belpietro ha scritto:jaccos ha scritto:99octane ha scritto:Meglio un'universita' di qualita' per chi se la puo' permettere che un'universita'-cesso per tutti.
Purtroppo, sarebbe bello girare tutti in Ferrari, ma non si puo'.
Le risorse sono limitate e la qualita' costa.
L'università non dovrebbe essere una questione d'elite ma il normale percorso di studi per qualsiasi normale studente lo voglia intraprendere.
premetto che non conosco il meccanismo che ha indotto la perfida albione a questo provvedimento
mi inserisco solo sul principio: state dicendo due cose diverse.
tu dici che l'università come possibilità dovrebbe essere materialmente a disposizione di qualunque studente la voglia intraprendere
e su questo io concordo in pieno, sia per ragione di giustizia sia per ragione di convenienza sociale (è comunque vantaggio di tutta la società la massima valorizzazione di tutte le potenzialità dei singoli), ma credo che anche octane non metta in discussione questo.
quello che lui mette in discussione, che sarà anche discutibile ma non è né una fesseria né una a-socialità, è che QUALORA non ci siano le possibilità materiali di mettere l'università a disposizione di tutti, ci sono due vie:
- una è quella di mantenere la qualità dell'università (che vuol dire sia insegnamento / formazione che ricerca ) e alzare la quota di compartecipazione degli utenti
- l'altra è quella di abbassare la qualità dell'università pur di mantenere basse / medie / nulle le quote di compartecipazione
su quello, la risposta non è così scontata.
io rispetto la soluzione due, ma preferisco la soluzione uno purché vi sia un sistema di "cautele" (borse di studio, valutazione del merito eccetera).
piuttosto faccio osservare una cosa: se uno la vuole vedere dal punto di vista "costi", la scelta di proseguire gli studi non comporta solo il pagamento delle tasse universitarie ma soprattutto la rinuncia alla produzione di un reddito.
certo che è facile misurare le tasse, è più difficile misurare "quanto reddito avrei prodotto", soprattutto in condizioni di non piena occupazione. però a quel punto la voce economica maggiore non sono le tasse universitarie ma il reddito perduto.
Premetto che e' alquanto difficile spiegare in poche parole come funziona l'Universita' Britannica e quali conseguenze puo' portare l'innalzamento delle tuition fees ai livelli di cui si parla. In Inghilterra gli Home Students e quelli della UE pagano una tuition fee di circa 3200 sterline mentre gli altri pagano intorno alle 12.000. L a stragrande maggioranza degli home students usufruisce di quelli che vengono chiamati Student loans (prestiti agevolati per studenti) che vengono erogati dalle banche a interessi molto bassi e non solo per le tasse ma anche per le spese. Diciamo che uno studente al termine del suo percorso di studi ha un indebitamento medio di circa 24.000 sterline. Ora con questa riforma il debito si quintuplichera' e il risultato sara' che moltissimi studenti o dovranno rinunciare all'Universita' o si ritroveranno indebitati per gran parte della loro vita lavorativa. Tenete presente che in Scozia non ci sono tuition fees e in Galles sono molto piu' basse. Secondo la mia modesta opinione questa riforma otterra' solo un risultato immediato: una gran fuga di studenti inglesi e comunitari verso altri lidi con l'ovvia conseguenza che molte Universita' Inglesi, specialmente quelle meno prestigiose, si vedranno costrette, per ridurre le loro spese, a chiudere corsi di laurea, a licenziare docenti, a ridurre i budget per la ricerca e ad aumentare gli affitti per le residenze. Inoltre molte Banche Inglesi, che proprio ben messe non sono, dovranno rivedere la loro politica per questo tipo di prestiti agli studenti perche' il loro rischio aumentera' esponenzialmente ( considerate che praticamente non chiedono garanzie per la concessione del prestito).Chi beneficiera' sicuramente da questa situazione saranno le varie Universita' Indiane e Cinesi che si stanno specializzando sempre di piu' nell'offrire corsi di studi a prezzi competitivi.