<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> La crisi ci ha insegnato qualcosa? | Page 4 | Il Forum di Quattroruote

La crisi ci ha insegnato qualcosa?

marimasse ha scritto:
skamorza ha scritto:
...se negli anni 60 tutti avessero ragionato in quel modo oggi non staremmo come stiamo ora...
É una frase che può essere intesa in due maniere diametralmente opposte; non avrai mica in mente di... scendere in campo? ... :- ))

A quanto mi risulta, negli anni '60, guarda caso proprio assieme al grande "boom" che oggi è diventato un mito e che come tutti miti viene visto in maniera tutt'altro che obiettiva, ebbe enorme sviluppo anche quel grave debito pubblico che ancora oggi pesantemente grava su tutta la nostra società. Sempre in quegli anni ci fu l'esplosione dell'edilizia più selvaggia e orrenda; qualche tempo fa lessi un'intervista ad un anziano e famoso e ricchissimo industriale il quale ricordava con nostalgia i tempi in cui "se avevi bisogno di un capannone non si perdeva tempo in burocrazia, si andava sul posto e lo si costruiva"... (adesso ci si scandalizza perché i cinesi inquinano spudoratamente il loro ambiente, allegramente dimenticando ciò che in quegli anni noi facemmo al nostro).
Sempre in quegli anni, come non pochi libri e film raccontano, ci fu anche un altro boom: quello della corruzione, del clientelismo politico e in generale di tutte quelle "abitudini" che tanto bene fecero e continuano a fare alle nostre cosiddette strutture pubbliche (politica, amministrazioni statali e locali, sanità, scuola, ferrovie, aerovie).
Abitudini che si sono assai radicate a tutti i livelli, non solo nel costume ma anche nella mentalità di milioni di individui e grazie anche alle quali oggi molte persone sono profondamente convinte che si possano pretendere da terzi (la mamma, il preside, il parroco, il maresciallo, il sindaco, il governo, il papa, il padre eterno) delle garanzie e delle certezze sul futuro (reddito, lavoro, salute, sicurezza) sulle quali basare un tenore di vita più agiato e privo di pericoli contro i quali adeguatamente premunirsi in prima persona.

...stiamo parlando di crisi perché magari possiamo uscire a cena fuori solo una volta a settimana...
Appunto.

Per queste ragioni io credo, senza scivolare nel fondamentalismo (cui da sempre sono ostile), che se negli anni '60 si fosse ragionato un po' di più "a quel modo" oggi effettivamente "non staremmo come stiamo" ma staremmo sostanzialmente meglio. Magari avremmo meno macchine nuove, cambieremmo il televisore ogni 10anni e non ne avremmo in casa due o tre, non avremmo più di un cellulare a testa e riusciremmo ad usarlo senza sofferenza anche se manchevole della più recente suoneria, però avremmo anche meno debiti (personali e pubblici), meno territorio devastato da costruzioni inutili, meno abusi di ogni sorta, meno inquinamento (dell'ambiente e delle menti) e anche, con ogni probabilità, molte meno persone interessate a trasferirsi qui dall'estero attratte da una società il cui benessere è fatto di molto fumo e sempre meno arrosto.
penso di poter affermare che la vediamo allo stesso modo. è solo una questione di equilibrio, purtroppo la maggioranza degli italiani tende ad essere sbilanciata o da un verso (ma si, si campa una volta sola, spendiamo e spandiamo che domani poi ci penseremo), o nell'altro (accidenti, sia mai che tra 49 anni debba cambiare il rompigetto della doccia, sarà meglio che per quest'anno eviti di aprire il vino da 4 euro per festeggiare capodanno, lo aprirò al matrimonio del nipote fra 19 anni). manca equilibrio e spesso buon senso.
 
skamorza ha scritto:
...penso di poter affermare che la vediamo allo stesso modo...
Infatti.

...la maggioranza degli italiani tende ad essere sbilanciata...
Direi piuttosto la maggioranza dei cittadini dei paesi cosiddetti occidentali.
A cominciare, purtroppo e non a caso, da quei cittadini che per varie ragioni più o meno degne di rispetto hanno ed esercitano più o meno truffaldinamente il potere di influenzare i pensieri e i comportamenti degli altri.

Se io, persona di normale intelligenza e popolare cultura, leggo e sento ovunque, continuamente e anche da fonti in apparenza assai autorevoli, che è possibile comprare oggi e pagare domani o dopodomani è che non solo è normale e ovvio ma anche conveniente e addirittura meritevole nei confronti del prossimo, è abbastanza inevitabile che prima o poi io mi lasci convincere, non necessariamente e soltanto per vanità ma anche per il senso di colpa che tali messaggi abilmente e disonestamente sfruttano alla grande.
Non posso fare a meno di ricordare lo spot del tizio che andava in giro con la borsa degli acquisti ricevendo dal prossimo suo estasiati sorrisi e ringraziamenti. Uno spot davvero... educativo ed onesto, che intenzionalmente trasmetteva un messaggio lampante: "se non compri, se non spendi, se non ti indebiti, se ti comporti con prudente buon senso sei uno schifoso nemico della comunità, uno sterminatore di posti lavoro, indegno di ricevere sorrisi di sorta".
Una cosa vergognosa, da galera, paragonabile al cercare di convincere un 50enne iperteso a fumare e bere a piacere e a non dare alcun ascolto a quei disfattisti pessimisti che gli vogliono mortificare l'esistenza con i loro consigli di segno opposto.
Oggi siamo immersi nelle prevedibili conseguenze di quell'andazzo, però non mi risulta che i grandi politici ed esperti che promossero quella (assai poco osteggiata) campagna siano usciti di scena...
 
marimasse ha scritto:
skamorza ha scritto:
...se negli anni 60 tutti avessero ragionato in quel modo oggi non staremmo come stiamo ora...
É una frase che può essere intesa in due maniere diametralmente opposte; non avrai mica in mente di... scendere in campo? ... :- )).

Scusate se mi inserisco ma il grande buco e' degli anni 80 e rimarra' a memoria del CAF, che non e' una parolaccia. Ciao
 
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