<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Pena di morte | Page 15 | Il Forum di Quattroruote

Pena di morte

belpietro ha scritto:
BelliCapelli3 ha scritto:
Non mi lascio trasformare in assassino da un assassino, nè mi lascio trasformare in animale da un animale.
Nè dovrebbe farlo una società civile.

sbagli in questa tua considerazione: ragionando così, sarebbe come dire che, ammettendo la carcerazione, ti lasci trasformare in sequestratore di persona da un criminale (che magari non è un sequestratore, ma un ladro; perché anche per quelli potrebbe esserci la galera).

la privazione della libertà da parte del privato si chiama sequestro di persona; anche se fatta per vendetta ed in reazione a un reato subito
invece la privazione della libertà da parte della società, all'esito di un giusto processo e in seguito ad una condotta criminale, si chiama detenzione

io non mi sento, in quanto cittadino, complice di 60mila e passa sequestri di persona commessi dallo Stato.

quello che fa la differenza tra pena e vendetta, è il complesso di circostanze non marginali di cui fanno parte anche la accettazione comune della punibilità della condotta, la proporzione della pena con il reato, il giusto processo per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità

poi resto del parere che la pena capitale da noi sarebbe assolutamente inopportuna
ripeto: da noi, oggi.
non credo di appartenere a un Paese dalla storia incivile perché era prevista duecento anni fa; non credo che il Giappone sia incivile oggi perché la prevede oggi

credo invece che siano incivili oggi certi Paesi, che la prevedono per esempio per reati di opinione o di fede, o per comportamenti privati; e che per di più la irrogano al primo che passa, senza tanto andare per il sottile sulle possibilità di difendersi
ma quello è un discorso diverso.

Hai ragione. Per coerenza, se l'uccisione di un reo è omicidio di stato, la detenzione dovrebbe essere sequestro di stato. Non fa una piega. In effetti ci ho pensato, e se mi interrogo nell'intimo, in senso generale mi turba la coscienza anche la sola idea di togliere la libertà ad un essere umano per tutta la vita.

Ma rimane accettabile. Lo accetto perchè mi rendo conto che è misura necessaria ed indispensabile ad uno Stato organizzato per impedire al reo di nuocere ancora e proteggere la società.

E' questo il discrimine per me, come scrivevo anche sopra: il necessario ed indispensabile. Lo Stato civile deve fare lo stretto indispensabile per impedire a queste persone di nuocere ancora.

Il volerle poi sopprimere, sta sempre due o tre passi più in là del minimo indispensabile, e risponde quasi sempre all' esigenza di un malinteso "risarcimento" alle vittime. Il che è un concetto malato.

Vorrei aggiungere uno spunto di speculazione. Da tutti gli studi noti pare emergere che la pena di morte non è efficace come deterrente. A me non meraviglia affatto. Perchè lo Stato è una di quelle entità che contribuiscono a darci una scala dei valori, dei diritti e dei doveri, di ciò che è socialmente accettabile o no.

E nel comportamente di uno Stato che sopprime i cittadini, c'è una componente sottilmente deviante e diseducativa: si chiama cattivo esempio. Le condizioni e prerogative tutte particolari, secondo cui solo lo Stato poi è autorizzato ad uccidere, ed il comune cittadino invece no, rischiano di diventare un dettaglio, un sofisma che a molti sfugge.
 
BelliCapelli3 ha scritto:
E' questo il discrimine per me, come scrivevo anche sopra: il necessario ed indispensabile.
anche secondo me.
per quello ritengo che da noi non sia indispensabile.
quello in cui non concordo è che sia sempre e ovunque non indispensabile.
ma non è mica obbligatorio essere d'accordo su tutto

BelliCapelli3 ha scritto:
Da tutti gli studi noti pare emergere che la pena di morte non è efficace come deterrente.

finché gli studi noti li fanno in Gran Bretagna, può anche essere.

avrei i mie dubbi che, facendo uno studio serio in Paesi molto poveri e molto arretrati, si possa arrivare alla stessa deduzione.

BelliCapelli3 ha scritto:
Perchè lo Stato è una di quelle entità che contribuiscono a darci una scala scala dei valori, dei diritti e dei doveri, di ciò che è socialmente accettabile o no.
ci sono culture alle quali è estranea (in sud-america, benché abbiano i loro problemi, non è diffusa) e altre che la tollerano, come quelle asiatiche.

il che non toglie che la Colombia e il Messico, in cui non c'è, abbiano una società violenta e una grande criminalità;
mentre il Giappone, dove c'è, non altrettanto
 
99octane ha scritto:
maillaux02 ha scritto:
Allora probabilmente non mi sono spiegata troppo bene :
1) Non ho parlato delle democrazie moderne da un punto di vista politico ,bensì ho parlato del concetto filosofico e giuridico di cittadino ,previsto dagli stati liberali e costituzionali rispetto a quello di suddito dei sistemi assolutistici ,feudali e tirannici.In questi ultimi - ripeto- il fatto che il signore o vassallo potesse infierire impunemente sul corpo degli schiavi ,è stato ripudiato ,per merito delle idee liberali e illuministiche , negli Stati costituzionali.
Va da sè -per lo meno per le persone di buon senso- che un ritorno alla pena di morte significherebbe pure ,oltrechè a quanto citato da altri forumisti sulla negazione del fine che giustifichi i mezzi, un ripensamento filosofico-etico-politico della figura del cittadino che ritornerebbe alla mercè fisica del potere statale. Mentre uno Stato moderno deve poter disporre ,ai fini penali, esclusivamente delle sue proprietà e della sua libertà.

Anche io, allora, non mi sono spiegato troppo bene.
Non stiamo parlando del "possesso" dell'individuo da parte dello stato, tipico delle dittature, bensi' della rinuncia al concetto di rispetto unilaterale del patto sociale che sta portando allo sfascio delle societa' moderne.
Stiamo parlando del concetto di dualita' diritto-dovere, liberta'-responsabilita'.
Hai diritti purche' adempi ai tuoi doveri. E sei responsabile delle azioni che hai la liberta' di compiere.
Il diritto a essere considerato libero o anche solo a godere dei diritti umani dipende dal tuo comportarti come tale. Se rinunci a comportarti come essere umano, rinunci a essere trattato come tale. Tua scelta, non di chi ti giustizia, che e' un mero effetto delle cause da TE messe in atto.
Se nel pannello dell'alta tensione c'e' scritto "chi tocca muore" e lo tocchi lo stesso... muori. Semplice.

2)Non ho mai detto che la vita di un violentatore omicida abbia lo stesso valore di quella di un buon "padre di famiglia" o comunque di una persona onesta. Ma ,a parte che non sta a noi comuni mortali giudicare il valore delle vite,
Au contraire. Questo e' un concetto liberal buonista e pietoso, che non serve a nulla. Quanto vale la tua vita lo vedi in modo molto pragmatico stipulando una polizza sulla stessa. Al centesimo. Puoi dirmi che sono cinico, ma cio' non di meno e' un dato di fatto.
Comunque, non si tratta di giudicare il valore di una vita, ma di giudicare chi va protetto da chi, e chi si e' spinto gia' troppo oltre.
Chi osserva un certo tipo di comportamento ha un DOVERE verso i liberi cittadini che rispettano il patto sociale di GARANTIRE la loro incolumita' ed eliminare il rischio.
Oltre che, naturalmente, di sancire un punto di principio: certe cose NON saranno tollerate.

per il quale esistono per chi ha fede appositi e più alti giudizi,
Ecco, appunto. La fede la lasciamo alla sfera personale, cui appartiene. Nella gestione di uno Stato non ha alcuno spazio.

il non uccidere riguarda soltanto un principio fondamentale e quindi anteriore a tutti i valori che deve distinguere una società giusta e severa ,appunto, dai delinquenti e dagli assassini,per avere il diritto morale,legale e politico di giudicarli e condannarli.

Non sta in piedi. Allora non potresti nemmeno comminare una multa (non rubare) ne' incarcerare qualcuno (gli rubi la liberta').
Gli alti principi sono una bella cosa in filosofia, ma come gia' Platone aveva capito, non sono applicabili al mondo reale, cui invece appartengono le soluzioni concrete.
Voui essere trattato come essere umano? Comportati come tale.
Alla gente che ammazza e stupra per diletto si fa come con i cani rabbiosi: li si abbatte. Semplice, pulito, efficace. Senza tanti buonismi di evitare pene "crudeli e inusuali". Per certi crimini la pena dev'essere crudele, o non e' una punizione, e dev'essere inusuale, o non si fissa bene nella mente di quant'altri pensavano fosse una buona idea dedicarsi a certe cose.

3) Sono ancora in attesa dei dati percentuali sulla probabilità di rimanere vittima di omicidio in Giappone ,differenziata criticamente dalla analoga probabilità per un europeo e sul numero totale di omicidi ogni milione di abitanti.
L'hai mai visto il Giappone?

4)Anche qui mi sono spiegata male : non ho parlato di "retaggio imperiale" riferendomi alla differenza politica fra repubblica e democrazia con casa regnante. Volevo intendere che vi è nella mentalità giapponese -e quindi anche nelle leggi- ancora una spiccata dipendenza mentale verso l'impero e la fedelta all'imperatore ,che quindi ci riporta al discorso di partenza.Il giappone ha ancora tracce ed elementi feudali nella sua costituzione e nelle sue leggi che lo portano a ritenere accettabile e normale la punizione corporale del suddito.Cosa palesemente inaccettabile per l'etica moderna.

Confondi cause ed effetti. Non e' una questione di leggi (effetto) ne' di costituzione (effetto) ma di cultura (causa). Che non e' assolutamente nei termini che pensi. Il giapponese non si considera assolutamente "suddito".
Si considera GIAPPONESE. E' questa la grossissima, abissale differenza. E appartiene a una cultura che considera enormemente la responsabilita' dell'individuo e i suoi doveri. Nonche' il dovere dello Stato di proteggere i cittadini.

Non c'entra nulla il feudalesimo, o il concetto di "proprieta'" dell'individuo, fortunatamente superato da un pezzo. E' solo una questione di garanzie sociali, rispetto del patto sociale e conseguenze dell'infrangerlo. Quando e' chiaro che un essere e' solo un pericolo e non puo' fare che male a chiunque incroci la sua strada, uomo o bestia lo si abbatte. E' l'unico modo.
La violenza e' uno strumento e non e' il suo uso che distingue il civile dall'incivile. E' il COME e, soprattutto, il PERCHE' la usa.
Non e' una questione di "vendetta verso il violento", e' una questione di giustizia verso il mansueto.

C'e' chi lo capisce, e chi no. Purtroppo la nostra societa' e' ammorbata da una marea di pseudo-principi buonisti e liberal che fioriscono tanto facilmente quando la gente non deve fare nessun vero sacrificio per godere della propria liberta', al punto di regalarla via come se non avesse valore, solo perche' non ha prezzo.

MAILLAUX02:

E dagliela col buonista ! Ripeto che non ti devi permettere di darmi della buonista , cosa contraria alla mia natura e al mio pensiero.
Piuttosto al tuo pensiero -non a te perchè io non mi permetto- occorrerebbe dare ,non solo del cinico ,ma anche dell'assurdo e del penosamente (auto)distruttivo. Che cosa vuol dire infatti la tua frase ...."Quanto vale la tua vita lo vedi in modo molto pragmatico stipulando una polizza sulla stessa. Al centesimo." ?!? Ti rendi conto di cosa vuol dire ? Da un punto di vista psicodinamico equivale ,una frase così, a morte psicologica -letteralmente morte dell'anima- E non credo occorrano altre spiegazioni.
Non mi piace fare lo spezzatino degli scritti altrui ,vale a dire decontestualizzare e frammentare ciò che uno scrive -cosa che tu fai regolar-
mente - allo scopo di contrastare meglio il pensiero dell'avversario ,ma quando ce vò ce vò.
Mai sentito parlare di "imperativo categorico" cioè di quel metodo che ,nella sfera morale ,porta alla formulazione di principi superiori a qualsiasi considerazione utilitaristica?
e che -appunto- dovrebbero differenziare ,a priori , il comportamento e la società umana dalla ferinità e istintualità animale?
E' un qualchecosa che l'uomo -quello vero non il suo simulacro rappresentato dal tecnocrate- dovrebbe avere dentro di sè : il cielo stellato sopra di noi ,la Legge Morale dentro di noi. L'hai mai letto KANT ?
Quanto al fatto che lo Stato allora non dovrebbe nemmeno incarcerare o multare , è una frase che si commenta da sè, perchè il ritenere le tre cose omogenee è per l'appunto frutto della mancanza di ciò di cui parlavo nelle righe precedenti. Il non uccidere fa parte -o meglio dovrebbe- di quegli imperativi categorici che sono chiamati a proteggere non solo la nostra società ,bensì la nostra specie e quindi ne consegue che incarcerare o multare sono comunque comportamenti più che leciti -ovviamente se comminati con tribunali equi- ad uno stato liberale e moderno.
Il giapponese si considera giapponese in quanto suddito dell'imperatore e ciò può avere -non mi si porti ad una critica non voluta verso una nazione e una cultura che amo molto- anche aspetti molto positivi per quanto riguarda l'ordine , il senso del dovere ,la fedeltà alle istituzioni ,la lealtà ,il senso estetico e altro. Certo il giapponese ,anche nell'iconografia popolare, è quello che si butta sulla portaerei con l'aereo ,quello che rimane a presidiare un'isola deserta per 40 anni ,anche se la guerra è finita , quello che fa harakiri per motivi d'onore eccetera. Fa tutto ciò perchè la sua cultura oltrechè orientale è -per l'appunto- caratterizzata da forti retaggi imperiali e quindi feudali ,premoderni.
 
belpietro ha scritto:
BelliCapelli3 ha scritto:
Non mi lascio trasformare in assassino da un assassino, nè mi lascio trasformare in animale da un animale.
Nè dovrebbe farlo una società civile.

sbagli in questa tua considerazione: ragionando così, sarebbe come dire che, ammettendo la carcerazione, ti lasci trasformare in sequestratore di persona da un criminale (che magari non è un sequestratore, ma un ladro; perché anche per quelli potrebbe esserci la galera).

la privazione della libertà da parte del privato si chiama sequestro di persona; anche se fatta per vendetta ed in reazione a un reato subito
invece la privazione della libertà da parte della società, all'esito di un giusto processo e in seguito ad una condotta criminale, si chiama detenzione

io non mi sento, in quanto cittadino, complice di 60mila e passa sequestri di persona commessi dallo Stato.

quello che fa la differenza tra pena e vendetta, è il complesso di circostanze non marginali di cui fanno parte anche la accettazione comune della punibilità della condotta, la proporzione della pena con il reato, il giusto processo per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità

poi resto del parere che la pena capitale da noi sarebbe assolutamente inopportuna
ripeto: da noi, oggi.
non credo di appartenere a un Paese dalla storia incivile perché era prevista duecento anni fa; non credo che il Giappone sia incivile oggi perché la prevede oggi

credo invece che siano incivili oggi certi Paesi, che la prevedono per esempio per reati di opinione o di fede, o per comportamenti privati; e che per di più la irrogano al primo che passa, senza tanto andare per il sottile sulle possibilità di difendersi
ma quello è un discorso diverso.

E l' "imperativo categorico" cioè quel metodo che ,nella sfera morale ,porta alla formulazione di principi superiori a qualsiasi considerazione utilitaristica?
e che -appunto- dovrebbero differenziare ,a priori , il comportamento e la società umana dalla ferinità e istintualità animale?
E' un qualchecosa che l'uomo -quello vero non il suo simulacro rappresentato dal tecnocrate- dovrebbe avere dentro di sè : il cielo stellato sopra di noi ,la Legge Morale dentro di noi.Almeno secono Kant che non credo fosse un "buonista".
Quanto al fatto che lo Stato allora non dovrebbe nemmeno incarcerare o multare , è un paragone non corretto, perchè il ritenere le tre cose omogenee è per l'appunto frutto della mancanza di ciò di cui parlavo nelle righe precedenti. Il non uccidere fa parte -o meglio dovrebbe- di quegli imperativi categorici che sono chiamati a proteggere non solo la nostra società ,bensì la nostra specie e quindi ne consegue che incarcerare o multare sono comunque comportamente più che leciti -ovviamente se comminati con tribunali equi- ad uno stato liberale e moderno.
L'accettazione comune,poi, attiene a quella parte di opinioni e di desideri che in un ipotetico e terrificante referendum sulla pena di morte -lo sa anche Lei- farebbe vincere i fautori della pena capitale ,proprio per criteri psicologici ed emotivi ,per pulsioni oscure e ferine più o meno inconscie ed istintuali -se pur mascherate da concetti in apparenza logici e tecnici- e non certo per "l'igiene della società".L'accettazione comune infatti inclina molto verso il pernicioso senso comune ,da non confondersi con l'ottimo e utile buon senso.
La pena capitale sarebbe inopportuna qui ed ora ;invece in nazioni ,caratterizzate da arretratezza economica e sottosviluppo -per effetto della scarsa punizione rappresentata dal carcere per chi è troppo povero- sarebbe ,anzi è ,opportuna? Non si crea un discrimine fra umani e sub-umani?
 
BelliCapelli3 ha scritto:
Caro octane, nel mio caso sei fuori bersaglio, perchè mi attribuisci un candore verso il concetto dell' uccisione che personalmente non ho. Non ogni uccisione per me è un assassinio a prescindere. La storia ci insegna che certe guerre sono indispensabili, qualcuna forse ha salvato l'umanità ( penso al D Day ), e quindi un soldato che uccide in guerra non è necessariamente un assassino, come non lo è un poliziotto che uccide in un'operazione di polizia.

Ma è sicuramente assassino lo Stato che deliberatamente uccide un reo.

Qual è il discrimine? Il discrimine fra un' uccisione "in azione" ed una sentenza a morte è lo stato di emergenza, di pericolo, il "mors tua vita mea" che, nel caso di una sentenza a morte, è del tutto assente. Uccidere, ancorchè sbagliato, può in certi casi essere necessario ed inevitabile per impedire ad una persona di nuocere, qui ed ora.
La questione di vita o di morte non si limita all'emergenza.
Lo scopo, anzi, e' di PREVENIRLA, l'emergenza, perche' quando ci si arriva, novantanove volte su cento e' gia' troppo tardi.

Ma questa esigenza certamente non c'è nel caso in cui si parli di un reo che è già stato catturato, processato, condannato al massimo della pena ed incarcerato. Una persona così di fatto è già in condizioni di non nuocere più a nessuno.
I fatti dimostrano il contrario, e lo dimostrano in un numero IMPRESSIONANTE di casi.

Non è un caso che nella maggior parte delle esecuzioni capitali eseguite negli Stati Uniti e non solo, non certo all'indomani della condanna, ma talvolta addirittura a dieci anni di distanza, i parenti delle eventuali vittime dell'assassino siano invitate ad assistere all'esecuzione. L'assassinio del reo non è considerato necessario per metterlo fuori combattimento ( chè lo è già da un pezzo ) , ma moralmente giusto nei confronti delle sue vittime, quasi un risarcimento dovuto. Tecnicamente si chiama legge del taglione, o vendetta.
Negli Stati Uniti si agisce anche a dieci anni di distanza non per caso, appunto, ma per lassismo morale.
I parenti delle vittime sono invitati all'esecuzione perche' non esiste un "asettico" concetto di colpa sociale: il criminale distrugge una vita umana e ne rovina innumerevoli altre e, si', la rappresaglia e' non solo giusta, ma doverosa per qualsiasi sistema di giustizia degno di questo nome. Semplicemente, se e quando attuarla non deve essere (per ovvie ragioni) decisa dalle vittime stesse, ma da un organo sociale che si assicura che colpisca chi deve colpire, e nella misura adeguata che, si', puo' anche essere la morte.
E, ti assicuro, t'avessero ammazzato un famigliare le tue illuminate teorie durerebbero quanto un fiocco di neve in un altoforno.

E' questo che io trovo moralmente deviato e ributtante: e non certo nei confronti del condannato, la cui moralità è già questionabile di suo, ma nei confronti della stessa società che si concede questa condotta.
E' una condotta GIUSTA e MORALE, che DIMOSTRA che il reo paga, e lo dimostra a coloro che han subito l'orrore, il danno, l'umiliazione e la disperazione portati dalle sue azioni, perche', come ho detto, non esiste la legge asettica applicata asetticamente. Non siamo macchine, siamo esseri umani ed e' giusto che una punizione sia tale da rendere giustizia a chi ha subito.
Al contrario dei sistemi come quello italiano in cui ti dicono che chi t'ha stuprato la figlia rovinandola per sempre non fara' in giorno di galera perche' ha diritto a redimersi e rimediare allo sbaglio.
Personalmente, li impiccherei tutti.

Il punto della questione siamo noi, la nostra coscienza, la nostra umanità.
Ecco, appunto.
La mia coscienza mi impone di sopprimere uno che ha ammazzato piu' volte e dimostra di provarci gusto, per evitare che lo ripeta.
La mia umanita' mi impone di chiedere ai parenti delle vittime se vogliono assistere all'esecuzione.

"Dente per dente" non è accettabile, perchè ci trasforma in un branco di animali. Ed allora la funzione dello Stato decade, perchè lo Stato dovrebbe servire proprio ad elevarci dallo stato di animali che si mordono l'un con l'altro.

Dente per dente era una forma primitiva di giudizio.
La pena di morte oggi, dove applicata in modo corretto, e' ben lontana da tale grezza applicazione.

Ma se la vendetta è cosa buona e giusta, allora tanto vale che io, familiare della vittima di un assassino, mi rechi a casa del reo accompagnato da un pubblico ufficiale, ed in sua presenza gli spari in mezzo agli occhi. Io mi levo la mia soddisfazione ed il processo casomai lo facciamo ex post, e se l'assassino viene effettivamente riconosciuto tale, il tribunale ratifica quanto accaduto e tutti a casa.
Questo comunicherebbe un messaggio pericoloso, e incoraggerebbe molti a "sorvolare" sulla formalita' del pubblico ufficiale... ;)
Comunica il messaggio che e' una questione PRIVATA.
Invece, siccome l'intera comunita' viene danneggiata dal crimine, e' giusto che sia chiaro che e' l'intera societa' che condanna e punisce il colpevole, non solo il diretto colpito.

In una società che usa la condanna a morte, l'assassinio non è sbagliato. Necessita solo di una giusta causa.

La differenza tra un assassinio e un'uccisione legittima e', appunto, la giusta causa, riconosciuta nella legittima difesa.
Se spari a un aggressore e' tua legittima difesa contro il criminale.
Oltre un certo grado di crimine, c'e' la legittima difesa della societa' contro il criminale.
 
BelliCapelli3 ha scritto:
E' questo il discrimine per me, come scrivevo anche sopra: il necessario ed indispensabile. Lo Stato civile deve fare lo stretto indispensabile per impedire a queste persone di nuocere ancora.

Scusa ma, LE PALLE.
Lo Stato civile deve fare TUTTO IL POSSIBILE per impedire a queste persone di nuocere ancora.

Da tutti gli studi noti pare emergere che la pena di morte non è efficace come deterrente. A me non meraviglia affatto. Perchè lo Stato è una di quelle entità che contribuiscono a darci una scala dei valori, dei diritti e dei doveri, di ciò che è socialmente accettabile o no.
No, solo da studi specifici e di parte ossia tendenzialmente americani e compiuti da oppositori della pena di morte, e dunque con palese conflitto di interessi.
Irrilevanti.

E, ripeto, io non sono categoricamente a favore della pena di morte, lo sono solo con dei fortissimi distinguo e solo in un certo modo e in un certo contesto.
Per esempio, sono contrario alla pena di morte come applicata nella larga maggioranza degli Stati Uniti. Per non dire tutti.
Cinesi e Sovietici avevano un modo ECCELLENTE di applicare la pena di morte ai CRIMINALI. Purtroppo, avevano (hanno) un modo PESSIMO di definire cosa fosse un "criminale":
Attualmente il Giappone resta una delle poche nazioni (forse l'unica) in cui la pena di morte viene applicata con rapidita', efficienza e decisione, anche se viene applicata molto di rado.
 
99octane ha scritto:
Attualmente il Giappone resta una delle poche nazioni (forse l'unica) in cui la pena di morte viene applicata con rapidita', efficienza e decisione, anche se viene applicata molto di rado.

Beh, più che altro fanno harakiri prima che arrivi la polizia....
 
maillaux02 ha scritto:
E dagliela col buonista ! Ripeto che non ti devi permettere di darmi della buonista , cosa contraria alla mia natura e al mio pensiero.
Piuttosto al tuo pensiero -non a te perchè io non mi permetto- occorrerebbe dare ,non solo del cinico ,ma anche dell'assurdo e del penosamente (auto)distruttivo. Che cosa vuol dire infatti la tua frase ...."Quanto vale la tua vita lo vedi in modo molto pragmatico stipulando una polizza sulla stessa. Al centesimo." ?!? Ti rendi conto di cosa vuol dire ? Da un punto di vista psicodinamico equivale ,una frase così, a morte psicologica -letteralmente morte dell'anima- E non credo occorrano altre spiegazioni.
Anima???
Io sto parlando di FATTI, non di superstizioni immisurabili e indimostrabili che sono convinzioni personali di ciascuno e quindi assolutamente irrilevanti ai fini di un discorso razionale quale e' (o dovrebbe essere) questo.
A scanso di equivoci, io ho le MIE "superstizioni" in merito, che mi tengo per me essendo parimenti irrilevanti.

Non mi piace fare lo spezzatino degli scritti altrui ,vale a dire decontestualizzare e frammentare ciò che uno scrive -cosa che tu fai regolar-
mente - allo scopo di contrastare meglio il pensiero dell'avversario ,ma quando ce vò ce vò.
Io non frammento e non decontestualizzo (visto che l'assieme dello scritto e' disponibile semplicemente uno scatto di cursore sopra). Rispondo argomento per argomento, invece di fare un pastrocchio irrazionale di tutto.
Ma, visto che sembri capirne di concetti retorici, rispondo all'assieme delle tue affermazioni con tre parole: circulus in probando.
Ossia, cercare di dimostrare la tesi utilizzando le ipotesi come dimostrazione.
Quindi, mi astengo dal proseguire oltre la discussione in questo senso, visto che non solo sarebbe inutile, ma controproducente, perche' vorrebbe dire implicitamente avallare tale modo di non-ragionare, refutato a suo tempo da Aristotele stesso. Per non parlare dell'irrazionalita' alla base del tuo discorso, come il portare l'"anima" (qualsiasi cosa sia) a sostegno di considerazioni aprioristiche e autoreferenziali. Un'argomentazione irrazionale e basata sulle tue convinzioni personali, non sui fatti, come tutto il resto del tuo discorso.
 
maillaux02 ha scritto:
E l' "imperativo categorico" cioè quel metodo che ,nella sfera morale ,porta alla formulazione di principi superiori a qualsiasi considerazione utilitaristica?

Vedo che la filosofia l'hai studiata. Ma invece di ragionarne, ti ci attieni a la "ipse dixit".
A questo mondo di "categorico" non esiste niente.
Esistono solo realta' dipendenti dal contesto.
E non e' una questione utilitaristica, ma realistica.
Gli alti principi sono una guida, ma non possono essere usati come comportamento. Sarebbe come pretendere di navigare usando il faro come vascello.
 
a_gricolo ha scritto:
99octane ha scritto:
Attualmente il Giappone resta una delle poche nazioni (forse l'unica) in cui la pena di morte viene applicata con rapidita', efficienza e decisione, anche se viene applicata molto di rado.

Beh, più che altro fanno harakiri prima che arrivi la polizia....
Come tutti gli esaltati al mondo... :) Ma i criminali comuni vengono arrestati anche li'. Per quanto in giappone ci sia un livello di criminalita' talmente basso che al confronto dei sobborghi "malfamati" di Tokyo, la nostra piu' bucolica campagna sembra un Bronx.
 
siamo senza anima, siamo senza morale, non ci sono imperativi categorici ma solo bestie pronte a sbranarsi
patto sociale
ma che patto sociale
spesso solo branco animale
se dovessimo mettere in condizione di non nuocere o eliminare tutti coloro i quali sono dannosi al benessere e all'equilibrio sociale avremmo altro che un decremento demografico, si dovrebbe rifondare la società dalle sua fondamenta
non facciamo gli ipocriti
ci sono mille maniere in cui uccidere, gli assassini cosiddetti sono solo i più diretti come azione, ci sono mille catogorie che uccidono in nome del profitto megalomania egocentrismo e pseudobullismo, pena di morte per chi uccide?
ci sarebbero stragi allora se fosse realmente ed equamente (fa rabbrividire parlare di uccidere equamente...è solo provocatorio) applicata
chiudo qui che è meglio....
 
Belpietro ha scritto:
poi resto del parere che la pena capitale da noi sarebbe assolutamente inopportuna
ripeto: da noi, oggi.
non credo di appartenere a un Paese dalla storia incivile perché era prevista duecento anni fa; non credo che il Giappone sia incivile oggi perché la prevede oggi

Giusto per dimostrare che io non ho pregiudizio, e non sono affatto a favore a priori alla pena di morte, devo dire che hai PERFETTAMENTE ragione e ha ragione anche Maillaux in merito all'esito di un eventuale referendum.
Il degrado sociale e, soprattutto GIURIDICO in cui versa oggi l'Italia non e' incidentale: e' il piu' vecchio sistema con cui il potere spinge i cittadini a stringersi a cerchio chiedendo essi stessi per primi misure illiberali e indemocratiche. E con l'attuale sistema politico (che non e' democratico) e giuridico (che non e' indipendente ne' democratico, ne' giusto, ne' efficiente, ne' efficace) la pena di morte sarebbe solo un efficace strumento di repressione e un'arma politica nelle mani degli oligarchi che regnano sul paese oggi.
 
keko01 ha scritto:
siamo senza anima, siamo senza morale, non ci sono imperativi categorici ma solo bestie pronte a sbranarsi
patto sociale
ma che patto sociale
spesso solo branco animale
se dovessimo mettere in condizione di non nuocere o eliminare tutti coloro i quali sono dannosi al benessere e all'equilibrio sociale avremmo altro che un decremento demografico, si dovrebbe rifondare la società dalle sua fondamenta
non facciamo gli ipocriti
ci sono mille maniere in cui uccidere, gli assassini cosiddetti sono solo i più diretti come azione, ci sono mille catogorie che uccidono in nome del profitto megalomania egocentrismo e pseudobullismo, pena di morte per chi uccide?
ci sarebbero stragi allora se fosse realmente ed equamente (fa rabbrividire parlare di uccidere equamente...è solo provocatorio) applicata
chiudo qui che è meglio....

Nessuno ha parlato di pena di morte per chi uccide.
S'e' parlato di pena di morte per CERTI TIPI di criminali e, nota bene, non di reato. Non necessariamente limitati solo agli assassini.
 
Posso fare una domanda ha quelli che hanno scritto, noi non siamo animali, noi siamo persone umane.
Uccidere ci fa diventare peggio dei animali....
mi viene da riflettere noi uomini siamo davvero superiori agli altri essere viventi qui sul pianeta??

Non ho mai visto animali uccidersi per prepotenza, gelosia...devo continuare???

Facciamo del torto agli animali se ci mettiamo sopra di loro.
 

Statistiche del Forum

Discussioni
186.354
Messaggi
4.111.117
Membri
195.105
Ultimo Iscritto
valdonulet1978
Back
Alto