belpietro ha scritto:BelliCapelli3 ha scritto:Non mi lascio trasformare in assassino da un assassino, nè mi lascio trasformare in animale da un animale.
Nè dovrebbe farlo una società civile.
sbagli in questa tua considerazione: ragionando così, sarebbe come dire che, ammettendo la carcerazione, ti lasci trasformare in sequestratore di persona da un criminale (che magari non è un sequestratore, ma un ladro; perché anche per quelli potrebbe esserci la galera).
la privazione della libertà da parte del privato si chiama sequestro di persona; anche se fatta per vendetta ed in reazione a un reato subito
invece la privazione della libertà da parte della società, all'esito di un giusto processo e in seguito ad una condotta criminale, si chiama detenzione
io non mi sento, in quanto cittadino, complice di 60mila e passa sequestri di persona commessi dallo Stato.
quello che fa la differenza tra pena e vendetta, è il complesso di circostanze non marginali di cui fanno parte anche la accettazione comune della punibilità della condotta, la proporzione della pena con il reato, il giusto processo per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità
poi resto del parere che la pena capitale da noi sarebbe assolutamente inopportuna
ripeto: da noi, oggi.
non credo di appartenere a un Paese dalla storia incivile perché era prevista duecento anni fa; non credo che il Giappone sia incivile oggi perché la prevede oggi
credo invece che siano incivili oggi certi Paesi, che la prevedono per esempio per reati di opinione o di fede, o per comportamenti privati; e che per di più la irrogano al primo che passa, senza tanto andare per il sottile sulle possibilità di difendersi
ma quello è un discorso diverso.
Hai ragione. Per coerenza, se l'uccisione di un reo è omicidio di stato, la detenzione dovrebbe essere sequestro di stato. Non fa una piega. In effetti ci ho pensato, e se mi interrogo nell'intimo, in senso generale mi turba la coscienza anche la sola idea di togliere la libertà ad un essere umano per tutta la vita.
Ma rimane accettabile. Lo accetto perchè mi rendo conto che è misura necessaria ed indispensabile ad uno Stato organizzato per impedire al reo di nuocere ancora e proteggere la società.
E' questo il discrimine per me, come scrivevo anche sopra: il necessario ed indispensabile. Lo Stato civile deve fare lo stretto indispensabile per impedire a queste persone di nuocere ancora.
Il volerle poi sopprimere, sta sempre due o tre passi più in là del minimo indispensabile, e risponde quasi sempre all' esigenza di un malinteso "risarcimento" alle vittime. Il che è un concetto malato.
Vorrei aggiungere uno spunto di speculazione. Da tutti gli studi noti pare emergere che la pena di morte non è efficace come deterrente. A me non meraviglia affatto. Perchè lo Stato è una di quelle entità che contribuiscono a darci una scala dei valori, dei diritti e dei doveri, di ciò che è socialmente accettabile o no.
E nel comportamente di uno Stato che sopprime i cittadini, c'è una componente sottilmente deviante e diseducativa: si chiama cattivo esempio. Le condizioni e prerogative tutte particolari, secondo cui solo lo Stato poi è autorizzato ad uccidere, ed il comune cittadino invece no, rischiano di diventare un dettaglio, un sofisma che a molti sfugge.