<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Venezuela:carne troppo cara,chavez fa arrestare i macellai | Page 3 | Il Forum di Quattroruote

Venezuela:carne troppo cara,chavez fa arrestare i macellai

Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
 
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.
 
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
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cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.

la mia idea è che a cuba il castrismo sia stato utile nel primo periodo come dici tu per poter dare i mezzi ad una popolazione che prima della caduta di batista era per la maggior parte analfabeta, il problema è che il castrismo si è voluto fossilizzare bloccando ogni tipo di spinta riformatrice, essendo la sanità e l'istruzione ormai radicati nella società cubana credo che il regime così come è abbia terminato di essere utile al paese, su ciò che dovrebbe seguire ad esso credo che la parola dovrebbe ritornare ai cubani anche se l'ombra della mafia e degli interessi degli usa sono dietro l'angolo
 
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
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cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.
beh, mi pare che le condizioni di vita cubane sono molto migliori di quelle per esempio della repubblica dominicana o degli altrii paesi della zona................
 
il concetto di benessere beh
è molto soggettivo
per quanto riguarda me ad esempio il materiale posto che non mi è mai mancato nulla pur non essendo mai stato ricco, anzi, è secondario rispetto all'emotivo-spirituale, probabilmente se in futuro dovessi cadere in povertà estrema cambierei idea, c'è da dire però che ho avuto la possibilità di ricevere istruzione e cure adeguate, la maggior parte delle cose in più che ho ricevuto e/o che mi sono guadagnato sono assolutamente secondarie, tanto da pensare di aver sprecato parte del mio tempo nel rincorrerle.
 
metallo666 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
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cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.
beh, mi pare che le condizioni di vita cubane sono molto migliori di quelle per esempio della repubblica dominicana o degli altrii paesi della zona................

lo dicono i numeri, infatti sono convinto che senza il socialismo cuba sarebbe rimasto quello che era prima di batista
 
metallo666 ha scritto:
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cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.
beh, mi pare che le condizioni di vita cubane sono molto migliori di quelle per esempio della repubblica dominicana o degli altrii paesi della zona................
non più
 
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
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Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.

la mia idea è che a cuba il castrismo sia stato utile nel primo periodo come dici tu per poter dare i mezzi ad una popolazione che prima della caduta di batista era per la maggior parte analfabeta, il problema è che il castrismo si è voluto fossilizzare bloccando ogni tipo di spinta riformatrice, essendo la sanità e l'istruzione ormai radicati nella società cubana credo che il regime così come è abbia terminato di essere utile al paese, su ciò che dovrebbe seguire ad esso credo che la parola dovrebbe ritornare ai cubani anche se l'ombra della mafia e degli interessi degli usa sono dietro l'angolo
assolutamente d'accordo su tutto. Comunque Batista rappresentava il peggio del peggio ed era abbastanza difficile poter fare peggio (Cuba era il paradiso della mafia: prostituzione droga ecc. ecc. con la protezione dello stato corrotto).
Si potrebbe discutere per una giornata su che cosa fu la rivoluzione e quali furono le intenzioni, almeno iniziali, di Castro e dei suoi ma diventerebbe molto ma molto lunga.... ;)
 
Beh, avrà recentemente letto i Promessi Sposi: già durante la carestia del XVII secolo a Milano, davano la colpa ai fornai per il rincaro del pane.
Chavez sa cogliere grandi insegnamenti dalla storia, non c'è che dire.... :rolleyes: :?
 
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.

la mia idea è che a cuba il castrismo sia stato utile nel primo periodo come dici tu per poter dare i mezzi ad una popolazione che prima della caduta di batista era per la maggior parte analfabeta, il problema è che il castrismo si è voluto fossilizzare bloccando ogni tipo di spinta riformatrice, essendo la sanità e l'istruzione ormai radicati nella società cubana credo che il regime così come è abbia terminato di essere utile al paese, su ciò che dovrebbe seguire ad esso credo che la parola dovrebbe ritornare ai cubani anche se l'ombra della mafia e degli interessi degli usa sono dietro l'angolo
assolutamente d'accordo su tutto. Comunque Batista rappresentava il peggio del peggio ed era abbastanza difficile poter fare peggio (Cuba era il paradiso della mafia: prostituzione droga ecc. ecc. con la protezione dello stato corrotto).
Si potrebbe discutere per una giornata su che cosa fu la rivoluzione e quali furono le intenzioni, almeno iniziali, di Castro e dei suoi ma diventerebbe molto ma molto lunga.... ;)
aspetto inquietante è il fatto che però batista ebbe un passato nel partito comunista cubano, se non sbaglio nel '40 si candidò proprio nel partito comunista con tanto di manifestini con falce e martello
 
stefano_68 ha scritto:
Beh, avrà recentemente letto i Promessi Sposi: già durante la carestia del XVII secolo a Milano, davano la colpa ai fornai per il rincaro del pane.
Chavez sa cogliere grandi insegnamenti dalla storia, non c'è che dire.... :rolleyes: :?

magari a differenza degli insorti dei promessi sposi però chavez non assalta i fornai per dare sfogo alla rabbia ma ha un progetto politico
 
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.

la mia idea è che a cuba il castrismo sia stato utile nel primo periodo come dici tu per poter dare i mezzi ad una popolazione che prima della caduta di batista era per la maggior parte analfabeta, il problema è che il castrismo si è voluto fossilizzare bloccando ogni tipo di spinta riformatrice, essendo la sanità e l'istruzione ormai radicati nella società cubana credo che il regime così come è abbia terminato di essere utile al paese, su ciò che dovrebbe seguire ad esso credo che la parola dovrebbe ritornare ai cubani anche se l'ombra della mafia e degli interessi degli usa sono dietro l'angolo
assolutamente d'accordo su tutto. Comunque Batista rappresentava il peggio del peggio ed era abbastanza difficile poter fare peggio (Cuba era il paradiso della mafia: prostituzione droga ecc. ecc. con la protezione dello stato corrotto).
Si potrebbe discutere per una giornata su che cosa fu la rivoluzione e quali furono le intenzioni, almeno iniziali, di Castro e dei suoi ma diventerebbe molto ma molto lunga.... ;)
aspetto inquietante è il fatto che però batista ebbe un passato nel partito comunista cubano, se non sbaglio nel '40 si candidò proprio nel partito comunista con tanto di manifestini con falce e martello
Mhh. Keko forse ti sbagli. Fondò un partito chiamato progressista ma che in realtà raggruppava in realtà elementi legati ai proprietari terrieri ed agli oligarchi, sotto l'ala protettrice degli Stati Uniti.
 
Kren ha scritto:
keko01 ha scritto:
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cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.

la mia idea è che a cuba il castrismo sia stato utile nel primo periodo come dici tu per poter dare i mezzi ad una popolazione che prima della caduta di batista era per la maggior parte analfabeta, il problema è che il castrismo si è voluto fossilizzare bloccando ogni tipo di spinta riformatrice, essendo la sanità e l'istruzione ormai radicati nella società cubana credo che il regime così come è abbia terminato di essere utile al paese, su ciò che dovrebbe seguire ad esso credo che la parola dovrebbe ritornare ai cubani anche se l'ombra della mafia e degli interessi degli usa sono dietro l'angolo
assolutamente d'accordo su tutto. Comunque Batista rappresentava il peggio del peggio ed era abbastanza difficile poter fare peggio (Cuba era il paradiso della mafia: prostituzione droga ecc. ecc. con la protezione dello stato corrotto).
Si potrebbe discutere per una giornata su che cosa fu la rivoluzione e quali furono le intenzioni, almeno iniziali, di Castro e dei suoi ma diventerebbe molto ma molto lunga.... ;)
aspetto inquietante è il fatto che però batista ebbe un passato nel partito comunista cubano, se non sbaglio nel '40 si candidò proprio nel partito comunista con tanto di manifestini con falce e martello
Mhh. Keko forse ti sbagli. Fondò un partito chiamato progressista ma che in realtà raggruppava in realtà elementi legati ai proprietari terrieri ed agli oligarchi, sotto l'ala protettrice degli Stati Uniti.

l'ho letto proprio pochi giorni fa' in una "biografia consentita" di fidel castro ma come ho scirtto potrei sbagliarmi
è che è un libro di 600 pagine...e non essendo n formato digitale non c'è la ricerca della parola :( :D altrimenti controllerei
 
keko01 ha scritto:
Kren ha scritto:
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cercherò di prendere spunto da questo tuo validissimo intervento per informarmi meglio sulla situazione venezuelana, evidentemente ciò che ho letto fino ad ora è sempre stato di parte

con povertà non in tendevo la ricchezza complessiva ma quella che arriva effettivamente alla popolazione in termini di servizi

p.s. le cinque stelle te le ho date io.
Ciao Keko. Un mio parente ha vissuto 25 anni in Venezuela (fino al 1990) e me ne ha parlato molto bene (diceva che tra i paesi sudamericani era di gran lunga il più serio).
Le condizioni socio economiche non le conosco bene, ma non credo che Chavez abbia rivoluzionato il Paese in così poco tempo.

l'unico racconto diretto che ho potuto sentire è di una mia amica che visse fino all'adolescenza a maracaibo e mi descrisse la città in cui visse come una città in cui al di fuori di piccoli quartieri abitati per lo più da europei o locali benestanti regnavano il caos e la povertà estrema, era figlia di una famiglia friulana là emigrata che come dice Matteomatte1 "si era fatta il culo a mandolino" per uscire da una condizione di povertà in cui era qui in friuli nata ma i suoi racconti erano basati sui ricordi di una ragazzina non certo dettagliatamente basati su di un'analisi socioeconomica
Ti posso dire che da qualche anno un mio paesano si è trasferito in Venezuela. E' un sopravissuto agli anni 70-80 (non so se mi spiego). Vive nei sobborghi di una delle principali città venezuelane, ma non ricordo quale, dove anche oggi la criminalità controlla tutto e tutti.
Il padre, che va a trovarlo ogni anno, dice che Chavez ha messo le basi per costituire una bella dittatura, basata sul populismo.
Apparentemente, le riforme di carattere sociale (pur giuste) stanno mettendo in ginocchio l'economia che sta in piedi solo grazie agli enormi proventi derivanti dalla vendita del petrolio.
Personalmente non so cosa pensare di Chavez perché da un lato parrebbe muoversi per affrancare (finalmente) il sudamerica dall'egemonia statunitense, cercando di creare condizioni sociali migliori per la popolazione.
Dall'altro, invece, mi pare voglia solamente di rimanere attaccato al potere il più a lungo possibile.
Se penso che il Brasile ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni senza grossi scossoni e colpi di scena (perseguendo una politica economica e sociale oculata) penso che non servano le collettivizzazioni per migliorare le condizioni di vita di un Paese.

l'obiettivo che un governo dovrebbe voler raggiungere è il maggior benessere possibile per la parte più grossa possibile della popolazione, posto questo principio che potrebbe sembrare ed è generico e campato in aria sostengo che ogni metodo è buono se quello è veramente lo scopo, in certi paesi sicuramente l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di poter fornire servizi sanitari ed educativi di massa per permettere alla popolazione ed alla nazione di poter progredire a costo di dover trasferire ricchezze da una parte della popolazione ad un'altra, non tutti i metodi sono applicabili a tutti i paesi ovviamente perchè le condizioni sociali ed economiche sono molto differenti, sul venezuela a questo punto non mi pronuncio perchè può darsi che io sia stato fuorviato da informazioni tendenziose.
Quello che tu dici lo pensavo pure io. Ora, invece, credo che con la giustificazione del tentativo di raggiungere il benessere per tutti (e già sul concetto di benessere ci sarebbe da ragionare) si possano giustificare le più bieche dittature di qualsiasi colorazione.
4 anni fa sono andato a Cuba ed ho potuto verificare di persona le condizioni di vita della popolazione.
Vanto della dittatura castrista sono la sanità e l'istruzione gratuite per tutti (dipersé un grande merito) che quasi tutti gli altri paesi del continente americano non possono vantare.
Tuttavia le condizioni di vita della popolazione sono tremende (e non solo a causa dell'embargo USA che poi viene raggirato abbastanza facilmente).
I generi alimentari sono contigentati, così come il vestiario. Le case sono fatiscenti per tutti (salvo che per la oligarchia che comanda il Paese, in questo tale e quale a qualsiasi altra dittatura) e non vi è libertà di espressione.
Parlando con gli abitanti (pur diffidenti evidentemente) ho capito che dell'istruzione pubblica gratuita non sanno cosa farsene se poi con una laurea in ingegneria debbono fare i tassisti ai turisti stranieri per tirare a campare.
Tutti vorrebbero maggiori libertà ed un più alto tenore di vita, pur riconoscendo che la rivoluzione, soprattutto nel primo periodo qualche grosso merito l'abbia avuto. Sanità e scuola, unici risultati evidenti della rivoluzione, servono solo ed esclusivamente a garantire il potere a chi ce l'ha già. Difatti ogni richiesta di cambiamento viene stroncata con la giustificazione che ogni liberalizzazione genererebbe egoismo e porterebbe alla perdita dei diritti acquisiti.
Tutto ciò va a scapito di molti per favorire quei pochi che nel regime ingrassano. A Cuba come nel resto del mondo.

la mia idea è che a cuba il castrismo sia stato utile nel primo periodo come dici tu per poter dare i mezzi ad una popolazione che prima della caduta di batista era per la maggior parte analfabeta, il problema è che il castrismo si è voluto fossilizzare bloccando ogni tipo di spinta riformatrice, essendo la sanità e l'istruzione ormai radicati nella società cubana credo che il regime così come è abbia terminato di essere utile al paese, su ciò che dovrebbe seguire ad esso credo che la parola dovrebbe ritornare ai cubani anche se l'ombra della mafia e degli interessi degli usa sono dietro l'angolo
assolutamente d'accordo su tutto. Comunque Batista rappresentava il peggio del peggio ed era abbastanza difficile poter fare peggio (Cuba era il paradiso della mafia: prostituzione droga ecc. ecc. con la protezione dello stato corrotto).
Si potrebbe discutere per una giornata su che cosa fu la rivoluzione e quali furono le intenzioni, almeno iniziali, di Castro e dei suoi ma diventerebbe molto ma molto lunga.... ;)
aspetto inquietante è il fatto che però batista ebbe un passato nel partito comunista cubano, se non sbaglio nel '40 si candidò proprio nel partito comunista con tanto di manifestini con falce e martello
Mhh. Keko forse ti sbagli. Fondò un partito chiamato progressista ma che in realtà raggruppava in realtà elementi legati ai proprietari terrieri ed agli oligarchi, sotto l'ala protettrice degli Stati Uniti.

l'ho letto proprio pochi giorni fa' in una "biografia consentita" di fidel castro ma come ho scirtto potrei sbagliarmi
è che è un libro di 600 pagine...e non essendo n formato digitale non c'è la ricerca della parola :( :D altrimenti controllerei
Provo a controllare io su un libro che ho letto un paio di mesi fa (è un pochino più snello e vado quasi a colpo sicuro) ;)
 
per favore, fate attenzione ai "quote" molteplici, perché non si legge più niente.

basta quotare un pezzetto solo, oppure rispondere e basta.

grazie.
 
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