U2511 ha scritto:
Per me va bene tutto, mi sta bene anche un approccio che parta dal credito-push (ma senza tossicodipendenti non ci sarebbero nemmeno gli spacciatori .. o viceversa?), ma non si può andare alla ricerca solo delle fonti "utili alla propria causa" fino ad arrivare a parossimi come
l'ottusità dell'importatore. A scusante (parziale) di Trotto (e non solo) c'è il fatto che l'estrema diffusione "a costo zero" di "informazioni" resa possibile dalla digitalizzazione, ne ha spesso abbassato la qualità e quasi sempre diminuito la nostra capacità di filtrare le fonti stesse. Un tempo, la ricerca costava ore spese in blibioteca a scartabellare cartellini (che, per essere correttamente compilati con quelli che oggi si definirebbero "tag", richiedevano competenze non secondarie) ed ore sui volumi, nonchè ulteriori ricerche sulla bibliografia di detti volumi. Oggi è tutto più "smart": non pensare che sia un "nostalgico dei buoni tempi andati", per carità, l'informatica, se ben utilizzata, è una potentissima leva di creatività e produttività. Ma, appunto, una leva, uno strumento, non l'essenza stessa. Uso costantemente tecnologie informatiche basate su tre/quattro sistemi operativi molto differenti tra di loro, ed ho iniziato ad usare la leva informatica per lavoro circa 20 anni fa, quando i miei colleghi più anziani mi guardavano strano, preferendo il cartaceo, a loro dire "più rigoroso e affidabile" (salvo poi soccombere di fronte agli errori negli aggiornamenti dei sistemi documentali a schede mobili). Tuttavia, quando devo studiare qualcosa, posso senz'altro leggermelo sullo schermo (pc o tablet che sia), ma, se ci devo ragionare sopra, devo fare l'hardycopy ed inizare a scarabbocchiare appunti. Sono abituato a pormi domande, ad avere dubbi, a mettermi in gioco, a non dare mai per scontato nulla e, giunto all'età in cui ci si chiede se davanti a sè si ha maturità e anzianità piuttosto che una diversa giovinezza, mi perplimo (insieme a mia moglie) nel vedere la nostra piccola alle prese con un sistema educativo parecchio diverso da quello che ha formato noi: segmentato e con approccio per step anziché con visione d'insieme. La perplessità è tale che, con non piccolo sforzo, cerchiamo di implementare il "perché?" e il "cosa significa?", con escursioni fuori dal recinto blindato in cui vengono consegnati. Ed è per lo stesso motivo, ma in prospettiva futura, che sacrifico del tempo per prestarmi a supporto di altri percorsi formativi: diciamo che "mi porto avanti. Chiedo venia, sono un utilitarista puro
Provo a accogliere le idee.
Per quanto scrivi sulla scuola con me non sfondi una porta aperta: la porta non c?è proprio... La penso esattamente come te e ? a malincuore ? devo riconoscere che la tendenza non riguarda solo l?istruzione italiana (la mia famiglia non è in Italia, e le tue perplessità verso un sistema scolastico che sembra prediligere le abilità alle capacità di comprensione e approfondimento ? saper fare invece che capire ? le ho anche io). E d'altra parte sono convinto che se sai capire imparerai a fare (magari non subito, ma imparerari); se sai fare (anche bene) non è detto che riesca a capire...
Per il resto, la Grecia non pagherà. Ci scommetto quanto vuoi. Non pagherà perché non può pagare, e che non avrebbe potuto pagare si poteva sapere anche prima del percorso di riforme (quello di cui si discute in queste ore, infatti, è sostanzialmente un rifinanziamento che consenta di rimborsare un prestito precedente). Anzi, si poteva sapere che sarebbe saltata in aria già nella prima metà degli anni 2000, quando viaggiava a un livello di indebitamento estero attorno all?8% del Pil (il livello indicato come critico è a meno della metà). Eppure cresceva... Già, cresceva, ma grazie a una sorta di doping. A essere indebitato era soprattutto il settore bancario (massimamente verso Francia, Germania e Svizzera), quindi il debito era principalmente privato (non pubblico).
Colpa della Grecia? Non proprio, non esattamente, non solo, direi: indebitarsi per investire o consumare in un contesto di crescita e di interessi relativamente bassi è razionale. Anche perché chi prende questa decisione non è un analista finanziario... La verità è che il sistema bancario nel suo complesso (quello greco, e quello di chi lo ha finanziato) è incorso in un moral hazard da riportarlo nei libri di testo come esempio paradigmatico di fallimento del mercato.
Si poteva sapere anche prima del percorso di riforme che non sarebbero servite, dicevo: per forza. In un contesto del genere, imponendo una stretta fiscale, diminuisci i consumi. Uguale effetto producono l?aumento della disoccupazione e il taglio dei salari (conseguente alla disoccupazione o imposto per legge, come per il settore pubblico). E in un sistema economico come quello greco, dove non è che con le esportazioni ti salvi molto, il disastro finale è inevitabile: il rapporto deficit/Pil non può che aumentare, perché il Pil diminuisce.
Ecco, diciamo che la narrativa di quel che è successo mi sembra un po? strabica e un po? asimmetrica: strabica perché non racconta la vera origine del problema (che non è l?indebitamento pubblico: fosse così, d?altra parte, non si spiegherebbero i problemi di Irlanda, Spagna e Portogallo); asimmetrica perché individua il colpevole in modo un po? affrettato e semplicistico.
D?altra parte, anche l?azione del governo Monti in Italia è andata in questa direzione: l?inasprimento fiscale ha determinato una riduzione dei consumi e quindi delle importazioni (e non è detto che anche un certo terrorismo sull?attività ispettiva dell?Agenzia delle entrate, con i vari blitz orchestrati ad arte non sia stato predisposto per questo fine: se hai paura degli accertamenti, i soldi non li spendi). L?Italia, però, ha ancora un?industria (checché se ne dica e se ne scriva): e l?unico modo per recuperare competitività in tempi brevi, in mancanza di altri strumenti disponibili, passa per il mercato del lavoro: disoccupazione e ?riforme? del settore (in sostanza una sola: flessibilizzazione) hanno come effetto la riduzione dei salari e quindi l?aumento della competitività sul prezzo nelle esportazioni (in sostanza, una svalutazione interna). Tieni presente che anche la c.d. riduzione del cuneo fiscale non si può spingere più di tanto, dai i vincoli di bilancio da rispettare. I risultati si cominciano a intravedere (aiutati dal prezzo del petrolio basso). Ma a che prezzo e con quale prospettiva e soprattutto, sulla base di quante menzogne?
Un po? di fretta (ma con più tempo a disposizione rispetto al solito) ho provato a offrire una lettura ?laica?, per quelle che sono le mie conoscenze. Tra le righe ci puoi leggere che qualche disfunzionalità nel sistema c?è. Però discutere di quello forse sconfina nella politica. A seguire due link interessanti sulla Grecia (e non solo).
https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.html
http://www.nytimes.com/2014/04/22/opinion/euro-zone-fiscal-colonialism.html?_r=0
P.S. (ma non mi riferisco a te) Vietato portare argomenti tipo "ma hanno truccato i conti per essere ammessi all'Eurozona...". Sì, li hanno truccati. E chi doveva controllare si è voltato dall'altra parte? Perché? Segui i soldi...