agricolo
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PanDemonio ha scritto:Quale fenomeno?a_gricolo ha scritto:Io sono sostanzialmente d'accordo con te, ma trovo che certi fenomeni vadano arginati, e se questo comporta la denuncia di un bambino, mi spiace, ma meglio un interrogatorio a un bambino oggi che un foreign fighter in giro tra qualche anno.
Il bambino non ha disegnato vignette sull'Islam. Non ha deciso che chi le disegna deve morire. Non ha imbracciato un Kalashnikov. Non ha sparato a nessuno. Non ha inneggiato al dominio supremo del Califfato dell'Isis. Non ha terrorizzato nessuno. Che senso ha accusarlo di terrorismo? Che senso ha interrogarlo in un commissariato, a 8 anni? Che fine ha fatto il vecchio "Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo. (Evelyn Beatrice Hall)"? Che senso ha dire "io sono Charlie" e poi saltare addosso al primo che dice "io invece no"?
Quell'interrogatorio oggi è molto peggio della possibilità del foreign fighter domani, poiché annulla di fatto la differenza tra lo stare al di qua o al di là della linea della giustizia.
Oltre ad esse tanto controproducente da poter diventare esso stesso la causa primaria della nascita di un nuovo nemico.
Io POSSO scegliere di essere Charlie, oggi, per difendere una cosa che pure non mi piace da una reazione abnorme, inumana, ingiustificabile, ma ad un bambino, QUALUNQUE bambino, DEVO permettere di poter dire ciò che vuole e sbagliare con la sua bocca, per poter imparare con la sua testa cosa sta sbagliando e perché.
Inizio dalla fine: io NON SONO Charlie, l'ho scritto più volte all'indomani della strage che quelle vignette erano infami, offensive e qualsiasi musulmano aveva tutte le ragioni per incazzarsi. Però, non essere Charlie non implica automaticamente essere dalla parte dei terroristi.
Poi, ai bambini di otto anni insegniamo concetti tutt'altro che facili a scuola, e li imparano. A quell'età il carattere è formato, e io forse sono paranoico, ma ritengo che una presa di posizione come quella sia l'anticamera per qualcosa di brutto. Che poi l'interrogatorio in caserma possa essere eccessivo ne possiamo discutere, ma non troverei giusto liquidare la cosa un gioco ai cowboy col cammello e l'AK47 invece del cavallo e la Colt.
Infine: sono abbastanza convinto che un'affermazione come quella in un altro momento non avrebbe portato alla stessa reazione. Un po' come il ragazzo ucciso dal carabiniere: se invece che a Scampia fosse successo a Treviso non credo che l'agente avrebbe sparato. Ma certe situazioni ambientali esasperano le reazioni, credo sia umano.