<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La guerra e' BENE. | Page 5 | Il Forum di Quattroruote

La guerra e' BENE.

alfistaConvinto ha scritto:
dealer05 ha scritto:
Piano.

Uno dei periodi col maggior numero di progressi tecnologici d'Europa - non per nulla passato alla storia col nome di "belle epòque" - è avvenuto in periodo di pace, tra la fine dell'800 e la Grande Guerra.
L'automobile, l'aereoplano, l'elettricità, le olimpiadi... come la mettiamo?
la vera grande invenzione del 20 secolo l'informatica è venuta nella 2° guerra mondiale...
cmq il mio pensiero è questo
"da una violenza sessuale puo nascere un bambino" ma questo nn vuol dire che bisogna violentare le donne!!

E' una bella frase a effetto, un po' come "combattere per la pace e' come scopare per la verginita'", finche' non ci pensi su dieci secondi e ti rendi conto che non ha nulla a che vedere con l'argomento. ;)
Soprattutto perche', di nuovo, da' connotazioni morali a quello che e' un fatto che accade e basta. Una "proprieta' emergente" del sistema "razza umana".
E piu' si sale con la scala, piu' ci si rende conto che trala razza umana e una colonia di batteri non c'e' sostanziale differenza, ai fini dell "comportamento generale del sistema".
Il che puo' essere sconfortante o anche no, dipende da quale punto di vista si osserva la cosa.
 
vanguart ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
vanguart ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
vanguart ha scritto:
Peggio o meglio, meglio domandarsi siamo davvero piu felice di prima??

Io credo di sì.... Provate a mettervi nei panni di un contadino (una categoria a caso....) non dico del medioevo, basta arrivare alla prima metà del secolo scorso. Oppure di un minatore, o di un operaio di una fabbrica della rivoluzione industriale. Scoprirete presto che è molto meglio vivere queste "esperienze" attraverso un 40" su History Channel....

Io penso che andando piu indietro quando ancora la civilta che conosciamo non esisteva si stava meglio, un po come gli indiani nel continente nord americano.
Senza frontiere senza tasse, con regole poche ma chiare e valide per tutti.

Seeeee.... magari litigavi con Aquila Grigia per il parcheggio del mustang (quello a quattro zampe e la coda) e ti trovavi legato al palo della tortura con venti guerrieri Cherokee (quelli con le penne in testa) pronti a farti la messa in piega con la scure....

Che bello! Sono persino rimasto in topic auto.... :D

Comunque loro le guerre che abbiamo avuto noi fino al 1492 non le hanno conosciute, crociate, guerre per la religione, guerre di conquista ecc..erano per me piu saggi.
Sapevano bene un giorno o l'altro se ne dovevano andare da questo mondo, e per questo non valeva la pena a conquistare terre e metterci delle frontiere.

Oh, le hanno avute eccome, solo con metodologie e contesti sociali molto diversi.
Il mito del "buon selvaggio" e' solo, appunto, un mito.
In merito, ti consiglio "L'arte occidentale della Guerra", di Hanson Victor Davis, edito da Garzanti.
Molto interessante, mette a confronto le metodologie belliche della cultura occidentale con altre nel mondo valutandone le origini sociali e le implicazioni culturali.
Non e' il mattone che puo' sembrare descritto cosi'. :lol:
E' scritto in modo molto interessante e scorrevole. ;)
 
a_gricolo ha scritto:
vanguart ha scritto:
Comunque loro le guerre che abbiamo avuto noi fino al 1492 non le hanno conosciute, crociate, guerre per la religione, guerre di conquista ecc..erano per me piu saggi.

Per la religione come la conosciamo noi magari no, ma sai quante volte l'uomo della medicina sotto peyote ha mandato i suoi guerrieri a scannare quelli della tribù vicina perchè ha parlato con Manitou e gli ha detto di fare così che va bene?

Secondo me... tu leggi Tex Willer :D
 
stone1958 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
vanguart ha scritto:
Comunque loro le guerre che abbiamo avuto noi fino al 1492 non le hanno conosciute, crociate, guerre per la religione, guerre di conquista ecc..erano per me piu saggi.

Per la religione come la conosciamo noi magari no, ma sai quante volte l'uomo della medicina sotto peyote ha mandato i suoi guerrieri a scannare quelli della tribù vicina perchè ha parlato con Manitou e gli ha detto di fare così che va bene?

Secondo me... tu leggi Tex Willer :D

Augh!
 
a_gricolo ha scritto:
stone1958 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
vanguart ha scritto:
Comunque loro le guerre che abbiamo avuto noi fino al 1492 non le hanno conosciute, crociate, guerre per la religione, guerre di conquista ecc..erano per me piu saggi.

Per la religione come la conosciamo noi magari no, ma sai quante volte l'uomo della medicina sotto peyote ha mandato i suoi guerrieri a scannare quelli della tribù vicina perchè ha parlato con Manitou e gli ha detto di fare così che va bene?

Secondo me... tu leggi Tex Willer :D

Augh!

agri, vecchio tizzone d'inferno ...
 
99octane ha scritto:
jaccos ha scritto:
Thread molto interessante...
A parer mio l'uomo non deve il suo successo ne alla competizione ne alla collaborazione ma ad entrambe.
Le due sono una funzionale all'altra, complementari e al contempo inscindibili.
Se è vero che la guerra stimola il progresso, è vero anche che senza una collaborazione efficace non si vince e si viene annientati. Allo stesso modo, se è vero che la collaborazione (dato che il risultato di gruppo è migliore della somma dei singoli) porta progresso, essa è quanto mai forte e coesa quando unita da un obiettivo comune tale è la guerra e, di rimando, l'istinto di autoconservazione.
Scindere e contrapporre le due cose, imho, è una forzatura.

Concetto interessante.
Ma non significa forse che la collaborazione e' subordinata al conflitto?
Ossia, essa esiste in quanto necessaria alla sopravvivenza della cultura (intesa come meta-animale da un punto di vista evolutivo)?
Gli uomini sono, dopo tutto, animali sociali, ma solo entro il proprio branco (e lo Stato non e' che un'estensione del concetto di branco, attraverso le fasi di famiglia, clan, tribu' e popolo).

Altro discorso sulle società patriarcali vs matriarcali.
Le società della Vecchia Europa (cioè prima delle invasioni indoeuropee, si parla varie migliaia di ani fa) erano fondamentalmente matriarcali. Il dio principale era la Grande Madre, spesso raffigurata come una donna estremamente florida, con seni, glutei e ventre estremamente pronunciati, di cui sono state ritrovate numerose statuette.
Attraverso le analisi archeologiche gli esperti sono arrivati a concludere che fosse una società egualitaria ed evoluta, con trasmissione ereditaria per via femminile ma con una sostanziale parità tra i sessi. Queste società erano particolarmente pacifiche e fiorenti, basate sull'agricoltura e con forti spinte commerciali oltre che stanziali. Il fatto che spesso le città e i villaggi fossero costruiti nei pressi delle vie di comunicazione e delle fonti d'acqua, principalmente nelle zone più pianeggianti e facilmente raggiungibili e senza fortificazioni, suggerisce un influenza molto marginale della casta guerriera.
Viceversa, le popolazioni che invasero l'europa (secondo l'antropolinguista Marija Gimbutas fu la civiltà dei Kurgan, provenienti dal sud della russia) si caratterizzavano per l'essere delle società tribali dedite alla pastorizia e alle razzie, nomadi, patriarcali. In pratica l'esatto opposto delle civiltà della Vecchia Europa... Il pantheon degli dei era fondato sulle figure maschili, con il Grande Padre (il Giove/Zeus presente in tutti i culti indeuropei, dalla britannia all'india) a capo di tutto. Dopo le loro invasioni le città e i villaggi si spostarono bruscamente dai pianeggianti e favorevoli al commercio insediamenti precedenti alle zone più elevate e facilmente difendibili, con lo svilupparsi di strutture difensive. La società da matriarcale diventò patriarcale con una sensibile regressione del ruolo della donna a favore del maschio, strutturalmente più adatto alla guerra. Le lingue precedenti vennero quasi completamente sradicate, con l'unica eccezione del Basco.
Vi chiederete come fece un gruppo di pastori ad invadere un territorio sterminato che va dall'europa all'india... bhè, avevano tre grandi vantaggi: la conoscenza dei metalli, l'addomesticamento del cavallo e l'abitudine alla guerra. Pochi se comparati al livello di sviluppo nettamente superiore delle altre civiltà, ma sufficienti a soggiogarli...

Vi e' evidenza di questi conflitti (per chi sa "leggerla") negli antichi miti. Per esempio norreni, dove la guerra tra i Vanir (bassi, scuri e dai capelli neri) e gli AEsir (alti, chiari di pelle e dai capelli biondi) venne poi conclusa da una fusione delle due razze sigillata da matrimoni. Wotan, Thor, Baldr e gli altri nomi degli "dei" nordici non sarebbero sostanzialmente altro che i nomi di capi tribu' notevoli dell'epoca, poi miticizzati e tramandati.
V'e' evidenza inequivocabile delle invasioni dei popoli indoeuropei nel Calderone di Gundestrup.
Comunque, la cosa e' appunto la dimostrazione che una societa' intrinsecamente pacifica e collaborativa soccombe a una aggressiva e competitiva.
Ad esser precisi, le radici dei nomi di non pochi dei del paganesimo praticato in molte culture indoeuropee (paganesimo protoindoeuropeo) sono le stesse, segno che in realtà il pantheon pagano è un'eredità culturale antichissima e legame delle culture di tutta europa, mediterraneo più una buona metà di asia... cosa a cui, senza alcun intento polemico, i 2000 anni del cristianesimo o i presunti 5000 (se non ricordo male) dell'ebraismo fanno un baffo...
Prendi lo Zeus greco, il Giove latino (Iuppiter), il Diau Pita indiano, il Tyrr norreno, il Thor (con la th dell'inglese "through") scandinavo... tutti derivano dall'indoeuropeo "dieus p'te:r" (dove l'apostrofo sta per il fonema sh'wa e i due punti per un prolungamento) che significa Padre Cielo, intendendo una divinità demiurga che risiede in "alto".

Anche omero ci lascia traccia degli indoeuropei greci, i cui eroi come ben noti anche tu, sono principalmente biondi e slanciati ed achei, popolazione che di recente aveva invaso quelle terre...

Oltre alla filologia e all'archeolinguistica ci viene in aiuto anche la genetica, dato che il gene del "biondo" pare sia originario delle repubbliche baltiche, comunque zona attigua a quella di presunta origine indoeuropea.

Tornando al discorso matriarcale vs patriarcale, più che di una cultura bellicosa contro una pacifica direi che una delle due culture aveva dei plus tecnologici non indifferenti: il metallo e il cavallo. Essi danno un vantaggio tattico di proporzioni immani, consentendo una superiorità enorme in battaglia dovuta ad armi e corazze in metallo più la rapidità del cavallo, che oltre a tornare utile in battaglia (era il carroarmato di quei tempi), permetteva di controllare un territorio vastissimo con poche risorse.
A prescindere dalle reali cause, vale ciò che dice il saggio: vivi in pace ma preparati alla guerra...

Tornando IT a parer mio non ci è subordinazione della collaborazione rispetto alla competizione.
Nei momenti di pace la prosperità e il progresso sono tangibili, senza bisogno di guerre.
Di per se, entrambe portano progresso ma insieme ne portano di più. Lo scotto da pagare è che qualcuno soccombe in favore di altri e se ne va per sempre una parte di cultura, di conoscenza, di storia...
 
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