<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La crisi dell'auto tedesca Mercedes, Volkswagen. | Page 12 | Il Forum di Quattroruote

La crisi dell'auto tedesca Mercedes, Volkswagen.

PUNTI DI VISTA di GIAN LUCA PELLEGRINI (Fonte QR giugno 2026)

I tedeschi si preoccupano dell'espansionismo dei cinesi, che vorrebbero prendersi alcuni degli stabilimenti simbolo del modello industriale renano. È il beffardo contrappasso per aver esportato conoscenze e tecnologie.

PECHINO VICINO ALL'EUROPA

La Bild, quotidiano popolare per eccellenza, chiede ai propri lettori – dopo che la BYD ha manifestato interesse per la fabbrica Volkswagen di Dresda – se debbano essere proprio «i comunisti cinesi» a salvare le Case nazionali. È una formula costruita per colpire due nervi scoperti della Germania contemporanea:
  • Da un lato: l'ascesa di un'Asia non più confinata al ruolo di officina del mondo, ma ormai capace di contendere all'Europa il primato industriale;
  • Dall'altro: il declino di una manifattura che arretra proprio nei territori simbolici della propria grandezza storica.
Eppure, al netto del riflesso populista, quella domanda contiene una verità difficilmente contestabile: dopo trent'anni di integrazione con Pechino celebrata come paradigma di globalizzazione virtuosa, il capitalismo renano si ritrova nella posizione paradossale di dover negoziare con la Cina il destino di luoghi che più di ogni altro avevano incarnato la potenza industriale della Germania del dopoguerra.

IL RISCHIO DI TRASFERIRE INTELLIGENZA

Per comprendere come si sia giunti a questo beffardo contrappasso occorre risalire all'equilibrio illusorio sul quale l'industria tedesca ha poggiato per almeno tre decenni. Berlino ha coltivato la convinzione di poter fondare una crescita pressoché infinita coniugando elementi disomogenei:
  1. Una manifattura ad alta intensità di capitale radicata nel territorio nazionale.
  2. Una filiera progressivamente delocalizzata verso est.
  3. Una dipendenza energetica costruita sul gas russo a basso costo.
  4. Sopra ogni cosa, un mercato di sbocco – quello cinese – capace di assorbire con altissimi margini milioni di Audi, BMW, Porsche e Mercedes.
Era un equilibrio che presupponeva la permanenza simultanea di tutte le sue condizioni esterne: nel momento in cui due di esse sono venute meno – la prima travolta dall'aggressionerussa all'Ucraina, la seconda erosa dalla maturazione industriale dei costruttori cinesi e dalla loro capacità di trattenere in patria la domanda interna – la fragilità dell'intero sistema è emersa con violenza.
Viene dunque alla luce l'arroganza intellettuale che ha guidato le scelte dei tedeschi, convinti che la divisione dei ruoli sancita oltre trent'anni fa – alla Cina la manifattura a basso costo, all'Europa il progetto, il marchio, la tecnologia, il valore aggiunto – sarebbe rimasta immutata nel tempo. Era una narrazione rassicurante, fondata su una premessa fragile: l'idea che la conoscenza industriale potesse essere separata dalla produzione materiale, custodita nei centri stile e negli uffici di progettazione europei mentre la fabbrica migrava altrove.
È accaduto il contrario, perché la fabbrica non produce soltanto beni: produce competenze, sedimenta esperienza, genera capacità di innovazione incrementale; il sapere industriale nasce dal contatto fisico con il prodotto, dall'errore corretto sul campo, dalla prossimità fra chi disegna e chi assembla. Trasferendo impianti, filiere e produzione, la Germania ha traslocato anche quella forma di intelligenza tecnica che la fabbrica incorpora e rigenera ogni giorno, e che nessun ufficio di progettazione, per quanto sofisticato, è in grado di ricostituire a distanza.
La Cina ha saputo trattare quel patrimonio come un asset strategico nazionale. Lo ha assorbito, rielaborato e potenziato all'interno di un ecosistema eterodiretto dallo Stato, restituendolo oggi sotto forma di automobili che arrivano più rapidamente sul mercato, costano meno e integrano con maggiore efficacia software, architettura digitale e sistemi energetici.
Non c'è stato, in tutto questo, alcun furto: l'Occidente – più che la sola Germania – ha consegnato pezzo dopo pezzo il proprio vantaggio industriale nella convinzione di poter mantenere all'infinito il monopolio del valore aggiunto, ignorando che la manifattura, quando viene esercitata su scala globale e con disciplina strategica, finisce inevitabilmente per generare anche progetto, marchio e tecnologia.
La vera questione, allora, non è se i comunisti di mercato conquisteranno le roccaforti del costruire germanico. La questione è se l'Europa sia ancora in grado di distinguere ciò che può essere delocalizzato da ciò che costituisce il nucleo stesso della propria sovranità industriale.
molto interessante questo editoriale.
Leggendo spesso Quattroruote so' che queste cose Pellegrini le scrive da anni a piu' riprese.
E ha inesorabilmente ragione a mio parere.
Conoscendo il suo parere io mi permetto di aggiugnere un altro
tassello a questa analisi; la redditivita' e gli stipendi dei lavoratori in Germania (ricordo come si magnificava VW e compagnia contro i magri stipendi degli operai italiani in Fiat)
sono stati mantenuti dai grassi guadagni sul mercato cinese.
Tutto questo ha portato ad un effetto collaterale che nelle tedesche si e' visto piu' facilmente , costano sempre di piu'.
C'e' una parte delle nazioni europee che non ha piu' il potere di acquisto per una tedesca.
 
Quindi il grosso del mercato è il riflesso spesso di scelte "di pancia". Di conseguenza sta alle Case automobilistiche cercare di aumentare il proprio appeal, tanto è vero che al giorno d'oggi è quasi più importante l'immagine rispetto al prodotto stesso!
si io difatti di certe "polo" o "t-roc", i prezzi di listino per il prodotto proposto ed i "optional" non inseriti ...non li o mai capiti.capisco che per gli stipendi medi germanici ne venderanno a vagonate alla donna di servizio ( senza offfesa visto che le pulizie le facico anche io).
 
La vicenda delle aziende cinesi sul come si siano "conficcate" letteralmente nel settore automotive in 30 anni e' una
delle cose che piu' mi mette amarezza.
Perche' la sensazione e' che noi siamo abituati ad un certo tipo e livello di prodotto e quando si consolideranno da noi non sara' la stessa cosa. Mettiamoci in testa che il mercato interno cinese e' il loro. Sia per cultura , sia perche' li se vuoi vendere
devi mettere fabbriche da loro e in societa' con loro .
Un mix di situazioni che si sono allineate (l'imposizione dell'elettrico che serve a loro per colmare il gap tecnologico con i motori) che manca solo l'invasione delle cavallette e la mia paura e' che da oggi a 10 anni la scelta sui costruttori europei sara' piu' ristretta.
Anche io penso che per tempo avrei evitato di delocalizzare tecnologia e tanto altro.
Su questo un costruttore europeo , parlo di 10 15 anni fa' ,disse che era inevitabile. I cinesi sarebbero arrivati comunque , ci avrebbero messo 10 anni di piu' ma sarebbero arrivati.
Io non sono d'accordo di errori ne hanno fatti tanti i costruttori europei.
Per andare sul tema;
dopo tutto questo VW ci ha guadagnato per decenni sopra altri no e adesso la concorrenza cinese se la dovra' sorbire pure chi non ha guadagnato niente da quei mercati.
 
E ha inesorabilmente ragione a mio parere.
Invece io mi permetto di dissentire categoricamente. Il sorpasso tecnologico, tecnici, industriale e commerciale dell'industria automobilistica cinese non è né copia, né furto, né improba donazione del prodotto tedesco.
Studiano, è vero, il prodotto altrui, traggono spunti, è vero, anche sino a riprodurre, ma sviluppano, innivano, ottimizzano, registrano brevetti... formano ingegneri, tecnici, progettisti, manager, etc... e poi... loro sanno tutto di noi, della nostra galassia multiforme, noi ignoriamo tutto di loro, sopratutto riteniamo quel paese enorme e disuniforme come un unica massa compatta.
 
Anche se non portavamo le nostre fabbriche in cina, loro smontando i prodotti europei avrebbero comunque imparato a rifarli uguali e pure migliori dei nostri. Ci avrebbero messo di più, forse si ma forse no, ma era inevitabile che prima o poi succedesse. Ormai il futuro è segnato, i prodotti cinesi invaderanno il mercato e fra qualche anno si saranno accaparrati una bella fetta di acquirenti. In tutto ciò vedremo i produttori nostrani come riusciranno a stare in piedi dopo che la loro produzione verrà dimezzata e oltre.
 
Invece io mi permetto di dissentire categoricamente. Il sorpasso tecnologico, tecnici, industriale e commerciale dell'industria automobilistica cinese non è né copia, né furto, né improba donazione del prodotto tedesco.
Studiano, è vero, il prodotto altrui, traggono spunti, è vero, anche sino a riprodurre, ma sviluppano, innivano, ottimizzano, registrano brevetti... formano ingegneri, tecnici, progettisti, manager, etc... e poi... loro sanno tutto di noi, della nostra galassia multiforme, noi ignoriamo tutto di loro, sopratutto riteniamo quel paese enorme e disuniforme come un unica massa compatta.
ho l'impressione che tu stia parlando di altro pero' rispetto a quello che io intendevo dell'analisi di Pellegrini.
Tu gia' stai un pezzo avanti , tipo a 10 anni fa'.
Progressivamente , grazie anche all'elettrico , si sono
staccati dai loro maestri.
Adesso hanno come dici tu hanno i loro tecnici , il loro software e via dicendo.
Ma le fondamentali di come si cotruisce un auto partono dalle aziende automotive che all'epoca hanno spostato li' le fabbriche.
 
Pensare che la Cina senza il nostro aiuto non avrebbe avuto le possibilità di arrivare è proprio quel pensiero che invece ha portato alla situazione attuale perché si continua a pensare alla Cina come ad un paese di poveri che mangiano il riso e sanno solo copiare, che probabilmente è stata la realtà per una parte del 900 ma quella parte non corrisponde alla storia millenaria di quel paese , ed il discorso si può allargare anche al sud est asiatico che è una altra zona che se continua a svilupparsi sarà uno dei motori del economia mondiale. Purtroppo noi siamo troppo Europa Centrici , crediamo che il nostro rinascimento sia una condizione eterna e perdurante e che siamo circondati da primitivi che si dondolano ancora dagli alberi
 
Anche se non portavamo le nostre fabbriche in cina, loro smontando i prodotti europei avrebbero comunque imparato a rifarli uguali e pure migliori dei nostri. Ci avrebbero messo di più, forse si ma forse no, ma era inevitabile che prima o poi succedesse. Ormai il futuro è segnato, i prodotti cinesi invaderanno il mercato e fra qualche anno si saranno accaparrati una bella fetta di acquirenti. In tutto ciò vedremo i produttori nostrani come riusciranno a stare in piedi dopo che la loro produzione verrà dimezzata e oltre.
questa e' scuola di pensiero di molti costruttori europei.
Certo ci avrebbero messo molto piu' tempo.
I tedeschi hanno sbagliato ogni cosa possibile sulla "fase di uscita " dal mercato cinese. Scelta dell'elettrico compresa.
La mia sensazione e' che i CDA hanno scelto di spremere il mercato finche' si poteva e licenziare dopo. Questo e' . Solo che i cinesi hanno ampiamente dimostrato che dove arrivano radono a zero tutto.
 
E sopratutto noi abbiamo l'unione europea, che fa leggi alla "Tafazzi" per i suoi cittadini!
Questo non c'entra nulla, oltre ad essere contrifattuale. Altro presupposto che presuppone che siamo i migliori nonostante gli eventi contrari. Andate a vedere i brevetti e vedete quanto contano le nostre industrie.
 
Pensare che la Cina senza il nostro aiuto non avrebbe avuto le possibilità di arrivare è proprio quel pensiero che invece ha portato alla situazione attuale perché si continua a pensare alla Cina come ad un paese di poveri che mangiano il riso e sanno solo copiare, che probabilmente è stata la realtà per una parte del 900 ma quella parte non corrisponde alla storia millenaria di quel paese , ed il discorso si può allargare anche al sud est asiatico che è una altra zona che se continua a svilupparsi sarà uno dei motori del economia mondiale. Purtroppo noi siamo troppo Europa Centrici , crediamo che il nostro rinascimento sia una condizione eterna e perdurante e che siamo circondati da primitivi che si dondolano ancora dagli alberi
io penso che i cinesi sarebbero stati in grado di fare auto da soli. Copiando piano piano avrebbero avuto le loro auto. Il discorso e' che cosi' gli hai spianato la strada.
Il discorso non e' cercare di rendergli impossibile di fare auto (a suo tempo) ma come gestire la cosa nel suo complesso.
Il riassunto di come e' stata gestita la cosa e' : facciamo piu' soldi possibili su quei mercati e un giorno si vedra' da noi. Con il risultato di avere una struttura elefantiaca a costi elevati.
Mentre si doveva ragionare piu' da subito come contenere ed essere competitivi. E contenere per esempio poteva significare
non avere l'elettrico in Europa.
Alla fine si tratta di ragionare se si vogliono difendere posti di lavoro e indotto oppure no.
Anche perche' non e' una concorrenza "leale".
Sono scelte ovviamente complesse con pro e contro.
 
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