<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La crisi dell'auto tedesca Mercedes, Volkswagen. | Page 9 | Il Forum di Quattroruote

La crisi dell'auto tedesca Mercedes, Volkswagen.


PUNTI DI VISTA di FABRIZIO GIUGIARO

È sempre più evidente: la Cina ha smesso di inseguire e ha iniziato a dettare le regole del gioco. Nella produzione, ma pure nella ricerca e sviluppo. Merito anche di una "leggerezza" progettuale che l'Occidente ha dimenticato.

IL NUOVO CENTRO DI GRAVITÀ

Sono appena rientrato dal Salone di Pechino e la sensazione è netta, quasi inevitabile: non siamo più di fronte a un fenomeno emergente, ma a un nuovo centro di gravità. La Cina non sta più inseguendo, sta definendo le regole del gioco. E lo fa non soltanto attraverso il prodotto, ma con un linguaggio progettuale che intreccia industria, tecnologia e visione.
Ma la cosa che più mi ha colpito, in generale, è un'altra: la giocosità. Una leggerezza progettuale che in Europa, francamente, non vedo più. È nei padiglioni, negli stand, ma soprattutto nei prodotti. Posso racchiudere tutto in una frase, semplice, quasi disarmante, vista su un nuovo modello presentato:

Ecco, forse è tutto lì. I cinesi stanno smitizzando l'auto. Non è più un oggetto da venerare, ma da vivere. Sono già orientati a usarla per il tempo libero e nascono modelli che non ti aspetti: proposte giovani, dinamiche, libere dagli schemi mentali da noi ancora presenti.
Oggi, ciò che colpisce non è semplicemente la qualità delle vetture, ma la loro intenzione. Le auto cinesi hanno abbandonato ogni eco derivativa per affermare una propria identità: proporzioni curate, superfici pulite, una presenza sempre più consapevole. Marchi come BYD, Geely e Chery costruiscono gamme complete e coerenti, capaci di spaziare con naturalezza dalla mobilità urbana elettrica fino a SUV di fascia alta, arrivando a oggetti ad alte prestazioni che non temono più il confronto. Modelli oltre i mille cavalli non sono più esercizi di stile, ma dichiarazioni di maturità industriale.
E questa maturità la percepisci anche fuori dal salone: sono in macchina, su un SUV cinese, e dall'albergo vicino a piazza Tienanmen mi dirigo verso la fiera. L'auto su cui mi trovo è modernissima. Internamente ho tutti i comfort e una poltrona singola di cui faccio quasi fatica a sfruttare tutte le funzioni. Ogni dettaglio è realizzato con una precisione, una perfezione e una ricerca dei materiali che, onestamente, non sempre ritrovo su vetture europee anche di altissima gamma. All'esterno sembra qualcosa uscito da un film di Spielberg. Si muove silenziosa in un traffico lento ma ordinato. È elettrica, naturalmente, ma a bordo c'è un range extender. Le EV pure, qui, stanno già lasciando spazio a soluzioni più flessibili.
Guardo fuori dal finestrino: sono circondato da auto tutte diverse l'una dall'altra, tutte nuove, tutte modernissime. Difficile scorgerne qualcuna con più di quattro anni e ancora più difficile vederne di europee.
Sul piano tecnico emerge un cambio di paradigma, non esiste più una narrazione unica e dominante: l'elettrico resta centrale, ma non è più esclusivo. Ibrido, termico evoluto, V6, V8, architetture miste convivono in una logica di libertà progettuale. È un approccio pragmatico: la soluzione non è ideologica, ma funzionale ai diversi contesti.
In parallelo, l'auto sta cambiando natura. Non è più solo un oggetto meccanico, ma una piattaforma connessa, un'estensione dell'ecosistema digitale personale. L'ingresso dei grandi player tecnologici accelera questa trasformazione: software aggiornabili, assistenza alla guida avanzata, interfacce sempre più sofisticate diventano parte integrante del progetto. Il design si sposta: non è più solo forma, ma esperienza, relazione, interazione.
C'è poi un tema di ritmo, quasi culturale. In Cina lo sviluppo è rapido, continuo, senza pause. Concept e modelli si susseguono con una frequenza che ricorda l'Europa di qualche decennio fa, ma con una scala e un'intensità nuove. E cresce l'attenzione verso i mercati internazionali. Le auto non sono più pensate per essere adattate all'export, nascono già con una grammatica globale. Proporzioni, qualità percepita, interfacce: tutto dialoga con pubblici diversi, in particolare con l'Europa, con una naturalezza sempre più evidente. La strategia è chiara: non esportare, ma competere.

QUESTIONE D'INTEGRAZIONE

Forse il cambiamento più interessante è sul piano emotivo. Se in passato l'auto cinese era percepita come razionale ma distante, oggi emerge una ricerca più profonda: dinamismo, tensione, piacere di guida. Non più solo tecnologia e convenienza, ma anche desiderio.
Il confronto con l'Occidente diventa inevitabile. Europa e America conservano un patrimonio unico fatto di storia, identità, memoria. Ma appaiono più lente, meno reattive. La Cina lavora sull'integrazione: hardware e software progettati insieme fin dall'origine. Ed è qui che si gioca la partita.
Se guardo indietro, a quando iniziai a collaborare con i costruttori orientali alla fine degli anni '90, il salto è evidente. Il mondo si è capovolto, non posso non ricordare la mia prima volta a Pechino. Ero su una Volvo 760 nera, era sera e tornavo verso l'hotel: sulla strada, solo io e migliaia di biciclette. Era il 1993, non il 1893.
Per l'Europa, la questione non è più se temere quest'evoluzione, ma come rispondere: quando cambia il centro di gravità, cambia inevitabilmente anche il modo di immaginare, progettare e costruire l'automobile di domani.
 

Per l'Europa, la questione non è più se temere quest'evoluzione, ma come rispondere: quando cambia il centro di gravità, cambia inevitabilmente anche il modo di immaginare, progettare e costruire l'automobile di domani.
E la cosa più sbagliata è mettersi a fare elettriche non competitive con le cinesi tralasciando quello che sapevamo fare meglio
 
Ho vissuto in Cina per quasi 4 anni, dal 2007 al 2010. Solo a Shanghai vivevano 250.000 tedeschi, la quasi totalità legata al mondo dell'auto - Shanghai VW ma anche Kuka e una miriade di aziende fornitrici. A Pechino l'hotel Shangri-la aveva la Maybach come auto di servizio e i voli Lufthansa Fancoforte/Monaco verso Shanghai/Pechino erano sempre al completo.
Il bello è che anche allora I cinesi lo dicevano apertamente: vi vogliamo qua per imparare, poi, quando ci sentiremo pronti, vi manderemo via. Detto, fatto.
La Germania, anche quando perde, lo fa alla grande. C'è ancora chi si illude che basta che rimettano in produzione i V8 e i TDI e tutto torna come prima: che tenerezza fanciullesca. Le tedesche, anche oggi, sono viste come ottime macchine ma del secolo scorso, da vecchi. E con questo se ne sono andati la metà dei profitti.

Che si fa ora? Io vedo la strada tracciata dalla Fiat materializzarsi per la Germania, quindi per l'Europa; gestione del declino, perché anche da noi le nuove generazioni sembrano molto meno sensibili ai marchietti a forma di stella o quattro anelli - che fra l'altro devono costare sempre di più per garantire cassa in uno scenario di vendite in calo. Non è la prima volta: chi se la ricorda Siemens, per non parlare della sempre citata Nokia? Magari uno rimane in piedi (BMW, ad oggi, che fa macchine brutte pensate per i cinesi) ma è difficile non pensare ad una serie di megafusioni alla FCA, ovvero cessazione delle attività mascherata da partnership, oppure all'acquisizione da parte di una casa cinese. Le quali, però, hanno sempre meno bisogno di comprarsi il blasone. Non credo che avverrà subito - i cinesi ora campano di debiti e prima o poi il bubbone scoppierà, ma chi sopravviverà avrà una forza che gli europei, troppo pieni di se stessi e dei loro pistoni, non hanno
 
Ultima modifica:
Ho vissuto in Cina per quasi 4 anni, dal 2007 al 2010. Solo a Shanghai vivevano 250.000 tedeschi, la quasi totalità legata al mondo dell'auto - Shanghai VW ma anche Kuka e una miriade di aziende fornitrici. A Pechino l'hotel Shangri-la aveva la Maybach come auto di servizio e i voli Lufthansa Fancoforte/Monaco verso Shanghai/Pechino erano sempre al completo.
Il bello è che anche allora I cinesi lo dicevano apertamente: vi vogliamo qua per imparare, poi, quando ci sentiremo pronti, vi manderemo via. Detto, fatto.
La Germania, anche quando perde, lo fa alla grande. C'è ancora chi si illude che basta che rimettano in produzione i V8 e i TDI e tutto torna come prima: che tenerezza fanciullesca. Le tedesche, anche oggi, sono viste come ottime macchine ma del secolo scorso, da vecchi. E con questo se ne sono andati la metà dei profitti.

Che si fa ora? Io vedo la strada tracciata dalla Fiat materializzarsi per la Germania, quindi per l'Europa; gestione del declino, perché anche da noi le nuove generazioni sembrano molto meno sensibili ai marchietti a forma di stella o quattro anelli - che fra l'altro devono costare sempre di più per garantire cassa in uno scenario di vendite in calo. Non è la prima volta: chi se la ricorda Siemens, per non parlare della sempre citata Nokia? Magari uno rimane in piedi (BMW, ad oggi, che fa macchine brutte pensate per i cinesi) ma è difficile non pensare ad una serie di megafusioni alla FCA, ovvero cessazione delle attività mascherata da partnership, oppure all'acquisizione da parte di una casa cinese. Le quali, però, hanno sempre meno bisogno di comprarsi il blasone. Non credo che avverrà subito - i cinesi ora campano di debiti e prima o poi il bubbone scoppierà, ma chi sopravviverà avrà una forza che gli europei, troppo pieni di se stessi e dei loro pistoni, non hanno


Sta tutto in:

Vedere
Scegliere
Copiare
MA SOPRATTUTTO MIGLIORARE ( quel che si copia )
 
assodato a questo punto che la gestione Tedesca non era quella giusta, lo è stata per qualche decennio ma ora gli si sta ritorcendo, quale doveva essere la strada da seguire? considerando che noi Europei non possiamo fare finta che la Cina non esista, quale sarò l'indirizzo per il futuro?
Lo ha scritto antonio e quello che davvero non si capisce è come abbiano fatto a non immaginarlo loro!
E non succede solo con l'automotive, ma lo si vede anche in altri settori.
Non si deve fare finta che la cina non esiste, ma NON gli devi insegnare a fare quello che sai fare e dove hai un knowhow imparato in un secolo: Se lo trasmetti a qualcuno sveglio e con grandissime risorse non ci vuole una grande fantasia a capire cosa succederà.
I tedeschi potevano fare altre fabbriche in paesi con costi minori ma potenzialmente poco "pericolosi" come l'est europa o il nordafrica dove stanno espandendosi i francesi, far produrre per l'indotto i materiali ad alta tecnologia o comunque ad alto valore aggiunto in paesi come l'italia e utilizzare la cina per tutto quello che è ferraccio e plastica, oltre che mercato di vendita...come hanno fatto i giapponesi.
Per 30 anni è andata bene, adesso c'è la svolta improvvisa, se poi li aiuti anche con l'elettrico, beh...allora...:emoji_rolling_eyes:
 
Il grosso fraintendimento, che prospera anche in questo forum, è che il problema sia termico contro elettrico, dove noi vinciamo sul termico e loro sull'elettrico. Non è così: i cinesi (e Tesla da cui hanno imparato) fanno sistemi di intelligenza artificiale con le ruote, noi facciamo automobili del secolo scorso con dentro un tablet. La vera questione non è se il motote va a corrente o a benzina, la questione è il concetto stesso del prodotto. I cinesi sono capacissimi di fare auto elettriche, ibride, a benzina, diesel, tutte con tempi di sviluppo pari a un terzo dei nostri, con costi pari alla metà e qualità tedesca (d'altronde hanno imparato da loro). E le fanno in fabbriche buie dove la luce non serve perché lavorano robot umanoidi - alla faccia della storiella che loro vincono perché pagano poco gli operai. In più, le loro auto hanno un'intelligenza a bordo che noi sognami e che è solo all'inizio. Anche sulle auto col millecinque turbobenzina
 
Appunto OK declino ma mi sa che l'operaio - tecnico - progettista - filiera tedesco fino ad oggi abbia vissuto mediamente meglio che da "noi". 30 anni dei tedeschi ce li sognamo or come ora....

Gia', il che....

....Fa pure un po' sorridere....
Noi pur di tirare avanti abbiamo messo su un
debito del 135% del PIL....
( Girassimo tutti in Ferrari capirei )
In Germania, ne....Hanno la meta', il 65% sul PIL
Per quello,
oggi,
che c'e' crisi vera anche per loro....
Pensano e possono fare
investimenti megamiliardari che noi
non potremmo mai, nemmeno sognarci
( Pero', vedo, possiamo sempre parlare male di tutto cio' che e' Tedesco. " Diverte " evidentemente, ma soprattutto non costa nulla ).
 
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Il grosso fraintendimento, che prospera anche in questo forum, è che il problema sia termico contro elettrico, dove noi vinciamo sul termico e loro sull'elettrico. Non è così: i cinesi (e Tesla da cui hanno imparato) fanno sistemi di intelligenza artificiale con le ruote, noi facciamo automobili del secolo scorso con dentro un tablet. La vera questione non è se il motote va a corrente o a benzina, la questione è il concetto stesso del prodotto. I cinesi sono capacissimi di fare auto elettriche, ibride, a benzina, diesel, tutte con tempi di sviluppo pari a un terzo dei nostri, con costi pari alla metà e qualità tedesca (d'altronde hanno imparato da loro). E le fanno in fabbriche buie dove la luce non serve perché lavorano robot umanoidi - alla faccia della storiella che loro vincono perché pagano poco gli operai. In più, le loro auto hanno un'intelligenza a bordo che noi sognami e che è solo all'inizio. Anche sulle auto col millecinque turbobenzina

Bellissima relazione con la quale non si puo' che concordare....

Tengo solo a fare pero' una piccola precisazione.

Se dall' Europa, la liberissima e democraticissima Europa, una Frau QUANDT qualsiasi
aveva deciso di andare a fare accordi commerciali in Cina, chi, avrebbe potuto impediglielo.
Come del resto se un sior BRUSEGHIN qualsiasi da Treviso, voleva portare cola' le sue tagliaerba.....

??

E questa e',
Tedesca o Italiana che sia, la stessa musica....
A cambiare fra le 2, e' solo l' intensita' ( del danno ).

In sostanza/soldoni
CHI POTEVA, con il codice civile in mano,
FERMARLI questi 2 nostri imprenditori.
Allora poi....Quando tutti eravamo convinti che avremmo trovato la' un mercato di 1,5 mld,
di aspiranti neoconsumatori privi di tutto.

??
 
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Bellissima relazione con la quale non si puo' che concordare....

Tengo solo a fare pero' una piccola precisazione.

Se dall' Europa, la liberissima e democraticissima Europa, una Frau QUANDT qualsiasi
aveva deciso di andare a fare accordi commerciali in Cina, chi, avrebbe potuto impediglielo.
Come del resto se un sior BRUSEGHIN qualsiasi da Treviso, voleva portare cola' le sue tagliaerba.....

??

E questa e',
Tedesca o Italiana che sia, la stessa musica....
A cambiare fra le 2, e' solo l' intensita' ( del danno ).

In sostanza/soldoni
CHI POTEVA, con il codice civile in mano,
FERMARLI questi 2 nostri imprenditori.
Allora poi....Quando tutti eravamo convinti che avremmo trovato la' un mercato di 1,5 mld,
di aspiranti neoconsumatori privi di tutto.

??
Vero, ma anche vero è che il mercato europeo è vecchio e stagnante. Se vuoi sopravvivere (=crescere) devi per forza esportare, il che significa che gli importatori ti terranno per le p@lle.

Più in genetale, noi in Europa siamo nati e cresciuti in un'epoca in cui ci si illudeva che si potesse vivere di economia, che tutti non volessero altro che diventare come noi - diritti dell'individuo, pensioni, ferie, welfare: in una parola, qualità della vita. E invece no, gli altri vogliono comandare e se ne fregano di (ad esempio) rubare i segreti industriali, copiare lo stile, distruggere il tessuto industriale del nostro continente con tutte le conseguenze. Noi mettiamo al primo posto il benessere, quindi vogliamo vendere con l'obiettivo di "stare meglio e goderci la vita", gli altri usano i soldi per dominare e non si fanno problemi a finanziare a pioggia imprese con lo scopo primario di estendere il dominio geopolitico. Le macchine sono solo uno dei tanti strumenti per raggiungere questo obiettivo
 
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