Non vorrei fare il bastian contrario ma secondo questi scenari quella del TG2 è la classica sparata legata al momento:
Il prezzo del petrolio è destinato a una ripresa graduale che lo riporterà a 80 dollari al barile nel 2020. E' quanto prevede il World Oil Outlook pubblicato dall'Opec che, partendo da un prezzo medio di 55 dollari al barile per il proprio greggio quest'anno, stima un incremento medio di 5 dollari al barile all'anno nell'arco del prossimo lustro.
Invece, secondo l'ex ad di ENI, Paolo Scaroni, il prezzo del petrolio rimarrà basso a lungo. "Non sarei sorpreso se andasse a 28-30 dollari al barile", ha detto oggi, spiegando che il prezzo del petrolio rimarrà basso a lungo perché c'è un tetto naturale che è dato dai costi di produzione del petrolio cosiddetto shale oil americano che è intorno ai 55 dollari al barile, quindi oltre i 55 dollari al barile non andrà per alcuni anni. Per di più", ha aggiunto Scaroni, "c'è una lotta furibonda per le quote di mercato nel mondo tra Arabia Saudita, Russia e in prospettiva l'Iran, che sta arrivando". 
Comunque, secondo il quadro dipinto dal cartello, la domanda globale di petrolio prodotto dall'Opec è destinata a calare fino al 2020, in un contesto che vedrà l'offerta di idrocarburi non convenzionali, come il tight oil nordamericano, destinata a crescere nonostante il crollo delle quotazioni. 
L'Opec sembra constatare la riuscita solo parziale della presunta strategia saudita di deprimere i prezzi, mantenendo l'output invariato per non perdere quote di mercato a favore di concorrenti come Russia e Usa, che hanno invece reagito portando anch'essi la produzione a livelli record. Numeri alla mano, la domanda per il greggio Opec scenderà a 30,70 milioni di barili al giorno nel 2020 dai 30,90 milioni di barili stimati per il 2016 e un milione di barili in meno rispetto all'attuale produzione. 
Mentre gli effetti positivi sulla domanda della forte flessione del prezzo del greggio, sceso questa settimana ai minimi da 11 anni intorno a 36 dollari al barile, sono destinati, secondo l'Opec, ad avere un respiro corto. "L'impatto sulla domanda del recente declino del prezzo del petrolio è più evidente nel breve termine e calerà nel medio periodo", sottolinea il segretario generale dell'organizzazione, il saudita Abdullah al-Badri.
Un'ammissione che sembra lasciar trasparire quanto sia animato al momento il dibattito interno all'Opec, che vede sempre più membri contrastare la strategia di Riad, in particolare quei Paesi, come il Venezuela e l'Algeria, che hanno subito più duramente le conseguenze del tonfo delle quotazioni.
Un'altra novità è l'aver riconosciuto l'impatto "significativo" che shale oil e tight oil stanno avendo sul mercato, un impatto che l'Opec in passato sembrava aver sottovalutato. Non solo. L'outlook riconosce che i costi produttivi del greggio non convenzionale si stanno rivelando molto più bassi di quanto si sostenesse appena un anno fa, quando molti analisti preannunciavano la sua imminente disfatta con un barile sotto gli 80 dollari. 
Addirittura, si legge nel documento, "i giacimenti più ricchi possono sopportare punti di pareggio anche inferiori ai prezzi osservati nel 2015 ed è quindi probabile che vedano la produzione crescere ancora". Secondo il cartello, la produzione globale di tight oil toccherà i 5,19 milioni di barili al giorno nel 2020, raggiungerà un picco di 5,61 milioni di barili al giorno nel 2030 e calerà a 5,18 milioni di barili nel 2040. 
L'incremento di medio periodo sarà legato al previsto ingresso di Russia e Argentina nel settore degli oli non convenzionali. Questo solo nello scenario medio: se anche Cina e Messico entrassero in questa industria, l'output di tight oil sfiorerà gli 8 milioni di barili al giorno. In un orizzonte più ampio, a ogni modo, l'Opec sembra destinata a mantenere la propria quota di mercato, che è ciò che più preme a Riad: la domanda di greggio Opec è stimata a 40,70 milioni di barili al giorno nel 2040, pari al 37% dell'offerta mondiale, in crescita rispetto all'attuale 33%.
La domanda globale al 2020 è stata rivista al rialzo di 500 mila barili rispetto all'outlook precedente a 97,40 milioni di barili al giorno. Rivista, invece, al ribasso di 1,3 milioni di barili al giorno la domanda globale al 2040, ora stimata a 109,80 milioni di barili al giorno. Tale scenario, avverte ancora l'Opec, resta soggetto a rischi al ribasso quali una crescita globale inferiore alle attese, un minore uso degli idrocarburi per ragioni ambientali e il deprezzamento delle valute dei Paesi emergenti rispetto al dollaro.


http://www.opec.org/opec_web/static_files_project/media/downloads/publications/WOO%202015.pdf
Comunque per noi i vantaggi saranno minimi perché :
Il prezzo complessivo è composto da varie voci, quali il costo del prodotto raffinato, il trasporto primario, il costo di stoccaggio, le varie spese di ufficio e punto vendita, fino al margine per il gestore. Sembrerebbero molte, ma tutte queste voci che contemplano spese e guadagni per diversi soggetti ammontano solo al 30% del costo del carburante.
Quindi un litro di verde dovrebbe costare circa 0.76 euro al litro, ma così non è per via della pressione fiscale (le accise benzina).
Ecco quindi l?elenco delle accise che quotidianamente paghiamo al distributore:
0,000981 euro: finanziamento della guerra d?Etiopia del 1935-1936;
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez del 1956;
0,00516 euro: ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
0,00516 euro: ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
0,00516 euro: ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
0,0511 euro: ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
0,0387 euro: ricostruzione post terremoto dell?Irpinia del 1980;
0,106 euro: finanziamento della guerra del Libano del 1983;
0,0114 euro: finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici nel 2005;
0,0051 euro: terremoto dell?Aquila del 2009;
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (ma molti parlarono di ?cinema di quarta categoria??) nel 2011;
0,04 euro: arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto ?Salva Italia? nel dicembre 2011;
0,02 euro: terremoti dell?Emilia del 2012;
Praticamente sono 0.5 euro (IVA 22% inclusa) di accise.