Della Valle: «Nessun equivoco sul Colosseo non faremo spot»
ROMA - L?accordo per la ristrutturazione del Colosseo porterà nelle casse del Mibac 25 milioni di euro. Ma resta al centro di una disputa ormai tutta politica. Il testo della convenzione firmata lo scorso 21 gennaio dal commissario delegato Roberto Cecchi e l?imprenditore marchigiano è stato scomposto, girato e rigirato, 11 articoli e 4 clausole passati ai raggi X. E non ci sono mezze misure.
Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno è «un esempio destinato a fare scuola». Per l?opposizione è una svendita colossale, un saldo di fine stagione.
Diego Della Valle si dice «sbalordito». Intervistato dal Tg5, si chiede se «chi sostiene certe cose ha letto le carte». Riferimento al presidente della Commissione capitolina Federico Mollicone e all?ex assessore alla Cultura Umberto Croppi, ai quali l?imprenditore ha fatto pervenire, tramite il suo studio legale, una diffida per le dichiarazioni rilasciate durante una trasmissione televisiva. Mollicone replica a muso duro: «Non capisco i toni. La mia carica istituzionale mi legittima a chiedere informazioni sulla concessione accordata al signor Della Valle. La sua diffida equivale ad una intimidazione».
«Quello che ci preme - ribadisce da parte sua l?ideatore delle Tod?s - è che il Colosseo venga utilizzato nel modo migliore». E le critiche? «Piccole vendette di politica locale» per Della Valle, «orgoglioso» di collaborare al restauro «di quello che è il simbolo del made in Italy nel mondo».
La Tod?s «non userà il monumento per scopi pubblicitari-commerciali». «Esiste un accordo - si legge in una nota del Gruppo - volto a proteggere l?immagine del Colosseo. E fare in modo che la sua immagine non sia svilita da interventi di puro stampo commerciale, proprio a evitare che possa capitare di trovare affissa al monumento la gigantografia di un?automobile». Passaggio, quest?ultimo, che sembra riferirsi in modo diretto al presunto ?no? opposto alla richiesta della Volkswagen di usare l?Anfiteatro come location per uno spot. Dal Gruppo Tod?s si levano critiche contro chi «strumentalizza l?accordo», «cosa che non fa bene all?immagine del nostro Paese».
Secondo l?opposizione capitolina alcuni punti dell?accordo si prestano a dubbia interpretazione. Ad esempio quando si parla di «sponsor unico per i lavori di restauro». O si riconosce «il diritto di gestire in esclusiva l?attività di comunicazione relativa agli interventi» e «pubblicizzare, in esclusiva» l?attività di restauro. Tanto più che l?accordo resterà valido per 15 anni.
Alemanno precisa: «L?esclusiva riguarda solo i lavori al Colosseo, nessuno lo ha regalato o subappaltato a Della Valle o al suo consorzio». Per il primo cittadino capitolino «si tratta di una esclusiva legata alla giusta rivendicazione di chi opera sul restauro, e questo va detto con chiarezza».
A quanto pare, anche la Ryanair era in corsa. Ma il progetto presentato dalla compagnia aerea irlandese prevedeva un impatto pubblicitario troppo forte, una copertura totale del Colosseo. Cosa sarebbe successo?
Giulia Rodano e Luigi Nieri che avevano sollevato critiche sulla convenzione non ci stanno. Non si sentono ?nemici di Roma? come qualcuno ha definito chi ha espresso dubbi. «Nemico di Roma è chi mette in vendita il Colosseo e chi ne cede ai privati l?uso», sostiene Nieri, ex assessore regionale al Bilancio e ora capogruppo di Sel. Per lui l?accordo presenta «ancora molti lati oscuri, «ben venga il mecenatismo ma questo non può giustificare tentativi neanche troppo velati di speculazione». E la Rodano (Idv) si chiede «se ora lo Stato italiano vorrà utilizzare il Colosseo per promuovere l?immagine del nostro Paese dovrà chiedere il permesso a Della Valle?».
Anche il partito democratico rimane sulle sue posizioni e parla di «operazione avvolta nel più assoluto mistero». Marco Miccoli, il segretario romano, parla di «dilettantismo incredibile» e rilancia la richiesta di conoscere pubblicamente i contenuti dell?accordo di sponsorizzazione. «Ben vengano i soldi e i finanziamenti dei privati - commenta Miccoli - ma bisogna definirne con accuratezza le forme e i modi». Quello che lamenta anche Giulio Pelonzi, vice presidente della Commissione cultura di Roma Capitale, per il quale il sindaco Alemanno «non ha coinvolto in alcun modo l?Assemblea capitolina». In questo «gioco di competenze - chiosa Pelonzi - finisce sempre che l?Ente locale rimane tagliato fuori dalla gestione sia essa ordinaria o straordinaria del proprio patrimonio».
C.Mar.
Martedì 05 Aprile 2011 - 13:15