Non sono un economista, tuttavia credo che il modello industriale tedesco, costruitosi nei decenni sulla qualità costruttiva, sull'innovazione e su una forte vocazione all'export, abbia beneficiato anche della disponibilità di energia russa a basso costo e della stabilità monetaria garantita dall'euro, che ha evitato la continua rivalutazione che probabilmente avrebbe avuto il marco.
Con il venir meno del gas russo a basso costo dopo la guerra in Ucraina, uno dei vantaggi competitivi dell'industria tedesca si è ridotto sensibilmente.
La concorrenza cinese, come hanno già osservato altri forumisti, non è più quella delle auto economiche e poco raffinate destinate alla prima motorizzazione di massa. Oggi diversi costruttori cinesi, soprattutto nel settore elettrico e ibrido, propongono prodotti tecnologicamente maturi, con standard qualitativi in continuo miglioramento e prezzi spesso inferiori rispetto ai marchi premium europei. Inoltre stanno localizzando parte della produzione anche in Europa.
L'allure della triade tedesca Audi-BMW-Mercedes rimane molto forte, ma da solo non basta più a garantire le quote di mercato del passato. Il divario qualitativo rispetto ad altri costruttori si è ridotto e molti clienti si chiedono se valga ancora la pena pagare un sovrapprezzo di molte migliaia di euro per il solo prestigio del marchio. Naturalmente esiste ancora una fascia di clientela che continuerà a preferire questi brand, ma il mercato sembra diventare progressivamente più sensibile al rapporto qualità-prezzo.
In questo senso la globalizzazione, che per molti anni ha favorito soprattutto le economie industriali occidentali, sta producendo un effetto di riequilibrio: nuovi protagonisti sono diventati capaci non solo di produrre a basso costo, ma anche di competere sul piano tecnologico e qualitativo.