Recentemente a Race Anatomy a Mauro Forghieri (Progettista di Ferrari F1 iridate 312 T, T2 e T4) è stato chiesto come mai le corse di F1 hanno sempre meno spettatori, e lui ha risposto che "in Italia, i giovani e non più giovani, si sono disamorati all?automobile e che non rappresenta più il sogno degli italiani come fino a pochi anni fa".
Trascorrere mezza giornata in un qualsiasi concessionario italiano rende bene l'idea della crisi che sta devastando il settore automobilistico. In Italia le auto non le vuole più nessuno dalle ?Fuoriserie per ricchi? alle ?utilitarie per anziani?.
D?altra parte negli ultimi anni è cambiato completamente il rapporto tra l'italiano medio e l'automobile, in particolar modo per i giovani; possederla non è più una priorità. Come regalo per i 18 anni vogliono un computer, l'Ipad o uno smartphone. Anche se l'economia dovesse riprendersi, le quattro ruote non saranno mai più un prodotto di tendenza e nemmeno uno status symbol. Fino agli anni ?80 e ?90 l'automobile era al centro della cultura giovanile, segnava il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, era più di ogni altro oggetto il simbolo nell'indipendenza, ora l?auto non viene più vista come un oggetto del desidero, ma come un generatore di spese, problemi e possibilità di finire nel mirino del fisco.
Ma come mai è successo tutto ciò?
Alla crisi economica mondiale bisogna aggiungere fattori nazionali che scoraggiano più che altrove l'acquisto di veicoli. Come i prezzi dei carburanti tra i più alti del mondo, tasse e balzelli di ogni tipo. L'impatto che imposta provinciale di trascrizione ha avuto sia sul nuovo sia sull'usato, è stata devastante, la mazzata finale l'ha data il superbollo, fortemente voluto da Mario Monti per drenare soldi ai possessori di auto potenti, in modo da aumentare il gettito verso le casse dello Stato che invece non ha funzionato ed ha fatto perdere milioni se non miliardi di euro allo stato che quindi per recuperare ha aumentato la fiscalità generale sopratutto sulla casa.
Trascorrere mezza giornata in un qualsiasi concessionario italiano rende bene l'idea della crisi che sta devastando il settore automobilistico. In Italia le auto non le vuole più nessuno dalle ?Fuoriserie per ricchi? alle ?utilitarie per anziani?.
D?altra parte negli ultimi anni è cambiato completamente il rapporto tra l'italiano medio e l'automobile, in particolar modo per i giovani; possederla non è più una priorità. Come regalo per i 18 anni vogliono un computer, l'Ipad o uno smartphone. Anche se l'economia dovesse riprendersi, le quattro ruote non saranno mai più un prodotto di tendenza e nemmeno uno status symbol. Fino agli anni ?80 e ?90 l'automobile era al centro della cultura giovanile, segnava il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, era più di ogni altro oggetto il simbolo nell'indipendenza, ora l?auto non viene più vista come un oggetto del desidero, ma come un generatore di spese, problemi e possibilità di finire nel mirino del fisco.
Ma come mai è successo tutto ciò?
Alla crisi economica mondiale bisogna aggiungere fattori nazionali che scoraggiano più che altrove l'acquisto di veicoli. Come i prezzi dei carburanti tra i più alti del mondo, tasse e balzelli di ogni tipo. L'impatto che imposta provinciale di trascrizione ha avuto sia sul nuovo sia sull'usato, è stata devastante, la mazzata finale l'ha data il superbollo, fortemente voluto da Mario Monti per drenare soldi ai possessori di auto potenti, in modo da aumentare il gettito verso le casse dello Stato che invece non ha funzionato ed ha fatto perdere milioni se non miliardi di euro allo stato che quindi per recuperare ha aumentato la fiscalità generale sopratutto sulla casa.