Mi mancava di vedere questa, ora posso dire di aver visto veramente di tutto....
Non so se sia più idiota la maestra che ha dato il voto o la docente (poveri liceali di San Giovanni in Persiceto...) che per giustificarla chiede di "valutare il lavoro fatto in classe prima della verifica e quindi cosa la maestra
legittimamente si aspetti dai suoi studenti".
Come dice giustamente la
definizione didascalica dell'operazione, la moltiplicazione è
"in aritmetica, una delle quattro operazioni elementari con la quale un numero (moltiplicando) viene sommato a sé stesso il numero di volte indicato dal secondo numero (moltiplicatore), ottenendo un terzo numero (prodotto)"
Nel caso in esame il "moltiplicando" è il 5, il 3 è il "moltiplicatore", e quindi il modo corretto di "tradurre"
letteralmente la moltiplicazione in somma ripetuta è 5+5+5, ossia "tre volte cinque" non certo "cinque volte tre". Stesso dicasi per la seconda operazione in esame: 4x6 si traduce in "sei volte quattro", non certo "quattro volte sei".
Delle due l'una: la maestra o ha sbagliato PRIMA, definendo in modo errato la moltiplicazione, o ha sbagliato DOPO non accettando la definizione corretta.
In ogni caso, comunque, allo sbaglio "tecnico" della valutazione del compito si somma quello pedagogico della punizione del bambino per aver saputo più e meglio di quanto la maestra si aspettasse da lui e della confusione ingenerata in lui da una tale valutazione da parte di chi invece dovrebbe sforzarsi in ogni modo di chiarirgli le idee. E questo è l'aspetto peggiore di tutta la vicenda.
A quell'insegnante (e a chi la difende) andrebbe spiegato che "insegnare" non è sinonimo di "inculcare" e che un bambino non è un robot né un cane da addestrare.