Premetto che non sono un esperto della materia, ma non penso che la scelta dei singoli consumatori di una sola nazione possa far ripartire l' economia di quella nazione. Certo, non nuoce, ma in un sistema globale, il problema è che i consumi stanno rallentando dappertutto, e noi subiamo le ripercussioni anche dei consumi in altre parti del mondo. Purtroppo, nel sistema in cui viviamo, se la gente non spende, cioè non compra prodotti o servizi, le aziende non possono pagare i dipendenti, che quindi non possono comprare.
La scelta di comprare italiano è nobile, ma secondo me è naif pensare che possa fare la differenza, sia perché per alcune categorie di prodotti è impossibile, sia perché non è solo la salute delle aziende a influire sull' economia, ma ad esempio il debito pubblico, l' evasione fiscale, le politiche industriali e (eresia) demografiche.
Tra l' altro, questo modo di pensare isolazionista funzionerebbe solo se gli altri non lo adottassero. Nel momento in cui tutti agiscono in questa direzione, non so nemmeno io cosa possa succedere, ma so che il sistema attuale non reggerebbe, quindi andrebbe cambiato.
Si delinea uno scenario molto complesso, che richiede risposte complesse. Io penso che comprare italiano possa aiutare, ma presentarlo (non dico fosse tua intenzione domi) come una soluzione al problema, per me è demagogico.
La tua a mio modestissimo parere è l’analisi più condivisibile tra quelle proposte.
Comprare solo “italiano” può sembrare una cosa nobile ma può rivelarsi un boomerang, mero “populismo”.
In un mercato globalizzato, una Nazione sotto il profilo industriale (sotto quello agricolo/turistico siamo indubbiamente forti) è veramente forte se ha un’elevata capacità tecnologica, una produzione non solo al passo con i tempi, ma possibilmente “avanti”, all’avanguardia, di grande appeal. Altri lo fanno e dobbiamo farlo anche noi, se no “ci mangiano”.
Ciò consente di vendere non solo nel proprio Paese, ma anche fuori, in tutto il mondo. L’Italia ha bisogno di esportare, e tanto, solo così gli stabilimenti (di qualsiasi natura) possono lavorare “a regime”.
Sotto il profilo automobilistico comunque dal 2013 al 2018 si è portata la produzione di autoveicoli in Italia da 350.000 a 1.000.000. Poi è iniziato un calo, che prosegue oggi, ma si vedono timidi segnali di possibile risalita (500 elettrica, Compass per ora). Ecco, la 500 elettrica sembra un buon prodotto, e come alcuni hanno detto qui, e come ho ribadito in questo post, la qualità di quello che si produce è fondamentale.
Quindi io dico si, quando questa guerra contro il Mostro Covid finirà, dobbiamo dare fiducia al prodotto italiano, ma il prodotto italiano, nella fattispecie il prodotto “automotive”, dovrà essere innanzitutto presente in modo adeguato (se c’è poco da comprare cosa compri?) e di altissima qualità. Un esempio per tutti? La Brembo.
Siamo rinati altre volte alla grande, rinasceremo ancora. Forza Italia.
PS: scusate se sono stato prolisso.
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