key-one ha scritto:
...il capitalismo -ed è di questo che stiamo parlando non della salute di una persona con abitudini un po' smodate- ha leggi proprie che non possono essere modificate con stili di vita , farmaci o vitamine. La metafora medica ... non può essere protratta più di tanto e portata alle estreme conseguenze...
Non mi sembra di aver portato alcun che alle estreme conseguenze.
Si tratta di vedere
se il capitalismo
può essere stabile,
equilibrato, come la salute di una persona che non soffre di gravi patologie,
oppure no.
Nel secondo caso, ovvero se il capitalismo (riferito non al singolo individuo ma all'intera comunità) è
necessariamente per sua stessa ineluttabile natura destinato a seguire una parabola simile a quella della tossicodipendenza, vale a dire grande euforia iniziale e poi graduale degrado degli umori e della salute con annessa incapacità di correggere i comportamenti insalubri fino alla totale perdita della salute e della vita stessa, allora dobbiamo rassegnarci ad assistere inermi al completamento di tale ciclo.
Io voglio sperare che ci possa essere anche un capitalismo intelligente, consapevole delle sue potenziali derive e capace di tenersene alla larga, esattamente come la persona intelligente da un lato non vive in condizioni monacali e dall'altro evita gli eccessi (compresi quelli molto allettanti) che sa essere deleteri per la propria futura salute.
Attualmente il capitalismo nostrano, anche a livello individuale e familiare, è molto più fondato sullo spreco che sul consumo, sul debito che sull'acquisto, sulla finzione che sulla realtà. O crediamo che ciò possa essere corretto, attraverso una qualche cura magari non biblicamente drastica ma comunque non priva di difficoltà e di riduzione degli eccessi, oppure ci arrendiamo all'idea di dover assistere alla inevitabile
"evoluzione naturale" di cui sopra a mano a mano che sprechi, debiti e finzioni si faranno sempre più pesanti assieme ai loro effetti.
Per quanto riguarda il prelievo di Xmila euro alle persone
"benestanti", esso
non mi vede assolutamente d'accordo per almeno
due ragioni. In primo luogo non accetto l'idea che chi, individuo o famiglia, si trova in minori difficoltà economiche venga etichettato come
"fortunato" e quindi eticamente tenuto ad aiutare i più "sfortunati", dando per scontato che le minori o maggiori difficoltà dipendano esclusivamente dal fato e
non dalle scelte che una persona ha fatto. Uno magari ha vissuto bene ma in maniera più... tranquilla rispetto ad altri (ha sempre avuto la macchina ma non l'ha cambiata ogni due o tre anni, ha sempre vissuto in una bella casa ma non si è indebitato per averne una due volte più grande del necessario, si è sempre vestito bene ma non ha speso una fortuna in abiti firmati o in frequenti rifacimenti del guardaroba, ha sempre trascorso delle ferie gradevoli ma non ha fatto debiti per vacanze esotiche e via dicendo) ed ecco che, siccome giustamente si ritrova con qualche soldo da parte, è un
"fortunato benestante".
In secondo luogo non vedo come il prelievo dei 30mila euro potrebbe risolvere la situazione. Sarebbe come affrontare l'obesità con una settimana di dieta, oppure come andare a Napoli con le ruspe, raccogliere tutti i rifiuti per le strade e portarli lontano, oppure come versare una discreta somma di denaro nelle casse di un'azienda che è quasi sul lastrico a causa di gravissimi problemi gestionali interni: un momentaneo senso di sollievo e nulla più.
Quei soldi verrebbero divorati in un baleno dagli stessi perversi meccanismi che ci hanno portato fin qua.