skamorza ha scritto:
...se negli anni 60 tutti avessero ragionato in quel modo oggi non staremmo come stiamo ora...
É una frase che può essere intesa in due maniere diametralmente opposte; non avrai mica in mente di... scendere in campo? ... :- ))
A quanto mi risulta, negli
anni '60, guarda caso proprio assieme al grande "boom" che oggi è diventato un mito e che come tutti miti viene visto in maniera tutt'altro che obiettiva, ebbe enorme sviluppo anche quel grave
debito pubblico che ancora oggi pesantemente grava su tutta la nostra società. Sempre in quegli anni ci fu l'esplosione dell'
edilizia più
selvaggia e orrenda; qualche tempo fa lessi un'intervista ad un anziano e famoso e ricchissimo industriale il quale ricordava con nostalgia i tempi in cui
"se avevi bisogno di un capannone non si perdeva tempo in burocrazia, si andava sul posto e lo si costruiva"... (adesso ci si scandalizza perché i cinesi inquinano spudoratamente il loro ambiente, allegramente dimenticando ciò che in quegli anni noi facemmo al nostro).
Sempre in quegli anni, come non pochi libri e film raccontano, ci fu anche un altro boom: quello della
corruzione, del
clientelismo politico e in generale di tutte quelle "abitudini" che tanto bene fecero e continuano a fare alle nostre cosiddette strutture pubbliche (politica, amministrazioni statali e locali, sanità, scuola, ferrovie, aerovie).
Abitudini che si sono assai
radicate a tutti i livelli, non solo nel costume ma anche nella mentalità di milioni di individui e grazie
anche alle quali oggi molte persone sono profondamente convinte che si possano pretendere da terzi (la mamma, il preside, il parroco, il maresciallo, il sindaco, il governo, il papa, il padre eterno) delle garanzie e delle certezze sul futuro (reddito, lavoro, salute, sicurezza) sulle quali basare un tenore di vita più agiato e privo di pericoli contro i quali adeguatamente premunirsi
in prima persona.
...stiamo parlando di crisi perché magari possiamo uscire a cena fuori solo una volta a settimana...
Appunto.
Per queste ragioni io credo, senza scivolare nel fondamentalismo (cui da sempre sono ostile), che se negli anni '60 si fosse ragionato un po' di più
"a quel modo" oggi effettivamente
"non staremmo come stiamo" ma staremmo sostanzialmente meglio. Magari avremmo meno macchine nuove, cambieremmo il televisore ogni 10anni e non ne avremmo in casa due o tre, non avremmo più di un cellulare a testa e riusciremmo ad usarlo senza sofferenza anche se manchevole della più recente suoneria,
però avremmo anche meno debiti (personali e pubblici), meno territorio devastato da costruzioni inutili, meno abusi di ogni sorta, meno inquinamento (dell'ambiente e delle menti) e anche, con ogni probabilità, molte meno persone interessate a trasferirsi qui dall'estero attratte da una società il cui benessere è fatto di molto fumo e sempre meno arrosto.