renatom
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a_gricolo ha scritto:Forse sono io che non ci arrivo, anzi è senz'altro così, ma mi piacerebbe capire il senso di un meccanismo per cui un insegnante che lavora da anni più o meno nelle stesse scuole per essere finalmente stabilizzato deve rivoluzionare la sua vita, magari a 50 anni e con una famiglia, trasferendosi da Catania a Pordenone, mentre magari c'è un suo collega che viene catapultato da Udine a Messina........
Non conosco benissimo il funzionamento, ma se ci sono due insegnanti, uno di Catania e uno di Pordenone, un posto a CT e uno a PN, ognuno va a casa sua.
Il problema nasce quando i posti a CT sono finiti. A quello di CT gli viene chiesto se vuole andare a PN che c'è un posto libero. Se lo rifiuta viene offerto ad un altro e, tra l'altro, mi sa che le graduatorie attuali hanno vita breve e i posti residui saranno messi a concorso quindi, se rifiuti il trasferimento rischi di rimanere fuori.
Comunque, penso che in 2-3 anni riesci a rientrare.
Comunque, parecchi si lamentano un po' troppo, IMHO, in partioolare quelli di sostegno che hanno avuto l'opportunità di fare il precariato a casa.
In molte zone, gli insegnanti sono sempre emigrati per "fare il punteggio".
Mia moglie che è di TE, ha fatto dieci anni a BS, poi è entrata di ruolo (a Breno !), poi è rientrata in zona.
I colleghi di inglese che non sono partiti, rimanendo ad AP o TE, a 50 anni sono ancora precari.
Adesso rischiano casini, però non hanno avuto i disagi che ha avuto mia moglie e che, anni fa, senza le opportunità informative che ci sono adesso erano anche maggiori.