Non credo che nuove tasse o un inasprimento della pressione fiscale possano far uscire l'Italia dalla crisi , anzi deprimerebbero ancor più i consumi e quindi la produzione industriale. L'unica soluzione alla crisi , anche se per ora rimane ed è destinata a rimanere a lungo nel libro dei sogni,sarebbe quella di un ritorno ad una robusta crescita del pil che a sua volta aumenterebbe in automatico il gettito fiscale in un circolo virtuoso .Non credo neppure al raggiungimento della redistribuzione della richhezza e tantomeno a quello della giustizia sociale-ridicolous- tramite il prelievo fiscale.
Ma tant'è il partito delle tasse e il suo tam-tam ideologico e soprattutto mediatico è riuscito a far entrare nella testa delle masse che è proprio così , l'unico problema dell'Italia è che non si pagano o che tutti non pagano abbastanza tasse.
Pur considerando perniciosi e massimamente da scovare e punire i grandi evasori o coloro i quali , alle spalle di chi è costretto a privarsi di una notevole parte del proprio salario o dei propri redditi, denunciano al fisco cifre irrrisorie ; pur vedendo tutto ciò ,dicevo, considero singolare e paradossale che i sudditi reclamino balzelli e gabelle maggiori . E' un paradosso post-moderno : i contadini della foresta di Sherwood invece che con Robin Hood , stanno dalla parte dello Sceriffo di Nottingham e invocano una ancor maggiore imposizione di tasse. E' un miracolo del potere contemporaneo non riuscito ai più grandi tiranni della storia che , imponendo tasse sul macinato e roba del genere ed ottenendone spesso in cambio rivolte e insurrezioni, si sono dimostrati , al confronto dei nostri politici di Bruxelles , dei veri dilettanti.