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La Lancia all'estero non la conosce nessuno

La Delta era praticamente una ritmo, tuttavia la Delta fu una leggenda dei rallies ed una macchina molto ricercata in tutto il mondo con quotazioni da capogiro
Non dimentichiamo anche che tanti mondiali consecutivi nessuna lancia doc li vinse mai.
Il reparto forse Fiat Lancia fu uno dei reparti corse più vincenti di sempre, e di questo va dato merito alla Fiat e ai suoi uomini, come va dato atto sempre alla Fiat di averlo chiuso e di aver pauperizzato grandi saperi e competenze dei marchi e di modelli e delle loro particolarità rendendoli o banali o facendoli sparire per sempre.
 
La Delta era praticamente una ritmo, tuttavia la Delta fu una leggenda dei rallies ed una macchina molto ricercata in tutto il mondo con quotazioni da capogiro
Non dimentichiamo anche che tanti mondiali consecutivi nessuna lancia doc li vinse mai.
Il reparto forse Fiat Lancia fu uno dei reparti corse più vincenti di sempre, e di questo va dato merito alla Fiat e ai suoi uomini, come va dato atto sempre alla Fiat di averlo chiuso e di aver pauperizzato grandi saperi e competenze dei marchi e di modelli e delle loro
particolarità rendendoli o banali o facendoli sparire per sempre.

Ha fatto anche lei ( FIAT ) la sua " porca " figura

https://www.panorama-auto.it/auto-classiche/amarsport/fiat-124-abarth-rally-storia

e anche questa, persino in meglio

https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_131_Abarth_Rally
 
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La Delta era praticamente una ritmo, tuttavia la Delta fu una leggenda dei rallies ed una macchina molto ricercata in tutto il mondo con quotazioni da capogiro
Non dimentichiamo anche che tanti mondiali consecutivi nessuna lancia doc li vinse mai.
Il reparto forse Fiat Lancia fu uno dei reparti corse più vincenti di sempre, e di questo va dato merito alla Fiat e ai suoi uomini, come va dato atto sempre alla Fiat di averlo chiuso e di aver pauperizzato grandi saperi e competenze dei marchi e di modelli e delle loro particolarità rendendoli o banali o facendoli sparire per sempre.
..... tutto inizio' un bel giorno, quando un certo signor Romiti inizio' a tagliare i costi chiudendo il reparto corse del gruppo !!!
 
Condivido in pieno questo post
Quando penso alle sportive Lancia mi fermo alla Fulvia HF
Francamente la Delta non mi dice nulla, contento comunque dei successi italiani, ma non fa parte a mio parere dei successi di quella Lancia di cui qui parliamo con nostalgia
( ma forse molti post sono scritti da giovani)
Quello che fu la Lancia fino a 50 anni fa' sara' irripetibile.
In un contesto industriale globalizzato e' praticamente impossibile che qualcuno si inventi qualcosa dal nulla e fuori da un grande gruppo industriale.
Solo la Tesla e' riuscita dal nulla a trovare uno spazio per le auto elettriche di alta gamma e ora pero' pero' sta faticando piu' del previsto a fare il grande passo per diventare un grande gruppo.
 
Quello che fu la Lancia fino a 50 anni fa' sara' irripetibile.
In un contesto industriale globalizzato e' praticamente impossibile che qualcuno si inventi qualcosa dal nulla e fuori da un grande gruppo industriale.
Solo la Tesla e' riuscita dal nulla a trovare uno spazio per le auto elettriche di alta gamma e ora pero' pero' sta faticando piu' del previsto a fare il grande passo per diventare un grande gruppo.


Inventarsi...." Uai not "....
??
Ma se poi vendi le genialate per un piatto di lenticchie....
 
Unica speranza per vedere ancora auto nuove marchiate Lancia e' creare modelli in condivisione con alfa romeo ovviamente con le dovute differenziazioni: lancia piu' elegante, Alfa piu' sportiva. Se pensiamo che in casa Vag abbiamo 2 marchi generalisti (seat e skoda) che sono nella stessa fascia di prezzo ma correttamente differenziati, secondo me e' una cosa fattibilte, ovviamente bisogna investire...
 
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Unica speranza per vedere ancora auto nuove marchiate Lancia e' creare modelli in condivisione con alfa romeo ovviamente con le dovute differenziazioni: lancia piu' elegante, Alfa piu' sportiva. Se pensiamo che in casa Vag abbiamo 2 marchi generalisti (seat e skoda) che sono nella stessa fascia di prezzo ma correttamente differenziati, secondo me e' una cosa fattibilte, ovviamente bisogna investire...

Prima bisogna crederci
 
Non credo che si possa rilanciare Lancia con dei SUV, se ben ricordo non hanno mai prodotto neppure una simil-Jeep come Campagnola o Alfa Matta.
 
Tanti anni fa mi dicevano che ero Lancista.
Così diceva il mio concessionario Lancia.

Esisteva questo "termine"...
Ho trovato questo in rete: (dedicato alla mia Fulvietta, venduta perchè non avevo soldi ed ero disoccupato, dopo anni di lavoro...dovetti separarmene)

Che cosa vuol dire “essere lancista” ?

Probabilmente oggi non è più una necessità, ma per parecchio tempo molti uomini e donne di marketing si sono impegnati per trovare una definizione che potesse descrivere esattamente quali sono le caratteristiche di questo soggetto speciale, amante di certe automobili, ma soprattutto appartenente ad un mondo del tutto particolare.

Per tentare di dare un piccolo contributo a questa ricerca, semmai interessi ancora a qualcuno che ancora si occupa di Lancia…o di quello che ne è rimasto, (noi continuiamo a sperarlo!) siamo andati a recuperare un articolo scritto da Gino Rancati per l’elegante “Rivista Lancia” nel lontano 1967, dove, con un linguaggio che oggi giudicheremmo un po’ aulico, un po’…ingenuo, ci pare fossero descritti con semplicità i tratti essenziali del lancista d.o.c.

Il lancista di questa epoca non è quello che compra l’auto per apparire, ma perché sa che a livello tecnologico trova il meglio di quanto offra il mercato.

Gino Rancati è stato un grande giornalista che ha dedicato la propria vita al mondo dell’automobile. Per anni è stato cronista sportivo del TG1 Rai, curando le rubriche dedicate ai “motori”, ha scritto su diversi giornali e pubblicato alcuni libri, sempre sul mondo dell’auto. Aveva un “file rouge” particolare con l’avvocato Agnelli e con Enzo Ferrari che spesso si affidavano a lui per farsi consigliare su uomini e prodotti. I suoi giudizi per più di quarant’anni sono stati considerati legge, il suo stile e la sua classe sono stati d’insegnamento per decine di giovani allievi che lo ricordano sempre con nostalgia: Gino Rancati era un “lancista”.

“La mia Lancia” di Gino Rancati

Sono a passeggio con un giovane amico sotto i portici della piazza di un paese della bassa padana. C’è un silenzio che pare di essere tornati indietro di un secolo. La pioggia accompagna i nostri passi che fanno l’eco. L’amico mi chiede: « Che hai, fratello? Ti vedo assorto, rincorri qualcosa. Che c’è?

« Oggi mi hanno affibbiato un compito difficile. Devo scrivere per la Rivista Lancia un pezzo sui lancisti. E tu capisci che è piuttosto arduo. Devo essere sincero. Poi ci sarà sempre qualcuno che mormorerà “bella fatica essere così generosi, come si potrebbe fare diversamente? “. Ed invece, e tu mi conosci, sono proprio sincero quando dico della Lancia. E lo sarò ancora. Sarebbe come se dovessi scrivere degli occhi di mia madre che sono azzurri, chiari, chiari e splendidi. Potrei dire che non sono azzurri? Capisci? “.

« Si, capisco. Scrivi quello che ti passa per la mente a proposito delle Lancia. Qualche ricordo. Ad esempio di quel signore, lancista convinto, che sentiva un rumore provenire dal motore della sua vettura ecc. ecc “.

« Ah, sì! Beh, quello è un po’ un caso limite. A tutti i costi, e lo sosteneva con una incrollabile testardaggine, affermava che a tanti giri il nemico scattava: un rumore impercettibile, questo sì (e lo riconosceva che era impercettibile), ma pur sempre rumore. E tutti, meccanici, carrozzieri, ingegneri, ad ascoltare, auscultare, a tastare, a dire no, non c’è nessun rumore. E lui a sentirlo quel rumore, distintamente, quasi fosse sempre sul punto di scoprire da dove provenisse. Poi, da solo, capì che era vittima di un niente, di una fissazione. Forse aveva sentito un rumorino per pochi secondi. E siccome una Lancia non può fare nessun rumore al di fuori di quello previsto dal normale funzionamento, ne era atterrito. E quella paura lo preoccupava, lo attanagliava, gli condizionava i viaggi. Non ha potuto resistere e un giorno l’ha cambiata con un’altra».

«E poi racconta dei tassisti, i fedelissimi Lancia “.

«Hai ragione, fedelissimi. Un tipo di lancista particolare. Quando capito a bordo di un taxi Lancia, vorrei che il tragitto fosse più lungo. Hanno fatto centinaia di migliaia di chilometri e ti dicono le cifre con un orgoglio sottile. A Torino ne ho trovato uno che negli ultimi trent’anni ha avuto quasi tutti i modelli Lancia. E di ognuno può raccontare vita e miracoli. Gli chiedi dove abbia messo l’Aprilia, se l’Aprilia sia morta, finita sotto un maglio. Ti risponde che le sue Lancia hanno una vita, fanno miracoli ma che non muoiono mai. Sì, ma dove sono finite? Ti risponde ancora “là” quasi volesse dirti ” in cielo, tra gli angeli “. E non c’è verso di tirargli fuori altro. La sua attuale Lancia è una Fulvia. C’è da scommettere che la notte ci resta a dormire. È uno dei tanti tassisti Lancia. L’ultimo l’ho trovato giorni fa. Appia 3° serie. Quanto ha fatto? 270 mila. Manutenzione regolare, una ripassatina a 170 mila. La cambia? Come si fa? Va bene, benissimo, è un gioiello. La Fulvia mi piace, ma per ora resto con la mia Appietta. Una fedeltà nella fedeltà, dunque. Un altro aspetto del lancista».

«E quando ci fu il periodo delle corse? Le rosse Lancia a lottare e vincere su strade e piste. Puoi dire anche di allora».

«Quello fu il tempo di un’esaltazione breve. Parte dei lancisti drizzò il pelo, ruggì, andò all’assalto. L’altra parte ne ebbe un colpo. Troppo rumore, troppi colori, troppo circo equestre. La Lancia doveva restarne fuori. I suoi motori dovevano continuare a recitare la loro quasi inudibile canzone, perfetti, sicuri, generosi. Non dovevano lacerare l’aria con quegli urli da baraccone. In punta di piedi, dunque, così come si conviene a vetture civili, rispettose degli altri, che fanno la loro strada senza scendere, il più delle volte, a duelli farseschi. Ecco perché al tempo delle monoposto una parte dei lancisti arricciava il naso».

«Sì, ma oggi ci sono i rallies con le entusiasmanti vittorie delle Fulvia HF».

«Stai diventando lancista anche tu? Sì, ci sono i rallies ed altre corse, ma quelle Lancia sono pressappoco come quella che tu stesso puoi comprare dal concessionario Lancia. Hai detto HF. Una delle vittorie più belle è stata quella di quest’anno a Snetterton. 500 miglia, in pista un nugolo di BMC e tutto uno stuolo di altre vetture. Il giorno delle prove, davanti al box Lancia, c’è una sola Fulvia. Cella, Facetti e Cesare Fiorio si divertono a lanciarsi un aeroplanino di carta, di quelli che si impara a fare a scuola, con il foglio di quaderno. Cominciano le due ore di prove ufficiali. Vanno tutti come pazzi. La Fulvia è sempre ferma al box. L’ultima mezz’ora, Facetti mette in moto e parte. Tre giri per riscaldare il motore e tocca a Cella fare il tempo. Due giri bastano. Tre secondi meno di tutti. In silenzio, con il loro aeroplanino di carta in mano se ne vanno. Il giorno dopo la Fulvia è prima assoluta. Si è lancisti anche nell’affermazione più esaltante: una stretta di mano, un sorriso, una telefonata a Torino. E pensare che quella di Snetterton è vittoria splendida, l’alloro più glorioso del 1967».

«Ma perché si è lancisti? Prova a dirmelo».

«Provo a dirtelo, ma non ci riuscirò. Intanto penso che non si sia lancisti per libera scelta, ma per conquista. Alla Lancia ci si arriva. È un cammino; talvolta lungo, fatto di desideri e di ansie. Un amico ha una Lancia, tu ci sali e vedi, tocchi, senti che c’è di più. Non te la puoi permettere, la Lancia. Ed allora fai i conti. Rimandi. Fin quando arrivi anche tu alla conquista. Sì, d’accordo ci sono anche quelli che la Lancia se la possono comprare subito. Ma stai tranquillo, anche loro se là devono conquistare per conoscerla. I soldi non bastano. Ci vuole altro. Hemingway era uno che diceva e scriveva ” …la mia Lancia “. Sì, viaggiava infatti in Lancia. Un uomo che poteva permettersi sempre il meglio: Io champagne, la carabina, il safari, la casa più bella. Sceglieva Lancia. E certamente è stata una conquista anche per Ernest. Chissà quante ne avrà provate prima. Si è fatta l’esperienza, ha soppesato, poi ha deciso. Quindi ha conquistato anche lui la sua Lancia».

«E così mi hai fatto sapere che anche Hemingway era un lancista. E poi?».

«Un amico sosteneva: siete lancisti per tre fogli di balestra in più. Un disfattista quasi. Poi anche lui è giunto a conquistarsi la sua Lancia. Oggi ha dimenticato quei tre fogli di balestra in più. Anzi dice che tutto in una Lancia è tre volte di più».

«Ma perché le Lancia sono automobili con così tanta fedeltà?».

«Per mille ragioni. Solide, personali, eleganti. Si è lancisti anche perché pare di appartenere ad un altro mondo di automobilisti, ad una élite. Ma tutto senza fanatismi, con estrema signorilità. Da borgo San Paolo con amore dice uno slogan. Sì, forse proprio per amore».

«Hai visto? Abbiamo chiacchierato, ti ho chiesto, mi hai risposto. Scrivi quanto ci siamo detti e l’articolo è fatto».
 
Un giorno che non dimenticherò mai, nel 1953 avevo sette anni quando sono salito su una Lancia Aurelia B20 3 serie nuova di pacca di mio zio, colore blu scuro Lancia sedili in panno di lana e un profumo particolare inebriante gradevole di auto nuova tipicamente Lancia, avevo solo sette anni ma percepivo la qualità, l'estrema cura per i dettagli e il prestigio che trasmetteva, il meraviglioso suono del motore pieno corposo ma mai invasivo, viaggiare a 120 nel comfort assoluto senza scricchiolii molesti ed era un auto del 1953. La mia passione per le auto è nata così con Lancia che era un marcio prestigioso in Europa come design, tecnica, motori e qualità. Di tutto questo e rimasto la Lancia Y zero stelle, zero tituli e zero futuro. :emoji_cry:
 

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