Cari amici, vorrei che rifletteste sul caso in genere, non nel particolare.
Un qualsiasi individuo che dopo aver commesso un reato viene processato e condannato, scontata la pena che gli é stata comminata finalmente ritorna nella società, a svolgere una professione e a vivere la sua vita, senza più conti in sospeso.
Se ciò vale per un privato cittadino, perché non dovrebbe valere anche per un dipendente pubblico ?
Quand'é che il suo passato - sbagliato quanto volete, orrendo quanto volete - smetterà di condizionare la sua esistenza ?
Siamo d'accordo che un crimine particolarmente efferato non possa essere trattato come un crimine "lieve" (un pluriomicida che ha anche infierito sui corpi delle vittime con spregio e particolare ferocia non dovrebbe essere trattato allo stesso modo di un disoccupato che per poter mangiare ha allungato una mano sullo scaffale di un supermercato....) ma é anche vero che il condanato che ha scontato tutta la sua pena, agli occhi della società dovrebbe (condizionale d'obbligo) essere considerato cittadino a tutti gli effetti, non un cittadino di seconda serie.
Ovviamente non si potrà serenamente affidare una classe di bimbetti ad un orco che é stato condannato per ripetuti atti sessuali violenti a danno di creaturine indifese....
Insomma... credete o non credete nel "diritto all'oblio" ?