<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> il Pisa vuole eliminare la prop.privata | Page 5 | Il Forum di Quattroruote

il Pisa vuole eliminare la prop.privata

belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
E quindi? È un investimento che ha determinato una rendita in perdita alla successiva cessione ma che, come bene ammortizzabile, ha comunque prodotto dei vantaggi economici così come lo fu la rivalutazione dei fondi immobiliari ad uso strumentale.
chi dice che il proprietario può ammortizzarlo?

Tu quando parli di chiudere società.
In alternativa, un privato cittadino che avesse acquistato un terreno edificabile 10 anni fa come forma di investimento per rivenderlo senza edificarlo era già una persona con pericolose, per il proprio patrimonio, inclinazioni filantropiche .... oppure è talmente coglione da affidarsi ai peggiori farabutti.
 
arizona77 ha scritto:
moogpsycho ha scritto:
belpietro ha scritto:
bellafobia ha scritto:
Se si lascia un bene proprio (di cui si è proprietari)
posto che il pericolo è detentore per conto di un lo si è Federale con quella Democratica.
scusa e scusate, ma stiamo montando un caso su notizie non verificate. Io l'ordinanza non l'ho vista e da quei due articoli non mi pare si discuta la destinazione d'uso di un edificio ma solo la sua messa in sicurezza.
Per quanto si capisce dagli articoli le intenzioni della giunta potrebbero anche solo essere quelle di censire gli edifici non in sicurezza ed applicare la coercibilità dell'obbligo di messa in sicurezza come scrivi sopra.

.....e cosi' la cosa comincia ad avere senso

Attached files /attachments/1688404=30162-image.jpg
 
nafnlaus ha scritto:
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
E quindi? È un investimento che ha determinato una rendita in perdita alla successiva cessione ma che, come bene ammortizzabile, ha comunque prodotto dei vantaggi economici così come lo fu la rivalutazione dei fondi immobiliari ad uso strumentale.
chi dice che il proprietario può ammortizzarlo?

Tu quando parli di chiudere società.
In alternativa, un privato cittadino che avesse acquistato un terreno edificabile 10 anni fa come forma di investimento per rivenderlo senza edificarlo era già una persona con pericolose, per il proprio patrimonio, inclinazioni filantropiche .... oppure è talmente coglione da affidarsi ai peggiori farabutti.

per la società, dipende.

per il privato, ce ne sono a mazzi purtroppo.
 
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
E quindi? È un investimento che ha determinato una rendita in perdita alla successiva cessione ma che, come bene ammortizzabile, ha comunque prodotto dei vantaggi economici così come lo fu la rivalutazione dei fondi immobiliari ad uso strumentale.
chi dice che il proprietario può ammortizzarlo?

Tu quando parli di chiudere società.
In alternativa, un privato cittadino che avesse acquistato un terreno edificabile 10 anni fa come forma di investimento per rivenderlo senza edificarlo era già una persona con pericolose, per il proprio patrimonio, inclinazioni filantropiche .... oppure è talmente coglione da affidarsi ai peggiori farabutti.

per la società, dipende.

per il privato, ce ne sono a mazzi purtroppo.

Gli errori, in quanto tali, si escludono da soli dal ragionamento di base. Se teniamo conto anche di quelli finisce che uno che ordina e beve l'aranciata per sbaglio il barista gli rende i soldi e gli offre la gazzosa.
 
bumper morgan ha scritto:
arizona77 ha scritto:
moogpsycho ha scritto:
belpietro ha scritto:
bellafobia ha scritto:
Se si lascia un bene proprio (di cui si è proprietari)
posto che il pericolo è detentore per conto di un lo si è Federale con quella Democratica.
scusa e scusate, ma stiamo montando un caso su notizie non verificate. Io l'ordinanza non l'ho vista e da quei due articoli non mi pare si discuta la destinazione d'uso di un edificio ma solo la sua messa in sicurezza.
Per quanto si capisce dagli articoli le intenzioni della giunta potrebbero anche solo essere quelle di censire gli edifici non in sicurezza ed applicare la coercibilità dell'obbligo di messa in sicurezza come scrivi sopra.

.....e cosi' la cosa comincia ad avere senso

Sai leggere?
 
nafnlaus ha scritto:
Matteo__ ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
EdoMC ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
Matteo__ ha scritto:
Beh, se la cosa sta esattamente come l'hai scritta tu mi sa che il sindaco sogni. Credo che sia addirittura incostituzionale. E comunque anche solo avere una idea del genere significa stare fuori come una banderuola: altro che comunismo, quello è stalinismo della peggior specie.
Ps: consiglierei di mettere il nome nel titolo per esteso, come hai scritto tu non si capisce bene di che si tratti.

http://www.lintraprendente.it/2013/10/nella-milano-di-pisapia-non-ce-piu-la-proprieta-privata/

Sentiamo anche l'altra campana?
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/10/09/news/la_milano_degli_edifici_abbandonati_quattrocento_aree_a_rischio_sicurezza-68199673/
cosa cambia? puoi dire al proprietario di sistemare il tutto ma non puoi portar via un bel niente. Ma stiamo scherzando?
il perché lo ha spiegato bene Matteo...conoscendo il tipo.....

Un edificio abbandonato, inservibile e pericolante, dove il proprietario non intende in alcuna forma mettere le mani perché non vuole o non ne ha possibilità può essere destinato ad una funzione utile anche espropriarlo ma prendendolo in custodia e uso. Ovviamente ciò non avverrebbe sotto forma di esproprio proletario ma solo dopo che il proprietario dimostrasse di non voler dare un futuro diverso a quel bene. In fin dei conti ci sono varie possibilità di condurre un proprio bene immobile. Lo si può vendere se non serve, affittare, ridestinare, ecc ecc ..... se nessuna soluzione è percorribile il comune può avviare procedure per sostituirsi.

Se vuoi quell'edificio glielo paghi per quello che vale e poi ci fai quello che vuoi, sempre che lui lo voglia vendere.
Ben differente è il discorso per un edificio pericolante: quello si che può arrecare danno alla collettività e vanno presi provvedimenti, ma non mi sembra il caso di cui si parli qui, anche l'articolo postato da EdoMc è piuttosto vago, perchè c'è da distinguere anche tra edificio pericolante e pericoloso,ed edificio pericolante ma non pericoloso (come possa essere un capannone chiuso in un'area recintata privata). Senza contare lo specificare di cosa si intenda per "abbandonato", ricordando che una cosa è abbandonata quando nessuno ne reclami la proprietà: già solo pagare le tasse od una semplice bolletta su quella proprietà equivale ad esercitarne il diritto. Se non lo si facesse lo Stato ha già tutti gli strumenti per entrarne in possesso.
C'è un limite a certe cose, tu dici "se il proprietario dimostrasse di non voler dare un futuro diverso a quel bene". Se la proprietà rimane quella che ancora oggi è per il nostro ordinamento (e per praticamente tutti gli altri), l'approccio da te paventato è già fondamentalmente sbagliato. Un proprietario non deve dimostrare proprio niente a nessuno. E se io semplicemente avessi una proprietà lasciatami in eredità da un genitore e pur non potendo nell'immediato, vivessi nella speranza di potermi permettere un giorno di aggiustarla? Ti sembra giusto che debba rendere conto di ciò all'amministratore di turno? La proprietà è il diritto ultimo che distingue una repubblica democratica da uno Stato totalitario. Non è un qualcosa che possa essere disponibile ad un rappresentate politico e ancor di meno ad una semplice amministrazione. Con certe cose non si scherza, da questo al cosiddetto esproprio proletario (che di proletario storicamente non ha mai avuto nulla) il passo è talmente breve che nemmeno ci si accorge. Quella paventata è una prepotenza bella e buona, qualunque sia la campana.

Mi pare che l'articolo non parli di esproprio proletario .... tecnicamente parla di una possibile ridestinazione di quei beni ma rinvia anche alle norme regionali e nazionali per farlo ergo si parla di esproprio o compravendita o donazione o cessione bonaria.
Bisogna anche saper leggere quel che si legge ... in primis chi ha prodotto quella vaccata di articolo ed in secondis chi lo commenta a sproposito.

Nemmeno io parlavo di esproprio proletario, dicevo solo che tra l'attribuire ad una amministrazione di origine politica la facoltà di obbligare una persona a destinare una proprietà al proprio comodo e il finire a permettere di fare al politicante di turno quel bel comodo che gli pare con la roba degli altri (più di quanto non faccia già) ci passa molto poco.

Cio non di meno, non sono esperto come te di certe questioni, ma fino a che si fosse parlato di esproprio o compravendita nemmeno mi sarei messo a scrivere. La donazione o cessione bonaria non mi sembra che siano gli argomenti in questione. Resta giustamente quello che dici a proposito di articoli, di chi li scrive e di chi li legge, però il discorso si è subito allargato ad altro, e ciòè alla liceità o meno di poter usare la proprietà altrui a proprio comodo solo perchè il proprietario non possa/non voglia curarla come noi si pensi che debba.
 
belpietro ha scritto:
pi_greco ha scritto:
belpietro ha scritto:
il passo successivo è il lavoro coatto.
no si chiama meritocrazia e retribuzione per produttività

no, quello riguarda il vantaggio/svantaggio per il singolo di fare la propria libera scelta.
ma se la "pigrizia" del singolo è un danno alla collettività (e che lo sia è indubbio) e questo danno può essere coercibile, l'equivalente personale dell'obbligo di ristrutturazione di una proprietà è l'obbligo di lavoro coatto.

l'equivalente della meritocrazia è che a immobile ben tenuto corrisponde un reddito, a immobile che langue no.
io credo che l'equivalenza all'esproprio coatto (che non giustifico) sia il licenziamento o la decurtazione retributiva in relazione al danno
 
nafnlaus ha scritto:
Gli errori, in quanto tali, si escludono da soli dal ragionamento di base. Se teniamo conto anche di quelli finisce che uno che ordina e beve l'aranciata per sbaglio il barista gli rende i soldi e gli offre la gazzosa.

il punto non è valutare gli errori.
il punto è che una società può (anzi, dovrebbe) iniziare una intrapresa senza la certezza del buon risultato, e che comunque l'ammortamento porta sgravio se c'è utile.
il che, tipicamente, è escluso per gli investimenti di costruzione.

ma a prescindere il principio è sempre quello: se il bene è MIO lo posso usare (nei suoi limiti) o non usare. se sono costretto ad usarlo in un certo modo, si vede che non è MIO.
il che non è mica uno scandalo, però non si deve essere d'accordo per forza.
 
Matteo__ ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
Matteo__ ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
EdoMC ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
Matteo__ ha scritto:
Beh, se la cosa sta esattamente come l'hai scritta tu mi sa che il sindaco sogni. Credo che sia addirittura incostituzionale. E comunque anche solo avere una idea del genere significa stare fuori come una banderuola: altro che comunismo, quello è stalinismo della peggior specie.
Ps: consiglierei di mettere il nome nel titolo per esteso, come hai scritto tu non si capisce bene di che si tratti.

http://www.lintraprendente.it/2013/10/nella-milano-di-pisapia-non-ce-piu-la-proprieta-privata/

Sentiamo anche l'altra campana?
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/10/09/news/la_milano_degli_edifici_abbandonati_quattrocento_aree_a_rischio_sicurezza-68199673/
cosa cambia? puoi dire al proprietario di sistemare il tutto ma non puoi portar via un bel niente. Ma stiamo scherzando?
il perché lo ha spiegato bene Matteo...conoscendo il tipo.....

Un edificio abbandonato, inservibile e pericolante, dove il proprietario non intende in alcuna forma mettere le mani perché non vuole o non ne ha possibilità può essere destinato ad una funzione utile anche espropriarlo ma prendendolo in custodia e uso. Ovviamente ciò non avverrebbe sotto forma di esproprio proletario ma solo dopo che il proprietario dimostrasse di non voler dare un futuro diverso a quel bene. In fin dei conti ci sono varie possibilità di condurre un proprio bene immobile. Lo si può vendere se non serve, affittare, ridestinare, ecc ecc ..... se nessuna soluzione è percorribile il comune può avviare procedure per sostituirsi.

Se vuoi quell'edificio glielo paghi per quello che vale e poi ci fai quello che vuoi, sempre che lui lo voglia vendere.
Ben differente è il discorso per un edificio pericolante: quello si che può arrecare danno alla collettività e vanno presi provvedimenti, ma non mi sembra il caso di cui si parli qui, anche l'articolo postato da EdoMc è piuttosto vago, perchè c'è da distinguere anche tra edificio pericolante e pericoloso,ed edificio pericolante ma non pericoloso (come possa essere un capannone chiuso in un'area recintata privata). Senza contare lo specificare di cosa si intenda per "abbandonato", ricordando che una cosa è abbandonata quando nessuno ne reclami la proprietà: già solo pagare le tasse od una semplice bolletta su quella proprietà equivale ad esercitarne il diritto. Se non lo si facesse lo Stato ha già tutti gli strumenti per entrarne in possesso.
C'è un limite a certe cose, tu dici "se il proprietario dimostrasse di non voler dare un futuro diverso a quel bene". Se la proprietà rimane quella che ancora oggi è per il nostro ordinamento (e per praticamente tutti gli altri), l'approccio da te paventato è già fondamentalmente sbagliato. Un proprietario non deve dimostrare proprio niente a nessuno. E se io semplicemente avessi una proprietà lasciatami in eredità da un genitore e pur non potendo nell'immediato, vivessi nella speranza di potermi permettere un giorno di aggiustarla? Ti sembra giusto che debba rendere conto di ciò all'amministratore di turno? La proprietà è il diritto ultimo che distingue una repubblica democratica da uno Stato totalitario. Non è un qualcosa che possa essere disponibile ad un rappresentate politico e ancor di meno ad una semplice amministrazione. Con certe cose non si scherza, da questo al cosiddetto esproprio proletario (che di proletario storicamente non ha mai avuto nulla) il passo è talmente breve che nemmeno ci si accorge. Quella paventata è una prepotenza bella e buona, qualunque sia la campana.

Mi pare che l'articolo non parli di esproprio proletario .... tecnicamente parla di una possibile ridestinazione di quei beni ma rinvia anche alle norme regionali e nazionali per farlo ergo si parla di esproprio o compravendita o donazione o cessione bonaria.
Bisogna anche saper leggere quel che si legge ... in primis chi ha prodotto quella vaccata di articolo ed in secondis chi lo commenta a sproposito.

Nemmeno io parlavo di esproprio proletario, dicevo solo che tra l'attribuire ad una amministrazione di origine politica la facoltà di obbligare una persona a destinare una proprietà al proprio comodo e il finire a permettere di fare al politicante di turno quel bel comodo che gli pare con la roba degli altri (più di quanto non faccia già) ci passa molto poco.

Cio non di meno, non sono esperto come te di certe questioni, ma fino a che si fosse parlato di esproprio o compravendita nemmeno mi sarei messo a scrivere. La donazione o cessione bonaria non mi sembra che siano gli argomenti in questione. Resta giustamente quello che dici a proposito di articoli, di chi li scrive e di chi li legge, però il discorso si è subito allargato ad altro, e ciòè alla liceità o meno di poter usare la proprietà altrui a proprio comodo solo perchè il proprietario non possa/non voglia curarla come noi si pensi che debba.

Quella norma, non ancora approvata, rientra in un contesto smisuratamente più grande di quello che il giornalista ignorante fa apparire.

Si parla, in realtà, di gestire rapporti che l'amministrazione instaura con il cittadino. Non di atti proditori e di vessazione.
 
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
Gli errori, in quanto tali, si escludono da soli dal ragionamento di base. Se teniamo conto anche di quelli finisce che uno che ordina e beve l'aranciata per sbaglio il barista gli rende i soldi e gli offre la gazzosa.

il punto non è valutare gli errori.
il punto è che una società può (anzi, dovrebbe) iniziare una intrapresa senza la certezza del buon risultato, e che comunque l'ammortamento porta sgravio se c'è utile.
il che, tipicamente, è escluso per gli investimenti di costruzione.

ma a prescindere il principio è sempre quello: se il bene è MIO lo posso usare (nei suoi limiti) o non usare. se sono costretto ad usarlo in un certo modo, si vede che non è MIO.
il che non è mica uno scandalo, però non si deve essere d'accordo per forza.

Se metti la tua macchina rottame nel parcheggio lungo la strada e la abbandoni li, dopo un certo tempo, passa il carro attrezzi incaricato del comune e porta la macchina in un magazzino. Decorso ulteriore tempo se è vendibile, il comune, la vende se non lo è la demolisce.
Una area industriale dismessa ha un impatto sulla collettività che va ben oltre il danno di un rottame parcheggiato.
 
nafnlaus ha scritto:
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
Gli errori, in quanto tali, si escludono da soli dal ragionamento di base. Se teniamo conto anche di quelli finisce che uno che ordina e beve l'aranciata per sbaglio il barista gli rende i soldi e gli offre la gazzosa.

il punto non è valutare gli errori.
il punto è che una società può (anzi, dovrebbe) iniziare una intrapresa senza la certezza del buon risultato, e che comunque l'ammortamento porta sgravio se c'è utile.
il che, tipicamente, è escluso per gli investimenti di costruzione.

ma a prescindere il principio è sempre quello: se il bene è MIO lo posso usare (nei suoi limiti) o non usare. se sono costretto ad usarlo in un certo modo, si vede che non è MIO.
il che non è mica uno scandalo, però non si deve essere d'accordo per forza.

Se metti la tua macchina rottame nel parcheggio lungo la strada e la abbandoni li, dopo un certo tempo, passa il carro attrezzi incaricato del comune e porta la macchina in un magazzino. Decorso ulteriore tempo se è vendibile, il comune, la vende se non lo è la demolisce.
Una area industriale dismessa ha un impatto sulla collettività che va ben oltre il danno di un rottame parcheggiato.

a parte che si parla di beni non usati, quindi comprese case, se il Comune (non lo Stato, il Comune) può prenderti le cose a sua scelta, finirà che tu non costruirai e non comprerai.
i magnifici e progressivi effetti di questo sistema si sono visti nel recente passato, come detto, dal paragone tra le due Germanie.
 
nafnlaus ha scritto:
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
Gli errori, in quanto tali, si escludono da soli dal ragionamento di base. Se teniamo conto anche di quelli finisce che uno che ordina e beve l'aranciata per sbaglio il barista gli rende i soldi e gli offre la gazzosa.

il punto non è valutare gli errori.
il punto è che una società può (anzi, dovrebbe) iniziare una intrapresa senza la certezza del buon risultato, e che comunque l'ammortamento porta sgravio se c'è utile.
il che, tipicamente, è escluso per gli investimenti di costruzione.

ma a prescindere il principio è sempre quello: se il bene è MIO lo posso usare (nei suoi limiti) o non usare. se sono costretto ad usarlo in un certo modo, si vede che non è MIO.
il che non è mica uno scandalo, però non si deve essere d'accordo per forza.

Se metti la tua macchina rottame nel parcheggio lungo la strada e la abbandoni li, dopo un certo tempo, passa il carro attrezzi incaricato del comune e porta la macchina in un magazzino. Decorso ulteriore tempo se è vendibile, il comune, la vende se non lo è la demolisce.
Una area industriale dismessa ha un impatto sulla collettività che va ben oltre il danno di un rottame parcheggiato.

La similitudine che fai non riesco proprio a comprenderla.
Parli di un bene mobile abbandonato su proprietà pubblica o comunque di pubblico utilizzo e lo confronti con un bene immobile che insiste su un suolo che ne fa parte. Secondo me il confronto non quaglia.
Metti l'auto su una proprietà privata (una volta messa in sicurezza in modo che non la si possa classificare come rifiuto speciale) e vedi che il carro attrezzi non passa. E ancor meno viene in mente al comune di venirtela a sequestrare.
Il fatto è che non è l'auto abbandonata di per se che arreca danno, ma il fatto che sia stata abbandonata su suolo altrui.
 
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
belpietro ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
Gli errori, in quanto tali, si escludono da soli dal ragionamento di base. Se teniamo conto anche di quelli finisce che uno che ordina e beve l'aranciata per sbaglio il barista gli rende i soldi e gli offre la gazzosa.

il punto non è valutare gli errori.
il punto è che una società può (anzi, dovrebbe) iniziare una intrapresa senza la certezza del buon risultato, e che comunque l'ammortamento porta sgravio se c'è utile.
il che, tipicamente, è escluso per gli investimenti di costruzione.

ma a prescindere il principio è sempre quello: se il bene è MIO lo posso usare (nei suoi limiti) o non usare. se sono costretto ad usarlo in un certo modo, si vede che non è MIO.
il che non è mica uno scandalo, però non si deve essere d'accordo per forza.

Se metti la tua macchina rottame nel parcheggio lungo la strada e la abbandoni li, dopo un certo tempo, passa il carro attrezzi incaricato del comune e porta la macchina in un magazzino. Decorso ulteriore tempo se è vendibile, il comune, la vende se non lo è la demolisce.
Una area industriale dismessa ha un impatto sulla collettività che va ben oltre il danno di un rottame parcheggiato.

a parte che si parla di beni non usati, quindi comprese case, se il Comune (non lo Stato, il Comune) può prenderti le cose a sua scelta, finirà che tu non costruirai e non comprerai.
i magnifici e progressivi effetti di questo sistema si sono visti nel recente passato, come detto, dal paragone tra le due Germanie.

Quello che è in discussione non è questo. Il comune ha un piano regolatore (per capirci) che poggia le fondamenta su piani provinciali e regionali di uso del suolo. In quegli atti c'è scritto quali saranno, in futuro, gli orientamenti e la gestione del territorio.
Il comune, rispetto agli interessi della collettività e nel rispetto dei piani approvati (con osservazioni aperte alla cittadinanza) avvierà delle procedure di confronto tra cittadini e amministrazione. Solo alla fine di quel percorso potranno essere prese decisioni diverse.
 
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