Caro Procida,
interessante quello che scrivi e, per certi versi, molto triste. Tocca fare i conti con la realtà tutta particolare di questo paese...
Alcune considerazioni a ruota libera:
1) non credo che l'Italia, in passato, sia stata un paese di occasioni più di quanto non lo sia oggi. E' indubbio che, soprattutto nel primo dopoguerra, si siano verificate alcune condizioni per cui si è passati da una vita quasi primitiva (rispetto al resto dell'occidente) ad una più "progredita" in un lasso di tempo molto contratto. Ciò però è strettamente legato al rapporto fra occasioni e persone più che all'evoluzione dello Stato (nella sua accezione più ampia): la lungimiranza, furbizia e bravura di pochi hanno fatto la fortuna di molti.
2) le condizioni in cui il boom economico del dopoguerra (poi strutturato negli anni 80) si sono verificate, le conosciamo tutte. Il modo era ben diverso da oggi: ad un occidente progredito si opponeva l'est dell'oltre cortina di ferro. Il sud del mondo era una realtà tuttosommato sconosciuta, così come il "lontano oriente", noto ai più per i soli conflitti bellici (Vietnam, Cambogia, Corea, etc).
3) la tecnologia ha fatto un triplo salto carpiato: i satelliti e poi internet hanno aperto spazi nuovi a chi sapeva approfittarne. Chi ha capito per primo e si è adeguato, ha cavalcato la tigre: tutti gli altri hanno inseguito. Qui, in nuce, è contenuto il germe primo della globalizzazione.
Tornando all'Italia, che cosa succede quando:
a) non basta più essere individualisti per avere successo ma anzi sarebbe necessario fare rete (e più la rete è estesa più funziona)?
b) le condizioni al contorno cambiano in maniera così incisiva e così rapida?
c) non sei in prima fila nella R&D ed anzi arranchi in coda al gruppo, perdendo ogni anno cervelli e posizioni?
d) la forbice fra quelli che hanno capito/si sono adeguati (non pochi in realtà) e tutti gli altri si fa sempre più larga, ed il Paese perde pezzi?
La risposta l'abbiamo sotto gli occhi tutti. Rimane da chiedersi se sia l'inizio della fine oppure di una nuova rinascita su basi diverse: da ottimista propendo per la seconda opzione, ai posteri l'ardua sentenza..
interessante quello che scrivi e, per certi versi, molto triste. Tocca fare i conti con la realtà tutta particolare di questo paese...
Alcune considerazioni a ruota libera:
1) non credo che l'Italia, in passato, sia stata un paese di occasioni più di quanto non lo sia oggi. E' indubbio che, soprattutto nel primo dopoguerra, si siano verificate alcune condizioni per cui si è passati da una vita quasi primitiva (rispetto al resto dell'occidente) ad una più "progredita" in un lasso di tempo molto contratto. Ciò però è strettamente legato al rapporto fra occasioni e persone più che all'evoluzione dello Stato (nella sua accezione più ampia): la lungimiranza, furbizia e bravura di pochi hanno fatto la fortuna di molti.
2) le condizioni in cui il boom economico del dopoguerra (poi strutturato negli anni 80) si sono verificate, le conosciamo tutte. Il modo era ben diverso da oggi: ad un occidente progredito si opponeva l'est dell'oltre cortina di ferro. Il sud del mondo era una realtà tuttosommato sconosciuta, così come il "lontano oriente", noto ai più per i soli conflitti bellici (Vietnam, Cambogia, Corea, etc).
3) la tecnologia ha fatto un triplo salto carpiato: i satelliti e poi internet hanno aperto spazi nuovi a chi sapeva approfittarne. Chi ha capito per primo e si è adeguato, ha cavalcato la tigre: tutti gli altri hanno inseguito. Qui, in nuce, è contenuto il germe primo della globalizzazione.
Tornando all'Italia, che cosa succede quando:
a) non basta più essere individualisti per avere successo ma anzi sarebbe necessario fare rete (e più la rete è estesa più funziona)?
b) le condizioni al contorno cambiano in maniera così incisiva e così rapida?
c) non sei in prima fila nella R&D ed anzi arranchi in coda al gruppo, perdendo ogni anno cervelli e posizioni?
d) la forbice fra quelli che hanno capito/si sono adeguati (non pochi in realtà) e tutti gli altri si fa sempre più larga, ed il Paese perde pezzi?
La risposta l'abbiamo sotto gli occhi tutti. Rimane da chiedersi se sia l'inizio della fine oppure di una nuova rinascita su basi diverse: da ottimista propendo per la seconda opzione, ai posteri l'ardua sentenza..