ALGEPA ha scritto:
per identificare queste persone si passa con facilità dal risparmiatore, all'investitore, all'obbligazionista,quindi per quando detto dell'italiano mi sembra che ci sia un poco di confusione ,e sempre per quando detto prima che non capisco molto di finanza non riesco a capire bene il corretto termine da utilizzare.
Tonando I.T.
Gli "Obbligazionisti" sono un sottoinsieme della categoria "risparmiatori".
In ordine temporale (a meno di finanza creativa), per prima cosa viene il risparmio, che puoi vederlo molto semplicemente come la differenza positva tra le entrate correnti e le uscite correnti in un dato periodo (correnti = ordinarie, come stipendi e bollette, per capirci)
Il risparmio, molto schematicamente, può assumere la forma del mai troppo lodato contante (quello che infastidisce le banche perché non ne hanno assolutamente il controllo), o dei depositi bancari (o postali).
Tali depositi possono essere "liberi" o "vincolati": liberi significa che poi movimentarli liberamente, vincolati che per un dato tempo sono "congelati", intoccabili (a meno di accettare delle penali). La remunerazione dei vincoli è ovviamente superiore a quella delle giacenze libere.
A questo punto il "risparmiatore" può decidere tra diverse opzioni per mettere a frutto il proprio risparmio. Può ad esempio acquistare obbligazioni, ovvero prestare denaro ad un terzo soggetto che si impegna a restituire entro una certa data il capitale ed inoltre a corrispondere interessi predeterminati o determinabili in base a certe variabili. Gli interessi possono essere corrisposti periodicamente (cedole, solitamente semestrali o annuali) oppure in unica soluzione alla scadenza dell'obbligazione.
Ma, come detto, le obbligazioni sono solo una delle possibili allocazioni del risparmio, intendendo per allocazione del risparmio la scelta di una modalità che, salvaguardando il capitale, garantisca un certo frutto.
Nel momento in cui si ritiene insoddisfacente il frutto (interesse) ottenibile da allocazioni relativamente (teoricamente) "sicure" del proprio risparmio, si entra nella categoria degli "investitori", ovvero dei soggetti che, consapevolmente, accettano un grado di rischio superiore nell'aspettativa di una maggiore remunerazione del capitale investito. Il proprio capitale, da risaprmio diventa "capitale di rischio", cioè capitale per il quale si accetta il rischio del suo azzeramento di fornte a scelte errate.
Un esempio di investimento è l'acquisto di un immobile da mettere a reddito: per quanto, nell'immaginario collettivo, l'immobile sia "per definizione sicuro", in realtà è soggetto a molteplici rischi: quello di non trovare un inquilino, quello dell'insolvenza dell'eventuale inquilino e/o dei danni da questi provocati, quello infine della svalutazione del capitale a seguito di una modifica degli strumenti urbanistici di zona.
Se l'investimento immobiliare rimane comunque, al netto di tutti i rischi sopra indicati, quello più "prudente e conservativo", l'investimento nel mercato azionario è probabilmente quello più rischioso, per non parlare dei mercati dei derivati e delle opzioni che sono speculazione e azzardo puri.
Quello che non è chiaro a molti, e che, da quanto si legge (e si immagina), era stato accuratamente sottaciuto ai risparmiatori di Etruria & C, è che il mercato delle obbligazioni, a seconda della loro tipologia e dell'emittente, possono risultare tanto strumento di allocazone del risparmio quanto leva di investimento ad elevatissimo rischio.