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65 a 1: l' integrazione all' asilo dovrebbe essere sicura

PierUgoMaria1 ha scritto:
Guarda, da come lo scrivi, sembra quasi tu sia convinto di aver fatto una quasi battuta surreale. Ti stupirai allora di sapere che, almeno a queste latitudini, complice il registro elettronico consultabile da casa, é almeno da un paio di anni che i voti per interrogazioni e prove scritte non vengono più comunicati pubblicamente, con ampio dibattito sottostante riguardo alla privacy ed al non voler "discriminare" l'alunno carente, quasi canzonarlo davanti ai compagni. E non é un'invenzione di qualche docente troppo buonista: alla base c'é opportuno regolamento esplicito, a prescriverlo.
Grazie al cielo qui siamo ancora all'antica. E dagli scrutini di fine ciclo i somari li vedi (non è che siccome paghi ti abbelliscono la pagella)
 
arizona77 ha scritto:
Ma, lauree a parte, gia' diplomati in scuole private se ne sfornano in continuo, non so se col metedo grottesco del 3 anni in 1 come quando ero ragazzo io....
Ci sono seempre state le scuole private per svogliati e fannulloni di famiglie bene ... ma ci son state, ed ora stanno assumendo maggiore rilevanza, scuole private cui le famiglie si rivolgono per avere una qualità nell'istruzione che, purtroppo, in molte zone, nell'ambito pubblico si è notevolmente degradata.
 
renatom ha scritto:
Ribadisco: le magagne non sono provocate dai disagi linguistici di alunni immigrati, se non in rarissimi casi.
In più, il discorso è partito da una scuola dell'infanzia; se si inizia ad andare a scuola a quell'età, questo svantaggio linguistico viene superato prima di iniziare la primaria.
Certo (famiglie degli immigrati permettendo, il che non è sempre così scontato). Solo che, mentre la famosa classe con 16 stranieri che partono da zero riguardo all'italiano e 8 indigeni è stata concentrata sull'obiettivo di livellare le competenze linguistiche di tutti, una equivalente classe in cui tutti i 24 bimbi partivano già da una base linguistica normale per "indigeni" ha potuto utilizzare i tre anni di materna per fare qualcosina in più.

Come ho detto l'idea di sotto porre gli alunni a test e creare percorsi differenziati per alunni in condizioni di svantaggio, senza offesa, non mi pare degna di un paese civile e, fortunatamente, è superata da decenni.
Dipende dall'impostazione che si ha: se si vuole "livellare verso il basso" hai senz'altro ragione te. Ti segnalo che nella scuola purtroppo privata di nostra figlia (e sottolineo il "purtroppo", non è motovo di vanto per noi, anzi), vi è un tasso non trascurabile di famiglie in cui almeno un genitore è docente della scuola pubblica (di ogni ordine e grado). E la motivazione della scelta sulla scuola privata invariabilmente recita "proprio perché sono docente nella scuola pubblica cerco di evitarla per nostro/a figlio/a".

Quello che si deve dire è che la scuola deve fornire aiuti per superare eventuali svantaggi, come, del resto, ha sempre cercato di fare.
Assolutamente, ma non come viene fatto ora.

Ricordo che un riconosciuto punto di forza della scuola italiana è come viene trattata la tematica dell'handicap con i ragazzi che frequentano le stesse classi anche quando non sono assolutamente in grado di seguire: di questi che si dovrebbe farne secondo queste teorie?
Il problema è molto delicato ed ancora più complesso di quello che stiamo discutendo. Dico solo che ci sono situazioni sostenibile ed altre non sostenibili.

Riguardo promozioni, bocciature, probabilmente vista la situazione, la mia proposta sarebbe:
- niente bocciature se non concordate
- abolizione de valore legale del titolo di studio
niente diploma, ma una certificazione di competenze compilata in maniera "seria".
In pratica dico che hai frequentato l'istituto per x anni e dichiaro quello che sai fare e non sai fare.
Sono poi consapevole della serietà e delicatezza nella compilazione di questo attestato richiesta ai docenti.
Da arte mia mi limito a dire che, per quanto concerne il settore privato, da anni il pezzo di carta non ha più gran valore o meglio, viene discriminato in base al soggetto che lo ha emesso (anzi, abbandoniamo ogni falsa ipocrisia, dipende in primo luogo, a guisa di filtro, dalle coordinate geografiche di conseguimento ... ammazzatemi pure ma le cose stanno in questo modo). Nel settore pubblico invece il valore legale del titolo (purtroppo) e soprattutto del voto finale c'è ... da cui i famosi concorsi per infermiere nel Veneto con i pullman organizzati.

Dovere della scuola, piuttosto, sarebbe, dal lato opposto, cercare di valorizzare le eccellenza, cosa su sui, la scuola italiana, effettivamente, è molto carente.
Ma questo (sui cui sono più che d'accordo) è del tutto incompatibile ed anzi, a mio modesto aprere, contradditorio, con le considerazoni da te espresse sulla scarsa dignità di percorsi differenziati per allievi con differenti capacità. La logica attuale è quella di un livellamento vero sil basso: non dico che sia stata artatamente voluto, mi limito a constatare che è l'effetto inevitabile di una serie di scelte. Nel caso dei bambini stranieri che non conoscono l'italiano e, per di più, con background familiare poco favorevole ad un percorso inclusivo, basta di per se stesso a mortificare ogni possibile eccellenza.
 
Preciso a scanso di equivoci che sono un figlio della scuola pubblica, ma in anni in cui non esisteva il concetto di privacy nelle votazioni ed in anni in cui si bocciava anche alle elementari (fui uno degli ultimi a sostenere l'esame di seconda elmentare :oops: )
E sono pure figlio della tanto aborrita "selezione", nonché dei tanto bistrattati maestri che si formarono sotto la vituperata scuola gentiliana.

In IV ginnasio partimmo in circa 130, distribuiti su quattro sezioni. Come venni a capire nel tempo, l'attribuzione nelle sezioni venne fatta ponderando in qualche modo la votazione di licenza media e la scuola di provenienza, i "presunti migliori" in A e B gli altri in C e D. Il primo giorno di lezione, insieme ad altri concetti, ci fu spiegato come, globalmente, almeno la metà di noi non era in grado di frequentare con profitto quella scuola, e che il corpo insegnante avrebbe cercato di evitare inutili fatiche e spese per ripetizioni alle nostre famiglie. Ci fu ribadito che non era la scuola dell'obbligo, che eravamo legalmente idonei ad essere avviati al lavoro e che vi erano molte altre possibilità alternative per conseguire un diploma utile, con meno spargimento di sangue e maggiore serenità.
Ci fecero pure un altro discorso su cui, in questa sede, per non mettere troppa carne al fuoco, sorvolo.
Infine, ci tranquilizzarono inoltre sugli spazi, che per sovra affollamento erano davvero molto angusti, in quanto prima di Natale avremmo potuto levare un po' di banchi dall'aula, e ci ricordarono che entro una certa data si poteva cambiare istituto senza perdere l'anno scolastico. Ben prima di Natale, da poco più di 30 eravamo rimasti in circa 25, ed alla fine del primo anno soppressero la sezione D (con i residui confluiti nella C) e noi rimanemmo in una quindicina. Alla fine del secondo anno venne soppressa anche la sezione C con i resti riassegnati alle due superstiti, con la mia sezione che da una decina di sopravvissuti si rimpinguò a poco più di quindici. Alla fine, al netto di qualche ulteriore perdita nel triennio - maturità inclusa, i diplomati furono in tutto una trentina
 
U2511 ha scritto:
Preciso a scanso di equivoci che sono uin figlio della scuola pubblica, ma in anni in cui non esisteva il concetto di privacy nelle votazioni ed in anni in cui si bocciava anche alle elementari (fui uno degli ultimi a sostenere l'esame di seconda elmentare :oops: )
E sono pure figlio della tanto aborrita "selezione"

Al ginnasio partimmo in circa 130 distribuiti in quattro sezioni. Come venni a capire nel tempo, l'attribuzione nelle sezioni venne fatta in qualche modo su una graduatoria formata dalla votazione di licenza media, i migliori in A e B gli altri in C e D. Il primo giorno di lezione, insieme ad altri concetti, ci fu spiegato come, globalmente, almeno la metà di noi non era in grado di frequentare con profitto quella scuola, e che il corpo insegnante avrebbe cercato di evitare inultil fatiche e spese alle nostre famiglie. Ci fu ribadito che non era la scuola dell'obbligo, che eravamo legalmente idonei ad essere avviati al lavoro e che vi erano molte altre possibilità alternative per conseguire un diploma utile e con meno spargimento di sangue.
Ci tranquilizzarono inoltre sugli spazi, che per affollamento erano davvero angusti, in quanto prima di Natale avremmo potuto levare un po' di banchi dall'aula e ci ricordarono che entro una certa data si poteva cambiare istituto senza perdere l'anno. Ben prima di Natale, da poco più di 30 eravamo rimasti in circa 25, ed alla fine del primo anno soppressero la sezione D (con i residui confluiti nella C) e noi rimanemmo in una quindicina. Alla fine del secondo anno venne soppressa anche la sezione C con i resti riassegnati alle due superstiti, con la mia sezione che da una decina di sopravvissuti si rimpinguò a poco più di quindici. Alla fine, al netto di qualche ulteriore perdita nel triennio - maturità inclusa, i diplomati furono in tutto una trentina

A scanso di equivoci, da parte mia, anche io sarei per una scuola più selettiva, ma non all'ingresso, come d'altronde, non è mai stata. Anche io ho frequentato una scuola media inferiore in cui al primo anno c'era il 30% di respinti
La selezione va fatta in corso d'opera, dando modo a chi ha svantaggi di partenza oggettivi di recuperarli.

Relativamente a quanto ho proposto prima, sarebbe, come ho scritto, un "vista la situazione".

A proposito di scuole private, anche lì la situazione è molto variegata.
Ci sono quelle serie (poche e, dalle mie parti, nessuna, tnto per dire).
Poi ci sono quelle che buttano fumo negli occhi; divise, ambiente curato, ma insegnamento, in realtà scadente e con la logica, a proposito di selezione che chi paga non può essere bocciato.
Poi ci sono i diplomifici dichiarati.
Spesso mi ritrovo in V i pluribocciati che hanno fatto il 3 i 1 alla privata e si ripresentano per prendere il diploma alla "statale", nonostante tutto, ben più credibile.
 
renatom ha scritto:
A scanso di equivoci, da parte mia, anche io sarei per una scuola più selettiva, ma non all'ingresso, come d'altronde, non è mai stata. Anche io ho frequentato una scuola media inferiore in cui al primo anno c'era il 30% di respinti
La selezione va fatta in corso d'opera, dando modo a chi ha svantaggi di partenza oggettivi di recuperarli.
Relativamente a quanto ho proposto prima, sarebbe, come ho scritto, un "vista la situazione".
Se lo svantaggio è linguistico, mi pare essenziale predisporre una full immersion in Italiano, se l'età del bimbo ed il contesto familiare lo consente, diversamente un anno di "azzeramento" linguistico (e culturale, già che ci siamo ... che poi ti trovi il bimbo che ti strappa dal collo la catenina con la Madonnina o il Crocifisso e guai a dirlgi alcunché perché passi per razzista) non mi pare una forma di discriminazione.
 
U2511 ha scritto:
renatom ha scritto:
A scanso di equivoci, da parte mia, anche io sarei per una scuola più selettiva, ma non all'ingresso, come d'altronde, non è mai stata. Anche io ho frequentato una scuola media inferiore in cui al primo anno c'era il 30% di respinti
La selezione va fatta in corso d'opera, dando modo a chi ha svantaggi di partenza oggettivi di recuperarli.
Relativamente a quanto ho proposto prima, sarebbe, come ho scritto, un "vista la situazione".
Se lo svantaggio è linguistico, mi pare essenziale predisporre una full immersion in Italiano, se l'età del bimbo ed il contesto familiare lo consente, diversamente un anno di "azzeramento" linguistico (e culturale, già che ci siamo ... che poi ti trovi il bimbo che ti strappa dal collo la catenina con la Madonnina o il Crocifisso e guai a dirlgi alcunché perché passi per razzista) non mi pare una forma di discriminazione.

Quale migliore full immersion linguistica che frequentare la scuola in Italia, partendo il prima possibile, possibilmente, appunto, dalla scuola dell'infanzia?
 
renatom ha scritto:
Quale migliore full immersion linguistica che frequentare la scuola in Italia, partendo il prima possibile, possibilmente, appunto, dalla scuola dell'infanzia?
Prima possibile senz'altro. Bloccando gli altri, no.

A scuola nostra lo scorso anno sono arrivati quest'anno alcuni bimbi stranieri (comunitari). Summer school intensiva di italiano per tutti (non c'è stato manco bisogno di suggerirlo, gli stessi genitori dei nuovi arrivati l'hanno chiesto, anche per se stessi), per l'inglese non c'era problema. Un piccolo aiuto in corso d'anno ed in pochi mesi erano assolutamente a posto. Ma erano tre in due classi, e non i due terzi per classe: e le loro famiglie non hanno visto il campus estivo come un'affronto, ma, al contrario, come un enorme aiuto (il fatto culturale di cui dicevo prima) - ed hanno supportato i bimbi anche a casa
 
U2511 ha scritto:
Preciso a scanso di equivoci che sono un figlio della scuola pubblica, ma in anni in cui non esisteva il concetto di privacy nelle votazioni ed in anni in cui si bocciava anche alle elementari (fui uno degli ultimi a sostenere l'esame di seconda elmentare :oops: )
E sono pure figlio della tanto aborrita "selezione", nonché dei tanto bistrattati maestri che si formarono sotto la vituperata scuola gentiliana.

In IV ginnasio partimmo in circa 130, distribuiti su quattro sezioni. Come venni a capire nel tempo, l'attribuzione nelle sezioni venne fatta ponderando in qualche modo la votazione di licenza media e la scuola di provenienza, i "presunti migliori" in A e B gli altri in C e D. Il primo giorno di lezione, insieme ad altri concetti, ci fu spiegato come, globalmente, almeno la metà di noi non era in grado di frequentare con profitto quella scuola, e che il corpo insegnante avrebbe cercato di evitare inutili fatiche e spese per ripetizioni alle nostre famiglie. Ci fu ribadito che non era la scuola dell'obbligo, che eravamo legalmente idonei ad essere avviati al lavoro e che vi erano molte altre possibilità alternative per conseguire un diploma utile, con meno spargimento di sangue e maggiore serenità.
Ci fecero pure un altro discorso su cui, in questa sede, per non mettere troppa carne al fuoco, sorvolo.
Infine, ci tranquilizzarono inoltre sugli spazi, che per sovra affollamento erano davvero molto angusti, in quanto prima di Natale avremmo potuto levare un po' di banchi dall'aula, e ci ricordarono che entro una certa data si poteva cambiare istituto senza perdere l'anno scolastico. Ben prima di Natale, da poco più di 30 eravamo rimasti in circa 25, ed alla fine del primo anno soppressero la sezione D (con i residui confluiti nella C) e noi rimanemmo in una quindicina. Alla fine del secondo anno venne soppressa anche la sezione C con i resti riassegnati alle due superstiti, con la mia sezione che da una decina di sopravvissuti si rimpinguò a poco più di quindici. Alla fine, al netto di qualche ulteriore perdita nel triennio - maturità inclusa, i diplomati furono in tutto una trentina

.....e i profe :shock: :?: :D
 
:?:

Ah forse capisco ciò che intendi.
La "domanda" è sempre stata alta, per anni ha funzionato in questo modo, 4 sezioni la IV, 3 la V, 2 il liceo. Un imbuto 8)
 
U2511 ha scritto:
:?:

Ah forse capisco ciò che intendi.
La "domanda" è sempre stata alta, per anni ha funzionato in questo modo, 4 sezioni la IV, 3 la V, 2 il liceo. Un imbuto 8)

i profe, nel senso che, calando le classi :?:
 
U2511 ha scritto:
Se rileggi meglio, vedrai che classi sempre quelle erano.

Scusa ma " al zientifico "
i profe non facevano tutte le 5 classi,
per cui se partono 10 prime poi restano in 5
perche' si formano le seconde, poi le terze.....
Ci volevano profe nuovi,
oppure intendi che partono ugualmente sempre in 130 nonostante
la malaparata a venire
 
Il dubbio mi e' venuto perche' della strage degli studenti si sara' risaputo in zona.....
Nonostante cio'..... continuavano ad iscriversene :shock:
 
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