Mauro 65 ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Tiene conto però dei contributi previdenziali, al contrario ad esempio dei Paesi con prevalenza di forme previdenziali private, in cui i contributi non sono inclusi nella pressione fiscale ma vengono classificati come risparmio privato.
La verità è che la pressione fiscale italiana è sicuramente alta, è sicuramente aumentata negli ultimi anni, ma non è distante da quella di tanti altri Paesi europei. E' molto mal distribuita, nel senso che pesa moltissimo sul lavoro e sull'impresa e poco sul patrimonio(casa inclusa) e sulle rendite. Fosse per me, e lo dico da sempre, porterei la tassazione sul patrimonio a livelli molto più alti, tagliando IRPEF e IRES.
Presumo che il paragone sia omogeneo, altrimenti il neo segretario di Confindustria verrebbe sbugiardato in un nanosecondo .... (io non posso che confermare, purtroppo ... altro che contributi previdenziali ... )
La pressione fiscale è una «zavorra intollerabile». L'Italia ha un tassazione reale complessiva «al 68,5% contro il 52,8% in Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito».«È il momento di invertire la rotta. C'è urgente bisogno di riformare il fisco, occorre farlo con cura e attenzione». Lo ha detto a chiare lettere il neo presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenuto all'assemblea annuale di Confindustria.
Link all'articolo del Sole24Ore
Penso proprio(ma non ne sono certo) che nel livello di tassazione del Regno Unito i contributi previdenziali non siano considerati. E non parliamo di poco.
Il 68,5% inoltre mi pare una esagerazione. In alcuni casi, e per certe tipologie di redditi, forse è un livello che può essere sfiorato. Un impiegato con 25000 Euro di reddito non paga certo il 70% di imposte, non ci credo nemmeno se me lo dice Quintino Sella. Certo, se uno ipotizza che tolte le imposte sul reddito questo soggetto spenda tutto il reddito disponibile in benzina e sigarette forse ci arriviamo.