Mi ricollego al discorso di @ALGEPA riportando alcuni passaggi di un bel volumetto letto nelle scorse settimane in tema di crisi dell'industria europea. Libro scritto da un esperto del settore e che invito tutti a leggere, perché dà risposte a molti degli interrogativi che ci poniamo in queste pagine.
Ebbene, la tesi di fondo è che la crisi dell'industria europea non discende affatto dal green deal bensì da scelte industriali sbagliate, mirate sui motori termici e sulle tecnologie tradizionali (ciclo otto e ciclo diesel), mentre il mondo stava già andando da un decennio in altra direzione.
Il mercato europeo si focalizzava sul diesel e sui grossi (ed energivori) Suv, mentre in Giappone Toyota e Honda stavano investendo sulla tecnologia ibrida e in Cina si lavorava sull'elettrico. Ora le case europee si trovano in difficoltà per l'enorme ritardo accumulato e propongono auto mediamente costose, perché non sono riuscite a contenere i costi investendo sulle nuove tecnologie.
In sintesi: non è la spinta verso l'elettrico ad avere creato i presupposti per la crisi, ma il ritardo accumulato nei confronti dei principali competitors extraeuropei, che sono molto più avanti e conquistano sempre maggiori quote di mercato.
Cito qualche dato:
- nel 2000 la produzione mondiale di auto era di circa 58 milioni annui, UE e NAFTA all'epoca vendevano 36 milioni di auto pari al 62% del totale (più o meno dividendosi la torta)
- nel 2023 la produzione mondiale sale a 93 milioni di veicoli, ma UE e NAFTA vendono 31 milioni di auto (scendendo dal 62% al 28% del totale) mentre la Cina da sola ne vende 30 milioni (32% del totale)
- mercato cinese (quello più importante): nel 2019 i cinesi avevano il 39%, le case tedesche il 24%, altri costruttori il 37%, nel 2024 le quote di mercato sono rispettivamente 65% (cinesi), 15% (tedeschi) e 20% (altri).
Cosa hanno fatto le case europee? Hanno provato a conquistare il mercato cinese, ma le case locali ad un certo punto hanno preso il sopravvento e ora stanno invadendo anche il mercato europeo. Nel frattempo, le case europee hanno prodotto auto termiche sempre più grosse, pesanti e costose, in modo da incrementare i margini sul singolo veicolo venduto (avete presente i prezzi lievitati dal 2017 in poi? Ecco). Il risultato è che in Europa crescono solo Mercedes, Bmw e Audi, che sull'alto di gamma sono ovviamente più forti, mentre le altre generaliste arrancano e perdono anno dopo anno quote di mercato (chi può spendere 40 o 50 mila europeo per un'auto non compra Fiat o Renault, compra direttamente una tedesca), nel frattempo arrivano i cinesi con auto, termiche ed elettriche (il discorso non cambia), molto più competitive e la classe media europea le compra.
Fonte: Francesco Zirpoli, Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell'industria dell'automobile, Laterza 2026
Ebbene, la tesi di fondo è che la crisi dell'industria europea non discende affatto dal green deal bensì da scelte industriali sbagliate, mirate sui motori termici e sulle tecnologie tradizionali (ciclo otto e ciclo diesel), mentre il mondo stava già andando da un decennio in altra direzione.
Il mercato europeo si focalizzava sul diesel e sui grossi (ed energivori) Suv, mentre in Giappone Toyota e Honda stavano investendo sulla tecnologia ibrida e in Cina si lavorava sull'elettrico. Ora le case europee si trovano in difficoltà per l'enorme ritardo accumulato e propongono auto mediamente costose, perché non sono riuscite a contenere i costi investendo sulle nuove tecnologie.
In sintesi: non è la spinta verso l'elettrico ad avere creato i presupposti per la crisi, ma il ritardo accumulato nei confronti dei principali competitors extraeuropei, che sono molto più avanti e conquistano sempre maggiori quote di mercato.
Cito qualche dato:
- nel 2000 la produzione mondiale di auto era di circa 58 milioni annui, UE e NAFTA all'epoca vendevano 36 milioni di auto pari al 62% del totale (più o meno dividendosi la torta)
- nel 2023 la produzione mondiale sale a 93 milioni di veicoli, ma UE e NAFTA vendono 31 milioni di auto (scendendo dal 62% al 28% del totale) mentre la Cina da sola ne vende 30 milioni (32% del totale)
- mercato cinese (quello più importante): nel 2019 i cinesi avevano il 39%, le case tedesche il 24%, altri costruttori il 37%, nel 2024 le quote di mercato sono rispettivamente 65% (cinesi), 15% (tedeschi) e 20% (altri).
Cosa hanno fatto le case europee? Hanno provato a conquistare il mercato cinese, ma le case locali ad un certo punto hanno preso il sopravvento e ora stanno invadendo anche il mercato europeo. Nel frattempo, le case europee hanno prodotto auto termiche sempre più grosse, pesanti e costose, in modo da incrementare i margini sul singolo veicolo venduto (avete presente i prezzi lievitati dal 2017 in poi? Ecco). Il risultato è che in Europa crescono solo Mercedes, Bmw e Audi, che sull'alto di gamma sono ovviamente più forti, mentre le altre generaliste arrancano e perdono anno dopo anno quote di mercato (chi può spendere 40 o 50 mila europeo per un'auto non compra Fiat o Renault, compra direttamente una tedesca), nel frattempo arrivano i cinesi con auto, termiche ed elettriche (il discorso non cambia), molto più competitive e la classe media europea le compra.
Fonte: Francesco Zirpoli, Auto-distruzione. Crisi e trasformazione dell'industria dell'automobile, Laterza 2026