Piú che chiedersi dove sia finito il rapporto qualità prezzo, meglio partire dalla considerazione che il rapporto qualità prezzo inteso in senso generale (anzi generico) sia finito, e che forse non é mai esistito veramente, almeno non in modalità oggettive e scientifiche condivise (come modo di valutarlo), e sia sempre stato non piú di un fatto soggettivo (forse un feticcio) variabile in funzione della sequenza percezione/desiderio/possibilità economiche, che é personale e diversa in ognuno di noi, legata al relativo background culturale, sociale e, ca va sans dire, economico.
Anche perché nel concetto stesso di qualità é presente questa ambivalenza, dato che per qualità intendiamo l' insieme delle caratteristiche intrinseche ed estrinseche di un prodotto e relativi livelli: siamo in grado oggettivamente di valutare con metodo le prime e slegare dai propri gusti e desideri le seconde? Se già in questa fase si apre un mondo assai variegato comunque, una volta ci riuscissimo, sorgerebbe il secondo dilemma, quello di valutarle in funzione del prezzo dell'oggetto. Tutte assieme rispetto al prezzo globale oppure ognuna col globale, oppure una ad una col prezzo di riferimento per la rispettiva categoria di appartenenza?
E non dimentichiamo che pure il concetto di prezzo é tutto da chiarire e tanto per iniziare bisogna vedere da che parte stiamo: se siamo i clienti sarà ad esempio quello di listino o (oggi sempre di piú) l'importo della rata mensile, ma se siamo i costruttori non possiamo non parlare
di costi (dei materiali, industriali), tutto un altro mondo. Entrambi tenteranno di massimizzarne i rendimenti, ovvero spendere meno per avere (o ottenere) di più, e qui entra in scena pure l'eterna contrapposizione tra qualità e quantità. E non é detto che questo meccanismo, simile nella logica, persegua gli stessi obbiettivi, anzi. Oggi l' appiattimento della produzione su determinate categorie (vedi suvvini, suvvetti e suvvoni) e prestazioni fornite (praticamente le stesse per tutti, diciamo quindi un generico pari qualità) livella da un lato i costi industriali sostenuti dai costruttori stessi, e lo fa al ribasso (grandi numeri=bassi costi), e dal lato del mercato (complice un marketing astuto e subdolo) mischia le carte permettendo alla case automobilistiche di sfruttare a proprio vantaggio tutti quegli aspetti ambigui di cui scrivevo in apertura sul concetto di rapporto qualità/prezzo.
Diciamo che il mondo degli "specchietti per allodole" si é assai evoluto e perfezionato, per non dire abbia raggiunto livelli quasi lirici, essendo riuscito (a vantaggio ovvio di chi vende) nell' intento di far credere di comprare chissà cosa a chissà quale elevato rapporto qualità/prezzo, ma in realtà di elevato c'é solo il prezzo a fronte certamente di tanta pseudogratificante quantità (magari di funzioni/accessori inutili) ma (e qui sta il trucco) scarso valore intrinseco.