biasci
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Non ti opponi o non verresti colpito?belpietro ha scritto:biasci ha scritto:Infatti. Chi si oppone, è chi ne verrebbe maggiormante colpito. Come al solito.
non è vero.
io, per esempio.
Non ti opponi o non verresti colpito?belpietro ha scritto:biasci ha scritto:Infatti. Chi si oppone, è chi ne verrebbe maggiormante colpito. Come al solito.
non è vero.
io, per esempio.
mi oppongo, perché la trovo controproducente, anche se non ne sarei colpito.biasci ha scritto:Non ti opponi o non verresti colpito?belpietro ha scritto:biasci ha scritto:Infatti. Chi si oppone, è chi ne verrebbe maggiormante colpito. Come al solito.
non è vero.
io, per esempio.
e gli altri 40.000 li accantona, in forme di risparmio che fruttano economicamente al sistema (a meno che li metta nel materasso, ma quelli sono pochi)biasci ha scritto:Non ci si basa sulla percentuale di quanto uno spende ma sulla pura quantità.
Se uno guadagna 1000? al mese, spenderà tutto sempre.
Se uno guadagna 50mila ? al mese, magari ne spenderà 10mila.
biasci ha scritto:Controproducente ....... non ne capisco il motivo.
Mentre capisco benissimo il fatto che, lasciare la "gente comune" senza soldi, farà sicuramente diminuire i consumi rendendo insufficiente l' aumento dell'iva.
Discorso valido e condivisibile... se partissimo da zero!!!belpietro ha scritto:biasci ha scritto:Controproducente ....... non ne capisco il motivo.
Mentre capisco benissimo il fatto che, lasciare la "gente comune" senza soldi, farà sicuramente diminuire i consumi rendendo insufficiente l' aumento dell'iva.
perché il patrimonio è frutto del risparmio; e disincentivare la patrimonializzazione dei privati equivale a disincentivare il risparmio, la permanenza fiscale (di chi può scegliere) sul territorio nazionale, la produzione di ricchezza.
il prelievo va fatto con equilibrio.
il prelievo fiscale è una attività di predazione ,come la caccia, e come quella va rigidamente regolato per evitare che impoverisca la risorsa naturale.
vale anche per la "gente comune" che è controproducente lasciare senza soldi.
Giuste considerazioni.belpietro ha scritto:biasci ha scritto:Controproducente ....... non ne capisco il motivo.
Mentre capisco benissimo il fatto che, lasciare la "gente comune" senza soldi, farà sicuramente diminuire i consumi rendendo insufficiente l' aumento dell'iva.
perché il patrimonio è frutto del risparmio; e disincentivare la patrimonializzazione dei privati equivale a disincentivare il risparmio, la permanenza fiscale (di chi può scegliere) sul territorio nazionale, la produzione di ricchezza.
Giustissimo ma qua stanno esagerando.il prelievo va fatto con equilibrio.
il prelievo fiscale è una attività di predazione ,come la caccia, e come quella va rigidamente regolato per evitare che impoverisca la risorsa naturale.
vale anche per la "gente comune" che è controproducente lasciare senza soldi.
Sono totalmente in accordo con le tue vedute, (e ho anche due buchi nel naso)biasci ha scritto:Io ho sempre sostenuto che, per far ripartire l' economia, basterebbe, detassare gli stipendi bassi per far rimanere in tasca ai dipendenti almeno 100? in più al mese.
Questi soldi, ora come ora, sarebbero sicuramente spesi rimettendo in moto la famosa "ruota" dell' economia. Se io ho 100? in più, magari vado una volta di più al ristorante, il ristoratore guadagna e compra la macchina nuova, chi fa le macchine lavora di più e assume operai che a loro volta spendono.....
Aumenterebbero i consumi !!!!!
Quindi più iva, accise, irpef, ires ecc.
Senza aumentare le aliquote.
Non mi sembra molto complicato.
Dite che sto sognando?
Dal sole 24 ore del 3 maggio di quest'anno...Ocse: in Italia aumenta divario tra ricchi e poveri
L'Italia è tra i Paesi industrializzati con la maggiore disparità dei redditi, anche per effetto dell'aumento del divario tra ricchi e poveri negli ultimi 20 anni. È quanto emerge da uno studio dell'Ocse. La Penisola figura al quinto posto tra i 17 Paesi Ocse che hanno segnato un ampliamento del gap dei redditi tra il 1985 e il 2008, dopo Messico, Stati Uniti, Israele e Regno Unito e in assoluto è al sesto posto per il divario tra i 22 Paesi considerati, inclusi i cinque che lo hanno ridotto (Turchia, Grecia, Francia, Ungheria e Belgio).
Il coefficiente Gini, che misura l'ineguaglianza dei redditi (va da 0, ovvero totale uguaglianza di reddito a 1, totale disparità), per l'Italia era pari a 0,35 alla fine degli anni 2000, con un incremento del 13% rispetto allo 0,31 di metà degli anni 80. Non solo, mentre il reddito reale nell'Ocse in questo lasso di tempo è salito in media dell'1,7% l'anno, con un incremento dell'1,4% per il 10% più povero della popolazione e del 2% per il 10% al top, in Italia l'incremento medio annuo si è fermato allo 0,8% (solo la Turchia ha fatto peggio, con lo 0,5%) e mentre per il 10% della popolazione con il reddito più basso l'aumento è stato solo dello 0,2%, per la fascia dei redditi più elevati è stato dell'1,1 per cento.
Messico al "primo" posto della classifica
Messico il Il Paese con le maggiori diseguaglianze è il Messico, con un coefficiente Gini dello 0,50, davanti alla Turchia (0,42), mentre la Danimarca (0,25) ha le minori disparità. Nemmeno i Paesi nordici e la Germania, che tradizionalmente avevano una bassa disparità tra i redditi, sono stati tuttavia risparmiati dal trend di aumento del divario tra ricchi e poveri e anzi - come sottolinea l'Ocse - negli ultimi dieci anni hanno segnato il maggior incremento.
L'andamento medio nei Paesi Ocse
In media il coefficiente Gini nell'area Ocse è salito all'incirca del 10% dallo 0,28 di metà degli anni 80 allo 0,31 della fine dello scorso decennio. Tra le cause dell'aumento, l'Ocse ricorda che le ore lavorate sono diminuite soprattutto tra gli occupati con il salario più basso, che sempre più spesso il lavoro femminile é part-time e che il peso del reddito da capitale é aumentato ma soprattutto per i redditi più elevati. Anche globalizzazione e progressi tecnologici hanno aumentato la disparità dei salari, andando a favore dei lavoratori più qualificati. Tra le annotazioni, anche il fatto che il trend verso famiglie più piccole (con un solo genitore) aumenta il divario tra i redditi. Inoltre é cresciuta la tendenza dei matrimoni tra persone con livelli di reddito simili. Oggi il 40% delle coppie in cui entrambi i partner lavorano appartengono allo stesso decile contro il 33% di 20 anni fa. Secondo l'Ocse lo strumento più diretto ed efficace per ridurre le disparità sono la riforma delle tasse e delle politiche di agevolazione per i redditi più bassi. La persistenza e l'ampiezza delle perdite di reddito nelle fasce più svantaggiate dopo la recessione - scrivono gli esperti dell'Ocse - sottolinea l'importanza di politiche di sostegno al reddito ben mirate.
jaccos ha scritto:Visto che non ero nemmeno stato preso in considerazione quando lo dissi io, me lo sono andato a cercare...
Ocse: in Italia aumenta divario tra ricchi e poveri
È quanto emerge da uno studio dell'Ocse. La Penisola figura al quinto posto tra i 17 Paesi Ocse che hanno segnato un ampliamento del gap dei redditi tra il 1985 e il 2008, dopo Messico, Stati Uniti, Israele e Regno Unito e in assoluto è al sesto posto per il divario tra i 22 Paesi considerati, inclusi i cinque che lo hanno ridotto (Turchia, Grecia, Francia, Ungheria e Belgio).
Dal sole 24 ore del 3 maggio di quest'anno...
Ora, di fronte ai dati, ancora diciamo che è sbagliato rimodulare la tassazione abbassando quella dei redditi bassi ed elevando quella dei redditi alti?
Non lo dico io, ma fior fiore di economisti...![]()
biasci ha scritto:1$ per un ricco non è nulla, ok, e 1$ diviso 1000 poveri? cosa cambia?Grattaballe ha scritto:Nulla da scrivere... qui:
Perché? Perché se si cerca di ottimizzare una qualunque misura tesa ad accrescere il benessere complessivo, è evidente che un dollaro di reddito in più cambia molto poco per i ricchi, mentre cambia parecchio per i poveri e per il ceto medio.
...c'è già tutto.
Perchè quanti poveri ci sono per ogni ricco ??
belpietro ha scritto:jaccos ha scritto:Visto che non ero nemmeno stato preso in considerazione quando lo dissi io, me lo sono andato a cercare...
Ocse: in Italia aumenta divario tra ricchi e poveri
È quanto emerge da uno studio dell'Ocse. La Penisola figura al quinto posto tra i 17 Paesi Ocse che hanno segnato un ampliamento del gap dei redditi tra il 1985 e il 2008, dopo Messico, Stati Uniti, Israele e Regno Unito e in assoluto è al sesto posto per il divario tra i 22 Paesi considerati, inclusi i cinque che lo hanno ridotto (Turchia, Grecia, Francia, Ungheria e Belgio).
Dal sole 24 ore del 3 maggio di quest'anno...
Ora, di fronte ai dati, ancora diciamo che è sbagliato rimodulare la tassazione abbassando quella dei redditi bassi ed elevando quella dei redditi alti?
Non lo dico io, ma fior fiore di economisti...![]()
si, lo diciamo ancora.
perché la causa non è la pressione fiscale, ma la diminuzione delle ore lavorate.
prova a deprimere l'impresa e i consumi, e vedi bene che le ore lavorate andranno a diminuire, non ad aumentare.
biasci ha scritto:Giuste considerazioni.
Ma allo stato attuale, non ti sembra che vada in contrasto con la globalizzazione?
E allora?
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