Eh sì, con la Cina ci si è probabilmente illusi che il trasferimento di tecnologie e la delocalizzazione di una parte della produzione nell'Impero di Mezzo non presentassero rischi particolari per il "Made in Germany". Si pensava che tutto potesse procedere come era avvenuto con altri Paesi emergenti o in via di sviluppo – Brasile, Messico, Turchia, Europa orientale – dove gli investimenti occidentali avevano sì favorito la crescita locale, ma senza mettere realmente in discussione la leadership industriale europea.
Con la Cina è andata diversamente.
Non si è tenuto sufficientemente conto della forza del progetto economico avviato da Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta e sviluppato nei decenni successivi. La Cina ha progressivamente affiancato alla guida politica del Partito Comunista un'economia sempre più orientata al mercato, con l'obiettivo dichiarato di competere ai massimi livelli nei settori industriali strategici.
L'automobile, come accadde in Occidente a partire da Ford, è diventata uno dei motori principali dello sviluppo economico del Paese. Oggi quindi la Cina non produce più soltanto copie economiche di modelli europei o giapponesi: propone vetture sempre più competitive, soprattutto nell'elettrico e nell'ibrido, con contenuti tecnologici di alto livello e prezzi molto competitivi.
Emblematico è il caso del BYD Yangwang U8, capace, in situazioni di emergenza, di galleggiare e muoversi in acqua per alcuni minuti. Non è una funzione pensata per sostituire una barca, ma allo scopo trarre in salvo gli occupanti in situazioni di emergenza , come le grandi alluvioni che interessano anche quel continente e dimostra il livello di ricerca e di innovazione raggiunto da alcuni costruttori cinesi. Fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare che fossero proprio loro a proporre soluzioni di questo tipo.