migliazziblu ha scritto:
Ho visto uno che scriveva 3ad, al plurale 3 ads ( azzardo

)
Ah ok. Allora devi scriveer 3d singolare e 3ds plurale. La a non ci va, ma ci vuole il 3 - oppure scrivi per esteso thread)s) 8)
Va bene anche topic
ho voluto dirTi che la ricchezza non e' un peccato ma che senso ha divenire ricchi a 18 mld? Sono con la repubblica ( di Platone )
tra il piu' ricco e il piu' povero al massimo 7 volte di differenza.
Ciao
Premesso che Utòpia, in qualsiasi forma ed in qualsiasi epoca pensata, non ha mai avuto possibilità di esistenza concreta al di là dell'immaginazione dell'autore (e per fortuna, visto che Platone stessa prevedeva la soppressione dei neonati deformi, dei malati lungodegenti e di quelli gravi ...), va detto che ciascuno è figlio del suo tempo.
Nella Grecia classica, come del resto in tutte le società pre - industriali, la ricchezza si commisurava in estensione di terreno o numero di capi di bestiame, semplicemente perché la correlazione con i proventi era certa. I mercanti erano guardati con sospetto, gli armatori ancora peggio.
Nella nostra società c'è una certa discrasia tra stock di ricchezza e flusso reddituale. Poniamo il caso di una piccola impresa artigiana, da cui il titolare, pagate spese tasse e contributi, ne ricavi un netto di 50.000 euro annui. A prescindere dal fatto che per ottenere detto guadagno netto debba fatturare, a seconda della tipologia di attività, da 200.000 a 500.000 euro annui, ipotizziamo che per l'esercizio della sua attività possieda capannone ed attrezzatura con un valore corrente di realizzo (l'unico che conti) di 250.000 euro.
Qual'è la sua ricchezza? 250.000 euro? no, sbagliato: se vende, non guadagna più i 50.000 euro all'anno: la sua ricchezza è zero (e l'avviamento di solito non esiste in queste tipologie d'impresa in cui la redditivvità è stretatmenet connesa al lavoro del titolare)
Altro esempio (visto che siamo su 4R): il conce d'auto. Le Case conducono le danze in modo da lasciare ai conce non più del 3% (lordo imposte) sul fatturato (nuovo + usato + service + ricambi). In pratica, 300.000 euro di utile lordo (150.000 netti) ogni 10.000.000 di euro. Per realizzare un volume d'affari del genere (fatturato si intende iva esclusa) ci vogliono alcuni milioni di euro di investimento. Diciamo da 3 a 5, a seconda dei marchi. Poniamo che il conce Caio sia riuscito nel tempo, partendo da una piccola officina, ad arrivare a questi livelli: qual'è la sua ricchezza? 10.000.000 risultano dai libri contabili, ma nessuno sarebbe tanto pazzo da buttare 10 milioni di euro in un settore altamente a rischio, dove basta sbagliare poche vendite o fallire di poco gli obiettivi per magiarsi l'utile, specie poi se, mettendo analoga somma - pronti contro termine con sottostanti titoli di stato, se ne ricavano 170- 180 mila netti annu (cioè più che non nell'attività commerciale!), senza alcun mal di testa, senza scadenze da onorare, senza contenziosi legali, senza essere in tensione per interpretare cosa passerà per la testa all'importatore o alla casa madre, senza battagliare con le banche per i fidi.
Ecco, il conce che teoricamente ha una ricchezza di 10.000.000 di euro in realtà arriva forse alla decima parte di quella cifra, mentre il rentier che ha 5.000.000 in titoli ed immobili ha davvero 5 milioni se non di più ...