<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La crisi dell'auto tedesca Mercedes, Volkswagen. | Page 33 | Il Forum di Quattroruote

La crisi dell'auto tedesca Mercedes, Volkswagen.

Non è uno ma sono tre i peccati delle aziende tedesche

Il primo, per una in particolare è l'aver voluto sacrificare il famoso "Das Auto" (ricordi la pubblicità anni novanta?) per diventare i primi produttori mondiali....e gli altri accodati a ruota

Il secondo è figlio del primo, autoreferenzialità, aumento la produzione ma mi faccio scudo del blasone e.......

Il terzo è insito nella struttura stessa delle aziende tedesche dove se c'è chi pianta un chiodo, per equilibri societari, devi assumere anche uno che stacchi quel chiodo.....apparati opulenti e pesanti che ora si ridimensionano giocoforza....
In linea di massima concordo.
C'e' però un quarto punto, come detto da altri, che ha fatto saltare il banco in Germania, ovvero la guerra in Ucraina con conseguente rinuncia al gas Russo, che era il motore energetico a basso costo per i tedeschi.
Senza di quello i costi produttivi sono andati a le stelle e gli utili sono crollati.
Insomma una bella tempesta geopolitica .... e chissà mai che qualcuno abbia buttato pure benzina sul fuoco !!
 
A seguito di numerose segnalazioni, per atteggiamento "provocatorio", di interventi dell’utente SUB3.0, lo staff di moderazione ha deciso per una sospensione temporanea di 5 gg.

Molti, se non tutti, i messaggi segnalati, pur non contenendo nella maggior parte dei casi delle palesi violazioni del regolamento, sono risultati connotati da un atteggiamento poco consono ed a tratti provocatorio, ed hanno innescato reazioni degli interlocutori, spesso borderline.

La sospensione è stata decisa, quindi, non per un singolo episodio, ma considerando la reiterazione di determinati atteggiamenti.
 
In linea di massima concordo.
C'e' però un quarto punto, come detto da altri, che ha fatto saltare il banco in Germania, ovvero la guerra in Ucraina con conseguente rinuncia al gas Russo, che era il motore energetico a basso costo per i tedeschi.
Senza di quello i costi produttivi sono andati a le stelle e gli utili sono crollati.
Insomma una bella tempesta geopolitica .... e chissà mai che qualcuno abbia buttato pure benzina sul fuoco !!
Si ma questa non è la causa il gigantismo immobile che ha portato il colosso dal das auto a gigante fatto col das parte tre lustri fa... .
 
In Germania intanto, si prospetta un autunno caldissimo...

Per il gruppo Volkswagen e tutta l'industria dell'auto tedesca i prossimi mesi saranno infuocati: l'austerity chiesta dai manager, con le relative minacce di chiusure di fabbriche e licenziamenti, ha irritato l'IG Metall. E il sindacato ha promesso una dura battaglia.

I prossimi mesi non saranno facili per l'automotive tedesco. Per capire perché, bastano le cronache dei giorni precedenti allo stop delle fabbriche per le ferie estive (i cancelli si serrano per due o tre settimane tra fine luglio e inizio agosto).

L'IG Metall ha già mobilitato migliaia di iscritti per protestare contro le possibili chiusure (definitive) di quattro fabbriche del gruppo VW e il licenziamento di altri 50 mila dipendenti: tutti i siti, dal Nord al Sud della Germania, sono stati teatro di comizi, marce e manifestazioni nel giorno (il 9 luglio) in cui il CEO Oliver Blume ha svelato i suoi piani al consiglio di sorveglianza, ricevendo come risposta un secco e prevedibile rifiuto (dai rappresentanti sindacali e dal Land della Sassonia) alla richiesta di tagliare impianti e operai.

Inoltre, la presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha intimato a Blume di dare spiegazioni ai dipendenti e, quando il CEO ha disatteso l'ultimatum, è partito l'attacco: Blume dovrà chiarire le sue intenzioni in agosto, al ritorno dalle ferie, davanti a tutti i consigli di fabbrica.

Wolfsburg, però, è solo la punta dell'iceberg. L'IG Metall ha mobilitato 33 mila lavoratori della Mercedes-Benz per contestare la sospensione del bonus stabilito dal contratto collettivo e la richiesta dei vertici di «lavorare di più» a parità di salario, un colpo al cuore del sistema delle 35 ore tanto caro ai tedeschi.

E la BMW? Per ora nessun conflitto aperto, ma pure a Monaco la pace sindacale è a rischio. L'IG Metall, parlando di lavoratori «stanchi e di amministratori delegati incompetenti che mettono a repentaglio il loro futuro», ha promesso «filo da torcere ai vertici dell'industria finché continueranno a concentrarsi su tagli e delocalizzazioni» e «un massiccio contrattacco» verso Wolfsburg e tutte le aziende che «come la BMW, domineranno i titoli dei giornali con annunci di riduzione dei costi».

E l'IG Metall è famoso per passare dalle parole ai fatti. I prossimi mesi in Germania si annunciano di fuoco.

di Rosario Murgida
 
In Europa riduciamo tutto ad una faccenda economica, e il tuo pensiero ne è un esempio. D'altronde siamo la provincia di un impero, addestrata a pensare così per diventare innocua.
Dietro l'ascesa delle aziende cinesi non ci sono piani quinquennali economici; o meglio questi ci sono ma sono il frutto di una visione imperiale che mira al dominio geopolitico.
Non importa se i ricavi non arrivano subito, non importa se i margini sono negativi per anni: conta l'obiettivo finale che è la potenza economica non fine a se stessa ma asservita all'impero. I soldi che i cinesi fanno non vengono usati, come da noi, per pensioni e benessere collettivo ma per armi, infrastrutture e sviluppo tecnologico che, a loro volta, servono a rafforzare la potenza imperiale. Stesso discorso in America, con variazioni che non cambiano i fini.
Noi invece vogliamo fare soldi per migliorare la qualità della vita. E no, così non vinceremo mai
Ma sarà perché lo studio dell'economia, in senso moderno, è nato proprio in Europa?


Battute a parte, credo che, prima di qualunque progetto di potenza di una nazione, di un continente o di un impero, ci sia la ricchezza. Senza una solida base economica è difficile sostenere nel tempo ambizioni geopolitiche, militari o tecnologiche.


Negli ultimi due secoli, e in particolare dall'industrializzazione in poi, l'espansione delle grandi potenze è stata fortemente legata anche alla ricerca di nuovi mercati nei quali vendere i prodotti dell'industria e reperire materie prime strategiche. Naturalmente non è stata l'unica motivazione, ma è stata certamente una componente importante.


L'industria moderna, infatti, tende a ricercare una crescita continua: quando il mercato interno rallenta, diventa naturale cercare nuovi sbocchi commerciali all'estero. Da qui derivano anche la competizione per le aree d'influenza, gli investimenti infrastrutturali e, talvolta, le tensioni geopolitiche.


Per questo motivo non credo che in Europa si riduca "tutto" a una questione economica; penso piuttosto che l'economia sia uno dei principali motori della politica internazionale, accanto a ideologie, cultura, religione, sicurezza nazionale e aspirazioni di potenza.


Quanto alla Cina, dire che utilizzi i propri surplus solo per armamenti e potenza militare mi sembra una semplificazione. È innegabile che negli ultimi quarant'anni il Paese abbia investito enormemente anche nello sviluppo industriale, nelle infrastrutture, nella ricerca e nel miglioramento del tenore di vita di centinaia di milioni di persone, facendo emergere una vasta classe media urbana. Allo stesso tempo è altrettanto evidente che Pechino abbia aumentato in misura significativa anche la spesa per la difesa e persegua una strategia di crescente influenza internazionale.


Infine, un'economia che rallenta inevitabilmente rende più difficile sostenere il welfare. Lo vediamo anche in Europa: bassa crescita, costi energetici più elevati, invecchiamento della popolazione e tensioni geopolitiche stanno mettendo sotto pressione i conti pubblici. La Germania, che è il tema di questo thread, ne è oggi uno degli esempi più evidenti.



 
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Ma sarà perché lo studio dell'economia, in senso moderno, è nato proprio in Europa?


Battute a parte, credo che, prima di qualunque progetto di potenza di una nazione, di un continente o di un impero, ci sia la ricchezza. Senza una solida base economica è difficile sostenere nel tempo ambizioni geopolitiche, militari o tecnologiche.


Negli ultimi due secoli, e in particolare dall'industrializzazione in poi, l'espansione delle grandi potenze è stata fortemente legata anche alla ricerca di nuovi mercati nei quali vendere i prodotti dell'industria e reperire materie prime strategiche. Naturalmente non è stata l'unica motivazione, ma è stata certamente una componente importante.


L'industria moderna, infatti, tende a ricercare una crescita continua: quando il mercato interno rallenta, diventa naturale cercare nuovi sbocchi commerciali all'estero. Da qui derivano anche la competizione per le aree d'influenza, gli investimenti infrastrutturali e, talvolta, le tensioni geopolitiche.


Per questo motivo non credo che in Europa si riduca "tutto" a una questione economica; penso piuttosto che l'economia sia uno dei principali motori della politica internazionale, accanto a ideologie, cultura, religione, sicurezza nazionale e aspirazioni di potenza.


Quanto alla Cina, dire che utilizzi i propri surplus solo per armamenti e potenza militare mi sembra una semplificazione. È innegabile che negli ultimi quarant'anni il Paese abbia investito enormemente anche nello sviluppo industriale, nelle infrastrutture, nella ricerca e nel miglioramento del tenore di vita di centinaia di milioni di persone, facendo emergere una vasta classe media urbana. Allo stesso tempo è altrettanto evidente che Pechino abbia aumentato in misura significativa anche la spesa per la difesa e persegua una strategia di crescente influenza internazionale.


Infine, un'economia che rallenta inevitabilmente rende più difficile sostenere il welfare. Lo vediamo anche in Europa: bassa crescita, costi energetici più elevati, invecchiamento della popolazione e tensioni geopolitiche stanno mettendo sotto pressione i conti pubblici. La Germania, che è il tema di questo thread, ne è oggi uno degli esempi più evidenti.



Ottimo intervento ma....

io banalizzerò un pò riducendomi e riallacciandomi al caso VW proprio perchè emblematico di una cultura quella tedesca.

Negli anni novanta grazie alla ingegneria applicata ai loro prodotti i tedeschi, quelli del gruppone ma anche gli altri si può dire che si posero al top del periodo nella fattura e realizzazione delle loro auto.

E gli spot Das Auto e all'avanguardia della tecnica non erano invero solo marketing, avevano una solida base, lo sa bene chi in quegli anni preferiva una Golf chessò ad una Brava o un'Audi 80 chessò a una Marea SW.

E proprio grazie a quel prodotto e a quella tecnica che poterono fare il balzo.....ottimo prodotto lo vendo bene come ottimo prodotto.....e il tutto è andato sin quando questo prodotto.....

Bisognerebbe secondo me depurarci un pò del marketing e dei luoghi comuni soprattutto in ambito automotive. Il mondo sta cambiando, i prodotti stanno cambiando, le tecnologie e presto cambierà anche il modo di vivere.

Bisognerà tornare a dare un valore alle cose e torneranno di moda anche le riviste specializzate che in tutta onestà numeri alla mano daranno un giudizio sul prodotto.
 
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