un?immagine consolidata. Analizzando l?andamento delle esportazioni totali di olio di oliva (confezionato e sfuso) nel mondo si nota che la quota di mercato dell?Italia sta scendendo in maniera inarrestabile nei confronti della Spagna. Confrontando il periodo gennaio-ottobre 2009 rispetto allo stesso del 2008 emerge, secondo un?elaborazione di Federolio su dati forniti dagli Istituti nazionali di statistica di Italia (Istat) e Spagna (Ine), che la quota di mercato dell?Italia è scesa dal 46,21 al 43,88%, mentre quella spagnola è salita dal 53,79 al 56,12%. Fra il 2008 e il 2009 l?Italia ha perso il 3,90% del mercato, mentre la Spagna ha guadagnato il 5,59%».

Gli sbocchi
Osservando poi per lo stesso periodo alcuni dei principali mercati di sbocco, l?andamento negativo per l?Italia non cambia, sottolinea Occhinegro. «Negli Usa, da sempre un mercato di riferimento per il nostro olio, l?Italia ha perso il 15,06%, mentre la Spagna ha registrato un incremento dell?1,64%; analizzando il segmento dell?extravergine l?Italia ha perso il 9,72%, la Spagna ha guadagnato il 14,07%: sommando 9,72 e 14,07% viene fuori che l?Italia ha perso il 23,27% del mercato. In Giappone, altro mercato di riferimento, l?Italia, pur crescendo, mostra incrementi inferiori rispetto alla Spagna: è complessivamente cresciuta del 7,66, ma la Spagna del 21,24%; inoltre, nel segmento dell?extravergine, l?Italia è salita del 13,44, invece la Spagna addirittura del 26,47%. In Canada l?Italia ha perso il 3,6, mentre la Spagna è cresciuta del 38,55%: fa perciò poco testo che per l?extravergine l?Italia è aumentata del 9,88, mentre la Spagna ha perso il 5,33%; l?Italia ha poi visto una perdita secca nel segmento dell?olio di oliva, dove ha palesato un calo del 38,40 contro un +8,77% della Spagna.

Nei mercati emergenti, dove l?olio di oliva si colloca nella fase di introduzione e sviluppo del suo ciclo di vita, le cose non cambiano: in Cina l?Italia è complessivamente cresciuta del 12,28, mentre la Spagna ha registrato un +31,41%; nel segmento dell?extravergine l?Italia è cresciuta del 10,47, la Spagna del 31,50%; nell?olio di oliva la crescita dell?Italia è del 5,80, quella della Spagna del 25%. In India l?Italia complessivamente ha perso il 70,34, invece la Spagna è cresciuta del 29,30%; per l?extravergine l?Italia ha perso il 44,39, la Spagna è calata del 2,35%; per l?olio di oliva l?Italia ha perso il 281,65, la Spagna ha guadagnato il 6,10%».

È un dato di fatto incontrovertibile che l?Italia, anche se cresce, perde terreno rispetto alla Spagna. Sicché oggi gli olivicoltori italiani non vedono un futuro certo e non hanno neanche più interesse a raccogliere. Ma come operare per invertire la tendenza? Poiché l?inefficienza è a monte e non a valle, cioè nella produzione di olive e non nelle fasi di trasformazione e confezionamento, per Occhinegro è indispensabile e urgente compiere interventi di natura strutturale a livello produttivo, presi in accordo fra agricoltori, industriali e ministeri dell?Agricoltura e delle Attività produttive.
 
Ho studiato alla facoltà di agraria di viterbo e li mi sono laureato 2 anni fa, ricordo che la facoltà di agraria nella sua azienda sperimentale stava facendo delle sperimentazioni su delle piante ogm da loro create per migliorare le performance produttive, insieme ad altre piante da frutto c'era un portainnesto d'olivo nanizzante, che permette di avere una pianta più bassa facilitando così la raccolta meccanica, premetto che il portainnesto era sterile in quanto triploide e quindi mai e poi mai avrebbe potuto "contaminare" con il suo polline altre piante d'olivo oltre al fatto che in quanto portainnesto non avrebbe mai avuto la possibilità di andare in fiore, morale della favola a seguito di una denuncia di greenpeace il tribunale ha fatto interrompere la sperimentazione ed ordinato la distruzione di tutte le piante sperimentali, 20 anni di ricerca pubblica non finanziata dalle multinazionali e di cui avrebbero potuto beneficiare i nostri agricoltori buttata al vento, questo è uno degli esempi di come in italia si difenda solo a parole l'agricoltura e il suo sviluppo, potrei parlare dei danni da fauna selvatica mal rimborsati e non si riesce a contenere questi animali che spesso danneggiano interi raccolti.
 
Purtroppo i popoli europei nordici non hanno molta tradizione culinaria.
Potresti propinargli olio per auto sae 5w30, per loro andrebbe bene purchè costi poco.
Io per fortuna ho la campagna della suocera che ci fornisce l'olio per tutto l'anno e oltre, anche quello per fare il sapone.
Il famoso olio di Chiaramonte Gulfi.
Per rientrare dalle spese si dovrebbe vendere a non meno di 9 ? al Kg.
E quando lo venderesti mai agli svedesi?
 
andrea-86 ha scritto:
Ho studiato alla facoltà di agraria di viterbo e li mi sono laureato 2 anni fa, ricordo che la facoltà di agraria nella sua azienda sperimentale stava facendo delle sperimentazioni su delle piante ogm da loro create per migliorare le performance produttive, insieme ad altre piante da frutto c'era un portainnesto d'olivo nanizzante, che permette di avere una pianta più bassa facilitando così la raccolta meccanica, premetto che il portainnesto era sterile in quanto triploide e quindi mai e poi mai avrebbe potuto "contaminare" con il suo polline altre piante d'olivo oltre al fatto che in quanto portainnesto non avrebbe mai avuto la possibilità di andare in fiore, morale della favola a seguito di una denuncia di greenpeace il tribunale ha fatto interrompere la sperimentazione ed ordinato la distruzione di tutte le piante sperimentali, 20 anni di ricerca pubblica non finanziata dalle multinazionali e di cui avrebbero potuto beneficiare i nostri agricoltori buttata al vento, questo è uno degli esempi di come in italia si difenda solo a parole l'agricoltura e il suo sviluppo, potrei parlare dei danni da fauna selvatica mal rimborsati e non si riesce a contenere questi animali che spesso danneggiano interi raccolti.
E non l'ho sempre detto che gli ambientalisti fanno più danno dell'inquinamento!
Molto bella la laurea in agraria.
Se rinasco mi faccio agrario, almeno non mi becco più radiazioni.
 
trinacrio ha scritto:
Minkia! Fottuti siamo :cry: :cry:

http://www.agricoltura24.com/olio-d-oliva-la-spagna-batte-l-italia-sul-mercato/0,1254,27_ART_2211,00.html

L?eccessivo divario di prezzi dell?olio di oliva fra Italia e Spagna, che può contare su prezzi più bassi grazie ai minori costi di produzione; la massiccia campagna promozionale portata avanti in maniera coesa fra agricoltori e industriali spagnoli; la scelta italiana di puntare pressoché esclusivamente sul segmento dell?olio extravergine di oliva, mentre la Spagna riesce a conquistare significative quote di mercato nei segmenti meno ?nobili?, come l?olio di oliva e l?olio di sansa e di oliva...

L?eccessivo divario di prezzi dell?olio di oliva fra Italia e Spagna, che può contare su prezzi più bassi grazie ai minori costi di produzione; la massiccia campagna promozionale portata avanti in maniera coesa fra agricoltori e industriali spagnoli; la scelta italiana di puntare pressoché esclusivamente sul segmento dell?olio extravergine di oliva, mentre la Spagna riesce a conquistare significative quote di mercato nei segmenti meno ?nobili?, come l?olio di oliva e l?olio di sansa e di oliva. Per Massimo Occhinegro, export manager della Nicola Pantaleo di Fasano (Br) ed esperto di marketing del comparto oleario, sono queste le ragioni che stanno determinando il progressivo arretramento dell?Italia rispetto alla Spagna sul mercato oleario mondiale.

«L?Italia da tempo ha perso la leadership nella produzione di olio di oliva a favore della Spagna. La regressione è dovuta principalmente alla mancanza di investimenti nella produzione olivicola, a differenza di quanto ha fatto la Spagna, come pure la Grecia. Peraltro anche Paesi olivicoli non europei, Tunisia, Marocco, Siria, Libano, Cile, Argentina, Australia ecc., hanno impiantato nuovi oliveti e aumentato notevolmente la produzione e l?offerta sul mercato mondiale. L?Italia invece è rimasta al palo.

In particolare nel triennio 1995-98 la Spagna ha impiantato 45 milioni di olivi, l?Italia appena 1,5 milioni. È nella seconda metà degli anni '90 che è partita la rincorsa della Spagna all?Italia, fino al sorpasso avvenuto nei primi anni 2000, segnando un divario che cresce inesorabilmente sia nella produzione sia nelle esportazioni in tutto il mondo. Nella formazione di tale divario ha fortemente inciso l?acquisizione da parte del gruppo oleario spagnolo Sos di noti marchi italiani, come Bertolli, Carapelli, Sasso e altri, che vantano una rilevante presenza sui più importanti mercati oleari».

Va sottolineato, aggiunge Occhinegro, che la Spagna ha effettuato gli investimenti seguendo il criterio della riduzione dei costi. Ha infatti adottato forme di allevamento molto intensivo o superintensivo con raccolta in continuo, riuscendo così a ridurre tantissimo i costi di raccolta e, in generale, di produzione, mentre l?Italia si è attardata insistendo su forme desuete e costose sia nella gestione della chioma, ancora con potatura manuale, sia nella raccolta.

«L?Italia annovera tuttora moltissimi oliveti tradizionali e con modeste superfici, che richiedono una conduzione costosa e soprattutto non consentono la raccolta meccanica; inoltre ha un?offerta di olio di oliva notevolmente minore rispetto alla Spagna».

«Di conseguenza fra Italia e Spagna il livello dei prezzi si è sostanzialmente modificato fino a determinare un differenziale troppo ampio per essere colmato dalla pur positiva immagine che l?olio di oliva italiano si è costruito nel tempo. Mentre prima i circa 0,20 ?/kg in più del prezzo dell?olio italiano venivano compensati dal suo nome, questo non basta più per superare l?attuale scarto di 0,60-0,70 ?/kg».

L?attacco della Spagna all?Italia nel comparto oleario continua e si rafforza grazie alla più forte coesione fra agricoltura e industria, alla maggiore forza della sua offerta e alle campagne di promozione sia nei mercati tradizionalmente consumatori di olio di oliva, come Usa o Giappone, sia nei nuovi mercati che in futuro potranno rappresentare i principali mercati di sbocco dell?olio di oliva, come India e Cina.

«La Spagna promuove la sua immagine nel mondo, togliendo sempre più spazio all?Italia, che per decenni ha consentito al proprio olio di oliva di rimanere punto di riferimento a livello mondiale grazie a un?immagine consolidata. Analizzando l?andamento delle esportazioni totali di olio di oliva (confezionato e sfuso) nel mondo si nota che la quota di mercato dell?Italia sta scendendo in maniera inarrestabile nei confronti della Spagna. Confrontando il periodo gennaio-ottobre 2009 rispetto allo stesso del 2008 emerge, secondo un?elaborazione di Federolio su dati forniti dagli Istituti nazionali di statistica di Italia (Istat) e Spagna (Ine), che la quota di mercato dell?Italia è scesa dal 46,21 al 43,88%, mentre quella spagnola è salita dal 53,79 al 56,12%. Fra il 2008 e il 2009 l?Italia ha perso il 3,90% del mercato, mentre la Spagna ha guadagnato il 5,59%».

Gli sbocchi
Osservando poi per lo stesso periodo alcuni dei principali mercati di sbocco, l?andamento negativo per l?Italia non cambia, sottolinea Occhinegro. «Negli Usa, da sempre un mercato di riferimento per il nostro olio, l?Italia ha perso il 15,06%, mentre la Spagna ha registrato un incremento dell?1,64%; analizzando il segmento dell?extravergine l?Italia ha perso il 9,72%, la Spagna ha guadagnato il 14,07%: sommando 9,72 e 14,07% viene fuori che l?Italia ha perso il 23,27% del mercato. In Giappone, altro mercato di riferimento, l?Italia, pur crescendo, mostra incrementi inferiori rispetto alla Spagna: è complessivamente cresciuta del 7,66, ma la Spagna del 21,24%; inoltre, nel segmento dell?extravergine, l?Italia è salita del 13,44, invece la Spagna addirittura del 26,47%. In Canada l?Italia ha perso il 3,6, mentre la Spagna è cresciuta del 38,55%: fa perciò poco testo che per l?extravergine l?Italia è aumentata del 9,88, mentre la Spagna ha perso il 5,33%; l?Italia ha poi visto una perdita secca nel segmento dell?olio di oliva, dove ha palesato un calo del 38,40 contro un +8,77% della Spagna.

Nei mercati emergenti, dove l?olio di oliva si colloca nella fase di introduzione e sviluppo del suo ciclo di vita, le cose non cambiano: in Cina l?Italia è complessivamente cresciuta del 12,28, mentre la Spagna ha registrato un +31,41%; nel segmento dell?extravergine l?Italia è cresciuta del 10,47, la Spagna del 31,50%; nell?olio di oliva la crescita dell?Italia è del 5,80, quella della Spagna del 25%. In India l?Italia complessivamente ha perso il 70,34, invece la Spagna è cresciuta del 29,30%; per l?extravergine l?Italia ha perso il 44,39, la Spagna è calata del 2,35%; per l?olio di oliva l?Italia ha perso il 281,65, la Spagna ha guadagnato il 6,10%».

È un dato di fatto incontrovertibile che l?Italia, anche se cresce, perde terreno rispetto alla Spagna. Sicché oggi gli olivicoltori italiani non vedono un futuro certo e non hanno neanche più interesse a raccogliere. Ma come operare per invertire la tendenza? Poiché l?inefficienza è a monte e non a valle, cioè nella produzione di olive e non nelle fasi di trasformazione e confezionamento, per Occhinegro è indispensabile e urgente compiere interventi di natura strutturale a livello produttivo, presi in accordo fra agricoltori, industriali e ministeri dell?Agricoltura e delle Attività produttive.

la Spagna va su nella produzione per 2 motivi:
-e' 2 volte piu' grande dell' Italia
-ce ne " vende " un bel tot ;)
 
Ho visto la foto, quel giorno non c'ero stavo preparando la tesi, effettivamente il "rogo" anche in senso simbolico è quello che è stato fatto della ricerca, comunque tornando in tema l'olio spagnolo ha una qualità pessima.
Riguardo la mosca non è una novità è sempre stata presente e la gravità degli attacchi variano in base alle annate, quest'anno a parte pochi fortunati hanno raccolto queli che fanno i trattamenti fitosanitari razionalmente.
 
Io non vedo di che rammaricarsi; la produzione spagnola è maggiore di quella italiana come quantità ma come qualità siamo di gran lunga superiori, mediamente parlando.
Sicuramente hanno puntato sulla larga produzione e sull'industrializzazione dei processi sia in campagna che in frantoio, ma questo va tutto a discapito della qualità finale del prodotto.
Nei supermercati spagnoli, infatti, la maggior parte dell'olio viene venduto in plastica (cosa che mi lasciò alquanto sconcertato :? )

Poi è chiaro, se devi vendere l'olio a chi un olivo non l'ha visto manco in cartolina puoi permetterti di abbattere i costi a discapito della qualità.
 
il mio credo:

usane poco, solo quanto ne serve davvero, e non lesinare sulla qualità e sulle qualità, badando non solo al prezzo...
 
Il problema dell'olio italiano è dato dagli alti costi della raccolta, dalla frammentazione della produzione produzione che spesso è fatta da agricoltori part time con scarse conoscenze tecniche e dati i bassissimi margini di guadango anche bassa propensione ad investire e portare avanti delle pratiche agricole più razionali.
 
g.fabbri ha scritto:
Infatti il problema dell'olio italiano è proprio la quantità, non la qualità.

Hanno calcolato che abbiamo solo 6 mesi di olio toscano, poi finirà.

http://firenze.repubblica.it/cronac...il_consumatore_prepara_l_astinenza-106998210/

Se succederà la stessa cosa all'olio prodotto nelle altre regioni italiane (Puglia in primis), volenti o nolenti saremo costretti a comprare olio dalla Spagna.

Certo, come quantità prodotta e come quantità di territorio coltivabile non possiamo competere con la Spagna. Anche il dato sui nuovi impianti citato nell'articolo risulta essere scontato; dove vorrebbero che piantassimo altri ulivi in Italia?
Per quanto riguarda la produzione di quest'anno, possiamo dire che è stata molto esigua in tutt'Italia, ma si può considerare un'eccezione. La Toscana in particolare, che da anni genera più richiesta di quanta ne possa soddisfare, ha accusato il colpo più delle altre regioni.

andrea-86 ha scritto:
Il problema dell'olio italiano è dato dagli alti costi della raccolta, dalla frammentazione della produzione produzione che spesso è fatta da agricoltori part time con scarse conoscenze tecniche e dati i bassissimi margini di guadango anche bassa propensione ad investire e portare avanti delle pratiche agricole più razionali.

Questo è vero, anche se rimane un problema legato alla scelta di produrre in qualità; basti pensare che la maggior parte dei disciplinari DOP prevedono la raccolta esclusivamente tramite brucatura (e comunque stiamo parlando della DOP, che tutela la qualità fino a un certo punto)
Certo è che, quando si produce in quantità esigue puntando alla qualità, un'annata come quella di quest'anno ti stronca.
Vi sono poi anche realtà, come quella del mio paese, in cui, nonostante tutto il territorio sia coperto anche dal marchio DOP, la produzione di olio è familiare; dove cioè ogni famiglia possiede un paio di uliveti e produce l'olio per il proprio consumo, e a nessuno viene la voglia di imbottigliare... (da un po' di tempo ci sto pensando seriamente :D )

pi_greco ha scritto:
il mio credo:

usane poco, solo quanto ne serve davvero, e non lesinare sulla qualità e sulle qualità, badando non solo al prezzo...

Sante parole. Io, da quando sono via da casa, compro al supermercato quello per cucinare e uso con il contagocce quello che mi porto su da casa, solo per i condimenti a crudo o dove non sia sprecato. ;)
 
g.fabbri ha scritto:
Infatti il problema dell'olio italiano è proprio la quantità, non la qualità.

Hanno calcolato che abbiamo solo 6 mesi di olio toscano, poi finirà.

http://firenze.repubblica.it/cronac...il_consumatore_prepara_l_astinenza-106998210/

Se succederà la stessa cosa all'olio prodotto nelle altre regioni italiane (Puglia in primis), volenti o nolenti saremo costretti a comprare olio dalla Spagna.

La ( poca ) quantita' si colma col prezzo maggiore.
Che vadano in malora i produttori di latte ci sta, di olio mai sentito.
Intanto l' olio, TUTTO, e' gia aumentato del 20 % al consumo.....
Lo dice un casalingo " inquieto " che gia' lo aveva annunciato
immininente pochi mesi fa.
 
andrea-86 ha scritto:
20 anni di ricerca pubblica non finanziata dalle multinazionali e di cui avrebbero potuto beneficiare i nostri agricoltori .
non so se ne avrebbero beneficiato
spesso quando aumenta la produttività scende il prezzo e ti ritrovi a guadagnare uguale pur producendo di più
 
donnie91 ha scritto:
g.fabbri ha scritto:
Infatti il problema dell'olio italiano è proprio la quantità, non la qualità.

Hanno calcolato che abbiamo solo 6 mesi di olio toscano, poi finirà.

http://firenze.repubblica.it/cronac...il_consumatore_prepara_l_astinenza-106998210/

Se succederà la stessa cosa all'olio prodotto nelle altre regioni italiane (Puglia in primis), volenti o nolenti saremo costretti a comprare olio dalla Spagna.

Certo, come quantità prodotta e come quantità di territorio coltivabile non possiamo competere con la Spagna. Anche il dato sui nuovi impianti citato nell'articolo risulta essere scontato; dove vorrebbero che piantassimo altri ulivi in Italia?
Per quanto riguarda la produzione di quest'anno, possiamo dire che è stata molto esigua in tutt'Italia, ma si può considerare un'eccezione. La Toscana in particolare, che da anni genera più richiesta di quanta ne possa soddisfare, ha accusato il colpo più delle altre regioni.

andrea-86 ha scritto:
Il problema dell'olio italiano è dato dagli alti costi della raccolta, dalla frammentazione della produzione produzione che spesso è fatta da agricoltori part time con scarse conoscenze tecniche e dati i bassissimi margini di guadango anche bassa propensione ad investire e portare avanti delle pratiche agricole più razionali.

Questo è vero, anche se rimane un problema legato alla scelta di produrre in qualità; basti pensare che la maggior parte dei disciplinari DOP prevedono la raccolta esclusivamente tramite brucatura (e comunque stiamo parlando della DOP, che tutela la qualità fino a un certo punto)
Certo è che, quando si produce in quantità esigue puntando alla qualità, un'annata come quella di quest'anno ti stronca.
Vi sono poi anche realtà, come quella del mio paese, in cui, nonostante tutto il territorio sia coperto anche dal marchio DOP, la produzione di olio è familiare; dove cioè ogni famiglia possiede un paio di uliveti e produce l'olio per il proprio consumo, e a nessuno viene la voglia di imbottigliare... (da un po' di tempo ci sto pensando seriamente :D )

pi_greco ha scritto:
il mio credo:

usane poco, solo quanto ne serve davvero, e non lesinare sulla qualità e sulle qualità, badando non solo al prezzo...

Sante parole. Io, da quando sono via da casa, compro al supermercato quello per cucinare e uso con il contagocce quello che mi porto su da casa, solo per i condimenti a crudo o dove non sia sprecato. ;)

Faccio cosi' anche io:
extravergine da prezzo per friggere e cucinare in genere;
bottiglie DOP, 100% Italiano, a crudo, quello che trovo in offerta,
Pugliese o delle Valli Trapanesi
 
andrea-86 ha scritto:
Il problema dell'olio italiano è dato dagli alti costi della raccolta, dalla frammentazione della produzione produzione che spesso è fatta da agricoltori part time con scarse conoscenze tecniche e dati i bassissimi margini di guadango anche bassa propensione ad investire e portare avanti delle pratiche agricole più razionali.
uhm
quindi meglio un unicomegaulivetoindustrializzato di proprietà di una persona, così pageremo meno l'olio
peccato che poi ci sarà 1 ricco e tanti poveretti
 
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