Redistribuire vuol dire, da....
http://www.professionefinanza.com/scheda.php?id=3244
....Che se Rossi prende 100 e Bianchi 33,
Rossi prende 3 volte Bianchi,
Se pero' Rossi paga il 50% di tasse e Bianchi il 20*,
A Rossi resta 50 e a Bianchi il 25
E come per magia adesso Rossi guadagna, dal triplo solo il doppio di Bianchi.
E cosi' al nostro povero Bianchi invece di 16,5 resta 25....
Tutti Eurini da spendere per il mercato interno.
* Circa, tanto per fare conto pari
Va bene il concetto è giusto: ridistribuiamo la ricchezza, nel senso che ognuno contribuisce a pagare i servizi erogati dallo stato( sperando di esserlo ancora noi… lo stato) in proporzione.
Allora (sempre arrotondando):
Bianchi guadagna 33, tasse al 25%, netto 20
Rossi guadagna 100, tasse al 50%, netto 50
Aggiungo:
Verdi guadagna 500, tasse al 60%, netto 200
Neri guadagna 1000, tasse al 70%, netto 300
Rapporto guadagno Neri/Bianchi = 1000/33=30 circa
Rapporto netto Neri/Bianchi= 15
Neri guadagna 30 volte più di Bianchi ma il suo netto ( quello che può spendere) vale solo 15 volte più di Bianchi.
OK ho effettuato una operazione di “equalizzazione “ sociale, ma mi chiedo: se guadagno 1000 (parlo onestamente) vuol dire che un motivo c’è, magari la difficoltà insita del lavoro, la necessità di specializzazione, la responsabilità che comporta, si può essere anche bravi commercialmente e sapersi vendere bene ma il mercato più di tanto non ti lascia spazio, oppure si opera da libero professionista o autonomo, oggi ho i clienti e domani chissà…
Ci sarà quindi un motivo se Neri guadagna 30 volte più di Bianchi, che magari ha un lavoro più semplice (sempre di pari dignità si intende), sicuro nel senso che è legato ad un contratto indeterminato e gode di determinate tutele.
Spesso penso che “qualcosa” a livello storico, culturale (filosofico) permei la società italiana più delle omologhe europee e non sia solo il giusto desiderio sociale di ripartire la ricchezza in modo da poter tutti vivere meglio ed usufruire alla pari di servizi fondamentali (sanità, infrastrutture, ecc.ecc.), ma che nasconda una specie di “visione punitiva” di chi per capacità innate, fortuna imprenditoriale possa guadagnare di più per non dire arricchirsi (sempre nel rispetto delle regole).
Io non sono un esperto di economia o sociologia, ma approfondendo un po’ ho scoperto che nell’ “etica protestante e lo spirito del capitalismo” Max Weber descrive una concezione diversa del guadagno e della ricchezza, intese come giusto premio a chi si impegna nella vita.
Tralascio ovviamente tutte le implicazioni religiose e sociologiche, credo non sia questo il luogo deputato e tanto meno io sono così addentro all'argomento, ma se guardiamo al diverso modo di considerare ( e fare ) la ricchezza ad esempio nei paesi di cultura anglosassone, questo diversa concezione secondo me esiste.
Basti pensare a balzelli come il superbollo, pensati per colpire auto di "lusso", come se il "lusso" in sé fosse un valore negativo, forse può esserlo in certi aspetti o degenerazioni, ma non in valore assoluto.
Però per permettermi un bene di lusso devo essere ricco (o almeno così lo pensano nelle stanze dei bottoni), e quindi per la proprietà transitiva anche la ricchezza diventa un concetto negativo.
O no?
