acrobat_68 ha scritto:
Siamo sicuri che sia sempre colpa degli altri??? Della crisi, dello stato birbone, del fisco iniquo, etc etc???
Certo, quello italiano non è uno stato che aiuta la ricerca, lo sviluppo, l'innovazione; certo la burocrazia è opprimente ed ottusa; sicuramente poco o nulla viene fatto per mantenere in Italia i migliori cervelli (ed anzi, spesso, sembra che vengano presia pedate nel cu.lo per farli espatriare)..
E' però anche vero che, forse, le nostre tantissime piccole e medie aziende hanno smesso di "crederci" rinunciando a quello che era il loro tratto distintivo: ovvero innovare a prescindere, dando prodotti di altissima qualità. Forse ci si è un poco rilassati sugli allori oppure si è creduto di poter virare verso prodotti più generalisti ed economici (in produzione) che permettesero margini più alti: da qui la delocalizzazione selvaggia. E' una strategia che alla lunga paga? Io non credo: impossibile fare le scarpe ai prodotti cinesi (o asiatici in generale)...Piuttosto mi pare una visione di periodo medio-breve che alla lunga porta al suicidio..
Noto inoltre come molte aziende, che continuano sulla tradizione dell'innovazione e della qualità, non solo contrastano la crisi ma, in un certo modo, la aggrediscono..
Quoto, in effetti quello che tu esprimi è fondamentalmente quanto io vado ripetendo spesso ai miei figli (22 e 18 anni...): usare come alibi il fatto che la globalizzazione ha annullato il valore intrinseco della cultura è errore madornale!
Anzi è proprio in questo piattume globale, non certo costellato di eccellenze, che un buon patrimonio culturale, una specializzazione magari inusuale, una peculiarità che ti deriva dall'esserti impegnato in un determinato campo, possono rappresentare quel quid in più da spendere; certo senza la pretesa di realizzarsi sotto casa o avere la certezza del posto fisso.
D'altra parte è proprio questo il solito, sempre + grave handicap, che i nostri ragazzi devono affrontare nel quotidiano: in Italia si investe sempre meno in ricerca, nella scuola, nella formazione, in genere nella competitività vera di un paese moderno; anzi, al contrario, si va verificando un precipitoso ritorno alle origini, con un sistema involutivamente classista, conservatore, immobilista, senza speranza x chi non ha soldi da investire per i figli e senza alcun meccanismo premiante x chi dimostra reali attitudini o volontà.
Spero tanto di sbagliarmi, ma attualmente mio padre, allora impiegato catastale, non avrebbe certo avuto la possibilità di iscrivermi a medicina, realizzando così il mio sogno di diventare medico, ormai dal lontanissimo 1982......
E la forbice si divarica, sempre più :cry:
saluti