<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Svezia, la rivolta degli immigrati. In fiamme la periferia di Stoccolma | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Svezia, la rivolta degli immigrati. In fiamme la periferia di Stoccolma

a_gricolo ha scritto:
Mauro 65 ha scritto:
L'integrazione è un'utopia, rimane la politicamente scorretta assimilazione.

Appunto. Qualsiasi specie animale condivide il territorio più o meno pacificamente finchè c'è abbondanza di spazio, cibo e gnocca per tutti. Appena uno dei fattori scarseggia emergono le differenze e i contrasti. Chi crede nell'integrazione è semplicemente un illuso.
quando emergono scarsità di risorse i contrasti nascono anche tra fratelli, figuriamoci tra gente con usi e abitudini diverse.
L'integrazione non può essere definita utopia perché prima ancora di un processo sociale dovrebbe essere un attitudine a non discriminare tutto quello che è diverso. E dall'altro lato a sapersi inserire in un contesto che ti accoglie.
Ci sono tantissimi casi nel modo che hanno dimostrato come culture diverse possano convivere con successo.. Australia, California, ma anche paesi europei.
I flussi migratori sono un dato di fatto e non possono essere bloccati in alcun modo. Bisogna piuttosto predisporsi per controllarli e saperli gestire
 
silverrain ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
E' esattamente la stessa cosa. L'integrazione presuppone un'azione convergente sia da parte della comunità ospitante che da parte dell'ospite. Se manca una delle due il processo non si avvia.

perfetto.
direi che siamo d'accordo.
quindi l'integrazione non è un'utopia, ci vuole solo tanta tanta tanta buona volontà.
soprattutto da chi deve integrarsi.

Appunto. E guarda caso, di solito i problemi grossi saltano fuori proprio da quelle comunità culturalmente allergiche al lavoro.
 
Ricordo i discorsi che sentivo da bambino nella Torino della seconda metà anni '70; anche allora l'immigrato era additato come elemento negativo, causa dei mali, con pochissima voglia di lavorare, sporco, chiassoso, querulo, mangiapane a tradimento, scansafatiche, ladro, profittatore, opportunista, violento, testa calda, impermeabile alle buone abitudini del Torinese e diffusore delle sue cattive abitudini.
L'immigrato sì; ma dal Meridione d'Italia.
(con buona pace dei presenti, i Veneti venivano definiti "i terroni del nord") 8)

La Storia di ripete, l'uomo ha sempre bisogno di capri espiatori e di cause cui additare la responsabilità.
 
silverrain ha scritto:
perfetto. direi che siamo d'accordo.
quindi l'integrazione non è un'utopia, ci vuole solo tanta tanta tanta buona volontà.
sopratutto da chi deve integrarsi.
Bene, per l'articolo 1 abbiamo appurato che sarebbe aspicabile un po' maggiore buona volontà da parte di alcune fasce di immigrati.
Come le mettiamo con l'art. 3, primo capoverso?
Sfugge forse che un certo tipo di immigrato, per non incorrere in un peccato gravissimo, ha il dovere non solo di rifiutare questo principio fondamentale, ma di combatterlo ed avversarlo con tutte le sue forze ed a costo della propria vita, sacrificando anzi la quale ottiene eterna ricompensa.
Mettiamo in modo politicamente corretto la testa sotto la sabbia o iniziamo a prendere in esame la scorrettissima opzione di chiudere un po' di porte?
 
moogpsycho ha scritto:
Ci sono tantissimi casi nel modo che hanno dimostrato come culture diverse possano convivere con successo..

E' esattamente quello che ho detto io. CONVIVERE. Che significa CONDIVIDERE pacificamente il territorio e le risorse che esso ha da offrire nel rispetto reciproco tra autoctoni e alloctoni, e nota che sto parlando in termini biologici. L'integrazione, intesa come fusione delle varie etnie presenti, non solo è difficile, ma secondo me non è neanche giusta. Se io domani mi trasferissi armi e bagagli in Canada o negli USA credo che non avrei problemi ad adeguarmi alle norme locali e credo altrettanto che non ne creerei alle comunità in cui andrei a vivere, ma non diventerei mai canadese o americano.
 
a_gricolo ha scritto:
Se io domani mi trasferissi armi e bagagli in Canada o negli USA credo che non avrei problemi ad adeguarmi alle norme locali e credo altrettanto che non ne creerei alle comunità in cui andrei a vivere, ma non diventerei mai canadese o americano.

Tu no, i tuoi figli forse, i tuoi nipoti di certo.
 
stefano_68 ha scritto:
Ricordo i discorsi che sentivo da bambino nella Torino della seconda metà anni '70; anche allora l'immigrato era additato come elemento negativo, causa dei mali, con pochissima voglia di lavorare, sporco, chiassoso, querulo, mangiapane a tradimento, scansafatiche, ladro, profittatore, opportunista, violento, testa calda, impermeabile alle buone abitudini del Torinese e diffusore delle sue cattive abitudini.
L'immigrato era la causa di tutti i mali.
Solo che allora si parlava di immigrato dal Meridione d'Italia; e, con buona pace dei presenti, i Veneti venivano definiti "i terroni del nord". 8)
La Storia di ripete, l'uomo ha sempre bisogno di capri espiatori e di cause cui additare la responsabilità.
Certo, ma delle basi etiche comuni c'erano, così che le differenze culturali nel tempo si sono potute mitigare se non amalgamare. Tu che vivi a Torino, puoi sinceramente dire che i nuovi flussi stanno mostrando la stessa capacità di "integrazione" che hanno dimostrato gli immigrati interni?
 
stefano_68 ha scritto:
Ricordo i discorsi che sentivo da bambino nella Torino della seconda metà anni '70; anche allora l'immigrato era additato come elemento negativo, causa dei mali, con pochissima voglia di lavorare, sporco, chiassoso, querulo, mangiapane a tradimento, scansafatiche, ladro, profittatore, opportunista, violento, testa calda, impermeabile alle buone abitudini del Torinese e diffusore delle sue cattive abitudini.
L'immigrato sì; ma dal Meridione d'Italia.
(con buona pace dei presenti, i Veneti venivano definiti "i terroni del nord") 8)

La Storia di ripete, l'uomo ha sempre bisogno di capri espiatori e di cause cui additare la responsabilità.

Non direi. Gli immigrati "interni" di allora si sono semplicemente messi a lavorare nelle industrie del nord e hanno smesso di essere considerati come dici tu in tempi abbastanza brevi. Cosa che con certi tipi di immigrati attuali è ben lungi dal verificarsi.
 
a_gricolo ha scritto:
moogpsycho ha scritto:
Ci sono tantissimi casi nel modo che hanno dimostrato come culture diverse possano convivere con successo..

E' esattamente quello che ho detto io. CONVIVERE. Che significa CONDIVIDERE pacificamente il territorio e le risorse che esso ha da offrire nel rispetto reciproco tra autoctoni e alloctoni, e nota che sto parlando in termini biologici. L'integrazione, intesa come fusione delle varie etnie presenti, non solo è difficile, ma secondo me non è neanche giusta. Se io domani mi trasferissi armi e bagagli in Canada o negli USA credo che non avrei problemi ad adeguarmi alle norme locali e credo altrettanto che non ne creerei alle comunità in cui andrei a vivere, ma non diventerei mai canadese o americano.
convengo con quello che dici.. anche quando poco sopra facevi notare che i problemi sono causati da chi non si "impegna per lavorare" e di fatto non è in grado di mantenersi. Ricordo che un Aus per rinnovare il visto ti chiedono comprovate garanzie che non andrai a finire sotto un ponte.. giusto per sapere che non ti ritroverai in condizioni disperate ed incapace di sostentarti.
Convengo meno sulla capacità di diventare canadese o americano.. è chiaro che ogniuno di noi rimane legato alle proprie origini e anche intimamente orgoglioso di quello che rappresentano. Tuttavia proprio nei nuovi continenti sono molto frequenti matrimoni tra gente di provenienze diverse.
Il punto è che noi in Italia ed in Europa (ma anche nei paesi del medio oriente e le culture orientali più antiche) abbiamo usi e tradizioni, oltre a retaggi storici fortissimi che difficilmente possono annientarsi e fondersi in altre. Negli Usa o in Australia hanno tradizioni sicuramente più recenti e di conseguenza sono più aperti ad accettare le differenze
 
a_gricolo ha scritto:
Non direi. Gli immigrati "interni" di allora si sono semplicemente messi a lavorare nelle industrie del nord e hanno smesso di essere considerati come dici tu in tempi abbastanza brevi. Cosa che con certi tipi di immigrati attuali è ben lungi dal verificarsi.

mica tanto breve tempo. non far finta di non sapere che oggi come oggi è solo perché certa gente se la prende con i "negri" che i "terroni" sono saliti di un gradino nella società.
 
Mauro 65 ha scritto:
stefano_68 ha scritto:
Ricordo i discorsi che sentivo da bambino nella Torino della seconda metà anni '70; anche allora l'immigrato era additato come elemento negativo, causa dei mali, con pochissima voglia di lavorare, sporco, chiassoso, querulo, mangiapane a tradimento, scansafatiche, ladro, profittatore, opportunista, violento, testa calda, impermeabile alle buone abitudini del Torinese e diffusore delle sue cattive abitudini.
L'immigrato era la causa di tutti i mali.
Solo che allora si parlava di immigrato dal Meridione d'Italia; e, con buona pace dei presenti, i Veneti venivano definiti "i terroni del nord". 8)
La Storia di ripete, l'uomo ha sempre bisogno di capri espiatori e di cause cui additare la responsabilità.
Certo, ma delle basi etiche comuni c'erano, così che le differenze culturali nel tempo si sono potute mitigare se non amalgamare. Tu che vivi a Torino, puoi sinceramente dire che i nuovi flussi stanno mostrando la stessa capacità di "integrazione" che hanno dimostrato gli immigrati interni?
le differenze etiche e culturali oggi sono sicuramente maggiori, ma possiamo anche dire che in quel periodo storico si viveva un boom economico che necessitava di risorse da impiegare; negli ultimi 10 anni le prospettive lavorative sono notevolmente peggiorate da cui una diversa capacità di assorbire l'immigrazione
 
Mauro 65 ha scritto:
Come le mettiamo con l'art. 3, primo capoverso?

perché secondo te è perfettamente attuato in Italia da italiani? No perché se è così significa che io vivo da un'altra parte.

Mauro 65 ha scritto:
Sfugge forse che un certo tipo di immigrato, per non incorrere in un peccato gravissimo, ha il dovere non solo di rifiutare questo principio fondamentale, ma di combatterlo ed avversarlo con tutte le sue forze ed a costo della propria vita, sacrificando anzi la quale ottiene eterna ricompensa.
Mettiamo in modo politicamente corretto la testa sotto la sabbia o iniziamo a prendere in esame la scorrettissima opzione di chiudere un po' di porte?

hai detto bene. "Un certo tipo di immigrato".
E quello va mandato fuori dai cabasisis.
Senza se e senza ma.
 
silverrain ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Non direi. Gli immigrati "interni" di allora si sono semplicemente messi a lavorare nelle industrie del nord e hanno smesso di essere considerati come dici tu in tempi abbastanza brevi. Cosa che con certi tipi di immigrati attuali è ben lungi dal verificarsi.

mica tanto breve tempo. non far finta di non sapere che oggi come oggi è solo perché certa gente se la prende con i "negri" che i "terroni" sono saliti di un gradino nella società.

Sei davvero convinto che noi "bianchi" e "nordisti" siamo considerati da "negri" e "terroni" diversamente? I bianchi stanno sulle balle ai neri esattamente come i neri stanno sulle balle ai bianchi (e i latinos e i cinesi stanno sulle balle a tutti). Solo che finchè c'è abbastanza "territorio" per pestarsi i calli il meno possibile la convivenza può funzionare. Ma non credere che i "cattivi" siamo sempre noi e i "buoni" siano sempre loro, sempre tra virgolette.
 
stefano_68 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
Se io domani mi trasferissi armi e bagagli in Canada o negli USA credo che non avrei problemi ad adeguarmi alle norme locali e credo altrettanto che non ne creerei alle comunità in cui andrei a vivere, ma non diventerei mai canadese o americano.

Tu no, i tuoi figli forse, i tuoi nipoti di certo.

Certo, a patto che io li educhi al rispetto verso le norme della comunità ospitante. Cosa che i famosi "certi tipi di immigrati" ben si guardano dal fare.
 
Sono xfettamente d'accordo sul fatto che l'immigrato deve in qlche modo adattarsi e assimilare usi e costumi del luogo dove è migrato.
E così avverrà anche con i flussi migratori attuali, che si voglia o no.
Ma non sminuiamo la portata del fenomeno migratorio dal Sud Italia, ci hanno fatto film e libri in quantità! L'immigrato del sud era visto come straniero al pari degli stranieri attuali.
E il fenomeno mica è durato poco :shock:
Da fine anni '50 si è concluso .. non ancora, solo che come detto da qlcuno, ora ci sono altri con cui prendersela e il terrone è passato in secondo piano.
Corretto è notare che allora la torta da spartire era ampia, ora non più; ed è proprio per questo che occorre mettere delle regole come quella citata sopra in Austria, per cui chi immigra non può farlo senza un piano di come fare a sopravvivere!
 

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