<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> È giusto che la politica tributaria tartassi i ricchi. Vi spiego perché | Il Forum di Quattroruote

È giusto che la politica tributaria tartassi i ricchi. Vi spiego perché

Sull'ultimo numero del Journal of Economic Perspectives, gli economisti Peter Diamond ed Emmanuel Saez hanno pubblicato uno studio molto complesso (io stesso ci sto ancora ragionando) sul livello di tassazione ottimale, ma c'è un argomento, nel loro saggio, che mi sembra evidenzi un aspetto interessante riguardo al dibattito politico corrente.

Nella prima parte del loro studio (intitolato «La tassazione progressiva: dalla ricerca di base alle raccomandazioni politiche»), Diamond e Saez sostengono che l'aliquota ottimale sui redditi più alti negli Stati Uniti è quella che consente allo Stato di incassare il gettito maggiore; punto e basta.

Perché? Perché se si cerca di ottimizzare una qualunque misura tesa ad accrescere il benessere complessivo, è evidente che un dollaro di reddito in più cambia molto poco per i ricchi, mentre cambia parecchio per i poveri e per il ceto medio.

Facendo una prima approssimazione, quindi, la politica tributaria deve tartassare i ricchi: non per invidia o smanie punitive, ma semplicemente per raccogliere più denaro possibile da destinare ad altri scopi.
Questo non significa che l'aliquota debba essere del 100 per cento, perché in questo caso ci sarebbero delle reazioni a livello comportamentale: i percettori di redditi alti genererebbero una minor quantità di reddito tassabile, lavorando meno o lavorando in nero. Usando parametri basati sulla letteratura scientifica, Diamond e Saez suggeriscono che l'aliquota ottimale sui redditi alti si aggira intorno al 70 per cento.

Sento grida strazianti provenire dal lato destro della sala. In mezzo al clamore, distinguo i seguenti argomenti:

1. È un furto! È una tirannia! Va bene, ho capito. Non è un argomento che possa essere discusso razionalmente: a mio parere nel mondo ci sono problemi morali ben più importanti che difendere il diritto dei ricchi a tenersi i propri soldi, ma va bene.

2. Ci sarebbe una reazione di rigetto! In altre parole, Diamond e Saez sottovalutano il peso dell'«elasticità comportamentale». Sì, forse è vero; però i due studiosi sono stati piuttosto attenti al riguardo, e non vedo perché il vostro istinto di pancia dovrebbe essere più attendibile dei loro calcoli econometrici.

3. Così si ammazza il motore occupazionale! Ecco, è qui che la faccenda si fa interessante.

In questa fase storica la retorica ufficiale della destra, e di tantissime persone che si considerano di centro, è che gli individui ad alto reddito sono «creatori di occupazione», gente da applaudire per il bene che fa.
La teoria economica di base, però, dice che in un'economia competitiva il contributo marginale che qualsiasi individuo (o, se è per questo, qualsiasi fattore della produzione) apporta all'economia è ciò che quell'individuo guadagna. Punto.

Il contributo che dà un lavoratore al prodotto interno lordo con un'ora di lavoro in più è il salario orario di quel lavoratore, che sia 6 o 60mila dollari. Questo significa che se un lavoratore sceglie di lavorare un'ora in più, l'effetto sul reddito di chiunque altro è praticamente nullo. Se un direttore di hedge fund prende 60mila dollari all'ora, e lavora un'ora di meno, riduce il Pil di 60mila dollari, ma riduce anche il suo guadagno di 60mila dollari, perciò l'effetto sul reddito di altre persone è inesistente.

Naturalmente non perderebbe per intero quei 60mila dollari, perché finirebbe col pagare meno di tasse. Dunque quel minore sforzo da parte del percettore di reddito comporterebbe un minor introito per lo Stato. Ma i calcoli fatti da Diamond e da Saez ne tengono conto, ed è per questo che l'aliquota ottimale proposta non è il 100 per cento.

Questa analisi piace alla destra? Credo proprio di no: in quella parte dello schieramento politico è radicata la convinzione che l'1 per cento della popolazione, lavorando sodo, stia facendo al 99 per cento un grosso favore, perché crea occupazione e fa aumentare il reddito; e che i soldi che guadagna quest'1 per cento non siano commisurati (o non del tutto) ai benefici che apporta alla società. La mia opinione è che questa tesi (e la venerazione dei ricchi, visti come persone che apportano un contributo importantissimo alla società) in realtà non abbia nessun rapporto con i principi economici liberisti che queste persone professano. Anche se si pensa che l'1 per cento più ricco ? o, ancora meglio, lo 0,1 per cento più ricco ? si sia guadagnato i soldi che percepisce, il contributo che danno queste persone coincide con la cifra che guadagnano, e di conseguenza non c'è motivo di riservare loro un trattamento di favore.
© 2011 New York Times
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Articolo di Paul Krugman sul New York Times, tradotto e pubblicato sul sito del Sole 24 ore, quindi con una certa solidità alle spalle.
A voi la parola....
 
Non torna !!!!
Infatti danno numeri per come funziona da loro. Non in Italia.

Se a un dirigente faccio guadagnare 1000 euro in più, ci saranno più tasse da pagare (nel privato) oppure solo una spesa in più (nel pubblico).
A questo punto bisogna valutare: quei 1000 euro in più che ho fatto guadagnare al dirigente, quanto hanno reso? Nulla = tagliare !!! oppure Molto=incentivare ancora di più.
E' il perfetto contrario di quello che succede da noi.
 
Nulla da scrivere... qui:

Perché? Perché se si cerca di ottimizzare una qualunque misura tesa ad accrescere il benessere complessivo, è evidente che un dollaro di reddito in più cambia molto poco per i ricchi, mentre cambia parecchio per i poveri e per il ceto medio.

...c'è già tutto.
 
Grattaballe ha scritto:
Nulla da scrivere... qui:

Perché? Perché se si cerca di ottimizzare una qualunque misura tesa ad accrescere il benessere complessivo, è evidente che un dollaro di reddito in più cambia molto poco per i ricchi, mentre cambia parecchio per i poveri e per il ceto medio.

...c'è già tutto.
1$ per un ricco non è nulla, ok, e 1$ diviso 1000 poveri? cosa cambia?

Perchè quanti poveri ci sono per ogni ricco ??
 
Eppure non sono due ciarlatani...
La patrimoniale e sostenuta dal sole e da molti economisti fin dall'inizio dei casini e probabilmente monti la farebbe pure se non avesse la casta in parlamento con amici e amichetti annessi e connessi....
 
le tasse dirette dovrebbero essere molto basse per tutti, bisognerebbe fin dove possibile spostare la tassazione su quella indiretta

poichè la tassa diretta non è eludibile (almeno è più difficile da scampare) quella indiretta pur colpendo i consumi è una tassa di "scelta"

ovvero se sto in bolletta diminuisco i consumi e salvo una parte certa delle entrate

irap e irpef andrebbero tolte e compensate ad es con l'iva, anche il 30%, alle aziende non cambia nulla (la caricano e la scaricano) ma anzi ci guadagnano, mentre il privato va in compensazione, gli costa il 10% in più a fine delle fiera ma recupera dal taglio irpef

ma il grande vantaggio è che le tasse indirette e soprattutto l'iva tocca anche gli evasori totali perchè sono cmq dei consumatori anche loro 8)
 
Io ho sempre sostenuto che, per far ripartire l' economia, basterebbe, detassare gli stipendi bassi per far rimanere in tasca ai dipendenti almeno 100? in più al mese.
Questi soldi, ora come ora, sarebbero sicuramente spesi rimettendo in moto la famosa "ruota" dell' economia. Se io ho 100? in più, magari vado una volta di più al ristorante, il ristoratore guadagna e compra la macchina nuova, chi fa le macchine lavora di più e assume operai che a loro volta spendono.....

Aumenterebbero i consumi !!!!!
Quindi più iva, accise, irpef, ires ecc.
Senza aumentare le aliquote.
Non mi sembra molto complicato.
Dite che sto sognando?
 
Nel frattempo c'è chi si vanta di aver salvato l'IRPEF al 43% oltre i 75.000 ? e averlo trasferito su tutti, se non sbaglio tramite addizionale regionale (ma di questo non sono sicuro).
 
suiller ha scritto:
le tasse dirette dovrebbero essere molto basse per tutti, bisognerebbe fin dove possibile spostare la tassazione su quella indiretta

poichè la tassa diretta non è eludibile (almeno è più difficile da scampare) quella indiretta pur colpendo i consumi è una tassa di "scelta"

ovvero se sto in bolletta diminuisco i consumi e salvo una parte certa delle entrate

irap e irpef andrebbero tolte e compensate ad es con l'iva, anche il 30%, alle aziende non cambia nulla (la caricano e la scaricano) ma anzi ci guadagnano, mentre il privato va in compensazione, gli costa il 10% in più a fine delle fiera ma recupera dal taglio irpef

ma il grande vantaggio è che le tasse indirette e soprattutto l'iva tocca anche gli evasori totali perchè sono cmq dei consumatori anche loro 8)
La tassazione sui consumi è la più iniqua in quanto colpisce in maniera inversamente proporzionale al reddito: reddito basso=percentuale elevatissma di reddito consumato=maggior parte del reddito tassata; reddito alto=maggior parte del reddito risparmiato(non consumato)=maggior parte del reddito non tassato.
Semplice e purtroppo ineccepibile, non esistono medaglie senza rovesci...
Corollario: solo chi ha un'altro buco sulla cintura la può stringere, chi è arrivato all'ultimo poco può fare...
 
renatom ha scritto:
Nel frattempo c'è chi si vanta di aver salvato l'IRPEF al 43% oltre i 75.000 ? e averlo trasferito su tutti, se non sbaglio tramite addizionale regionale (ma di questo non sono sicuro).
Non so se il merito del salvataggio è dovuto al trasferimento sulle addizionali ma così è successo.
Praticamente, invece di far pagare solo chi guadagna tanto, facciamo pagare tutti.
 
jaccos ha scritto:
suiller ha scritto:
le tasse dirette dovrebbero essere molto basse per tutti, bisognerebbe fin dove possibile spostare la tassazione su quella indiretta

poichè la tassa diretta non è eludibile (almeno è più difficile da scampare) quella indiretta pur colpendo i consumi è una tassa di "scelta"

ovvero se sto in bolletta diminuisco i consumi e salvo una parte certa delle entrate

irap e irpef andrebbero tolte e compensate ad es con l'iva, anche il 30%, alle aziende non cambia nulla (la caricano e la scaricano) ma anzi ci guadagnano, mentre il privato va in compensazione, gli costa il 10% in più a fine delle fiera ma recupera dal taglio irpef

ma il grande vantaggio è che le tasse indirette e soprattutto l'iva tocca anche gli evasori totali perchè sono cmq dei consumatori anche loro 8)
La tassazione sui consumi è la più iniqua in quanto colpisce in maniera inversamente proporzionale al reddito: reddito basso=percentuale elevatissma di reddito consumato=maggior parte del reddito tassata; reddito alto=maggior parte del reddito risparmiato(non consumato)=maggior parte del reddito non tassato.
Semplice e purtroppo ineccepibile, non esistono medaglie senza rovesci...
Corollario: solo chi ha un'altro buco sulla cintura la può stringere, chi è arrivato all'ultimo poco può fare...
Non ci si basa sulla percentuale di quanto uno spende ma sulla pura quantità.
Se uno guadagna 1000? al mese, spenderà tutto sempre.
Se uno guadagna 50mila ? al mese, magari ne spenderà 10mila.
Spende molto di più (anche se in % più bassa). Solo che, chi spende grandi cifre sono in pochi e quindi non basta.
 

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